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L’assalto al forno delle grucce - Da I Promessi Sposi di A. Manzoni

Nel capitolo XII de ‘I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni viene affrontato il tema della carestia in un’ampia digressione storica.
Dopo che la commissione nominata dal governatore decide un ulteriore rincaro del prezzo del pane, accresce la rabbia della folla, che si raduna nelle strade e nelle piazze.
La mattina seguente viene aggredito un garzone che trasporta il pane: è il segnale d’inizio del tumulto.
I rivoltosi saccheggiano il forno detto ‘delle grucce’, nonostante il capitano di giustizia tenti, fiancheggiato dai suoi alabardieri, di riportare la calma. I fornai lanciano pietre sugli assedianti, che devastano e saccheggiano il forno, mentre altre botteghe sono assalite, seppur con minor violenza.
Nel frattempo, giunto nei pressi del forno, Renzo si stupisce della devastazione, ma, invece di tornare al convento di Porta Orientale, decide di seguire la folla fino in piazza del Duomo, dove gli attrezzi dei fornai sono stati dati alle fiamme.

La bottega era ben difesa, ma l’obiettivo dei ribelli era un altro: raggiungere la casa del vicario di provvisione, il magistrato che aveva stabilito l’aumento del costo del pane.
Possiamo riconoscere che la vera protagonista del racconto è la folla, che viene descritta nei suoi umori e nella sue reazioni istintive. Si può notare che la moltitudine è formata da due anime: una è quella costituita dagli estremisti violenti, mentre l’altra dai più moderati.
Al centro poi vi è la massa, il corpaccio, pronto a farsi strumentalizzare e trascinare dai sobillatori. Infatti, per Manzoni, la folla mantiene sempre una connotazione negativa, poiché non è mai guidata dalla nazionalità e dal buon senso; a dominarla sono i pregiudizi e l’impulsività: infatti è facilmente suggestionabile e pronta a seguire chi grida più forte.
Venendo poi a contatto con la folla, Renzo si comporta più da spettatore che da attore: segue gli spostamenti confusi ed imprevedibili, che ritardano e talvolta accelerano il suo cammino e si lascia prendere dalla curiosità, senza tuttavia partecipare agli eventi.
Possiamo infine notare dalle sue ultime parole ‘Se concian così tutti i forni, dove vogliono fare il pane? Ne’ pozzi?’ il suo buon senso contadino che condanna questo atteggiamento rivoltoso.
Si può poi affermare che il narratore è esterno ed onnisciente, poiché non partecipa alla vicenda come personaggio, però conosce cosa questi fanno, pensano e dicono.
Inoltre, generalmente, la sua focalizzazione è zero, dato che dimostra di saperne più dei personaggi ed in diversi momenti interrompe la storia per informare il lettore di quanto sta accadendo in un altro punto della scena. Alcune volte il punto di vista diventa interno, quando il narratore esprime il pensiero di un personaggio.
Analizzando il testo, possiamo notare come in certi punti emergano valutazioni personali del Manzoni stesso, per esempio quando nelle ultime righe questo interviene ironicamente criticando ancora una volta l’atteggiamento irrazionale della folla, che non ragiona sul da farsi ma crea scompiglio in tutta la città.
In questo brano particolare rilievo assume la figura del capitano di giustizia, che incarna il potere. Utilizza un doppio linguaggio: le parole dell’ufficiale prima mascherano, poi rivelano i suoi reali sentimenti nei confronti della folla, con la quale produce il binomio violenza-ipocrisia. Dà molta enfasi alle affermazioni, soprattutto quando fa appello ai valori morali: il riferimento all’autorità divina ed a quella politica non comporta che egli creda davvero a ciò che dice, come infatti rivela il ricorso alle lusinghe ed ai toni paternalistici per ottenere quei risultati che il richiamo ai valori non aveva prodotto.
L’enunciazione della verità è segnata ancora una volta dal linguaggio, che si conferma una ‘spia’ del carattere dei personaggi: l’ipocrisia richiede parole misurate, mentre la verità, cioè il reale stato d’animo del capitano si esprime in toni violenti e scomposti, con il passaggio dal termine ‘figliuolo’ a ‘canaglia’.
Prendendo spunto dall’assalto al forno delle grucce, estendendo poi il discorso ad altri momenti significativi del romanzo, possiamo sottolineare i caratteri principali della società lombarda del Seicento, soggetta alla dominazione spagnola.
Riscontriamo innanzitutto che ci troviamo in un mondo che non riconosce la dignità ed il valore dell’individuo, dove comunque si fanno strada la ricerca e la difesa della giustizia.
Ci troviamo inoltre in un’epoca ‘sudicia e sfarzosa’, dove le condizioni igieniche sono molto precarie ed infatti saranno un perfetto veicolo di trasmissione per la peste. Ciò avviene anche perché tra la popolazione più povera regna un’ignoranza profonda e diffusa.
Altro protagonista del tumulto è Renzo. Il suo percorso di formazione è profondamente segnato dalle due ‘visite’ milanesi, la prima in occasione della sommossa del pane, la seconda quando ormai la città è sconvolta dalla peste.
Attraverso tali esperienze il giovane arriva a tacitare la sua componente ribelle per rassegnarsi completamente alla volontà di Dio ed alle vie misteriose della Provvidenza.
Nell’avventura di Renzo il caso svolge un ruolo molto importante. A patto che egli rinunci al prevalere degli istinti e recuperi lucidità e padronanza di sé, la Provvidenza lo aiuterà a trovare una via d’uscita.
A Milano poi incontra nuovamente Fra Cristoforo, che esercita su di lui una positiva influenza spirituale: gli insegna il percorso giusto e lo sollecita a prendere coscienza dell’azione di una giustizia più perfetta, ma per raggiungere questo obiettivo il frate deve opporre un netto rifiuto alle fantasie di sommaria giustizia che Renzo formula, spinto dalla rabbia e dal rancore.
Allora Fra Cristoforo lo accompagna nella capanna dove si trova Don Rodrigo, agonizzante, cosicchè il giovane passi dalle ragioni dell’odio a quelle dell’amore e della compassione. Ormai il compito di Renzo non è quello di vincere il rivale, ma quell’io profondo che parla il linguaggio dell’aggressività e della violenza.
Alla fine ha imparato che nella vita non mancano certo le ingiustizie e le miserie, ma la sofferenza si rivela poi uno strumento di espiazione e purificazione che ci aiuta a maturare e ci avvicina a Dio.

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