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La vendemmia

Il termine “vendemmia” deriva da due vocaboli latini: “vinum” = vino e “demo” = raccolgo.
Non è molto difficile capire quando è giunto il momenti di raccogliere l’uva. Se si tratta di uva bianca, essa deve presentare un bel colore giallo dorato; invece, nel caso di uva nera essa avrà un colore rosso-bruno. All’assaggio, entrambe devono avere una polpa piuttosto dolce.
Tuttavia, per stabilire con assoluta precisione in quale momento l’uva, giunta a maturazione, può essere vendemmiata, si ricorre ad un esame chimico. Tale esame viene eseguito su di una piccola quantità di mosto, ottenuto pigiando e spremendo alcuni grappoli. Soltanto quando nel mosto è presente una determinata quantità di zucchero si può dire con sicurezza che l’uva è matura e pronta per essere vendemmiata. Lasciarla più a lungo sulla pianta non darebbe alcun vantaggio: se da un lato aumenterebbe la percentuale di zucchero, dall’altro calerebbe di peso per la perdita di una quantità di acqua contenuta.
Essendo la vendemmia un lavoro piuttosto facile che non richiede, né un’esperienza particolare, né l’uso di strumenti pericolosi o pesanti da maneggiare, viene quasi esclusivamente affidata a donne e a bambini, almeno nell’immaginario popolare. La tecnica però è diversa a seconda che si tratti di uva da tavola o di uva da vino. Nel caso di uva da vino non è necessario procedere con molta delicatezza. Se qualche acino si stacca dal grappolo o viene schiacciato non è un grave danno perché in ogni modo l’uva vendemmiata dovrà essere oggetto di pigiatura. I recipienti sono costituiti da secchi di metallo o da mastelli di legno. Invece, nel caso di uva da tavola il vendemmiatore deve fare molta attenzione che i grappoli restino integri e che nessun acino subisca un danneggiamento. Per questo, la raccolta di uva da tavola richiede più tempo. Essa viene deposta delicatamente in appositi ceste di vimini.
Nel caso di uva da vino, man mano che i secchi o i mastelli si riempiono, essi vengono versati in contenitori più capienti per essere caricati e trasportati nel tinaio, un apposito locale, in cui l’uva sarà pressata. I grossi recipienti di raccolta cambiano nome a seconda della regione: si chiamano navazze in Piemonte, castellate in Emilia e bigonce in Toscana.
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