Video appunto: Fasi delle attività del vivaio viticolo

Fasi delle attività del vivaio viticolo



Fase 1: preparazione dei portainnesti e delle marze



I tralci dei portinnesti e delle marze vengono raccolti nel periodo invernale e posti in ambienti che ne assicurino una buona conservazione fino alla lavorazione.
Lavorazione portinnesti (detti comunemente dai vivaisti locali “il legno”, il”bosc”):
- vengono tagliati a spezzoni di 35-40 cm mantenendo nella parte basale un nodo
- si “accecano” le gemme, salvo quella basale che contiene i tessuti meristematici necessari alla futura rizogenesi, e raccolti in fasci di 100-200 pezzi con la propria etichetta descrittiva indicante la varietà ed il clone.

- I fasci vengono quindi trattati con un fungicida e conservati in celle frigo ad una temperatura di 1-2 °C ed a un'umidità del 90-100 %.
Lavorazione nesti o epibionti o marze (detti dai vivaisti locali “la gemma”):
- vengono selezionati eliminando quelli danneggiati e quelli non ben lignificati.
- si tagliano mantenendo una gemma per marza e tenendo solamente quelle con diametro tra i 6 e i 14 mm.
- subito dopo il taglio, vengono imbibite in acqua e poste in sacchi con la loro etichetta descrittiva.
- i sacchi, contenenti le gemme, vengono, fino al momento dell'innesto, conservati in cella frigo in maniera tale da poterne garantire la massima vitalità.

Fase 2: termoterapia



Eventuale (ma consigliato) trattamento di termoterapia al fine di prevenire trasmissione di virosi e/o fitoplasmosi. Tale trattamento (è possibile solo con impianti specializzati) sulle marze e sulle talee portainnesto. Il materiale viene preriscaldato a 20°C per 10 minuti e posto a bagno a 50°C per una durata
di 45 minuti.

Fase 3: preparazione dei portainnesti e delle marze



L'innesto al tavolo viene eseguito nei mesi di febbraio-marzo utilizzando apposite macchine che effettuano l'incastro meccanico dei due bionti. Attualmente l'innesto realizzato è quello di tipo omega che permette una
buona velocità di realizzo ed un'ottima adesione delle superfici di contatto delle due parti. Gli operatori con più pratica di innesto riescono anche ad effettuare 700 innesti all'ora, tenendo sempre in considerazione che i diametri delle due parti devono essere all'incirca uguali.

Fase 4: prima paraffinatura e forzatura degli innesti-talea



Gli innesti-talea vengono quindi paraffinati per proteggere la zona di congiunzione dei due bionti, poi stratificati in casse con segatura e infine sottoposti a forzatura. Solitamente la paraffina utilizzata in quest'occasione (prima paraffinatura) è di colore rosso. Gli innesti-talea così paraffinati vengono stratificati in cassoni di legno o di plastica con del materiale coibente: attualmente il materiale coibente più usato è la segatura inumidita e pretrattata con prodotti anticrittogamici.
Gli innesti-talea così sistemati vengono portati all'interno di un locale “di forzatura", in cui per mezzo di un impianto di riscaldamento si realizzano le temperature necessarie per far avvenire la saldatura. Il riscaldamento può realizzarsi o con un impianto di tipo statico (termosifone) o di tipo dinamico: quest'ultimo è il più diffuso perché consente di riscaldare l'ambiente in modo molto rapido ed uniforme. E’ anche opportuno mantenere un’umidità relativa dell’80/90 %.
Queste condizioni fanno favoriscono lo sviluppo di un callo di cicatrizzazione nel punto d'innesto e gli abbozzi radicali alla base della talea.
Successivamente alla forzatura, che dura pertanto dai 15 ai 30 giorni, gli innesti-talea non vengono posti subito in vivaio ma deve seguire un periodo di “inverdimento” ed acclimatamento che irrobustisce l'innesto-talea e poi si esegue la seconda paraffinatura.

Fase 5 :seconda paraffinatura e messa a dimora degli innesti-talea



Viene effettuata una cernita di verifica della formazione del callo e contemporaneamente si eliminano i residui di segatura sulla talea-innestata con l'utilizzo di apposite spazzole. Si procede ad una seconda paraffinatura, solitamente di colore marrone, che ha lo scopo di impedire la disidratazione del callo nel punto d'innesto una volta che la talea innestata viene messa a dimora. Per la coltivazione delle barbatelle è molto importante la scelta del terreno e la zona dove è ubicato. I terreni devono essere sciolti, freschi e fertili, inoltre devono essere ben livellati in maniera tale che non vi siano delle zone di ristagno idrico. Il vivaio può succedere a se stesso al massimo per un secondo anno. Le barbatelle si possono mettere a dimora con trapiantatrice oppure, con l'adozione della pacciamatura, vengono piantate
manualmente.

Fase 6: gestione del vivaio (barbatellaio)



La gestione del vivaio prevede concimazioni pre-impianto, eventuali apporti nutritivi post impianto anche per via fogliare, parecchie irrigazioni e numerosi trattamenti fitosanitari. Questi in particolare sono orientati verso
la difesa dalla peronospora (circa un trattamento settimanale) e, in misura minore, da oidio e botrite. Vengono poi effettuati trattamenti acaricidi ed insetticidi, in particolare modo contro lo Scafoideus titanus, vettore della flavescenza dorata. Il vivaio, inoltre, viene controllato accuratamente, fila per fila, diverse volte durante la stagione, per verificare eventuali malattie. Per assicurare alla vegetazione un portamento eretto ed evitare che questa vada ad adagiarsi al terreno e per rafforzare lo sviluppo dei tralci, vengono effettuate dalle tre alle quattro cimature.

Fase 7: estirpo



In autunno, possibilmente dopo la caduta delle foglie, quando i tralci sono ben lignificati, si procede all'estirpo delle barbatelle. Tale operazione viene effettuata sollevando e scuotendo le barbatelle per liberarle dal terreno e raccoglierle in mazzi formati manualmente o con legatore. I fasci di barbatelle, accuratamente etichettati, vengono conservati in ambienti freschi e umidi.

Fase 8: cernita, confezionamento e conservazione



Si procede, quindi, alla cernita del materiale verificando la saldatura dell'innesto e lo sviluppo e la distribuzione dell'apparato radicale. Il tralcio più idoneo viene potato a due gemme e paraffinato. Le barbatelle vengono riunite in mazzi da 25 piante e cartellinate. Le barbatelle vengono paraffinate per una terza volta (terza paraffinatura), con paraffina solitamente di colore verde, subiscono un lavaggio ed un trattamento con antibotritico e vengono confezionate in apposite scatole di cartone che mantengono all'interno un'elevata umidità. Le scatole vengono conservate il celle frigorifero a 1,5-2 °C fino all’impianto in vigneto ( tenendo presente che le barbatelle possono conservarsi vitali per circa un mese, se stoccate in ambienti freschi.