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Reflui e sottoprodotti della lavorazione delle olive


il settore oleario si trova a dover smaltire ogni anno una notevole quantità di reflui dall’elevato carico inquinante e dalle caratteristiche anche molto diverse; dall’estrazione dell’olio infatti si ottengono due tipologie distinte di reflui: le sanse (refluo solido) e le acque di vegetazione (refluo liquido). La quantità e le caratteristiche dei reflui prodotti si differenziano a seconda della tecnica di lavorazione utilizzata. Nella tecnica tradizionale, dove la pasta di olive viene pressata, si ottengono alla fine del processo di lavorazione olio, sanse e acqua di vegetazione (di quantità intermedia a quella prodotta con i sistemi in continuo). Nel caso in cui vengano usate le centrifughe a due vie, non viene aggiunta acqua nella fase di estrazione e si separano olio, sanse umide e pochissima acqua di vegetazione (eliminata nella successiva centrifugazione del mosto oleoso). Quando, invece, viene addizionata acqua durante la gramolatura, si effettua la successiva estrazione dell’olio con le centrifughe a tre vie, che separano l’olio dalle sanse e da abbondante acqua di vegetazione. Quindi, a seconda della tecnica utilizzata, i reflui prodotti sono diversi sia per quanto riguarda il volume delle acque di vegetazione sia per la natura delle sanse, che necessariamente dovranno subire trattamenti successivi differenti. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha studiato soluzioni alternative allo smaltimento tal quale dei reflui oleari, recuperando parte dei loro componenti o utilizzandoli in agricoltura come ammendanti. Per capire quali possono essere i possibili usi dei reflui (che in tal caso dovremmo chiamare sottoprodotti), e quali le difficoltà relative al loro riutilizzo dobbiamo necessariamente analizzare la loro composizione.
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