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Il foraggio


Il foraggio è l’insieme di piante erbacee usate per l’alimentazione del bestiame. Non tutte le piante sono adatte alla nutrizione degli animale: occorre scegliere quelle che hanno capacità nutritive più elevate.
Le piante da foraggio più usate sono: l’erba medica, il trifoglio pratense, il trifoglio bianco, la lupinella, la sulla, l’avena, l’orzo e il loglietto italiano.
L’erba medica, per le sue elevata ricchezza di sostanze nutritive è considerata la migliore pianta da foraggio. Utilizzata soprattutto per l’alimentazione delle mucche da latte, nei paesi più caldi e più ricchi di acqua si possono avere ben cinque tagli all’anno.
Il trifoglio pratense è, anch’esso, molto nutriente. Ne esistono ben 700 specie, ma il migliore è il trifoglio rosso.
Il trifoglio bianco vegeta in modo particolarmente rigoglioso dove è possibile un’irrigazione abbondante, per cui è tipico della Pianura Padana. Costituisce un ottimo alimento per il bestiame da latte e per i giovani bovini.
La lupinella può essere coltivata ovunque, sia nelle zone aride di collina che in quelle umide o ciottolose di pianura. Non è molto ricca proteine per cui è poco adatta all’alimentazione dei vitelli.
La sulla è il foraggio tipico delle regioni caratterizzate da un clima caldo e arido. Per questo motivo, essa viene coltivata di preferenza delle regioni meridionali
L’avena costituisce la biada dei cavalli ma può servire da foraggio anche per i bovini. Ha un buon valore nutritivo
L’orzo, come l’avena, è una graminacea conosciuta fin dall’origine dei tempi ed è coltivata in tutto il mondo. Oltre a servire come foraggio, l’orzo serve per la fabbricazione della birra. Il valore nutrizionale è discreto.
Il loglietto italiano è una delle migliori erbe da foraggio per il suo alto valore nutritivo. Di preferenza, cresce bene nei terreni alluvionali e resiste bene anche a temperature basse. Infatti sulle Alpi lo troviamo fino a 1600 metri di altezza.
Le erbe da foraggio possono essere consumate fresche oppure dopo essere state fatte essiccare. Le erbe da foraggio fatte essiccare costituiscono il fieno. Affinché esso abbia delle buone capacità nutritive, sono necessarie alcune operazioni:
• scelta del momento adatto alla falciatura, generalmente il momento della fioritura
• uniforme essiccamento di tutta l’erba falciata. L’essiccamento dura da tre a quattro giorni
• il foraggio in via di essiccamento deve essere riparato dalla rugiada notturna
• una volta essiccato, il foraggio deve essere riposto nel fienile. Per evitare che l’aria possa circolare liberamente, è necessario che il fieno sia ben compresso ed aderisca perfettamente alle pareti. Questo perché la presenza dell’aria potrebbe innescare un processo di autocombustione.
Durante le operazioni che portano alla trasformazione del foraggio fresco in fieno, si verifica una perdita del valore nutrizionale di circa il 25% che può salire al 50% nel caso in cui durante tali operazioni venga a piovere.
Il foraggio più pregiato è quello raccolto nel mese di maggio e prende il nome di “maggese”
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