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• Terreno: il pomodoro predilige terreni con ph fra il neutro ed il sub-acido, anche se tollera bene anche gli ambienti sub-alcalini. I terreni migliori sono quelli di medio impasto con una buona dotazione di sostanza organica e la struttura del terreno deve permettere un buono sviluppo radicale ed evitare ristagni idrici.

• Clima: la temperatura minima di sopravvivenza si aggira attorno a -2 °C, mentre quella utile per la crescita è superiore ai 10°C con valori notturni tra 13 e 16°C e valori diurni tra 21 e 25°C. La crescita rallenta solo al raggiungimento dei 30 °C, ma superati i 35°C si arresta definitivamente creando seri problemi nella fase d’allegagione.

• Avvicendamento: per poter evitare l’accumulo di patogeni nel terreno, la concentrazione delle infestanti e l’impoverimento del terreno stesso, si attua un’adeguata rotazione colturale. Tra una coltura e l’altra di pomodoro nello stesso appezzamento, è bene lasciare il terreno a riposo per tre o quattro anni in modo da distruggere il potenziale di inoculo del patogeno che finirà per morire. La coltura più adatta a quest’alternanza è il frumento, anche se è abbastanza adatta pure la bietola.

• Preparazione del terreno: per soddisfare le necessità strutturali richieste dalle radici, il terreno richiede un’aratura profonda. L’aratura deve essere eseguita in estate con profondità di 50-60 cm. Le operazioni che saranno svolte in seguito, dovranno permettere l’interramento degli elementi nutritivi quindi dovranno sminuzzare molto bene la superficie. Il livellamento dovrà risultare buono in modo da evitare ristagni idrici e permettere la raccolta.

• Concimazioni: la concimazione azotata andrà curata con una certa attenzione, poiché l’eccesso porta ad una vigoria troppo elevata, suscettibilità agli attacchi fungini, scolarità di maturazione e peggioramento delle caratteristiche qualitative. Le dosi normalmente consigliate sono di circa 90-120 unità/ha. Il fosforo influisce in modo positivo sulla precocità, sulla contemporaneità di maturazione e sulle caratteristiche qualitative del frutto. Di solito, non bisogna superare le 200 unità/ha in terreni normalmente dotati, e le 100 unità/ha in quei terreni che risultano sub-acidi e carenti di calcio. La distribuzione va eseguita prima dell’impianto interrando concime. Il più delle volte viene distribuito sotto forma di solfato potassico con la possibilità di un intervento in copertura con nitrato; quindi nei terreni in cui la dotazione di potassio è buona, è necessario non superare le 150-200 unità/ha; peraltro gli apporti hanno più la funzione di mantenere la fertilità del suolo che avvantaggiare la coltura.

• Irrigazione: l’irrigazione è necessaria per l’incremento di resa, per la produttività nel tempo e per la concentrazione della maturazione eliminando così i marciumi apicali delle bacche. Vanno effettuate sempre, tranne che nelle annate di eccessiva ed eccezionale piovosità. Nei terreni argillosi con delle falde estive di 160-190 cm circa, il volume stagionale irriguo ottimale si aggira sui 120-150 mm, distribuiti in 3 o 4 interventi irrigui per aspersione.

• Impianto: l’epoca di semina va da metà marzo a tutto aprile; la profondità varia da 2 a 3 cm nei terreni argillosi, mentre varia da 4 a 5 cm nei terreni sciolti. Per la semina si possono utilizzare due sistemi: L’impianto tradizionale che prevede la distribuzione di un quantitativo ingente di semi (1-3 Kg/ha) e il successivo diradamento. Oggi è ormai abbandonato per gli elevati costi di diradamento. L’impianto di precisione che permette di avere le piante già ad una determinata distanza con maturazione contemporanea, rendendo pressoché superfluo il diradamento. Il trapianto in campo si effettua quando le piante hanno 3-5 foglie, sono alte circa 10-15 cm, sono sane e robuste dopo circa 40 - 60 giorni dalla semina. A partire dalla metà d’aprile fino alla terza decade di maggio per velocizzare il trapianto si pongono a dimora da 25.000 a 45.000 piante/ha per mezzo di trapiantatrici semiautomatiche o automatiche. La densità, varia in funzione alla cultivar trapiantata, alla produzione, alla destinazione industriale, al tipo di terreno e all’area di coltivazione, il ciclo della pianta trapiantata si completa in 100 - 120 giorni.

• Raccolta: la raccolta ormai viene fatta meccanicamente con l’utilizzo di macchine trainate o semoventi. La scelta del mezzo viene fatta in base ad alcuni fattori: l’organizzazione aziendale, la pedologia del terreno, la valutazione economica e la qualità del prodotto.

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