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Apicoltura

L’ape appartiene all’ordine degli imenotteri perché hanno quattro ali membranose, un apparato boccale lambente cioè in grado di succhiare e sono a metamorfosi completa. Vivono in colonie o famiglie che possono essere composte anche da più di 200.000 individui. Fra le razze, si distingue quella italiana che resiste meglio ai climi rigidi e alle malattie. All’interno della colonia si distinguono le api operaie, i maschi, detti anche fuchi e la regina. Le differenze sono di tipo anatomico e fisiologico.

L’ape regina

La regina è l’unica femmina della colonia che ha gli organi della riproduzione completamente sviluppati e che quindi è in grado di accoppiarsi col maschio. È più grossa delle altre, il suo addome è di colore più chiaro e brillante ed è fornita di un pungiglione che adopera soltanto con le rivali. Dopo la nascita, l’ape regina viene allevata in una cella speciale, chiamata cella regia e nutrita con la pappa reale, un cibo molto sostanzioso. Raggiunge lo sviluppo completo dopo 10 giorni e dopo circa 9 nove esce dall’alveare seguita dai maschi, fra cui, quello più robusto arriva a fecondarla per poi morire. L’ape allora rientra nell’alveare e non uscirà più se non per la sciamatura. Può arrivare a deporre fino a 3000 uova al giorno e in genere vive 4 o 5 anni. Quando le sua capacità di deporre le uova diminuiscono, le altre api la sopprimono e la sostituiscono con un’altra più giovane. Le uova depositate dalla regine, dopo alcuni giorni diventano insetti perfetti: alla nuova regina servono 16 giorni, alle ape operaie ne servono 21 e per il maschio ne occorrono 24. Pertanto, la regina ha l’unico scopo di assicurare la riproduzione. Si accoppia una sola volta, ma può deporre centinaia di migliaia di uova fecondate. Quando essa comincia ad invecchiare, le uova non sono più fecondate e quando esse si schiudono, danno soltanto origine a maschi.

Le api operaie

Le api operai hanno l’apparato genitale atrofizzato e l’apparato boccale è tale da poter succhiare il polline dai fiori o da poter costruire i favi con la cera. Sulle zampe presentano le spazzole e le cestelle che servono per trasportare il polline. Dispongono anche di un pungiglione molto acuto che inietta dell’acido formico. Nel ritirarlo, esso provoca lacerazioni alle viscere dell’insetto per cui esso muore. L’apparato digerente delle api operaie presenta una piccola borsa in cui il nettare viene trasformato in miele. Soltanto le api operaie sono adibite ai lavori interni ed esterni dell’alveare. Quelle giovani che non hanno ancora la forza necessaria per raccogliere il nettare, si preoccupano di mantenere calda la covata, di nutrire le larve, di pulire l’alveare, di proteggere l’ingresso dagli intrusi. Quando sentono avvicinarsi la morte, le api operaie si allontanano dall’alveare per andare a morire a molta distanza.

I fuchi

I fuchi hanno un aspetto grosso, tozzo e con gli occhi grandi. Non hanno pungiglione e nemmeno l’apparato boccale è adatto a raccogliere il nettare. I maschi hanno il solo compito di garantire la continuità della specie. Compaiono all’inizio della primavera e dell’autunno, ma vengono scacciati e uccisi dalle api operai in quanto ritenuti inutili visto che si nutrono di miele ma non ne producono.

La sciamatura

In primavera, per l’aumentata raccolta di nettare (la natura è in piana fioritura) e per la maggiore deposizione delle uova, l’arnia diventa sempre più stretta per cui la colonia prova il bisogno di dividersi. Si ha così la sciamatura, cioè il fenomeno della moltiplicazione degli alveari. Ci sono dei segnali: i maschi, che verso mezzogiorno escono spesso e rumoreggiano più del solito e all’ingresso dell’alveare si formano aggruppamenti di api che ronzano in modo insolito. Il primo sciame e guidato dalla vecchia ape regina, è composto da pochi maschi e da buona parte delle api adulte; queste ultime prima di abbandonare l’alveare fanno una buona provvista di miele. Nel vecchio alveare restano le api operaie giovani, molti fuchi e una nuova regina, nata quando la vecchia faceva i preparativi per andarsene. Al primo sciame ne possono seguire altri chiamati secondari. La colonia di api, dopo aver vagato per un po’ di tempo, si ferma su di un albero poco alto e si riuniscono a forma di grappolo. A questo punto entra in azione l’apicoltore che con un piglia sciami cattura le api. Il piglia sciami è un sacco la cui imboccatura è tenuta aperta da cerchi di canna o di fil di ferro, usato per catturare sciami di api

Cura degli alveari

Nel corso dell’anno,gli alveari hanno bisogno di tante cure: rivista per l’inverno, vista primaverile, allargamento graduale della colonia, messa in funzione dei melari, cambio periodico delle regine, rinnovamento graduale dei favi dei nidi e dei melari.

Raccolta del miele

Le api immagazzinano il miele nei favi del melario che esse chiudono con un sottile velo di cera chiamato opercolo. L’apicoltore, toglie gli opercoli con un coltello speciale; quindi i favi vengono messi negli smielatori in cui, per effetto della forza centrifuga il miele esce e viene raccolto sul fondo.
Le avversità che possono colpire le api
Le api sono purtroppo soggette ad alcune avversità che ne possono causare la decimazione. Le più comuni sono:
• tarma o tignola che si può combattere con fumigazioni di zolfo
• peste europea che si previene alimentando bene la colinia di api e cambiando la regina
• peste americana che spesso costringe l’apicoltore a distruggere col fuoco la covata e i favi
• insetti dannosi, come il calabrone, lo scarafaggio e il filantro contro i quali si lotta con porticine piccole che permetta l’entrata alle sole api.
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