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Ermetismo

Nel primo '900 si sviluppa una nuova tendenza poetica che prende il nome di ermetismo. L'espressione "ermetismo" si può riferire a:

  • Ermete, dio delle scienze occulte (magiche) che ci porta a pensare ai libri dell’occultismo.
  • Ermetico in italiano significa chiuso, impenetrabile e in questo senso il termine "ermetismo" si riferisce alla complessità di questa poesia che non risulta comprensibile a tutti.

Questa nuova tendenza poetica risente dell'influenza del simbolismo; la poesia ermetica è quindi una poesia pura, sganciata da qualunque riferimento reale. È una poesia ricca di allusioni, vocazioni, analogie e associazioni analogiche.

Temi e stile della poesia ermetica

I temi affrontati dai poeti ermetici sono descrizioni degli stati d’animo; il poeta si ripiega su sé stesso, quindi abbiamo una poesia introspettiva. Il tono è sommesso mentre il linguaggio è raffinato, evocativo e ogni riferimento all'esperienza viene sfumato attraverso giochi di allusioni.

I poeti ermetici prediligono il verso libero, quindi puntano a rompere con gli schemi della tradizione lirica italiana, ma a volte mescolano l'utilizzo di un verso libero con i metri tipici della tradizione letteraria italiana; tra questi prediligono l'endecasillabo sciolto.

Principali esponenti e storia

I maggiori esponenti della poesia ermetica sono: Ungaretti, Montale e Quasimodo. Negli anni '30, i poeti ermetici italiani si riunirono a Firenze dove costituirono un gruppo e finirono con l'elaborare una poetica comune. Qui esordirono vari poeti che inizieranno a comporre e proseguiranno il loro impegno poetico anche dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tra questi ricordiamo: Alfonso Gatto, Mario Luzi e Vittorio Sereni, che nel 1947 pubblicò la raccolta "Diario D'Algeria" in cui racconta la sua esperienza di prigioniero.

L'attività dei poeti ermetici fu affiancata dalla critica letteraria. Questi nuovi critici letterari condivisero con gli ermetici il linguaggio raffinato e riservato a pochi. Tra i critici vicini all'ermetismo c’erano Carlo Bo e Gianfranco Contini.

Caratteristiche dell'ermetismo

L'ermetismo è un movimento poetico del Novecento affermatosi in Italia tra gli anni trenta e quaranta e sviluppatosi nel periodo compreso tra le due guerre mondiali. La caratteristica più nota dell'ermetismo è la forte riduzione all’essenziale, che abolisce la punteggiatura e propone componimenti poetici notevolmente sintetici e brevi. Il termine viene coniato da Francesco Flora.

I poeti ermetici perseguono l'ideale di una "poesia pura", libera da ogni finalità pratica, essenziale, senza scopo educativo. Il tema centrale della poesia ermetica è il senso della solitudine disperata dell'uomo moderno che ha perduto fede negli antichi valori e non ha più certezze a cui ancorarsi saldamente. Gli ermetici rifiutano la parola come atto di comunicazione per lasciarle solo il carattere evocativo.

Giuseppe Ungaretti

Vita

È il maggiore esponente dell'ermetismo anche se la sua poetica è caratterizzata da un continuo mutamento che lo porterà ad abbandonare l’atteggiamento ermetico. Nasce ad Alessandria d'Egitto nel 1888, figlio di contadini lucchesi trasferitisi lì per la realizzazione del canale di Suez. Egli cresce in una zona periferica vicino al deserto, in una città cosmopolita e aperta in ambito culturale.

Nel 1912 lascia Alessandria d'Egitto e si trasferisce a Parigi per proseguire gli studi. Qui incontra Guillaume Apollinaire e i pittori Modigliani e Picasso. Si avvicina a Soffici e Papini che insieme pubblicheranno le sue prime poesie sulla rivista Lacerba.

Ungaretti nel 1914 torna in Italia. Nonostante fosse un anarchico, sarà un interventista e durante la campagna si avvicinerà a Benito Mussolini con cui stringerà un grande rapporto d'amicizia che durerà fino alla morte del Duce.

Una volta entrato in guerra, combatte sul fronte del Carso (1915-1917) componendo varie poesie in cui racconta gli orrori della guerra e nel 1916 pubblica la sua prima raccolta di poesie, Il Porto Sepolto. Ne pubblica un'ottantina di copie che ottennero grande successo.

Alla fine egli si trova in Francia per aiutare le truppe del paese alleato. Egli decide di rimanere a Parigi come corrispondente del giornale Popolo d’Italia. Notevole è la fiducia nel Duce, a cui riconosceva capacità e integrità morale. Ungaretti però non appoggiò il fascismo nonostante la sua amicizia con Mussolini. Dopo un anno torna in Italia, a Roma, con sua moglie e si mantiene con un impiego presso il Ministero degli Esteri.

Nel 1919 pubblica "L'Allegria dei Naufragi", nel 1932 "Il Sentimento del Tempo". Mentre si impegna nella produzione poetica vive una crisi interiore vivendo una conversione, un ritorno alla fede, che caratterizzerà la sua produzione. Tra il 1936-1942 si trasferisce in Brasile a San Paolo dove accetta l'incarico di docente universitario di lingue e letteratura italiana. Sono anni tristi perché qui muore suo figlio di 9 anni. Nel 1942 ritorna in Italia a causa degli sviluppi della seconda guerra mondiale. Si ristabilisce a Roma dove viene nominato professore di lingua e letteratura italiana. Molti dissero che ottenne lavoro perché era amico del duce, ma poi mostrò che fu per chiari meriti.

Muore a Milano nel 1970. La sua vecchiaia è caratterizzata da impegni culturali, interviste, conferenze diventando così un personaggio popolare.

La sua poetica

Nella sua raccolta "Vita Di Un Uomo" del 1969 raccoglie la sua produzione poetica, ci lascia una sua biografia, una poesia, espressioni di valori puri e analisi delle condizioni esistenziali dell'uomo. La sua è la poetica dell'analogia. Riconosce un'importanza alla parola essenziale, carica di storia che assume un valore magico, acquisisce un potere rivelatore e subisce influenza dal simbolismo francese. Secondo Ungaretti, la parola è l'unico strumento che può mettere in contatto realtà distinte. Egli riconosce importanza alla sonorità delle parole che usa in un senso ambiguo nel significato concreto e astratto.

Egli è tormentato dall'ansia di creare componimenti perfetti dal punto di vista formale, sempre impegnato nella ricerca costante dell'espressione assoluta e definitiva. Ungaretti dal 1919 rivede le sue scelte metriche: usa versi liberi, compone metri brevi e dal 1919 riprende spunti dalla tradizione letteraria italiana per quanto riguarda il punto di vista metrico. Utilizza endecasillabi, la sua poesia si carica di memoria storica, riconosce una funzione religiosa in grado di esplorare il mistero dentro di noi e coincide con il divino.

Nel 1919 pubblica "L'Allegria" in cui include "Il Porto Sepolto". I temi sono ricordi della vita di trincea. Parla della desolazione esistenziale, affronta il tema del coraggio di vivere nonostante tutto. Dal punto di vista formale in "L’Allegria" usa versi liberi, brevi e riconosce importanza alla parola; la frantumazione del discorso non è trascuratezza ma anzi grande impegno formale. L'essenzialità fa scaturire dalle parole che noi usiamo significati diversi.

La seconda raccolta di Ungaretti "Sentimento Del Tempo" (1919-1935) si suddivide in 2 parti. Nella prima prevalgono tematiche rarefatte, descrive paesaggi, stati d'animo, evocazioni mitologiche e non affronta mai la concretezza delle esperienze. Dal punto di vista formale ritorna ai versi regolari anche se li utilizza in maniera alternata; ritorna alla punteggiatura; il periodo è più lungo e il linguaggio diventa aulico e prezioso.

Nella seconda il poeta è tormentato dal peccato e dall’avvicinamento a Dio. Qui il poeta rinuncia all'analogia e riprende ai modi tipici dell'eloquenza sacra. Inoltre torna ad essere dominante la soggettività del poeta. Torna il motivo religioso poiché questa parte la compone dopo la conversione. In questa parte vi sono componimenti intensi soprattutto in quelli in cui il motivo religioso si lega all'esperienza personale del poeta.

Troviamo un componimento importante: "La Madre". Nel 1947 realizza la raccolta "Il Dolore" dominato dall'ispirazione religiosa in cui parla delle sventure familiari e collettive (es: gli orrori della Seconda Guerra Mondiale).

Nel 1950 compone "Terra Promessa", un poema drammatico con cui si proponeva di cantare l’arrivo di Enea in Italia; è un’opera con contorni mitici, patriottici e personali, e voleva creare un'opera con intrecci. L'opera rimane incompiuta.

Nel 1952 pubblica "Un Grido e Paesaggi". Nel 1960 pubblica "Taccuino Del Vecchio" e negli ultimi anni "Dialogo" (1968) e "Nuove" (1969). Qui il tema dominante è l'amore. Riprende l'uso della tradizione poetica italiana, usa gli endecasillabi settenari, un periodo ampio e complesso e abbandona le analogie.

Ungaretti in ogni suo atteggiamento è poeta, nutre una profonda fede nella poesia e riconosce importanza alla religione. Dal punto di vista politico Ungaretti aderisce al regime fascista e dopo la Seconda Guerra mondiale alla democrazia cristiana. Dal punto di vista formale sarà un grande innovatore, ma cercherà di stabilire tra le innovazioni e tradizioni, una continuità. Ritiene la poesia un'espressione spirituale, un aspetto della vita così elevata che è capace di superare la crisi dell'uomo.

Opere

I Fiumi o La Consapevolezza

È il componimento più intenso de "L’Allegria"; è una presentazione, una sorta di autobiografia in versi. Il poeta in un momento di riposo in guerra, fa il bagno nel fiume Isonzo (sfocia nell'Adriatico) e mentre è immerso ripensa alla sua vita e gli vengono in mente 3 fiumi significativi alla sua esistenza: Nilo — fiume che nasce nel territorio dove è nato è INFANZIA.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ALICEUNI di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bragantini Renzo.
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