Estratto del documento

Didattica della lingua italiana

Prof. Di Matteo, libro consigliato “Educazione linguistica nella scuola primaria”

Anna Luperto

Capitolo I: Educazione linguistica

Concetto di educazione linguistica, definizioni prodotte dalla vasta letteratura. Educazione linguistica → finalità comune a più discipline afferenti all'area linguistica. Il concetto di educazione linguistica è complesso. Tullio de Mauro è padre nobile del concetto “educazione a ciò che nel nostro linguaggio e nella nostra lingua vive: le nostre storie e le altre è operatività e prassi”. Concetto integrato insegnamento/apprendimento dell'italiano L1 e L2. Asse educativo trasversale che coinvolge tutte le discipline.

L'educazione linguistica è ampia, includendo anche linguaggi non verbali, sonori, visivi, artificiali e del corpo. Per Giorgio Bini non è materia scolastica ma atteggiamento pedagogico. Crea codici semiotici e li varia adattandoli alle esigenze ambientali, storiche, culturali. Legame con vicende politiche ed economiche.

Mete educative

  • Culturizzazione: conoscenze e rispetto di modelli culturali e valori di civiltà diverse. Si articola con inculturazione, cioè acquisizione di modelli culturali della propria comunità, e acculturazione relativa alle culture straniere.
  • Socializzazione: ogni individuo in contatto con i suoi simili.
  • Autopromozione: dopo le prime due fasi può esserci autopromozione. È autorealizzazione - meta finale di ogni processo educativo ed educazione linguistica. Una volta raggiunto culturizzazione e socializzazione, si può mirare alla autopromozione.

L'educazione linguistica deve dotarsi di competenza comunicativa nelle lingue materne e altre lingue, tale da non impedire la sua promozione personale e sociale. Diritto alla parola per essere cittadini attivi. Educazione linguistica democratica. Molteplicità di lingue e culture sono entrate nella scuola. L'intercultura è il modello che permette ai bambini e ragazzi il riconoscimento reciproca identità di ciascuno.

Scuola: apertura al mondo, praticare uguaglianza, riconoscimento differenze, dimensione socio educativa, linguistica, culturale, neuropsicologica.

Indicazioni nazionali

Nelle Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del I ciclo di istruzione (4 settembre 2012): Dieci tesi per educazione linguistica democratica. GISCEL gruppo di intervento di studio nel campo dell'educazione linguistica. Nasce nel 73 per iniziativa di Tullio de Mauro, Raffaele Simone e Lorenzo Renzi. Documento delle dieci tesi per educazione linguistica democratica (art.3 cost.). Riforma del 1985.

Dieci tesi per educazione linguistica democratica

  • I centralità del linguaggio verbale
  • II radicamento vita biologica intellettuale sociale
  • III pluralità e complessità della capacità linguistica
  • IV costituzione diritti linguistici
  • V caratteri pedagogici linguistica tradizionale
  • VI inefficacia pedagogica delle linguistica tradizionale
  • VII limiti pedagogici linguistica tradizionale

Per ovviare a incongruenze e fallimenti, ricapitoliamo i dieci principi:

  • Sviluppo delle capacità verbali in relazione con corretta socializzazione dello sviluppo psicomotorio e maturazione ed estrinsecazione capacità espressive e simboliche;
  • Sviluppo capacità linguistiche mai fine a se stessi motivato attività di studio;
  • Sollecitazione capacità linguistiche deve partire;
  • Dal retroterra approfondite esperienze ed esplorazioni della varietà spaziale e temporale, geografica;
  • Capacità produttive e ricettive comprensione testi scritti o registrati;
  • Aspetto orale e scritto delle capacità produttive e ricettive;
  • Nelle capacità produttive e ricettive, sia orale che scritta, occorre stimolare capacità di passaggio dalle formulazioni locali colloquiali immediate a quelle riflessive e formali.
  • Necessità di addestrare alla conoscenza e all'uso di modi istituzionalizzati d'uso della lingua comune;
  • Linguaggio verbale (autodefinirsi e autodichiararsi e analizzare);
  • Senso della funzionalità di ogni possibile tipo di forme linguistiche note o ignote. Realtà effettuale degli alunni sollecita lo scatto di volta in volta più alto (Vygotsky).

Poi ci sono stati grandi cambiamenti. Undicesima tesi di de Mauro: atteggiamento critico e consapevole verso sistema di informazione; nesso tra linguaggio e capacità tecniche (riunione Campidoglio 2005).

Capitolo II: Competenze dell'educazione linguistica

Concetto di competenza comunicativa

La competenza viene definita come “ciò che in un contesto dato si sa fare sulla base delle conoscenze per raggiungere obiettivo atteso”. Quindi è un sapere e saper fare per risolvere un problema dato. Prima si dava priorità alle competenze grammaticali, mentre il fine della competenza linguistica è “il sistema di competenza posseduto da un parlante per l'uso contestualmente efficace ed appropriato di una lingua”. Quindi viene prima la competenza comunicativa, che ingloba quella linguistica.

Quindi:

  • SG (sistema grammaticale):
  • CL (competenza linguistica) = RUL (regole uso lingua): CC(competenza comunicativa).

La competenza comunicativa genererà quella linguistica. L'educazione linguistica individua (oltre alle mete della socializzazione, culturizzazione e autopromozione) anche mete glottodidattiche che si articolano in due campi: lo sviluppo della competenza comunicativa e lo sviluppo della competenza glottomatetica, cioè capacità di apprendimento linguistico.

COMPETENZA COMUNICATIVA si compone di competenza linguistica (sapere la lingua); competenza extralinguistica (sapere integrare la lingua) e competenza socio-pragmatica (saper fare con la lingua). Balboni dice che competenza comunicativa rimanda a capacità di:

  • Sapere la lingua (morfosintattica, testuale fonologica o paralinguistica);
  • Saper fare lingua padronanza processi cognitivi (parlare, scrivere; leggere e ascoltare);
  • Saper fare con la lingua (comunicare in maniera adeguata al contesto sociale);
  • Saper integrare la lingua ed è competenza extralinguistica che comprende: competenza cinesica; competenza prossemica; competenza vestemica; competenza oggettuale.

Spesso si compiono errori interculturali perché spesso non si conosce il grande valore del non verbale. La comunicazione linguistica viene fatta coincidere con la comunicazione ma non è così. L'83% infatti delle informazioni che raggiungono la nostra corteccia cerebrale sono visive e solo l'11% uditive.

Le mete glottodidattiche si possono raggiungere tramite attività ed esercizi. Poi ci sono abilità integrate: parlare sia come monologo sia come dialogo. Per saper dialogare lo studente deve:

  • Conoscere copioni istituzionali;
  • Saper definire il proprio ruolo all'interno dell'evento comunicativo;
  • Utilizzare la propria competenza strategica per saper comunicare proprie intenzioni;
  • Riuscire ad interpretare le intenzioni esplicite o non esplicite interlocutori;
  • Negoziare i significati quando non sono espliciti e chiari.

Oltre al saper dialogare le abilità integrate includono anche:

  • Il saper scrivere sotto dettatura;
  • Saper prendere appunti;
  • Saper tradurre;
  • Saper riassumere;
  • Saper parafrasare.

La quadripolarità del modello delle abilità di base è stata alterata dalla comunicazione alternativa moderna, cioè i linguaggi connessi alle nuove tecnologie, che sottolineano il linguaggio orale (anche nello scritto, è informale e con possibilità ideografiche).

Molti insegnanti vivono ciò come una involuzione, con molte emergenze:

  • Perdita di valore del libro e della scrittura;
  • Istruzione non è sentita più come significativa;
  • Eccessiva differenziazione all'interno della scuola e attribuzione alla scuola di funzioni sentite come improprie o eccessive;
  • Depauperamento linguistico dell'italiano;
  • Declassamento della intelligenza sequenziale, riflessiva legata alla lettura.

In realtà il flusso comunicativo si amplia e diventa più complesso. Priorità di sviluppo e competenze relative alla lingua madre, lingua straniera e lingua seconda. Obiettivo 1, 2, 3.

Competenza linguistica

  • Lingua madre: competenza metalinguistica
  • Competenza socio: competenza linguistica
  • Lingua seconda pragmatica: competenza metalinguistica
  • Competenza linguistica: Competenza socio
  • Lingua straniera pragmatica: competenza metalinguistica

Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue

Il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue, QCER è anello nuziale tra plurilinguismo e educazione linguistica. Le caratteristiche peculiari si possono elencare:

  • Funzionale: USABILE PER TUTTA LA VARIETÀ DI SCOPI PREVISTI PER INSEGNAMENTO/APPRENDIMENTO
  • Flessibile: adattabile per circostanze diverse;
  • Aperto: capace di ulteriori estensioni e perfezionamenti;
  • Dinamico: in continua evoluzione;
  • User-friendly: facilmente usabile e comprensibile.

Approccio orientato all'azione (QCER) e definisce i livelli di competenza in termini di attività di comunicazione. Il QCER è ottimo per definire obiettivi, contenuti, e strategie di insegnamento sia delle lingue comunitarie che della lingua madre. Le competenze devono andare dal sapere (competenza dichiarativa); esistenziali cioè saper essere, abilità (saper fare) abilità di apprendere e relazionarsi all'altro.

Per quanto riguarda le scale di valutazione, il documento europeo individua tre macroaree di competenza linguistica, il livello A, il livello B e il livello C ripartite in due sottolivelli. Livello C avanzato, il B intermedio e l'A elementare.

La competenza linguistico-comunicativa si divide in sei livelli comuni di riferimento: A1 cioè il livello di contatto, il livello di sopravvivenza, il livello A2; il livello soglia detto B e progresso detto B2; quello dell'efficacia è C1 e quello di padronanza C. Accanto alla scala globale vi è una griglia di autovalutazione che mostra le principali categorie dell'uso linguistico in ciascuno dei sei livelli.

La griglia di autovalutazione è suddivisa in comprensione (ascolto e lettura); parlato (interazione e produzione orale); scritto come produzione scritta. Discente al centro del processo di apprendimento. Questa griglia è diventata una parte fondamentale del Passaporto inserito nel Portfolio Europeo delle Lingue, documento ideato dal consiglio d'Europa nel 2001, che raccoglie tutte le esperienze linguistiche e culturali di un apprendente. (fino a 38).

Aspetti qualitativi della lingua parlata: estensione, correttezza, fluenza, interazione, coerenza.

Competenza plurilingue e pluriculturale

Nel QCER si definisce:

  • La competenza plurilingue (diversi livelli di abilità e funzioni);
  • Competenza interculturale cioè la combinazione di conoscenze, abilità, atteggiamenti e comportamenti.

Queste due competenze danno a tutti il diritto di una educazione di qualità. Arlecchinità in Italia di lingue, voci e linguaggi. Il concetto di competenze plurilingue e pluriculturale tende a:

  • Uscire dalla tradizionale dicotomia della coppia L1 e L2 e a mettere invece in evidenza il plurilinguismo, di cui il bilinguismo è un caso;
  • Considerare che l'individuo non dispone di un repertorio di competenze comunicative distinte e separate nelle lingue che conosce ma che le ingloba tutte;
  • Dimensioni pluriculturali.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/02 Didattica delle lingue moderne

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher criant71 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica della lingua italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Di Matteo Agnese Carla.
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