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Il'idea di Europa: realtà e mito

Il Sacrum Imperium - L'Europa come fatto spirituale e fenomeno culturale

La notte di Natale dell’800 d.C. si verifica un fatto di straordinaria rilevanza storica: Carlo Magno viene incoronato imperatore del Sacro Romano Impero per mano di papa Leone III. All’apparenza si tratta solo di un dato cronologico formale: ma esso nasconde una realtà storica eccezionale. Rinasceva infatti l’ideale di un impero universale: ideale che già era stato di Roma antica, e che ora veniva riproposto in versione cristianizzata, sotto l’egida della Chiesa. Per questo si parla di Sacrum Imperium. Infatti, l’idea era quella di assicurare l’unità dei popoli europei, sia dal punto di vista giuridico-istituzionale, sia dal punto di vista spirituale: unità giuridico-politica e unità religiosa.

Ovunque si estendesse il dominio carolingio – e cioè su quasi tutta l’Europa occidentale –, si estendeva del resto anche il dominio della Chiesa. L’impero derivava dalla Chiesa il suo crisma di divinità e sacralità (ricordiamo che l’imperatore era incoronato dal papa). E viceversa la chiesa si affidava all’Impero perché questo facesse trionfare ovunque la spiritualità cristiana e la difendesse contro le minacce di popoli estranei (Slavi e Arabi).

Il Sacrum Imperium può essere definito come il frutto di un’assimilazione reciproca di latinità, germanesimo e cristianità. Geograficamente, esso si estendeva dal Mediterraneo, all’Atlantico all’Elba. Un legame unitario affratellava così i popoli più disparati dell’Europa occidentale e centrale. E il termine stesso Europa, risalente all’antica Grecia, torna a essere usato sempre più spesso nel Medioevo, appunto a partire dalla formazione del Sacrum Imperium carolingio, che dell’Europa modernamente intesa ha rappresentato una sorta di lontana anticipazione e prefigurazione.

Ancora una volta, era il mito di Roma a suggestionare le menti. Carlo Magno infatti sperava di poter ridar vita all’impero universale di Roma antica, e di potersi così contrapporre all’impero romano d’oriente, la cui capitale era Bisanzio.

Di nuovo c’era il fatto che mentre l’impero di Roma antica era pagano, quello carolingio era sacro, perché cristiano e voluto da Dio, che per mano di papa Leone III aveva incoronato l’imperatore. L’universalità del dominio politico doveva essere cioè il presupposto per la diffusione dell’universalità del dominio religioso e cristiano dell’Europa e forse del mondo tutto.

La realtà geografica su cui l’Impero carolingio estendeva il proprio era denominata la Respublica Christiana (comunità cristiana), in cui al di sopra della varietà delle lingue, delle razze, dei costumi, si estendeva una superiore unità spirituale e politica. E occorre sottolineare ancora che custode ideale dell’impero carolingio era la Chiesa di Roma, che dell’ortodossia cattolica si faceva garante e dunque era garante della salute delle anime di tutti quanti vivevano entro le terre imperiali.

Grazie alla Chiesa, infatti, l’occidente era riuscito a superare la terribile prova delle invasioni barbariche e a ricostituire una sua identità spirituale e culturale. Si pensi solo al latino: grazie a questo fu conservato un canale linguistico comune a tutti i dotti d’Europa, che consentì più tardi di recuperare e tramandare alla storia futura la cultura classica. E fu appunto la Chiesa che si preoccupò di conservare il latino nei suoi riti, formule, ecc. Di qui l’importanza straordinaria che a essa va attribuita anche da un punto di vista laico, ossia indipendentemente da ragioni di ordine religioso.

Si è detto spesso che l’idea della Respublica Christiana fosse un’anticipazione del moderno concetto dell’Europa. E certo questa lunga incubazione del concetto odierno di Europa, ha radici che affondano appunto nell’impero carolingio e nella sua aspirazione alla respublica christiana.

L’impero carolingio è stato definito un gigante dai piedi di argilla; e infatti esso presto si dissolse, smembrandosi in tante realtà politiche particolari spesso in conflitto fra loro. Nonostante questo l’impulso che esso chiudeva in sé – ossia l’aspirazione a una realtà politica unitaria – rimase vivo, e da esso sarebbe infine sorta la moderna idea dell’Europa.

Unum imperium, unum ius

Le origini medievali del diritto comune

Nel processo di affermazione dell’idea di Sacrum Imperium il diritto ha giocato un ruolo tutt’altro che secondario. Perché l’idea di Impero di affermasse presso tutti i popoli, si richiedeva infatti che vi fosse una lex communis, ossia comune a tutti, in cui tutti si riconoscevano. È soprattutto grazie alla più importante corrente giuridica del Medioevo – la cosiddetta Scuola di Bologna –, che a partire dall’XI sec. si assiste a una progressiva riscoperta del diritto romano, visto come il culmine e la perfezione del pensiero giuridico di tutti i tempi, e alla riproposizione di esso in termini di ius commune (diritto comune) a tutte le realtà nazionali di cui l’impero si componeva.

E tale ius commune rappresentava il comune fondamento giuridico dell’impero, elaborato dai legisti di corte, i quali traevano ispirazione dai testi del diritto romano, che a poco a poco si veniva riscoprendo. Infatti, come vedremo, il termine Rinascimento giuridico, impiegato a proposito della Scuola di Bologna, allude principalmente alla riscoperta del Corpus iuris di Giustiniano, da cui prese il via una vera e propria rinascita degli studi giuridici.

L’unità istituzionale dell’impero si fondava in primo luogo sulla riscoperta del diritto romano. Ma non vi era solo un diritto comune a tutti i paesi del medioevo. Accanto all’unità dell’ordinamento giuridico imperiale, di derivazione romanistica, si deve constatare anche l’esistenza di una sua molteplicità e pluralità interna di diritti e ordinamenti. Erano questi i cosiddetti iura propria (diritti particolari o propri), frutto di costumanze, consuetudini, usi, ecc., che naturalmente variavano di luogo in luogo ed erano esclusivi di una determinata zona. Ragion per cui, il diritto effettivo, il diritto vivente dell’Impero era dato dalla dicotomia, dalla coesistenza di un diritto comune e di tanti iura propria, che erano gli ordinamenti giuridici particolari ed esclusivi delle varie zone dell’Impero. Ciò determinava una situazione per cui il diritto romano non riviveva alla lettera, ma soggiaceva a un lento processo di adattamento e trasformazione, in corrispondenza dei bisogni e delle esigenze di tipo nuovo che nascevano dalle mutate realtà storiche.

Infatti nel medioevo abbiamo cose sconosciute ai romani: comunità feudali, città, comuni, e poi altresì corporazioni professionali, gruppi sociali, ecc.: tutti costoro rivendicavano un proprio peculiare ordinamento giuridico, e spesso lo facevano valere in polemica e persino in guerra contro l’ordinamento dell’impero, che invece pretendeva di essere uno e universale.

In forma particolarmente acuta il problema della coesistenza di ordinamenti giuridici diversi era sentito in rapporto alla Chiesa e all’Impero, poiché l’impero non avrebbe potuto rapidamente sbarazzarsi del diritto canonico, dichiarandolo fuori legge e in contrasto col proprio diritto.

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Cassi Aldo Andrea.
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