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Federico Barbieri: Riassunto di "Ambiente e tecnica nell'architettura moderna" di Reyner Banham

Introduzione

Reyner Banham, critico d’arte nato negli anni ’20, periodo di grandi trasformazioni, scoperte e innovazioni architettoniche e non solo, scrive il libro “Ambiente e tecnica nell’architettura moderna” in cui affronta il tema della descrizione minuziosa delle diverse strutture architettoniche del ‘900 ignorando l’edificio dal punto di vista architettonico e dando maggior importanza all’impiego del corretto uso dei controlli meccanici dell’ambiente e come questi sistemi di controllo ambientale fossero installati all’interno degli edifici presi in considerazione.

Gli edifici descritti nel seguente libro rappresentano non tanto quelli con le caratteristiche migliori quanto quelli che per primi hanno adottato quella nuova idea e quella nuova tecnica specifica e aver utilizzato tale come tipica dell’opera migliore o più interessante fatta a quel tempo.

Questa spinta al controllo climatico degli edifici nasce nella seconda metà del secolo scorso a seguito della spinta del capitale e dell’industria, che porta alla realizzazione in senso moderno della città. In questo periodo l’Europa supera e lascia dietro di sé il ricordo del passato e si apre verso un’espansione all’esterno, simbolo delle libertà acquisite dalla borghesia e dalla fiduciosa speranza nel progresso. Allo stesso tempo si bonificano quartieri socialmente o igienicamente degradati e si pongono in evidenza i grandi monumenti del passato.

Parallelamente, oltreoceano, nelle grandi città degli Stati Uniti si vanno a riempire le caselle del reticolo ortogonale tracciati dai piani regolatori proposti all’inizio dell’800, inoltre vengono introdotti l’impiego della struttura a scheletro e dell’edificio alto, questo specialmente nelle zone centrali dove i costi del suolo avevano già innescato il processo di moltiplicazione in verticale delle aree.

Nell‘800 si assiste ancora a un’architettura che si esprime ancora con un linguaggio revival ed eclettico, invischiato nel neogotico e nel neoromanico che accompagnano i primi prodotti dell’ingegneria ottocentesca, anche se esistono nel processo costruttivo alcuni caratteri profondamente innovatori.

L’episodio più evidente è fornito dalle modifiche introdotte nelle strutture portanti, anche se ciò viene realizzato soltanto negli edifici pubblici ed in quelli destinati a uffici dato che la casa d’abitazione sposerà questa tendenza soltanto intorno agli anni venti di questo secolo; e l’industrializzazione era la causa scatenante delle innovazioni apportate sia alle strutture viarie che edilizie, provocando una frattura tra passato e futuro resa oramai insanabile dai ritmi sempre più accelerati dello sviluppo industriale.

Proprio nell’ultimo decennio dell’ottocento sarà l’Art nouveau con Van De Velde e Horta a collocare anche in facciata gli episodi strutturali ed a porre in evidenza le colonne e le travi in ferro, precedentemente annegate e mortificate nelle pesanti pareti di pietra degli edifici realizzati secondo i canoni dell’Accademia. Questa lenta ma progressiva modificazione della struttura portante conduce verso un’atrofizzazione ed una successiva sostituzione della parete che viene così gradatamente eliminata.

Queste trasformazioni portano ad un altro elemento di novità: la trasparenza dell’edificio.

Altra innovazione venne apportata alle pareti esterne, prima pensate come rigide superfici piane da assemblare secondo una volumetria scatolare, con spigoli pronunciati ed angoli prevalentemente ortogonali, adesso possono essere costituite da superfici ondulate e corrugate con partiti vitrei associati alle masse di muratura, riuscendo così ad incidere la continuità e la severità delle facciate degli edifici.

La rivoluzione ha dunque modificato radicalmente le tecniche costruttive adeguando i materiali tradizionali a tecniche di lavorazione ed esecuzione più agevoli e proponendo nuovi materiali, di maggiore resistenza e più aderenti ai comportamenti statici già bene individuati nella teoria delle costruzioni. L’impiego del supporto energetico ha infatti condizionato in maniera determinante tanto il momento progettuale che quello costruttivo dell’edificio provocando così una decisiva trasformazione dell’assetto urbano.

Altro fattore innovatore è stata l’introduzione del ferro, importante non solo perché ha rivoluzionato la muratura portante, ma soprattutto per la possibilità di mantenere ed a volte migliorare quelle qualità ambientali possedute dalla precedente tipologia costruttiva.

Si è così progressivamente passati dall’adozione di costruzioni a struttura massiccia, tipiche della cultura occidentale, a quelle di tipo energetico, praticamente trascurate fino all’avvento della rivoluzione industriale, principalmente per difficoltà di combustibile.

L’aver modificato lo spessore delle pareti, introdotto grandi superfici vetrate, sostituito tetti e volte con superfici piane ha fatto ritrovare l’ambiente abitabile molto più esposto alle condizioni esterne ed ha imposto parallelamente un impiego sempre maggiore e più sofisticato degli impianti tecnologici, che garantiscano comunque benessere per chiunque stia nell’edificio.

Questo benessere è riferito generalmente agli scambi di temperatura e di umidità tra l’organismo umano e l’ambiente e al problema della purezza dell’aria, ma deve essere anche estesa necessariamente ad altre sensazioni legate tanto alla fisica acustica, come i livelli dei suoni accettabili e dei rumori fastidiosi, quanto al campo ottico, con i problemi di illuminazione naturale ed artificiale e quelli di natura psicologica ed estetica legata ai colori. Il benessere in definitiva, non può essere rigorosamente ed univocamente determinato attraverso una precisa misurazione, ma soltanto a livello indicativo possono essere fissate delle corrispondenze quantitative tra l’insieme degli stimoli esterni, ovviamente oggettivo e le relative risposte soggettive che, anche se uniformate il più possibile, si presentano sempre ampie ed articolate.

In architettura si è però sempre operato separando artificialmente questi due parametri fondamentali dell’architettura moderna, i modi costruttivi ed i supporti ambientali, che avrebbero dovuto essere intimamente legati nell’operazione progettuale. Si è così determinata in misura sempre maggiore una frattura tra i supporti ambientali, in continuo sviluppo e sempre più vicini a determinare le condizioni di benessere, ed i modi di concepire l’edificio, privi di un’impostazione originale e della possibilità di afferrare le potenzialità offerte dalla tecnologia.

Come Banham tratta nel libro, la necessità di regolare contemporaneamente la temperatura, l’umidità relativa, la velocità e la purezza dell’aria fu intuita, affrontata e risolta negli Stati Uniti dal genio di Carrier, anche se questo inizialmente con molte difficoltà. Inizialmente gli impianti furono destinati a risolvere i problemi di grosse strutture industriali, ciò venne realizzato attraverso l’impiego di grosse centrali, solo successivamente fu adottato su edifici pubblici come cinema e auditorium e solo in un secondo momento si affrontò il tema del condizionamento d’aria in edifici con un notevole numero di ambienti.

I grandi edifici hanno comportato grossi problemi per il fatto che devono essere poste sotto controllo alte quantità di volumi d’aria. Inoltre la situazione è stata complicata dalle considerevoli dimensioni del macchinario e dalla necessità di dover disporre nell’edificio di tre condotti, uno per l’adduzione dell’aria, uno per l’estrazione ed, infine, uno per il camino della centrale termica.

Il condizionatore d’aria diventa realtà solo nel ’51 quando si realizza una scatola autosufficiente, cioè senza impianto centralizzato, alimentata da una presa elettrica, installata in corrispondenza di un foro nel muro o nel vetro di una finestra, con un controllo quasi totale della temperatura, umidità e purezza dell’aria, ciò ha costituito una grande rivoluzione, perché si è potuta compensare con estrema semplicità qualsiasi condizione climatica in qualunque parte del mondo, portando così di conseguenza ad un’uniformità costruttiva ed alla produzione dell’edificio leggero.

Per quanto riguarda invece il campo dei rumori, sono state adottate alcune soluzioni, come l’uso di doppie pareti con camere di aria e isolanti, soffitti sospesi e doppie finestre, anche se queste soluzioni non risolvono del tutto il problema e bisognerà quindi modificare la progettazione per intervenire opportunamente sulle tecniche costruttive.

Infine l’illuminazione ha avuto un ruolo determinante per la effettiva trasformazione in senso moderno dell’architettura, a definire questo problema concorrono tre elementi che sono stati in eguale misura decisivi per poter pervenire ad una soluzione del problema e per poter realizzare i successivi sviluppi. Questi elementi sono l’energia elettrica, la disponibilità di sorgenti luminose e il contributo apportato dalla ricerca scientifica nel campo della fotometria. Banham affronta tutti questi temi mostrando come sono stati affrontati in alcuni edifici che rappresentavano al tempo un’innovazione in questo campo.

Conclusione

La storia ci insegna che l’uomo sembra essere un organismo capace di vivere in ogni parte della terra, fatta eccezione per le zone ghiacciate e per i deserti, inoltre l’uomo ha bisogno di benessere e comodità. Gran parte di questo benessere deriva dall’impiego di risorse tecniche e di ordinamenti sociali, atti ad ottenere il controllo dell’ambiente: creare un ambiente asciutto durante la pioggia, produrre calore nell’inverno e fresco nell’estate, godere una intimità acustica e visuale, avere uno spazio sufficiente dove organizzare le proprie cose e le attività socializzabili.

Esclusi gli ultimi centoventi anni o quasi, l’uomo ha avuto a disposizione un solo modo convincente per migliorare le condizioni ambientali: costruire strutture massicce ed apparentemente permanenti. La tradizione dell’architettura, come viene comunemente intesa, si è formata nelle società e nelle culture che hanno affidato l’organizzazione dell’ambiente alle soluzioni strutturali massicce. Inoltre la richiesta di capitali e di impianti necessari per realizzare un livello anche modesto di condizioni civili nelle società pre-tecnologiche imponeva che i materiali di costruzione fossero trattati come permanenti e preziosi, era necessario non solo creare degli ambienti abitabili, ma anche conservarli.

Gli edifici sono stati fatti per durare, non poteva che essere così, per ricavare attraverso gli anni, un profitto sufficiente in termini di capacità di riparo e per giustificare le spese assorbite dalla manodopera e dai materiali. Le società prescrivono ambienti idonei all’attività umana; la professione dell’architetto risponde, di riflesso, proponendo spazi delimitati da massicce strutture, perché questo è quello che gli architetti hanno imparato a fare, ed è questo che la società ha imparato ad attendersi dagli architetti.

Queste strutture possono però essere soggette a tutta una serie di critiche; culturalmente possono essere troppo enfatiche, economicamente troppo costose, funzionalmente prive di flessibilità e, dal punto di vista ambientale, incapaci di fornire le prestazioni che la società si attendeva. Il genere umano ha sempre saputo dall’esperienza che una struttura senza assistenza diventa inadeguata. In certi periodi dell’anno si è sempre dovuto consumare energia e certe volte anche ogni giorno.

Una struttura spessa e pesante offre un migliore isolamento acustico, un migliore isolamento termico e una migliore capacità termica. Esistono due tipi di modelli: il primo è quello conservativo, che sembra essere divenuto una prassi comune in Europa ed è adatto soprattutto ai climi asciutti e freddi, come pure alle condizioni che si trovano nel mediterraneo o semideserto, questo modello conserva le condizioni ambientali desiderate.

Il secondo modello invece, quello selettivo trova il suo miglior impiego nei climi umidi, specialmente ai tropici e adopera la struttura non solo per mantenere le condizioni ambientali desiderate, ma anche per fare entrare dall’esterno quelle condizioni desiderate. Questo modello comporta l’immissione di aria in movimento, e impedisce l’accesso di quasi tutte le altre componenti dell’ambiente esterno.

Fra tutti i fattori chiamati in causa dal controllo dell’ambiente, l’umidità è stata, per la maggior parte della storia dell’architettura, uno dei più complessi da gestire.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher barber-polimi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof De Magistris Alessandro.
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