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Analisi sociologica delle città

Definizione di sociologia urbana

Cos'è la sociologia urbana? È una linea di ricerca delle discipline sociologiche. Qual è l'oggetto della sociologia urbana? La città nei suoi aspetti sociali (l'agire, le relazioni e la distinzione in classi della popolazione urbana), la città in quanto sistema sociale. Ma la città è un oggetto difficile da definire, sia da un punto di vista fisico (non esistono più le mura e una netta divisione con la campagna), sia da un punto di vista sociologico.

In che cosa consiste il sistema sociale città? Essa non è un sottoinsieme, ma un sistema intero che include al suo interno una serie di sottoinsiemi specifici (economia, politica, cultura, ecc.). Essa è un sistema sociale globale.

Qual è la differenza tra sociologia urbana e sociologia in generale? La sociologia urbana non si occupa di un insieme di particolari aspetti della vita sociale, bensì di tutti gli aspetti della vita sociale in una particolare collocazione spazio-temporale, dove la collocazione spaziale scelta è la città in quanto punto di osservazione privilegiato dal quale è possibile studiare fenomeni e processi che hanno un posto di primo piano.

Quali sono i confini della sociologia urbana? I confini di questa disciplina sono molto sfumati e labili, essa è destinata a condividere il proprio oggetto con altre discipline e alla collaborazione interdisciplinare (debolezza ma anche motivo di interesse). Perché? Non possiede un nocciolo duro, un quadro di problemi e di teorie di sua esclusiva pertinenza.

Quali sono le discipline con cui collabora?

  • Sociologie del territorio: sociologia rurale (complementare alla sociologia urbana), sociologia delle comunità locali (aspetti socioculturali e stili di vita), sociologia dell'abitazione, sociologia dell'ambiente, sociologia delle migrazioni e del turismo.
  • Discipline territoriali non sociologiche: geografia urbana e regionale (distribuzione dei gruppi sociali e delle attività nello spazio urbano), antropologia urbana (folklore), economia dello spazio ed economia urbana (teorie della localizzazione delle attività industriali), storia urbana, demografia, psicologia ambientale (processi di interazione tra gli individui e l'ambiente costruito).
  • Discipline normative e progettuali: sono scienze e tecniche che si configurano come strumenti per la risoluzione di determinati problemi della città e si dividono in tre sottoinsiemi:
    • Teorie e tecniche che appartengono al campo delle scienze economiche, giuridiche, politiche e amministrative.
    • Discipline di orientamento progettuale come l'ingegneria, l'architettura e l'urbanistica.
    • Discipline di varia estrazione che sono interessate alla qualità dell'ambiente urbano.

Proposta: Viste la particolare complessità della rete di relazioni, è stata proposta l'istituzionalizzazione di campi di ricerca multidisciplinare. Uno dei più importanti è la Regional Science, sviluppatasi negli anni '50.

Tradizioni della sociologia urbana

Premessa: Visti l'assenza del famoso nocciolo duro di specifiche questioni di pertinenza della sociologia urbana, essa non presenta una struttura unitaria né la sua storia è un accumulo di teorie, bensì un accumulo di ricerche e concetti derivanti da dibattiti nati in seguito a problemi sociali di diversa natura, svoltisi in diversi periodi storici e in diversi luoghi, difficilmente confrontabili.

Quali sono i principali filoni tradizionali di pensiero?

  • La tradizione americana: secondo cui la fondazione della sociologia urbana coincide con la formazione, presso l'Università di Chicago, di una scuola di pensiero che applica i principi dell'ecologia animale e vegetale allo studio della città. A partire da questa scuola si costituisce il mainstream americano, al quale si affiancano altri punti di vista a partire dagli anni '80 (diffusione approccio critico).
  • La tradizione europea: qui le origini della sociologia urbana sono fatte risalire al dibattito tardo ottocentesco sull'antitesi tra la società tradizionale e quella moderna e sulla parallela antitesi tra le rispettive manifestazioni spaziali, la comunità rurale e la città industriale. La sociologia urbana europea mostra forti distinzioni in base ai diversi contesti nazionali.

Ma analizziamo maggiormente nel dettaglio queste linee di pensiero.

Il filone ecologico (Park, Burgess, McKenzie)

La nascita della sociologia urbana all'interno di questo filone non corrisponde a un progetto scientifico dichiarato, infatti all'interno della Scuola di Chicago i padri fondatori non avevano intenzione di dare vita a un ramo della sociologia specializzato nello studio della città ma, piuttosto, a un'ecologia urbana (teoria dell'adattamento della società umana all'ambiente). In questo si può trovare un'analogia con la teoria della scuola francese elaborata ad opera di Durkheim, la morfologia sociale.

I concetti chiave del filone derivano tutti dalla biologia evoluzionista:

  • Lotta per la vita, competizione - gli esiti di tali conflitti determinano la supremazia di un gruppo sociale su un altro, oppure una fusione tra i due.
  • Aree naturali - zone di insediamento non pianificate ma derivanti da processi selettivi tra i gruppi umani, solo i più adatti si affermano, il che dà il via a periodici fenomeni di invasione e successione. Conseguenza: il territorio urbano può essere rappresentato attraverso modelli spaziali: Burges ritiene che la città cresca per cerchi concentrici, da quello più centrale (Central Business District) fino alle periferie.
  • Il livello biotico e il livello culturale - al primo appartengono la lotta e la competizione, al secondo la condivisione di ideali che porta al superamento del primo, al trascendere dall'impulso naturale.

L'evoluzione del filone ecologico può essere schematizzata in tre fasi essenziali:

  • 1914 - 1940 prima fase: percorso di studio affrontato dai padri fondatori sommato a studi e ricerche compiuti da sociologi da essi direttamente influenzati.
  • Anni '40 seconda fase: svolta critica nei confronti delle idee originarie dell'ecologia, radicale oppure atta a mettere in luce aspetti sociali trascurati.
  • Dagli anni '50 ad oggi terza fase: si sviluppa la base teorica della scuola ecologica "neortodossa" che si appoggia in maniera sostanziale ai metodi dell'indagine statistica, il cui affinamento avviene nello stesso periodo (social area analysis, cluster analysis, analisi fattoriale). Questi strumenti per l'elaborazione statistica dei dati ebbero un boom di diffusione a partire dagli anni '70 e diedero origine anche a una serie di critiche.

Critiche:

  • Avere a disposizione tanti dati porta alla nascita di molti studi, ma la quantità spesso va a discapito della qualità, perciò solo pochi di questi studi sono degni di nota, i più sono di carattere ripetitivo e standardizzato.
  • I dati forniscono un'immagine prevalentemente descrittiva della città, asettica, appiattendone gli squilibri e le disuguaglianze sociali. Bisogna sottolineare però che questo aspetto è una conseguenza diretta delle scelte del singolo ricercatore e non del tipo di strumento utilizzato (dati statistici) che ha di per sé delle forti potenzialità.

L'approccio critico e conflittualista

È una corrente che assume un atteggiamento critico nei confronti della città, cercando di documentarne i conflitti e indicando le possibili alternative di sviluppo.

L'evoluzione del filone critico-conflittualista:

  • Prima fase '800: l'approccio critico alla città capitalistica nasce come diretta conseguenza del pensiero di Marx ed Engels. Essi sottolineano gli elementi conflittuali all'interno delle città e delle società industriali: affermano che la storia è caratterizzata da una serie di lotte tra classi di oppressori e classi di oppressi, nella società moderna tale lotta è tra la borghesia e il proletariato, quest'ultimo continua però a crescere e a diventare cosciente della propria forza, il che è bene poiché solo attraverso una rivoluzione proletaria si può arrivare al superamento del capitalismo.

Ricadute sociologiche: per Marx la città è il luogo di massima concentrazione delle contraddizioni del mondo capitalistico e, al tempo stesso, l'incubatore di tutti i processi che porteranno al suo superamento. Alla visione astratta di Marx si contrappone quella più concreta di Engels, egli infatti nei suoi scritti documenta con attenzione le condizioni di vita nelle città industriali.

  • Seconda fase '900: l'approccio critico alla città non si limita più solo alla sfera socio-economica, ma anche a quella culturale ed estetica. In questa seconda fase il filone critico arriva anche negli Stati Uniti e si pone come alternativa al mainstream ecologico: autori come Lewis Mumford, Vebler (gli individui delle nuove metropoli sono ossessionati dal possedere beni vistosi, ovvero da poter mostrare), Lynd e Lynch (sottolineano il forte classismo della struttura sociale statunitense, e la forza manipolatrice dei mass media).
  • Terza fase anni '60 - '70: le città vengono investite da grandi movimenti di protesta creando le condizioni adatte per un incontro-scontro maturo tra la filosofia marxista e la sociologia urbana, i primi progressi si hanno in Francia, poi l'opera francese viene tradotta in inglese e si diffonde anche nei paesi anglofoni, soprattutto in America.

Importante conseguenza: nasce la urban political economy: essa si fonda su un'analisi critica il cui oggetto principale è costituito dal rapporto che sussiste nelle città capitalistiche tra le politiche pubbliche e gli interessi privati, ponendo al centro dell'analisi i meccanismi economici ma anche gli squilibri sociali della società contemporanea. All'interno di questo approccio si sono sviluppati vari orientamenti:

  • Scuola regolazionista: dipende direttamente dalle correnti neomarxiste e pone l'accento sulle politiche predisposte dallo Stato per regolare i conflitti che si generano nelle fasi dello sviluppo capitalistico.
  • Orientamento "umanistico" (Lefebvre): individua nella città e nell'urbanesimo i principi della vita sociale comunitaria, ponendoli però in contrasto con le manifestazioni del capitalismo.
  • New urban sociology: pone l'interesse sui fattori economici e politici della crescita metropolitana, ma anche su quelli culturali, cercando di individuare anche la tipologia che i soggetti instaurano con lo spazio costruito in cui vivono (approccio sociospaziale).
  • Tendenze critiche legate a una particolare ideologia: no global, movimento gay, movimento femminista, ecologismo.

Il modello dicotomico

Nasce dal dibattito classico della sociologia ottocentesca a proposito di città e campagna, che finisce con l'individuare la città come specchio della modernità e dei suoi possibili sviluppi. Si parla di modello dicotomico in quanto questo dibattito si è spesso espresso tramite l'utilizzo di categorie oppositive:

  • Comunità - società (Tonnies): la modernità è segnata dal passaggio dall'una all'altra, tale passaggio per quanto inevitabile è spesso denso di conseguenze negative. Il modello comunitario è tipico delle campagne, il suo fondamento è il legame familiare di sangue, la stirpe, la tradizione, la lingua madre, mentre il modello societario è proprio delle moderne metropoli, in cui i soggetti si relazionano l'uno all'altro sulla base di principi razionali, spesso basati sull'economia.

Mercato e razionalizzazione: Weber definisce la città uno stabile insediamento di mercato, egli afferma che il contesto urbano sia caratterizzato dallo scambio economico e dalle conseguenze comportamentali che ne derivano, la logica di mercato favorisce infatti azioni di tipo "razionale rispetto a uno scopo" che hanno il sopravvento su forme di agire tradizionali o affettive.

  • Solidarietà organica - solidarietà meccanica (Durkheim): la modernità è determinata dalla transizione da una solidarietà organica, fondata su una più articolata divisione del lavoro, a una solidarietà meccanica.
  • Moderno - postmoderno: si tratta della dicotomia che caratterizza la modernità, e analizza i modi di organizzazione sociale e le espressioni culturali moderne e postmoderne, monodimensione culturale della società vs esasperato pluralismo culturale postmoderno.

Negli Stati Uniti, prevalendo l'idea di continuum urbano-rurale (non c'è una scissione netta), la dicotomia è stata utilizzata in modo più pratico per analizzare e comprendere i modi di vita della città: molti sociologi urbani sottolineano l'esistenza di stili di vita "paesani" anche nelle città.

La persistenza dei tratti comunitari: questo tema rientra in un certo senso anche all'interno del dibattito attuale (ampio eco in Italia) dove si sottolinea l'importanza di fenomeni tipici della cultura comunitaria rurale nello sviluppo economico di alcuni sistemi contemporanei spiccatamente urbani; si pensi all'importanza che la fiducia reciproca tra soggetti ha all'interno del campo economico contemporaneo.

La sociologia spazialista

È una nuova prospettiva che riguarda la sociologia in generale, essa deriva da una valutazione critica della tradizione sociologica e dalla volontà di rivalutare l'importanza dello spazio e tempo. Ma cosa significa assumere un'ottica spazio-temporalista? La teoria sociologica classica è "pura", ovvero elabora un insieme di teorie riguardo a fenomeni che sembrano al di fuori di specifici contesti spaziali e temporali. Assumere un'ottica spazio-temporalista significa porre l'attenzione per lo spazio e per il tempo al centro della questione sociologica, riconoscendo che ogni fenomeno sociale è il risultato di pratiche svolte da attori (popolazione urbana) che agiscono all'interno di specifiche condizioni spazio-temporali.

Vi sono riferimenti alla sociologia classica? Ovviamente sì:

  • Georg Simmel: ritiene la città un fatto sociologico che si forma spazialmente, sottolinea come i cittadini moderni vivano secondo tempi e ritmi molto intensi, tali da plasmare la loro personalità! Essi finiscono con l'assumere atteggiamenti apatici, stereotipati, per difendersi dall'eccessiva stimolazione nervosa mettono una barriera tra loro stessi e la realtà.
  • Max Weber: come già detto, secondo la sua visione, la città emerge come luogo di mercato caratterizzato da modi oggettivi di relazionarsi tra gli abitanti. Tuttavia, è possibile individuare all'interno della città degli spazi coinvolgenti sul piano emotivo (es. comunità di vicinato).

Campi e modalità di ricerca della sociologia urbana

Come svolge la propria analisi la sociologia urbana? Opera attraverso un approccio "generalista": la città è un oggetto d'analisi complesso, le cui parti non possono essere considerate separatamente, si possono però individuare dei fuochi d'interesse:

  • Dimensione economica
  • Dimensione politica
  • Dimensione culturale
  • Dimensione ecologica, ovvero la "forma" che l'insediamento urbano ha dal punto di vista sociale

Questi fuochi vengono analizzati sia dal punto di vista teorico, sia da quello empirico che gli appartiene maggiormente in quanto gli permette di confrontarsi direttamente con particolari fenomeni urbani.

Evoluzione ed attualità del fenomeno urbano

Come si è evoluta la città?

Possiamo individuare dei momenti salienti di svolta:

  • Neolitico: invenzione dell'agricoltura e eccezionalità della città. Comporta l'aumento della produzione, l'accumulo di un surplus destinato al commercio, l'aumento della popolazione e la sedentarizzazione, si sviluppa l'artigianato e altre attività di tipo intellettuale (non tutti ormai si devono dedicare all'attività nei campi) e in generale nascono le prime società locali di tipo urbano. Tuttavia, la città continuerà a rimanere un'eccezione fino al medioevo, mondo urbano e mondo rurale rimarranno fisicamente divisi e riconoscibili.
  • XVIII secolo: rivoluzione industriale, divario città-campagna. Aumenta moltissimo la produttività, sia agricola che industriale, e diventa più conveniente dedicarsi allo sviluppo della produzione di beni di scambio; la città accoglierà masse sempre più grandi di popolazione e si trasformerà, sia dal punto di vista socioeconomico che fisico-morfologico: spariscono le mura e la città si espande verso la campagna per quartieri, compaiono le prime infrastrutture di trasporto e le grandi opere per i servizi ai cittadini (acque reflue). La grande città si distingue nettamente sia dalla campagna che dalle città minori.
  • XIX secolo: le connessioni tra metropoli, il divario diminuisce. Con la nascita dei primi strumenti di comunicazione e con la circolazione sempre più veloce delle merci, i modi di vita della città si diffondono, i confini tra città e non-città si sfumano e la campagna stessa diventa protagonista di un processo di meccanizzazione, sede di una forma specializzata di industria.
  • XX secolo: il gigantismo delle città, l'eccezionalità della campagna. A causa della forte accelerazione dell'urbanismo, si ribalta la situazione, ora è l'insediamento non urbano a rappresentare un'eccezione. Da sottolineare il fatto che la concentrazione sempre più elevata della popolazione nei centri urbani inizia ad interessare anche tutte le aree meno sviluppate del pianeta, in cui spesso tale concentrazione non è collegata all'avvio di processi economici.
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Scienze politiche e sociali SPS/10 Sociologia dell'ambiente e del territorio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MAXRABE di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia urbana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Memo Francesco.
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