La narrativa naturalista
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Lo scrittore, il narratore e la realtà: opera una attenta ricostruzione di ambienti, personaggi, situazioni, così da offrire una immagine efficace del mondo contemporaneo; metodo rigoroso che si basa sui fatti, su un’analisi delle condizioni ambientali e psicologiche che agiscono sui personaggi, e rifiuta ogni ingerenza del narratore nelle vicende narrate.
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Una «scrittura scientifica»: controllo quasi scientifico, «naturalismo» = riprodurre la natura esterna in maniera precisa, quasi di fotografare il reale: un linguaggio diretto, privo di particolari artifici stilistici, sia in grado di offrire un’immagine credibile della realtà; essa mira a concentrare l’interesse sulla materia della narrazione, più che sulle forme.
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Emile Zola: trionfo del naturalismo narrativo in Francia, anni '60, usa il termine «naturalismo» e dà, col romanzo «Thérèse Raquin», una rappresentazione analitica e scabrosa della vita di un personaggio femminile, iniziando il ciclo dei «Rougon-Macquart», serie di romanzi che seguono la storia naturale e sociale dei membri di una famiglia; 1880, saggio «Le roman expérimental»: definizione del metodo narrativo naturalistico, che segue da vicino gli orientamenti della scienza positivistica e mira a sviluppare la narrazione per via sperimentale, da premesse che col loro intreccio determinano il destino di personaggi e gruppi sociali; impronta laica, democratica e progressista, mira attraverso la conoscenza della realtà sociale, a un miglioramento delle condizioni di vita.
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Romanzi psicologici: narrativa che tentava di svolgere sottili analisi psicologiche, incentrandosi su individui eccezionali.
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Italia e Francia: funzione di primo piano nella diffusione del naturalismo francese: Felice Cameroni e Luigi Capuana.
Realismo e verismo nella nuova letteratura italiana
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La ricerca del «vero»: anni '60, termine «verismo» per designare una letteratura che si accosta al vero nella sua nuda e semplice evidenza; anni ’60-’70, animata serie di discussioni e tentativi; centri del dibattito: Firenze e Milano; a Firenze, ipotesi di una rappresentazione temperata della realtà, equilibrio tra ideale e reale, risultati più notevoli sono quelli dei Macchiaioli; a Milano, aperte ai nuovi caratteri dello sviluppo industriale e alle contraddizioni sociali della nuova Italia, la loro carica di insoddisfazione e di ribellione si riassume nelle diverse tendenze della Scapigliatura, e in un’attenzione alla narrativa straniera, in particolare francese.
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Dopo il 1870 – il regionalismo: nuova attenzione alle realtà locali, difficoltà del loro inserimento nelle prospettive di sviluppo del nuovo stato unitario; confronto con il naturalismo francese e da interesse per le realtà regionali, metodo dell’impersonalità.
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Narrativa moralistica e psicologica si distacca dal filone principale.
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Dopo il 1890: modi della scrittura narrativa dominati da schemi di rappresentazione di tipo naturalistico: «I Viceré» di De Roberto, Pirandello, Svevo.
Vita di Giovanni Verga
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Recupero delle radici: ricerca del rapporto con un centro, al di fuori dell’originario mondo siciliano; contatto con le città più vitali del nuovo Stato unitario, con modelli e un pubblico di tipo nazionale, determina in lui una originale riscoperta delle radici «provinciali», una spinta a recuperare la realtà siciliana per dare voce a quel mondo rimasto per tanto tempo fuori dal divenire, dominato da leggi dure e immutabili.
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Una sfiducia crescente: nei confronti della mobile società moderna; chiuso conservatorismo sociale.
Biografia
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La vocazione letteraria: nato il 2 settembre 1840 a Catania, famiglia piccola nobiltà agraria, liberali e antiborbonici; facoltà di legge dell’università di Catania, seguì svogliatamente gli studi, attratto da una vocazione letteraria; 1860: arrivo garibaldini, si arruolò nella Guardia Nazionale; collabora a varie riviste letterarie e politiche + romanzi patriottici «I Carbonari della montagna» e «Sulle lagune».
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A Firenze: '65 primo viaggio, poi vi tornò nel '69 con una lettera di presentazione per Francesco Dall’Ongaro: inserimento nei salotti fiorentini; successo nel '70: «Storia di una capinera», esperimenti teatrali.
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Il rapporto con Giselda Foianesi: lei sposò un altro, ma visse con Verga un rapporto adultero, scoperto dal marito di lei, il Rapisardi, che la cacciò.
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Milano: '72, attratto da mondo editoriale e giornalistico, numerosi stimoli che poteva trovare per una narrativa rivolta al pubblico della nuova Italia borghese; contatti con scapigliati e letterati interessati alla moderna narrativa europea; rapporti con Gualdo, Cameroni, Giacosa.
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L’attività narrativa: anni '70, componente mondana dei romanzi «Tigre Reale» ed «Eros»; con pubblicazione «Nedda», 1874, inaugura una intensa produzione di novelle + interesse per il mondo popolare siciliano che doveva poi convertirlo al verismo; tardi anni '70, muore la madre + raccolte: «Vita dei Campi» e «Novelle Rusticane», progettazione ciclo romanzesco de «I Vinti», pubblicazione «I Malavoglia» ('81); opere di ambientazione non siciliana: romanzo «Il marito di Elena», novelle «Per le vie» e inizia stesura del «Mastro-don Gesualdo»; promozione e diffusione internazionale, '82 viaggio a Parigi (da Zola) e a Londra.
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Il successo teatrale: deluso per scarso successo de «I Malavoglia», grande successo a teatro, con il dramma «Cavalleria rusticana»; nuovo viaggio a Parigi, incontra Zola, Edmond de Goncourt, il Rod, e lavorò ad altre novelle e al «Mastro-don Gesualdo»; nuovo rapporto con contessa Paolina Greppi; difficoltà economiche e psicologiche fecero arenare il suo progetto di continuare il ciclo de «I Vinti»; '86-'89 soggiorni a Roma; '90 in Sicilia, lavora al «Mastro-don Gesualdo», in volume nell'89, con successo.
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Le ultime raccolte: a Milano, varie novelle: «I ricordi del capitano d’Arce» e «Don Candeloro e C.i»; nel '91 a Francoforte e Berlino, dove veniva rappresentata la «Cavalleria rusticana»: eccezionale successo della versione musicata da Pietro Mascagni spinse Verga a una lunga azione legale contro il musicista e l’editore Sonzogno, per veder riconosciuti i propri diritti economici.
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Definitivamente in Sicilia: vita di possedente al riposo, ridusse sempre più l’attività letteraria; deluso dalla propria vita passata di scrittore, chiuso in una tetraggine di conservatore angosciato di fronte a ogni novità e mutamento della vita sociale; allietato solo dalla frequentazione di amici come Capuana e De Roberto.
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Ultimi anni: nuovo interesse per la sua opera negli anni dell’estrema vecchiaia, riconoscimenti da Pirandello e Tozzi; nominato senatore nell’ottobre 1920; colpito da trombosi cerebrale, morì a Catania il 27 gennaio 1922.
Verga prima del verismo
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L’esordio storico-patriottico: una formazione di tipo romantico e patriottico, sostenuta da appassionate letture di romanzi storici e d’appendice, portò Verga alla stesura di tre romanzi storico-patriottici sugli schemi della letteratura d’appendice.
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Un’autobiografia fittizia: a situazioni sentimentali inserite nella vita quotidiana contemporanea è dedicata la produzione verghiana pre-verismo; incontro-scontro di un personaggio maschile con le attrazioni pericolose della femminilità, con l’universo «mondano» che circonda la donna nella società borghese; costituiscono una sorta di autobiografia fittizia: ci descrivono il giovane provinciale che, in cerca della vocazione artistica, subisce la seduzione della vita sociale elegante e brillante dei grandi centri borghesi, e insieme avverte il pericolo, la minaccia di disintegrazione che quella società comporta per la sua esperienza più autentica e originale.
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Riflesso del gusto contemporaneo: non riescono a equilibrare sviluppo narrativo e presenza del narratore, e la lingua appare spesso incerta.
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«Una peccatrice»: '66, giovane commediografo catanese, che il rapporto con una seducente contessa riduce a una distruttiva sterilità; «Storia di una capinera»: '70, romanzo epistolare, che si pone dal punto di vista di una figura femminile; «Eva»: '73, pittore siciliano a Firenze, distrutto dall’amore per una ballerina; '75: «Tigre reale», effetti corruttori esercitati sul protagonista da una contessa russa; «Eros»: registra il progressivo consumarsi, fino al suicidio, di un uomo «di lusso».
La strada del verismo
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Ragioni di una «conversione»: nuovo sguardo alla realtà siciliana + ricerca di una narrazione oggettiva, da cui si allontana ogni traccia di sentimenti dell’autore; «conversione» dovuta a: insoddisfazione per i futili ambienti mondani, diffidenza crescente verso il sentimentalismo romanzesco, attenzione al naturalismo francese, nostalgia per la terra natale, nuovo interesse per la questione meridionale; bisogno di rappresentare una realtà «lontana», che, pur sorgendo da un mondo ben conosciuto, non coincida con la sua esperienza attuale, collocandosi altrove, in un’origine remota.
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Il mondo contadino della «Nedda»: pubblicata in opuscolo nel '74; rappresentare il mondo contadino siciliano, narrando le disgrazie di una povera raccoglitrice di olive; letteratura «campagnola»; propone al pubblico una commossa partecipazione alle sventure dell’umile personaggio.
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Il bozzetto «Padron 'Ntoni»: primo abbozzo dei «Malavoglia», attenzione per la realtà siciliana acuita in questo bozzetto «marinaresco».
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Osservare «da una certa distanza»: canone dell’impersonalità si lega strettamente alla necessità di guardare al mondo dei contadini o dei pescatori «da una certa distanza».
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«L’amante di Gramigna»: nella parte iniziale, manifesta l’intenzione di sviluppare il racconto «colle medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare» mettendo il «fatto nudo e schietto» al centro della creazione artistica.
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Concezione del «Ciclo dei Vinti»: inserisce questa dimensione narrativa nella propria visione globale dell’esistenza (di matrice positivistica), che si riassume nell’ideazione di un ciclo di cinque romanzi, sotto il titolo complessivo «I Vinti»: «I Malavoglia», «Mastro-don Gesualdo», «La duchessa di Leyra», «L’onorevole Scipioni», «L’uomo di lusso»; lotta per la vita, che egli intende seguire gradualmente nelle diverse classi sociali, dalle più basse alle più alte; cammino fatale dell’umanità verso il progresso, l’immensa corrente dell’attività umana che trascina tutto con sé, indipendentemente dalle aspirazioni degli individui: lo scrittore si pone come osservatore, che si interessa (senza giudicare) dei «vinti», cioè di quanti vengono travolti dalla fiumana del movimento sociale.
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«Fantasticheria»: novella del '79, registrazione distante dalle classi più basse, mondo popolare e siciliano, ancorato a valori arcaici: lontananza dal mondo moderno, borghese e cittadino; sintetico scorcio sul mondo rappresentato nel romanzo de «I Malavoglia»; sottolinea l’incommensurabilità tra il mondo ‘alto’ (dei precedenti romanzi) e il mondo di «quei poveri diavoli»; alla frivolezza, ai desideri sottili e alle artificiali vanità della vita borghese, viene opposto l’orizzonte chiuso, immobile, dominato dalla pura necessità naturale della vita dei poveri.
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La «religione della famiglia»: regge un’esistenza ripetitiva e rassegnata, fatta di poche essenziali certezze.
Verga novelliere: “Vita dei campi”
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Struttura della raccolta: pubblicata da editore Treves nel 1880, comprende le novelle apparse in rivista tra ’78-’80 («Rosso Malpelo», «La Lupa»…); vitalità primigenia, che cambia radicalmente l’orizzonte della comunicazione narrativa, sconvolgendo i suoi consueti punti di riferimento; affermazione personaggi estranei alle artificiali complicazioni della vita civile, dominati da passioni elementari e originarie.
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Fatale necessità di un mondo ripetitivo: impone rapporti fatti di cose, di crude esigenze materiali; ritmi sempre uguali; mondo elementare e assoluto, con una sorta di valore originario: nell’adesione dei suoi personaggi a una immobile natura e ad arcaiche tradizioni, Verga scorge una più profonda autenticità, l’immediata capacità di accettare fino in fondo la durezza della lotta per la vita.
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Alterità della materia e dei personaggi: non vengono più proiettati entro il linguaggio e la coscienza dell’autore.
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Il narratore popolare interno alla storia: la narrazione viene da una voce popolare, che racconta i fatti dall’interno di quel mondo a cui i personaggi appartengono; procede in modo rapido e immediato, affidandosi a un incalzante dialogo, mentre i particolari descrittivi, i gesti, i movimenti, le azioni, le interpretazioni nascono entro il linguaggio stesso del narratore, che comporta varie deformazioni e alterazioni rispetto alla realtà oggettiva.
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Tragicità e sarcasmo: voce del narratore popolare, spesso descrive gli ‘eroi’ protagonisti, il loro tragico destino con sarcasmo e aggressività; sovrapporsi di tensione tragica e di interventi sarcastici, estranianti; dramma sorge dallo scontro tra gli eroi, immersi nel loro mondo arcaico e immobile, e qualcosa che viene da fuori, dal mondo civile, e turba il difficile equilibrio della loro vita naturale.
Tra mondo cittadino e mondo contadino
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«Novelle rusticane»: + «Per le vie», raccolte di novelle, dedicate alla rappresentazione rispettivamente del mondo contadino siciliano e di quello popolare milanese.
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Vicende collettive: prima raccolta, 12 novelle, campagna catanese, colori accesi e crudi, aspetti più ossessivi del suo paesaggio naturale e sociale; situazioni collettive, che chiamano in causa numerose figure umane o interi gruppi sociali, legati tra loro da vincoli materiali, dalla durezza delle condizioni naturali e del lavoro agricolo, dal peso delle gerarchie e delle necessità economiche; sofferenza più sorda si configura come qualcosa di normale.
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Stile indiretto libero: punto di vista coincide con quello dei personaggi, già presente ne «I Malavoglia», che qui diventa azione, conflitto tra le voci dei personaggi, esplosione di mutui, aggressivi sarcasmi.
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«La Roba»: figura quasi mitica di un uomo, Mazzarò, che si è fatto da sé, che dal nulla ha costruito un’immensa ricchezza agricola, vivendo solo in funzione della sua «roba» e che, di fronte alla morte, vorrebbe portarla via con sé.
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Il mondo popolare milanese – «Per le vie»: 12 novelle, momenti e frammenti di vita del mondo popolare milanese; curiosità per i poveri della città, in cui si svolgeva la sua esistenza quotidiana; la vita milanese, fitta di figure grigie e anonime, di persone chiuse nella loro solitudine, estranee alla frenesia della città, suscita suggestioni più vaghe e malinconiche nel narratore.
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«Il marito di Elena»: romanzo, opposizione tra frivolezza cittadina e solidi valori del mondo contadino; mondo della Napoli borghese e piccolo-borghese, vicenda di Cesare, un giovane povero di provincia, di origine contadina, che con grandi sacrifici della famiglia ha compiuto studi di legge all’università e ha sposato Elena, ragazza di città, di famiglia impiegatizia, piena di velleità ed aspirazioni romantiche e mondane; assoluta estraneità dei due protagonisti.
“Mastro don Gesualdo”
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Stesura e redazioni: prima fase di stesura 1884, prima redazione pubblicata a puntate sulla «Nuova Antologia» nel 1888; redazione definitiva apparve a Milano presso editore Treves nel 1889, con modifiche linguistiche e strutturali.
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La lunga lotta per la roba: romanzo in quattro parti; al centro, la figura del protagonista, un muratore di una cittadina nei pressi di Catania, diventato, con la sua abilità e il suo lavoro, padrone di una grande ricchezza economica, che gli consente di trattate da pari a pari con la nobiltà feudale; la passione di Gesualdo per il lavoro è radicata nel mondo contadino, nei suoi valori e sentimenti semplici ed elementari, ma l’ambizione e il successo lo portano lontano, lo legano alla corrotta nobiltà del paese; le vicende prendono avvio nel 1820, quando la brama di ascesa sociale spinge Gesualdo ad accettare il matrimonio con l’inquieta Bianca Trao, che appartiene a una famiglia di nobili decaduti ed è compromessa da un rapporto con il cugino.
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Don Gesualdo rifiutato da due società: questo legame con il mondo aristocratico costringe Gesualdo a rinunciare alla relazione con la fedelissima Diodata e lo mette in contrasto con quasi tutti i membri della sua famiglia; la sua posizione non è mai veramente accettata dal ceto nobiliare del paese, che vede in lui un estraneo; nessuna gioia viene a Gesualdo nemmeno dal rapporto con la figlia Isabella; le ricchezze di Gesualdo vengono dilapidate dal genero, mentre la figlia duchessa si vergogna di lui e del suo passato.
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Letteratura italiana - Giovanni Verga
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Letteratura italiana - Giovanni Verga
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Esame di letteratura italiana
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Letteratura Italiana - Verga appunti