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Giovanni VERGA

La narrativa naturalista.

• Lo scrittore, il narratore e la realtà: opera una attenta ricostruzione di ambienti, personaggi,

situazioni, così da offrire una immagine efficace del mondo contemporaneo; metodo rigoroso che si

basa sui fatti, su un’analisi delle condizioni ambientali e psicologiche che agiscono sui personaggi, e

rifiuta ogni ingerenza del narratore nelle vicende narrate;

• Una «scrittura scientifica»: controllo quasi scientifico, «naturalismo» = riprodurre la natura esterna

in maniera precisa, quasi di fotografare il reale: un linguaggio diretto, privo di particolari artifici

stilistici, sia in grado di offrire un’immagine credibile della realtà; essa mira a concentrare l’interesse

sulla materia della narrazione, più che sulle forme;

• Emile ZOLA: trionfo naturalismo narrativo in Francia, anni ‘60, usa il termine «naturalismo» e dà, col

romanzo «Thérèse Raquin», una rappresentazione analitica e scabrosa della vita di un personaggio

femminile, iniziando il ciclo dei « Rougon-Macquart», serie di romanzi che seguono la storia naturale

e sociale dei membri di una famiglia; 1880, saggio «Le roman expérimental»: definizione del metodo

narrativo naturalistico, che segue da vicino gli orientamenti della scienza positivistica e mira a

sviluppare la narrazione per via sperimentale, da premesse che col loro intreccio determinano il

destino di personaggi e gruppi sociali; impronta laica, democratica e progressista, mira attraverso la

conoscenza della realtà sociale, a un miglioramento delle condizioni di vita; Romanzi psicologici:

narrativa che tentava di svolgere sottili analisi psicologiche, incentrandosi su individui eccezionali;

• Italia e Francia: funzione di primo piano nella diffusione del naturalismo francese: Felice Cameroni

e Luigi Capuana.

Realismo e verismo nella nuova letteratura italiana.

• La ricerca del «vero»: anni ‘60, termine «verismo» per designare una letteratura che si accosta al

vero nella sua nuda e semplice evidenza; anni ’60-’70, animata serie di discussioni e tentativi; centri

del dibattito: Firenze e Milano; a Firenze, ipotesi di una rappresentazione temperata della realtà,

equilibrio tra ideale e reale, risultati più notevoli sono quelli dei Macchiaioli; a Milano, aperte ai nuovi

caratteri dello sviluppo industriale e alle contraddizioni sociali della nuova Italia, la loro carica di

insoddisfazione e di ribellione si riassume nelle diverse tendenze della Scapigliatura, e in

un’attenzione alla narrativa straniera, in particolare francese;

• Dopo il 1870 – il regionalismo: nuova attenzione alle realtà locali, difficoltà del loro inserimento

nelle prospettive di sviluppo del nuovo stato unitario; confronto con il naturalismo francese e da

interesse per le realtà regionali, metodo dell’impersonalità;

• Narrativa moralistica e psicologica si distacca dal filone principale;

• Dopo il 1890: modi della scrittura narrativa dominati da schemi di rappresentazione di tipo

naturalistico: «I Viceré» di De Roberto, Pirandello, Svevo.

Vita di Giovanni VERGA:

• Recupero delle radici: ricerca del rapporto con un centro, al di fuori dell’originario mondo siciliano;

contatto con le città più vitali del nuovo Stato unitario, con modelli e un pubblico di tipo nazionale,

determina in lui una originale riscoperta delle radici «provinciali», una spinta a recuperare la realtà

siciliana per dare voce a quel mondo rimasto per tanto tempo fuori dal divenire, dominato da leggi

dure e immutabili;

• Una sfiducia crescente: nei confronti della mobile società moderna; chiuso conservatorismo sociale;

Biografia.

• La vocazione letteraria: nato il 2 settembre 1840 a Catania, famiglia piccola nobiltà agraria, liberali e

antiborbonici; facoltà di legge dell’università di Catania, seguì svogliatamente gli studi, attratto da

una vocazione letteraria; 1860: arrivo garibaldini, si arruolò nella Guardia Nazionale; collabora a

varie riviste letterarie e politiche + romanzi patriottici «I Carbonari della montagna» e «Sulle lagune»;

• A Firenze: ‘65 primo viaggio, poi vi tornò nel ‘69 con una lettera di presentazione per Francesco

Dall’Ongaro: inserimento nei salotti fiorentini; successo nel ‘70: «Storia di una capinera»,

esperimenti teatrali;

• Il rapporto con Giselda Foianesi: lei sposò un altro, ma visse con Verga un rapporto adultero,

scoperto dal marito di lei, il Rapisardi, che la cacciò;

• Milano: ‘72, attratto da mondo editoriale e giornalistico, numerosi stimoli che poteva trovare per una

narrativa rivolta al pubblico della nuova Italia borghese; contatti con scapigliati e letterati interessati

alla moderna narrativa europea; rapporti con Gualdo, Cameroni, Giacosa;

• L’attività narrativa: anni ‘70, componente mondana dei romanzi «Tigre Reale» ed «Eros»; con

pubblicazione «Nedda», 1874, inaugura una intensa produzione di novelle + interesse per il mondo

popolare siciliano che doveva poi convertirlo al verismo; tardi anni ‘70, muore la madre + raccolte:

«Vita dei Campi» e «Novelle Rusticane», progettazione ciclo romanzesco de «I Vinti», pubblicazione

«I Malavoglia» (‘81); opere di ambientazione non siciliana: romanzo «Il marito di Elena», novelle

«Per le vie» e inizia stesura del «Mastro-don Gesualdo»; promozione e diffusione internazionale, ‘82

viaggio a Parigi (da Zola) e a Londra;

• Il successo teatrale: deluso per scarso successo de «I Malavoglia», grande successo a teatro, con il

dramma «Cavalleria rusticana»; nuovo viaggio a Parigi, incontra Zola, Edmond de Goncourt, il Rod,

e lavorò ad alter novelle e al «Mastro-don Gesualdo»; nuovo rapporto con contessa Paolina Greppi;

difficoltà economiche e psicologiche fecero arenare il suo progetto di continuare il ciclo de «I Vinti»;

‘86-’89 soggiorni a Roma; ‘90 in Sicilia, lavora al «Mastro-don Gesualdo», in volume nell’89, con

successo;

• Le ultime raccolte: a Milano, varie novelle: «I ricordi del capitano d’Arce» e «Don Candeloro e C.i»;

nel ‘91 a Francoforte e Berlino, dove veniva rappresentata la «Cavalleria rusticana»: eccezionale

successo della versione musicata da Pietro Mascagni spinse Verga a una lunga azione legale contro

il musicista e l’editore Sonzogno, per veder riconosciuti i propri diritti economici;

• Definitivamente in Sicilia: vita di possedente al riposo, ridusse sempre più l’attività letteraria; deluso

dalla propria vita passata di scrittore, chiuso in una tetraggine di conservatore angosciato di fronte a

ogni novità e mutamento della vita sociale; allietato solo dalla frequentazione di amici come

Capuana e De Roberto;

• Ultimi anni: nuovo interesse per la sua opera negli anni dell’estrema vecchiaia, riconoscimenti da

Pirandello e Tozzi; nominato senatore nell’ottobre 1920; colpito da trombosi cerebrale, morì a

Catania il 27 gennaio 1922.

Verga prima del verismo.

• L’esordio storico-patriottico: una formazione di tipo romantico e patriottico, sostenuta da

appassionate letture di romanzi storici e d’appendice, portò Verga alla stesura di tre romanzi

storico-patriottici sugli schemi della letteratura d’appendice;

• Un’autobiografia fittizia: a situazioni sentimentali inserite nella vita quotidiana contemporanea è

dedicata la produzione verghiana pre-verismo; incontro-scontro di un personaggio maschile con le

attrazioni pericolose della femminilità, con l’universo «mondano» che circonda la donna nella società

borghese; costituiscono una sorta di autobiografia fittizia: ci descrivono il giovane provinciale che, in

cerca della vocazione artistica, subisce la seduzione della vita sociale elegante e brillante dei grandi

centri borghesi, e insieme avverte il pericolo, la minaccia di disintegrazione che quella società

comporta per la sua esperienza più autentica e originale;

• Riflesso del gusto contemporaneo: non riescono a equilibrare sviluppo narrativo e presenza del

narratore, e la lingua appare spesso incerta;

• «Una peccatrice»: ‘66, giovane commediografo catanese, che il rapporto con una seducente

contessa riduce a una distruttiva sterilità; «Storia di una capinera»: ‘70, romanzo epistolare, che si

pone dal punto di vista di una figura femminile; «Eva»: ‘73, pittore siciliano a Firenze, distrutto

dall’amore per una ballerina; ‘75: «Tigre reale», effetti corruttori esercitati sul protagonista da una

contessa russa; «Eros»: registra il progressivo consumarsi, fino al suicidio, di un uomo ‘di lusso’.

La strada del verismo.

• Ragioni di una «conversione»: nuovo sguardo alla realtà siciliana + ricerca di una narrazione

oggettiva, da cui si allontana ogni traccia di sentimenti dell’autore; «conversione» dovuta a:

insoddisfazione per i futili ambienti mondani, diffidenza crescente verso il sentimentalismo

romanzesco, attenzione al naturalismo francese, nostalgia per la terra natale, nuovo interesse per la

questione meridionale; bisogno di rappresentare una realtà ‘lontana’, che, pur sorgendo da un

mondo ben conosciuto, non coincida con la sua esperienza attuale, collocandosi altrove, in

un’origine remota;

• Il mondo contadino della « Nedda»: pubblicata in opuscolo nel ‘74; rappresentare il mondo contadino

siciliano, narrando le disgrazie di una povera raccoglitrice di olive; letteratura «campagnola»;

propone al pubblico una commossa partecipazione alle sventure dell’umile personaggio;

• Il bozzetto « Padron ‘Ntoni»: primo abbozzo dei «Malavoglia», attenzione per la realtà siciliana acuita

in questo bozzetto «marinaresco»;

• Osservare «da una certa distanza»: canone dell’impersonalità si lega strettamente alla necessità di

guardare al mondo dei contadini o dei pescatori «da una certa distanza»;

• «L’amante di Gramigna»: nella parte iniziale, manifesta l’intenzione di sviluppare il racconto «colle

medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare» mettendo il «fatto nudo e

schietto» al centro della creazione artistica;

• Concezione del « Ciclo dei Vinti »: inserisce questa dimensione narrativa nella propria visione globale

dell’esistenza (di matrice positivistica), che si riassume nell’ideazione di un ciclo di cinque romanzi,

sotto il titolo complessivo «I Vinti»: «I Malavoglia», «Mastro-don Gesualdo», «La duchessa di

Leyra», «L’onorevole Scipioni», «L’uomo di lusso»; lotta per la vita, che egli intende seguire

gradualmente nelle diverse classi sociali, dalle più basse alle più alte; cammino fatale dell’umanità

verso il progresso, l’immensa corrente dell’attività umana che trascina tutto con sé,

indipendentemente dalle aspirazioni degli individui: lo scrittore si pone come osservatore, che si

interessa (senza giudicare) dei «

vinti », cioè di quanti vengono travolti dalla fiumana del movimento

sociale;

• «Fantasticheria»: novella del ‘79, registrazione distante dalle classi più basse, mondo popolare e

siciliano, ancorato a valori arcaici: lontananza dal mondo moderno, borghese e cittadino; sintetico

scorcio sul mondo rappresentato nel romanzo de «I Malavoglia»; sottolinea l’incommensurabilità tra

il mondo ‘alto’ (dei precedenti romanzi) e il mondo di «quei poveri diavoli»; alla frivolezza, ai desideri

sottili e alle artificiali vanità della vita borghese, viene opposto l’orizzonte chiuso, immobile, dominato

dalla pura necessità naturale della vita dei poveri;

• La « religione della famiglia »: regge un’esistenza ripetitiva e rassegnata, fatta di poche essenziali

certezze.

Verga novelliere: “Vita dei campi”.

• Struttura della raccolta: pubblicata da editore Treves nel 1880, comprende le novelle apparse in

rivista tra ’78-’80 («Rosso Malpelo», «La Lupa»…); vitalità primigenia, che cambia radicalmente

l’orizzonte della comunicazione narrativa, sconvolgendo i suoi consueti punti di riferimento;

affermazione personaggi estranei alle artificiali complicazioni della vita civile, dominati da passioni

elementari e originarie;

• Fatale necessità di un mondo ripetitivo: impone rapporti fatti di cose, di crude esigenze materiali;

ritmi sempre uguali; mondo elementare e assoluto, con una sorta di valore originario: nell’adesione

dei suoi personaggi a una immobile natura e ad arcaiche tradizioni, Verga scorge una più profonda

autenticità, l’immediata capacità di accettare fino in fondo la durezza della lotta per la vita;

• Alterità della materia e dei personaggi: non vengono più proiettati entro il linguaggio e la coscienza

dell’autore;

• Il narratore popolare interno alla storia: la narrazione viene da una voce popolare, che racconta i fatti

dall’interno di quel mondo a cui i personaggi appartengono; procede in modo rapido e immediato,

affidandosi a un incalzante dialogo, mentre i particolari descrittivi, i gesti, i movimenti, le azioni, le

interpretazioni nascono entro il linguaggio stesso del narratore, che comporta varie deformazioni e

alterazioni rispetto alla realtà oggettiva;

• Tragicità e sarcasmo: voce del narratore popolare, spesso descrive gli ‘eroi’ protagonisti, il loro

tragico destino con sarcasmo e aggressività; sovrapporsi di tensione tragica e di interventi sarcastici,

estranianti; dramma sorge dallo scontro tra gli eroi, immersi nel loro mondo arcaico e immobile, e

qualcosa che viene da fuori, dal mondo civile, e turba il difficile equilibrio della loro vita naturale.

Tra mondo cittadino e mondo contadino.

• « Novelle rusticane »: + «Per le vie», raccolte di novelle, dedicate alla rappresentazione

rispettivamente del mondo contadino siciliano e di quello popolare milanese;

• Vicende collettive: prima raccolta, 12 novelle, campagna catanese, colori accesi e crudi, aspetti più

ossessivi del suo paesaggio naturale e sociale; situazioni collettive, che chiamano in causa

numerose figure umane o interi gruppi sociali, legati tra loro da vincoli materiali, dalla durezza delle

condizioni naturali e del lavoro agricolo, dal peso delle gerarchie e delle necessità economiche;

sofferenza più sorda si configura come qualcosa di normale;

• Stile indiretto libero: punto di vista coincide con quello dei personaggi, già presente ne «I

Malavoglia», che qui diventa azione, conflitto tra le voci dei personaggi, esplosione di mutui,

aggressivi sarcasmi;

• « La Roba »: figura quasi mitica di un uomo, Mazzarò, che si è fatto da sé, che dal nulla ha costruito

un’immensa ricchezza agricola, vivendo solo in funzione della sua «roba» e che, di fronte alla morte,

vorrebbe portarla via con sé;

• Il mondo popolare milanese – «Per le vie»: 12 novelle, momenti e frammenti di vita del mondo

popolare milanese; curiosità per i poveri della città, in cui si svolgeva la sua esistenza quotidiana; la

vita milanese, fitta di figure grigie e anonime, di persone chiuse nella loro solitudine, estranee alla

frenesia della città, suscita suggestioni più vaghe e malinconiche nel narratore;

• «Il marito di Elena»: romanzo, opposizione tra frivolezza cittadina e solidi valori del mondo

contadino; mondo della Napoli borghese e piccolo-borghese, vicenda di Cesare, un giovane povero

di provincia, di origine contadina, che con grandi sacrifici della famiglia ha compiuto studi di legge

all’università e ha sposato Elena, ragazza di città, di famiglia impiegatizia, piena di velleità ed

aspirazioni romantiche e mondane; assoluta estraneità dei due protagonisti.

“Mastro don Gesualdo”.

• Stesura e redazioni: prima fase di stesura 1884, prima redazione pubblicata a puntate sulla «Nuova

Antologia» nel 1888; redazione definitiva apparve a Milano presso editore Treves nel 1889, con

modifiche linguistiche e strutturali;

• La lunga lotta per la roba: romanzo in quattro parti; al centro, la figura del protagonista, un muratore

di una cittadina nei pressi di Catania, diventato, con la sua abilità e il suo lavoro, padrone di una

grande ricchezza economica, che gli consente di trattate da pari a pari con la nobiltà feudale; la

passione di Gesualdo per il lavoro è radicata nel mondo contadino, nei suoi valori e sentimenti

semplici ed elementari, ma l’ambizione e il successo lo portano lontano, lo legano alla corrotta

nobiltà del paese; le vicende prendono avvio nel 1820, quando la brama di ascesa sociale spinge

Gesualdo ad accettare il matrimonio con l’inquieta Bianca Trao, che appartiene a una famiglia di

nobili decaduti ed è compromessa da un rapporto con il cugino;

• Don Gesualdo rifiutato da due società: questo legame con il mondo aristocratico costringe Gesualdo

a rinunciare alla relazione con la fedelissima Diodata e lo mette in contrasto con quasi tutti i membri

della sua famiglia; la sua posizione non è mai veramente accettata dal ceto nobiliare del paese, che

vede in lui un estraneo; nessuna gioia viene a Gesualdo nemmeno dal rapporto con la figlia Isabella;

le ricchezze di Gesualdo vengono dilapidate dal genero, mentre la figlia duchessa si vergogna di lui

e del su

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilithiya di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Rabboni Renzo.
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