Il costituzionalismo
Le carte costituzionali italiane
L'ordinamento italiano conosce due carte costituzionali: la vigente Costituzione italiana, promulgata nel 1948, e lo Statuto albertino, promulgato da Carlo Alberto di Savoia nel 1848. Fu lo statuto adottato dal Regno sardo-piemontese, che con la fondazione del Regno d'Italia nel 1861 divenne la carta fondamentale dell'Italia unita.
Lo statuto albertino e il panorama costituzionalistico
Lo statuto albertino fa parte di un panorama costituzionalistico molto ampio, che comprende la Spagna, la Germania, il Belgio, la Francia e gli Stati Uniti d'America.
I macro modelli del costituzionalismo
Il costituzionalismo conosce due macro modelli:
- La costituzione americana del 1787
- Il costituzionalismo francese, che prende le mosse dalla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino" del 1789
L'esperienza americana
La rivoluzione americana e quella francese vengono spesso considerate due momenti simili, ma in realtà, anche se le due esperienze sono temporalmente vicine, sono allo stesso tempo concettualmente lontane.
L'esperienza americana si unisce all'esperienza inglese che, pur non avendo una costituzione scritta, ne conosce il concetto; ha propri principi costituzionali: non sono messi per iscritto in un testo formale, ma sono profondamente sentiti (Magna Carta del 1215, rivoluzione del '600); sono garanzie che tutelano gli individui dalle istituzioni.
Il Regno Unito conquista e occupa zone dell'America settentrionale. Queste zone non sono considerate colonie, bensì parte del Regno d'Inghilterra a pieno titolo, e di conseguenza vengono amministrate come tali; la corona fa sentire la sua presenza. Intorno al 1760 il Regno Unito inizia a chiedere alle colonie imposte, tasse, il cui ricavato veniva utilizzato in Inghilterra; ciò dà il via alla guerra d'indipendenza, che porta alla promulgazione della costituzione americana e alla fondazione di 13 stati federali.
I giuristi ricostruiscono quest'atteggiamento non come una rivoluzione, ma come una restaurazione. Uno dei nuovi principi costituzionali, infatti, prevede "no taxation without representation" (no tassazione senza rappresentanza); dal punto di vista giuridico rompere con un aspetto base del costituzionalismo inglese rappresenta la rottura tra il potere costituente e quello costituito.
L'Inghilterra è la patria del contrattualismo (Locke): quando le istituzioni non rispettano più un patto, i sudditi sono legittimati a tutelare i propri diritti ricorrendo al diritto di resistenza. La rivoluzione americana non è una rivoluzione, ma una restaurazione giuridica, che vuole ripristinare il diritto, che non viene rispettato dai gestori del potere.
Il preambolo della Costituzione americana
I cittadini americani rideterminano gli assetti costituzionali, dalla rivoluzione recuperano il principio "no taxation without representation" staccandosi dal Regno Unito. L'esperienza americana si insinua nel costituzionalismo inglese, ma conosce una costituzione scritta, passando da una tradizione orale a un testo scritto.
Per capire lo scopo della costituzione bisogna guardare al preambolo: “We the People of the United States, in Order to form a more perfect Union, establish Justice, insure domestic Tranquility, provide for the common Defence, promote the general Welfare, and secure the Blessings of Liberty to ourselves and our Posterity, do ordain and establish this Constitution for the United States of America.”
Il preambolo della Costituzione degli Stati Uniti consiste di una singola frase che introduce il documento e i suoi scopi. Il preambolo in sé non garantisce alcun potere né inibisce alcuna azione. Esso spiega solamente la logica della Costituzione. La premessa è indirizzata direttamente ai cittadini americani, infatti le sue prime tre parole sono "We the people", "Noi il popolo”.
L'esperienza giuridica americana nasce come federazione di 13 stati indipendenti, con lo scopo di stabilire giustizia, garantire la pace e l'ordine pubblico, sia interno che esterno; garantire una difesa comune per promuovere il benessere comune e per assicurare la libertà anche per le generazioni future. La costituzione vuole affermare come un senso di perennità, offrendo all'individuo la possibilità di promuovere se stesso; la società divisa per ceti viene soppiantata dall'individualismo.
Aspetti fondamentali della Costituzione americana
- La costituzione americana nasce come federale e mira alla partecipazione dei cittadini.
- Bilanciamento dei poteri: non c'è una totale separazione tra i poteri, i poteri sono bilanciati (diritto di veto). Il Congresso americano è un Parlamento bicamerale, composto dal Senato e dalla Camera dei rappresentanti. I senatori e i deputati vengono eletti in momenti differenti per mantenere una continuità e un costante rapporto con i cittadini.
- Corte suprema (oltre alle corti inferiori): è espressamente prevista dall'art. 3 e esercita il potere giudiziario attraverso lo stretto diritto e l'equità. La Corte suprema viene istituita nel 1789 ed è composta da nove membri che vengono scelti dal presidente e rimangono in carica a vita. I membri della Corte suprema possono non essere giuristi; la giustizia non è un argomento prettamente giuridico.
- È previsto il processo con giuria in tutti i casi penali. La giuria è introdotta dal principio dell'equità: ciascuno deve essere giudicato dai suoi pari; dai cittadini.
Nel 1803 vi era una famosa sentenza del caso Marbury v. Madison. Il presidente della Corte, Marshall, pone una domanda retorica: o la carta costituzionale è il testo centrale, per cui nessuna legge ordinaria può contrastarla, oppure ha valore di legge ordinaria e dunque può essere disattesa da quest'ultima; la carta costituzionale deve avere forza maggiore, non è ipotizzabile che qualsiasi legge abbia la forza di mutare la costituzione. Da questo caso in poi vige il principio di rigidità della costituzione. Questo principio non ha un riferimento esplicito nel testo costituzionale, ma nasce dalla prassi, per via giurisprudenziale, da una sentenza.
I cittadini americani hanno la possibilità di ricorrere direttamente per tutelare la costituzione, mentre in Italia il ricorso è indiretto (tramite giudici).
L'esperienza francese
La rivoluzione americana è dunque una restaurazione dei principi giuridici rotti dal Regno Unito, quando non rispettò più le garanzie dei sudditi. L'America ottenne l'indipendenza tramite la federazione di 13 stati.
In Francia vigeva un assolutismo esasperato, la società era strutturata per ceti. Questa situazione combacia con una forte crisi economica e con il pensiero illuminista. Gli Stati Generali, l'organo di rappresentanza di tre ceti sociali (nobiltà, clero e Terzo Stato), non venivano convocati dal 1614. Re Luigi XVI fu costretto a convocarli nel maggio del 1789 per affrontare la crisi finanziaria. Gli Stati Generali mettevano un voto per camera, perciò il più delle volte il Terzo Stato era svantaggiato, perché di solito gli interessi dei nobili e del clero coincidevano.
Nell'ultima riunione degli Stati Generali il Terzo Stato chiese altri membri per la propria camera, l'istituzione del voto per testa e la riunione in un'unica camera. Di questi punti solo uno fu concesso, quello di elevare il numero dei propri membri. In questo modo il sistema rimaneva lo stesso, perché per cambiare era necessario il voto per testa. A quel punto il Terzo Stato si autoproclamò l'unico vero rappresentante della Francia, assumendo il nome di Assemblea Nazionale costituente, e ciò determinò la fine degli Stati Generali.
La dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino
L'Assemblea Nazionale costituente decise di assegnare ad una speciale Commissione di cinque membri eletta il 14 luglio 1789 il compito di stilare una Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino da inserire nella futura costituzione, nell'ottica del passaggio dalla monarchia assoluta dell'Ancien Régime ad una monarchia costituzionale. Basato sul testo proposto dal marchese di La Fayette, il progetto della Dichiarazione venne discusso in Assemblea dal 20 al 26 agosto e, nella redazione definitiva, fu accettato dal re Luigi XVI il 5 ottobre per essere inserito come preambolo nella Carta costituzionale del 1791.
La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino è stata varata il 26 agosto 1789 e si compone di un preambolo e di 17 articoli, che contengono le norme fondamentali che regolano la vita dei cittadini tra di loro e con le istituzioni. Nella Dichiarazione confluirono numerose dottrine filosofiche e sociali del XVIII secolo, quali il giusnaturalismo, l'Illuminismo e la teoria della separazione dei poteri di Montesquieu.
Il preambolo della Dichiarazione si riferisce alla cultura illuministica: i rappresentanti dell'Assemblea temono l'ignoranza e l'oblio del popolo, perciò hanno pensato di codificare il diritto naturale, che è inalienabile e sacro; d'ora in poi si distingue tra diritto naturale e diritto positivo.
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