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Introduzione alla letteratura comparata – Appunti corso A.A.2015/2016

Lezione introduttiva

La comparatistica è nata in Europa nel secondo Ottocento e consiste nella comparazione di testi, anche molto antichi, in lingue diverse. Il processo comparatistico può risultare difficile e complicato perché spesso i testi sono molto diversi tra loro e il loro confronto può risultare rischioso. Quando facciamo letteratura comparata leggiamo testi in traduzione (che è "la lingua tra le lingue"). Il "canone" è il serbatoio da dove prendiamo i testi classici e li traduciamo prima di compararli.

Solo in Italia vi è la distinzione tra "letteratura comparata" e "letterature comparate". Il primo termine fa riferimento all'approccio critico della comparazione; invece il secondo termine evidenzia la pluralità. Questo campo di studi si afferma in Italia nel corso degli anni '80. In Francia, invece, la comparatistica nasce nella metà dell'Ottocento ed era finalizzata a studiare ciò che dell'antico viene ripreso nel moderno (leggere nel presente l'antico); vi è, infatti, un forte legame tra classici latini e opere moderne francesi. Gli scrittori contemporanei scelgono, quindi, di riscrivere i miti classici. La comparatistica nasce, dunque, come conseguenza del confronto tra antico e moderno.

All'interno dei miti troviamo diversi temi. Il tema è un campo di studi. Il motivo è invece un'unità suscettibile di astrazione, in quanto non è legato ad un testo particolare. Il motivo è perciò un'unità minima rispetto al tema ed è invariante (coincide, ad esempio, con un luogo ameno all'interno di un poema epico, oppure riguarda lo specchio, il labirinto, etc.). Ogni autore declina i motivi in maniera diversa. Il tema ed il motivo sono dei concetti operativi.

Nozione di "testo" e di "testo letterario"

La definizione di testo è molto ampia e il concetto di testo letterario sta a fondamento dell'intertestualità. Il settore che si occupa dell'intertestualità è la semiotica. Cesare Segre si è occupato di semiotica e, in particolare, della semiotica letteraria. La semiotica letteraria fa riferimento ai testi letterari in rapporto con la storia e la cultura in cui sono immersi. Essa esamina la dinamica degli elementi che costituiscono il testo letterario dentro il quadro della comunicazione letteraria e nella dialettica tra testo e cultura.

Nella lettura del testo entra in gioco anche la sua ricezione e, quindi, l'evoluzione della cultura nel corso del tempo. Lo scopo della semiotica letteraria è vedere come il testo comunica all'interno di una determinata cultura. Si parte dall'idea che il testo sia di un autore, ma l'attenzione si sposta alla forza comunicativa di tale testo. Il testo, inoltre, parla non solo per il suo contenuto, ma anche per la forma che esprime. La forma del testo, dunque, comunica sempre qualcosa in base alla sua intenzionalità.

La comunicazione letteraria tiene conto di un piano a-sincronico perché la comunicazione è spezzata dalla cronologia ed ha un carattere informativo. Nella comunicazione letteraria, i codici coinvolti sono diversi e non necessariamente condivisi fra emittente e destinatari; questo spiega la necessità di ripetere l'operazione di lettura di un testo letterario per capirlo, verificando ciò che si è compreso attraverso il ricorso ad altre fonti d'informazione (ad esempio, il contesto).

La lettura è dunque un atto critico che si traduce in un confronto tra i codici culturali dell'autore e del lettore. Segre parla di "ermeneutica semiotica", cioè interpretazione testuale e comprensione. Ciò significa intendere come atto molto specifico l'interpretazione di un testo letterario. La lettura ermeneutica riattiva la funzione segnica del testo, cioè la capacità di un testo di comunicare significati.

Quindi il lettore applica e riattualizza i significati di un testo. Se il testo non è contemporaneo a noi, necessita di più letture che possano riattualizzare significati precedenti già entrati nella cultura prima di noi. Un altro aspetto significativo del testo è l'etimologia del termine, il quale deriva da "textus", ossia qualcosa che è "intessuto", nato dall'intreccio di elementi diversi, legati tra loro e avvicinati in maniera coerente.

Il testo letterario è, quindi, coerente ed è una successione fissa di significati grafici che rimandano a significati semantici; per questo è necessario conoscere i significati grafici nonostante questi possano essere guastati nella trasmissione dei testi. Il testo letterario è una particolare forma di comunicazione dove emittente e destinatario sono distanti. L'emittente ingloba nel testo letterario il fatto di appartenere ad un contesto in cui attiva la sua funzione di produttore di un testo.

L'opera letteraria non è tuttavia unicamente riconducibile al contesto di produzione. L'opera, quindi, sarà autonoma dal contesto. Il destinatario non può dare un feedback immediato se ci troviamo di fronte ad una cronologia spezzata (ad esempio con i testi della tradizione, la cui interpretazione è mediata). Lo stesso autore, una volta pubblicato il testo, è esterno al testo stesso, che diviene quindi definitivo, indipendente.

Per Segre i significati diventano attivi attraverso l'attivazione della capacità significativa del testo, che si attiva attraverso la lettura. Il testo letterario è inoltre caratterizzato da una funzione poetica, in quanto la lingua è orientata (R. Jakobson). Il testo letterario ha anche una funzione emotiva, che esprime l'intensità emotiva del mittente verso il destinatario. La coerenza del testo, poi, è data dalla connessione tra argomento, genere, stile e lingua. Compito del critico è individuare le relazioni fra gli elementi che caratterizzano la coerenza del testo letterario.

La coerenza di un testo letterario varia se esso è poetico o narrativo. Il testo poetico ha diversi strati, la cui individuazione è arbitraria. Il fine è quello di cogliere le relazioni fra gli elementi del testo e il modo in cui essi producono significati. Nessuno strato della struttura testuale è portatore di significato perché il significato scaturisce dalla relazione tra i diversi aspetti del testo.

Gli strati principali di un testo poetico sono:

  • Lo strato fonologico, che riguarda i suoni: l'elemento fonico si attualizza in ripetizioni, allitterazioni, nella ricorrenza di suoni evocativi. L'ipogramma è un contenuto semantico che si arriva in una lettura retroattiva, cioè circolare.
  • Lo strato rimico, che riguarda la melodia del testo.
  • Lo strato ritmico.
  • Lo strato sintattico, ossia la disposizione delle parole nel testo.
  • Lo strato semantico (ad esempio, il correlativo oggettivo, cioè parole che evocano emozioni).
  • Lo strato simbolico/allegorico.
  • Lo strato isotopico, cioè la ricorrenza di parole-tema, ad esempio la ricorrenza di unità minime di significazione e di strutture significative tratte dalla tradizione che hanno un uso specifico all'interno della propria cultura ed epoca.

La forma poetica si concretizza in diverse forme. Si tratta sempre di forme canoniche, passate attraverso secoli di pratica e classificate.

Per quanto riguarda il testo narrativo, si può dire che i generi narrativi maggiori sono o in prosa o in versi; in prosa le forme maggiori sono il romanzo e il racconto.

Per riconoscere un testo narrativo e studiarlo ricorriamo ad alcune nozioni fondamentali tratte dalla narratologia, sviluppatasi in Francia negli anni '60.

La prima distinzione da fare in un testo narrativo è quella tra "fabula" (scheletro del testo narrativo) e "intreccio", contrapposizione molto importante. Successivamente ci si interroga sui personaggi del testo. Il narratore è la voce narrante che non è l'autore. La focalizzazione è il punto di vista della narrazione di un testo; i punti di vista possono essere diversi e in contrasto fra loro. Importante è poi la presenza del lettore e, in particolare, la distinzione tra lettore ideale e reale. Il testo incorpora l'idea di un lettore.

Infine aspetti importanti sono il tempo e lo spazio, che insieme formano il "cronotopo". Fabula e intreccio devono essere organizzati sull'asse logico-cronologico. La fabula ha una cronologia lineare. L'autore può interrogare la vicenda attraverso vari espedienti narrativi. Una cronologia lineare è elaborata in ordine di contiguità (ordine sintagmatico). L'ordine paradigmatico è invece dato dai rapporti di analogia o di contrapposizione tra personaggi, temi o situazioni. Sia l'ordine sintagmatico che l'ordine paradigmatico sono elementi dell'intreccio, che rompono la linearità della narrazione (asse cronologico).

Personaggi

Per quanto riguarda i personaggi: abbiamo il protagonista/eroe con cui entrano in contatto una serie di altri personaggi, come ad esempio l'antieroe, che incarna il male. Il personaggio è analizzabile solo in relazione con tutti gli altri personaggi della storia. Il personaggio diventa autonomo quando si cristallizza nella mentalità del lettore attraverso i secoli (i cosiddetti personaggi a tutto tondo). Viceversa ci sono personaggi piatti, stereotipi che servono per fare andare avanti la storia. Il narratore è anche un personaggio. La voce narrante può essere extradiegetica facendo pur parte della storia, coincidendo con un personaggio marginale (come nel caso di Atzo ne Il nome della rosa). La voce narrante può anche coincidere con il protagonista (come nel caso del romanzo autobiografico o autodiegetico).

Ripresa delle nozioni orientative di analisi del testo letterario

  • Focalizzazione: Il narratore inquadra gli eventi narrati secondo una prospettiva che può essere molteplice e mutevole. L'ambiguità è una caratteristica che, attraverso la focalizzazione, può generare nel lettore curiosità e stupore. Il racconto può essere anche non focalizzato, cioè a focalizzazione zero, che avviene quando il narratore coincide con un personaggio. Quando invece narratore e personaggio non coincidono si ha una focalizzazione esterna, per cui il narratore ne sa meno del personaggio. Quando il narratore coincide con il personaggio si ha una focalizzazione interna; quando il narratore ne sa meno del personaggio si ha una focalizzazione esterna; quando il narratore è onnisciente si ha una focalizzazione zero.
  • Tipi di discorso: Esistono tre tipi di discorso:
    • Il discorso diretto (dialogo o monologo).
    • Il discorso indiretto (introdotto dai "verba dicendi").
    • Il discorso indiretto libero (in cui si eliminano i verba dicendi per lasciar cogliere l'espansione del pensiero del personaggio; si può altresì distinguere tra monologo interiore, che è un discorso ordinato interiore, e lo stream of consciousness, ossia un discorso non ordinato artificiale, caotico e apparentemente automatico).
  • Autore e lettore: Possiamo distinguere tra autore/scrittore e lettore. Il termine autore deriva da "auctoritas" ed indica uno scrittore le cui opere costituiscono un canone dentro la tradizione. L'autore è quindi lo scrittore considerato in rapporto con l'opera e si identifica con la strategia compositiva di quel testo specifico. L'autore è tale perché ha messo in opera delle strategie narrative compositive. Può essere esemplare in un genere e non in un altro. Lo scrittore è autore perché quando scrive non solo ha in mente un lettore immaginario implicito, ma anche perché proietta nel testo il tipo di autore che vuole rappresentare.
  • Lettore: Il lettore, invece, può essere concreto oppure implicito e ideale (immaginato dallo scrittore nella sua opera). Dunque nel lettore ideale c'è anche un po' dell'autore. Con il tempo varia il tipo di lettura e il tipo di lettori e, variando il tipo di lettura e lettore nel corso del tempo, varia anche il concetto di lettura, che per Segre è un atto di attualizzazione del testo (Eco parla a tal proposito di "cooperazione interpretativa").
  • Atto di attualizzazione: Segre parla di "atto di attualizzazione del testo", che avviene quando il lettore attualizza e legittima il testo, e di "atto di cooperazione interpretativa", che avviene quando il lettore coopera con il testo e collabora con l'autore per comprendere meglio il testo. Il testo letterario è un'opera aperta, polisemica, ha cioè più significati attivati dai diversi tipi di lettura che si possono fare. È un'opera aperta allo sforzo di lettura che ne decifra la polisemia. Opera aperta, però, non vuol dire non conclusa. Lo sforzo di lettura non deve portare a creare una modificazione a danno di un'altra. Resta, in ogni caso, l'ambiguità perché la lettura non è mai definitiva. Importante idea, che è un tipo di idea di realtà, è quella elaborata da Bachtin, ossia il "cronotopo".

Cronotopo

Il cronotopo è l'incrocio tra tempo e spazio. La costruzione di un testo letterario si basa sulla convergenza tra dimensione temporale e spaziale. Bachtin sostiene che tempo e spazio convergono per costituire gli assi basilari di una narrazione. A seconda del tipo di convergenza avremo un certo tipo di realtà messa in scena rispetto ad un altro. Il cronotopo serve all'autore per dare una certa idea di realtà.

Bachtin, inoltre, individua due tipi di narrazioni a partire dal cronotopo utilizzato:

  • Romanzo d'avventura (che si basa sull'avventura, prediligendo spazi estesi e non identificabili con spazi reali; ha un tempo astratto e in esso non conta molto la cronologia; è una storia regolata dal caso in cui è decisiva la presenza del "meraviglioso").
  • Romanzo di costume (in cui spazi e tempi sono concreti; si svolge in interni in un'epoca specifica e all'interno di una classe sociale determinata).

Dunque sul tempo e lo spazio si fonda la costruzione di una narrazione. Sempre Bachtin ha elaborato il concetto di "ideologema", il quale è l'indizio della presenza nel testo letterario della posizione ideologica dell'autore. Più l'ideologema è polisemico, più il testo conterrà tracce di posizioni ideologiche dell'autore. Per questo il testo letterario è "pluridiscorsivo".

Miti e temi

I miti e i temi non sono degli argomenti, ma sono modalità attraverso cui l'autore reinterpreta o reinventa materiali già canonici. Sollors nel '94 pubblica un testo importante che rinnova lo studio dei temi e dei miti. Sollors ha studiato il tema come una forma e non come contenuto materiale. Egli nobilita lo studio tematico perché lo fa rientrare nell'ambito dello studio formale di un testo letterario. Egli pone una differenza fondamentale tra tema/mito e soggetto del testo (cioè l'argomento). Lo scrittore focalizza il soggetto secondo una prospettiva tematica che gli interessa. Il tema è quindi una prospettiva da cui leggiamo il testo ed è qualcosa di mobile rispetto all'argomento. Tutto ciò che non fa parte dell'argomento si trova nel tema.

Il tema ha un corrispettivo concreto. Dentro il tema ci sono i motivi, ossia le unità base che costituiscono il tema. Tanto il tema è mobile, tanto il motivo è fisso. I motivi quindi sono legati ai temi in base al tipo di storia. I motivi sono unità di contenuto che tendono a standardizzarsi, per questo sono antichissimi.

Sulla scia di Sollors, la critica tematica ha studiato l'evoluzione dei temi in tempi e culture diverse. Per farlo bisogna innanzitutto individuare un campo tematico (ossia il tema principale), che può avere al suo interno miti, motivi ed altri temi minori. Il secondo passo è la valorizzazione del tema specifico, per cui il tema viene legato ad un contesto storico a un'idea di arte e letteratura specifica (ad esempio, l'immagine del dandy nell'Inghilterra primonovecentesca). Ciò fa sì che noi possiamo distinguere un tema da un altro. Il tema spesso attraversa generi e arti diversi perché non è legato ad un genere specifico, oppure nasce all'interno di un genere per poi distaccarsi da esso. Ci sono poi dei temi che per tradizione prediligono alcuni generi.

Il mito ha degli elementi imprescindibili che non possono essere modificati nelle varie riscritture. Ad esempio, il mito è vincolato al nome di un personaggio e allo scrittore che lo ha reso codificabile attraverso la scrittura di un testo. Il mito ha quindi delle costanti che ricalcano la storia del personaggio del mito originale. La sfida è capire come queste costanti si comportano all'interno del testo. Importante è anche lo scenario, che è una variante. Infatti ci sono varianti e invarianti nel mito. Il mito letterario non ha niente a che fare con i miti antropologici e culturali, perché questi ultimi non sono identificabili e sono collettivi, e non hanno un singolo autore.

Concetti di intertestualità

  • Il concetto di "intertestualità" in Kristeva
  • Il concetto di "polifonia" in Bachtin
  • Il concetto di "ipogramma" in De Saussure
  • Il concetto di "lettura intertestuale" in Riffaterre
  • Il concetto di "palinsesto" in Genette

La tematologia è un discorso critico che si occupa dello studio del tema letterario. Nello studio dei miti, l'intertestualità è uno strumento d'obbligo e utilissimo. L'intertestualità ha origine novecentesca e si focalizza su un fenomeno letterario anche molto antico. I teorici della letteratura hanno elaborato teoricamente le funzioni...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giovyviv94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla letteratura comparata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Sinopoli Franca.
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