Daniele di Daniele
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gli eventi della Rivoluzione americana

La Rivoluzione americana, nota anche come Guerra d'indipendenza americana, fu quel conflitto che condusse allo scontro tra le tredici colonie nordamericane e il regno britannico nel periodo di tempo compreso tra il 1775 e il 1783. Con questa guerra, le tredici colonie avevano l'intenzione di rendersi indipendenti dalla madrepatria britannica. Nell'anno 1778 la guerra, scoppiata come rivendicazione di tipo locale da parte delle colonie, si trasformò in una guerra globale che coinvolse anche i principali Paesi europei per il controllo dei territori coloniali conquistati oltremare.
Francia, Spagna e Province Unite si posero dalla parte delle colonie americane; in particolare la Francia volle sfidare la madrepatria britannica in seguito agli eventi che la coinvolsero nel corso della celebre guerra dei sette anni. La guerra d'indipendenza americana durò tantissimo e si concluse con la vittoria delle colonie americane a discapito della Gran Bretagna.

Indice

Rivoluzione americana - Versione alternativa 1
Rivoluzione americana, riassunto - Versione alternativa 2
Rivoluzione americana, sintesi - Versione alternativa 3
Rivoluzione americana, eventi - Versione alternativa 4
Rivoluzione americana, descrizione - Versione alternativa 5
Rivoluzione americana, spiegazione - Versione alternativa 6
Rivoluzione americana, date - Versione alternativa 7
Rivoluzione americana, analisi eventi - Versione alternativa 8
Storia della Rivoluzione americana - Versione alternativa 9
Rivoluzione americana, commento - Versione alternativa 10

Rivoluzione americana


Ecco i principali eventi che portarono allo scoppio della Rivoluzione americana. Verso la seconda metà del XVIII sec.
l’Inghilterra possedeva 13 colonie nell’America del Nord, conquistate pacificamente senza l'utilizzo delle armi, siccome erano disabitate.

L'Inghilterra che ormai era diventata molto potente, non si accontentò di tutte quelle terre che possedeva già e perciò si spinse verso l'America dell'Ovest, verso l'Oceano Pacifico, ma la conquista non fu altrettanto pacifica per la presenza dei indiani Pellerossa, cosi scoppiò una guerra che fu vinta naturalmente dagli Inglesi, che possedevano le armi da fuoco. Essi costrinsero i rivali ad abbandonare le loro terre.

L'Inghilterra dava importanza a tutte le libertà alle 13 colonie, tranne alla libertà di commercio, infatti essi imposero loro di commerciare solo con la madrepatria. Esse infatti rifornivano la madrepatria di merci preziosi a bassissimo costo, come il cacao, il caffè, lo zucchero, il cotone, l’oro, il tè. Queste colonie erano principalmente abitate da puritani, ma anche da figli cadetti delle nobili famiglie inglesi, da appartenenti alle molte sette nate dai puritani, o ancora dei disperati che accettavano il contratto di “schiavitù temporanea”. Erano diversificate tra:

Colonie del Nord
Colonie del Centro
Colonie del Sud

Le colonie del Nord erano popolate dai puritani inglesi che avevano sviluppato un’agricoltura basata sulla piccola proprietà, ma vivevano anche di pesca, costruzioni navali e commerci marittimi.

Le colonie del Centro erano abitate da una popolazione mista: Inglesi, Olandesi, Danesi, Svedesi, Francesi e Svizzeri.

Le colonie del Sud basavano la propria economia sui latifondi.

Queste colonie erano unite dalla politica britannica, dalla fede cristiana e dalla lingua inglese, ma anche il malcontento nei confronti della loro appartenenza a Londra: infatti non potevano costruire prodotti lavorati, dovevano cedere le navi dei loro cantieri agli Inglesi e non potevano battere moneta: dovevano per forza utilizzare la sterlina inglese.

Ma, in compenso, non pagavano alcuna tassa all’Inghilterra, privilegio che decadde nel 1764, quando la madrepatria si trovò in crisi finanziaria dopo avere affrontato (e vinto) la Guerra dei Sette Anni. Impose quindi una pesante tassa sul tè e una marca da bollo ( Stamp Act) da applicare sui giornali, i documenti pubblici e le transazioni commerciali.

In base al “Bill of rights”, questa tassazione era illegale, quindi i coloni si ribellarono sostenendo: “Non paga le tasse chi non ha rappresentanti in Parlamento”. Nel 1773 un gruppo di Bostoniani travestiti da Indiani, come provocazione, gettò in mare un intero carico di tè inglese, che andò quindi perduto. Questo episodio (Boston Tea Party) fu la goccia che fece traboccare il vaso: il re d’Inghilterra, profondamente irritato, inviò le sue truppe in America nel 1775.
Scoppiò così la Rivoluzione Americana, che durò dal 1775 al 1783. Il 4 luglio del 1776 i rappresentanti delle tredici colonie si riunirono a Filadelfia, dove venne proclamata l’indipendenza americana degli Stati Uniti d'America. Nel 1787 le ormai ex colonie adottarono una Costituzione che rese gli Stati Uniti d’America una repubblica federale, e applicò la divisione dei poteri.

Rivoluzione americana, riassunto


Nel Nordamerica l’Inghilterra era padrona assoluta dopo la Guerra dei sette anni perché possedeva il Canada e alcuni territori della costa atlantica suddivisi in tredici colonie.
Questi territori erano stati conquistati da alcuni avventurieri sotto l’ordine del sovrano inglese ed erano state poi affidate a nobili con il compito di creare delle piantagioni di prodotti locali. Le colonie del sud erano caratterizzate dalle grandi piantagioni dei latifondisti. Nelle colonie del nord, chiamate New England, si trovava una colonizzazione dovuta alla fuga delle minoranze religiose dalle persecuzioni. La società delle colonie del nord era organizzata differentemente da quella degli stati meridionali, perché vigeva la solidarietà, la condivisione e l’autogoverno. Le colonie centrali, invece, presentavano caratteri intermedi tra gli stati meridionali e quelli settentrionali. L’Inghilterra si era sempre disinteressata dei coloni perché le colonie del sud erano gestite da dei nobili latifondisti, mentre le colonie del nord erano formate dagli “scarti” della società anglosassone. Alla fine del Settecento la popolazione delle colonie americane era notevolmente cresciuta e aveva delle attività economiche redditizie. Così l’Inghilterra iniziò ad interessarsi ai coloni perché, pagando le tasse, avrebbero garantito alle finanze inglesi un’entrata non da poco. In quel periodo i coloni decisero di spingersi più a ovest per occupare nuovi territori e fu così che invasero le terre dei pellerossa. Il governo inglese dovette quindi inviare in America delle truppe per difendere i coloni e pose loro il divieto di sorpassare prima i monti Allegheni poi gli Appalachi, per non avere problemi con i pellerossa. La Guerra dei sette anni aveva creato un notevole debito nelle casse inglesi e perciò il governo britannico decise di estendere le tasse alle popolazioni delle colonie, poiché alla fine la Guerra dei sette anni aveva giovato a loro. I coloni si infuriarono per questo provvedimento per due ragioni principali.
Innanzitutto, l’Inghilterra andava contro le sue stesse consuetudini, conquistate con anni di guerra civile, perché si imponevano delle tasse senza chiedere il parere della popolazione. In secondo luogo, per tanti anni l’Inghilterra non si era minimamente interessata alle sorti dei coloni ed ora che si erano arricchiti pretendeva di imporre su di loro delle tasse. Nel 1764 il governo inglese introdusse il Revenue Act, che consisteva nel divieto per le colonie americane di trafficare con altri paesi all’infuori dell’Inghilterra. Con questa legge le colonie erano molto svantaggiate perché i prodotti delle ben più vicine colonie spagnole erano più economici e più facilmente reperibili. Fu promulgato anche lo Sugar Act, che imponeva ai coloni di comprare solamente lo zucchero inglese, sul quale era stata posta una nuova tassa. Nel 1765 venne introdotto lo Stamp Act, che consisteva nell’imposta di bollo da pagare per i vari atti pubblici. Lo Stamp Act risultava particolarmente odioso ai coloni e iniziò a diffondersi il malcontento. Si formarono molte associazioni spontanee che contestavano questi provvedimenti del governo inglese, la più famosa delle quali era la cosiddetta Sons of liberty. L’Inghilterra inviò numerosi funzionari nelle colonie per controllare che le leggi venissero rispettate e le tasse pagate. Le numerose manifestazioni di protesta da parte dei coloni erano completamente ignorate dall’Inghilterra. Nel 1766 venne tolto lo Stamp Act, ma il malcontento generale non calò e iniziarono a sorgere casi di violenza. Il governo inglese rafforzò il potere dei giudici inviati dalla madrepatria e diminuì quello dei giudici locali. Il primo atto violento di ribellione avvenne nel 1773 in seguito al Tea Act, che stabiliva che i coloni potevano comprare solamente tè inglese. Questo atto mandò in rovina molti mercanti americani del tè. In questo contesto avvenne la prima violenta manifestazione dei coloni americani, nota come Boston Tea Party. Un gruppo di Sons of liberty si travestì da indiani, entrò di notte nelle navi inglesi ancorate al porto di Boston, gettarono quintali di tè in mare e incendiarono le imbarcazioni. Si moltiplicarono le violenze contro i funzionari inglesi. L’Inghilterra rispose con la repressione: rifiutò tutte le richieste di maggiori libertà da parte delle associazioni dei coloni, rafforzò il potere dei giudici inviati dalla madrepatria, inviò ulteriori funzionari, impose maggiori tasse e ridusse le libertà dei coloni. Alcuni dei protagonisti del movimento d’indipendenza americana furono Thomas Jefferson, Benjamin Franklin e George Washington. Ad influenzare i coloni contribuirono una serie di elementi:
- la mentalità della frontiera, cioè il fatto che i coloni si sono creati da soli e si sono sempre autogovernati;
- gli ideali Whig (liberali) di molte persone che erano fuggite dall’Inghilterra perché perseguitate per le loro idee;
- gli ideali illuministi di uguaglianza e libertà.
Nel 1774 venne istituito a Filadelfia un Congresso tra i rappresentanti inglesi e quelli delle tredici colonie per trovare un accordo comune. Gli intenti iniziali dei coloni americani erano di rimanere fedeli all’Inghilterra. Nel Congresso si chiese di mandare un’altra petizione a Londra. Però nel 1775, di fronte al nuovo rifiuto inglese, venne convocato un secondo Congresso. Avvenne uno scontro aperto tra le milizie dei coloni e i soldati inglesi. Le milizie inglesi furono messe in fuga dopo una sparatoria. Gli inglesi reagirono duramente e così nel Congresso emerse fortemente il desiderio di rottura con la madrepatria. Il 4 luglio 1776 così venne stilata la Dichiarazione d’indipendenza. In questo documento i coloni espressero che a malincuore dovevano dichiarare l’indipendenza poiché l’Inghilterra non tutelava i diritti inviolabili di ogni uomo. La Dichiarazione d’indipendenza era il primo documento ufficiale in cui erano esposti i diritti inalienabili di tutte le persone che lo stato aveva il dovere di proteggere. La dichiarazione scatenò la guerra e le colonie raccolsero un esercito comune al capo del quale fu posto un ricco latifondista della Virginia, George Washington, che aveva già combattuto contro i francesi nella Guerra dei sette anni. All’inizio della guerra i mercenari inglesi avevano sempre la meglio sulle truppe coloniali. Il problema degli inglesi era rappresentato dall’estrema estensione dei territori che erano difficili da controllare. I coloni capirono che bisognava dare tempo al nuovo esercito federale di organizzarsi e che fosse necessario evitare le battaglie a campo aperto in cui gli inglesi erano imbattibili. I coloni ricorsero ad agguati e a tutta una serie di azioni di guerriglia che erano più congeniali alle abilità dei coloni. Nel frattempo Washington addestrò ed estese l’esercito. Nel 1777 avvenne la prima vittoria delle truppe coloniali a Saratoga. Nel 1778 francesi, spagnoli e olandesi si schierarono a fianco dei coloni per indebolire il nemico inglese. I francesi furono convinti a partecipare alla guerra dalle parole dell’ambasciatore dei coloni, che era Benjamin Franklin. Con l’ingresso in guerra di altre superpotenze europee, la preoccupazione principale dell’Inghilterra divenne la difesa delle altre colonie come l’India. Nel 1781 avvenne la battaglia decisiva a Yorktown, in cui l’esercito inglese venne sconfitto. La guerra si trascinò per altri due anni e al 1783 si arrivò alla pace di Parigi che sancì l’indipendenza delle tredici colonie americane. Il Canada rimase sotto il controllo anglosassone e vi rimase anche dopo una serie di tentativi di conquista da parte dell’esercito coloniale che non ebbero il risultato sperato.

Rivoluzione americana, sintesi


La politica assolutistica portò ad un generale stato di malcontento che attraversò gran parte dell'Europa ma la prima importante sollevazione contro l'assolutismo non si ebbe qui. I primi a rivoltarsi furono i coloni americani soggetti all'autorità della monarchia parlamentare inglese.
A metà del '700, le colonie inglesi nella costa atlantica dell'America settentrionale si estendevano lungo la costa per circa 2000 chilometri. I francesi, sebbene presenti in un territorio più esteso, erano in numero nettamente minore (ottantamila contro un milione e mezzo di abitanti delle colonie inglesi). Nonostante l'inferiorità numerica potevano godere di capacità militari superiori, grazie soprattutto all'alleanza con le tribù indiane. Nel 1754, durante gli scontri tra coloni inglesi e francesi sul corso del fiume Ohio per il possesso dei territori, le truppe dell'esercito inglese dovettero intervenire per fronteggiare i francesi in quanto nettamente più forti. Gli scontri tra coloni si trasformarono così in una vera e propria guerra tra Inghilterra e Francia (Guerra dei sette anni) durante la quale la Francia perse dapprima il Québec (1759) e poi Montréal (1760). Con la pace del 1763 la Francia cedette il Canada all'Inghilterra e i confini delle colonie inglesi si estesero oltre la riva sinistra del Mississipi.
Il principio che reggeva i rapporti commerciali delle colonie con la madrepatria era che lo sviluppo economico delle prime doveva sottostare agli interessi della seconda, così, i coloni erano costretti a vendere i loro prodotti solo all'Inghilterra e ad acquistare le merci di cui avessero bisogno solo da essa. Una simile situazione era accettabile solo finché le colonie erano deboli e bisognose della difesa militare della madrepatria per fronteggiare i francesi. Lo sviluppo demografico ed economico delle colonie e la fine degli scontri con i francesi, aveva finito per produrre una società nuova i cui legami con la madrepatria andavano lentamente attenuandosi. La lontananza infatti contribuiva al fatto che le colonie potessero godere di un ampio autogoverno e, dal punto di vista commerciale, l'Inghilterra non era in grado di impedire che i coloni sfuggissero alle leggi esercitando in misura più o meno ampia il contrabbando.
Per fronteggiare questa perdita di potere ed autorità, nel 1764, re Giorgio III e il parlamento di Londra decisero di stabilire una piena sovranità anche sulle colonie, attuarono così una politica commerciale più restrittiva e, per far fronte alle spese militari,decisero che le colonie non fossero più esenti dal pagamento delle tasse in vigore nello stato inglese.
Le colonie dapprima rifiutarono di pagare le tasse poi rivendicarono il loro diritto ad essere rappresentati in parlamento come tutti gli altri cittadini inglesi. Di fronte al rifiuto da parte del governo inglese e in risposta alla politica commerciale sempre più repressiva nel 1773, un gruppo di bostoniani radicali rovesciò in mare l'intero carico di casse contenenti tè di un nave della Compagnia delle Indie Orientali attraccata al porto di Boston (la cosiddetta "Battaglia del tè" o "Boston tea party"). Il governo di Londra colpì il Massachusetts con dei provvedimenti punitivi ma ottenne solo l'effetto di spingere anche le altre colonie al boicottaggio delle merci inglesi. Per fermare queste rivolte il governo inglese inviò nel 1774 delle truppe in America. A ciò i rappresentanti delle colonie riuniti a Filadelfia, risposero creando un esercito comandato da George Washington. Gli americani, ai quali si erano alleate Francia e Spagna, desiderose di ottenere una rivincita sull'Inghilterra, vinsero dapprima a Lexington ed in seguito a Concord, Yorktown e Saratoga.
Nel frattempo, il4 luglio 1776, i rappresentanti delle colonie si riunirono di nuovo a Filadelfia e stesero la Dichiarazione d'indipendenza che proclamava la nascita degli Stati Uniti d'America.
La guerra si concluse solo nel 1781 con la sconfitta definitiva delle truppe inglesi ma i negoziati di pace si protrassero fino al 3 Settembre 1783 quando, con il Trattato di Parigi, l'Inghilterra riconobbe l'indipendenza delle sue ex colonie e i confini di queste ultime vennero stabiliti: a ovest con il Mississipi, a nord con il Canada e a sud con la Florida.
Nel 1887, per rinforzare l'autorità del potere centrale, venne approvata una seconda costituzione (rimasta in vigore fino ad oggi) che segnò il passaggio da una confederazione a uno stato federale con poteri centrali più estesi e ben distinti da quelli conservati dai singoli stati. George Washington fu eletto nel febbraio 1789 primo presidente degli Stati Uniti. Allo stato federale era riservato il controllo della politica estera, del commercio estero e del circolazione monetaria, i singoli stati continuavano dunque a godere di una certa autonomia in molte materie legislative. Al presidente era affiancato il Congresso, composto da una Camera di rappresentanti dello stato federale e da un Senato che rappresentava i singoli stati, al quale era riservato il potere legislativo; entrambi derivavano dall'elezione popolare e la loro durata in carica era rigidamente stabilita (il presidente era eletto ogni quattro anni, la camera ogni due e ogni due anni si rinnovava per un terzo il senato).
Nonostante l'unione politica, tra le tredici colonie rimasero gravi motivi di contrapposizione in particolar modo negli interessi economici. I cinque stati del Sud fondavano la propria economia sull'esportazione dei prodotti delle piantagioni di tabacco e cotone ed era quindi necessaria la manodopera di schiavi neri, le colonie del Centro e del Nord erano invece interessate allo sviluppo industriale e ammettevano solo il lavoro libero. Queste divergenze avrebbero poi portato alla guerra di secessione.

Rivoluzione americana, eventi


- Le colonie americane nella seconda metà del Settecento
Nel Nordamerica l’impero coloniale inglese continuava a ingrandirsi dal 1500 (scoperta dell’America). L’Inghilterra ha il Canada e la Florida.
Nel Settecento i coloni che vivono in queste zone sono inglesi (la maggior parte), ma anche francesi, scozzesi, olandesi e tedeschi. Il 20 % della popolazione (centinaia di migliaia) sono gli schiavi neri e i nativi americani.
I coloni tendevano a espandersi verso ovest.
Le colonie del Sud sono di più antica fondazione (Virginia, Georgia...): la fede è anglicana e sono strettamente legate alla madrepatria. Vi è una fiorente agricoltura di piantagione e si produceva soprattutto tabacco, riso e indaco (dalle foglie di questa pianta si ricava una sostanza blu-violacea usata per colorare i tessuti); infatti, il cotone verrà solo più tardi. Il sistema di piantagione ha bisogno di molta manodopera, che sono gli schiavi africani, concentrati appunto proprio nelle colonie del Sud. Vi era una piccola proprietà che produceva i beni per il mercato nel luogo.
Le colonie del Nord (Massachusetts, Connecticut...): la fede è puritana (vi è molta operosità - predestinazione, operosità che porta alla grazia divina - e non vi è sfarzo, ma sobrietà di costumi). Si sviluppa commercio, pesca e l’industria cantieristica, ma anche qui l’attività principale è l’agricoltura, ma destinata al consumo locale perché non vi erano grandi proprietà terriere. In una delle quattro colonie del Nord (New England) il puritanesimo si era spento lasciando spazio a una società più aperta e libera.
Le colonie del Centro erano più nuove delle altre (New York, Pennsylvania...) e la popolazione era di olandesi e svedesi, e poi di irlandesi, scozzesi e tedeschi. Vi è un vero crogiolo di culture, quindi vi è tolleranza religiosa e pluralismo (filantropismo). Le terre bagnate dall’Hudson sono rigogliose e produttive: il Centro diventa il granaio d’America. Ma non solo l’agricoltura era molto sviluppata: anche il commercio, per la presenza dei porti e delle città più importanti dell’America.
•• La struttura sociale delle colonie riprendeva quella della madrepatria, ma con delle differenze: - non esisteva nobiltà terriera (vi erano comunque privilegiati, ma la società era più omogenea e fluida); - la mobilità sociale era molto elevata: infatti anche i contadini possedevano la terra che coltivavano e questa terra non era uno status symbol ma una “semplice” fonte di reddito, quindi venivano abbondate le terre quando si trovava qualcosa di migliore. In sintesi: la società dei coloni era continuamente in evoluzione.
•• La giurisdizione era simile a quella della madrepatria: vi sono diritti e principi inalienabili. Questi principi valgono solo per i banchi e non per gli schiavi africani, considerati “non-persone” senza diritti, trattati come merci e sottoposti a violenze brutali, addirittura previste negli “slave codes”, i codici degli schiavi.
Le donne erano trattate sia nelle colonie sia in Inghilterra allo stesso modo: senza diritto di voto, di istruzione (non potevano frequentare le scuole superiori), ma avevano lo stesso diritto degli uomini per il divorzio.
•• Tra le colonie vi erano spesso rapporti di conflitto, per via delle rivalità economiche e di confini. Tutte le colonie erano isolate, essendo assenti le vie di comunicazioni. Ma la madrepatria non voleva che le colonie collaborassero tra loro (divide et impera) e siccome dovevano solo servire la madrepatria, era meglio se fossero rimaste divise.
•• Tutte le colonie dal Settecento venivano controllate dalla Corona britannica. Ogni colonie aveva un consiglio, un governatore (potere esecutivo) nominato dal re e un’assemblea legislativa eletta dal popolo (con differenza da colonia a colonia: nel Nord solo i maschi), nel Sud solo ai proprietari terrieri).
Ma i coloni erano fieri di appartenere alla madrepatria, per le tradizioni civili e per la forma esemplare di governo (monarchia parlamentare).
•• Le tredici colonie dovevano commerciare (vendere e acquistare) esclusivamente solo con la madrepatria (monopolio che ricorda il mercantilismo).
•• Ma questa situazione viene aggirata con il contrabbando (commercio di merci vietato per legge) delle merci monopolizzate. I coloni con il contrabbando (nel commercio triangolare) ricavano enormi profitti. In più le colonie nel Settecento erano molto produttive, e producevano quasi più metalli (ferro e ghisa) della madrepatria e l’industria cantieristica creava le flotte navali dell’Inghilterra.
Nelle colonie del Nord vi è una classe borghese autonoma che è stanca dei limiti imposti dalla madrepatria. E anche al Sud i grandi proprietari terrieri erano un’élite autonoma.

- I contrasti con la madrepatria
La guerra dei Sette anni termina con la pace di Parigi e segna la vittoria dell’Inghilterra sulla Francia, che è costretta ad andarsene dai possedimenti americani. Da questa liberazione, i coloni inglesi potevano espandersi verso ovest, ma la madrepatria non voleva un’espansione aggressiva con i nativi e non poteva poi permettersi di mantenere controlli su un così vasto territorio. Infatti, con il Royal Proclamation (1763), il governo di Londra impedisce di colonizzare quei territori lasciandoli agli indiani. Cominciano i conflitti tra coloni e madrepatria.
•• Dopo la guerra dei Sette anni, l’Inghilterra era debole soprattutto economicamente (il debito pubblico è raddoppiato) e secondo questa erano i coloni che si erano arricchiti da tutto questo, quindi era giusto che “pagassero” non solo con le tasse, ma anche con il monopolio. Dunque dalla seconda metà del Settecento vi è più controllo doganale (il contrabbando è a rischio) e più autorità britannica, grazie a provvedimenti come il Revenue Act (per eliminare il contrabbando e si aumentano i dazi per l’importazione che non sia con la madrepatria e questo porta allo Sugar act, perché si importava lo zucchero dalle colonie francesi e spagnole) e lo Stamp Act (e cioè l’uso di un bollo per qualsiasi documento o transazione commerciale da pagare in sterline. Era una tassa fastidiosa che colpiva tutti).
•• Le colonie reagiscono sostenendo che, non essendoci rappresentati dei coloni in Parlamento, questo non aveva il diritto di imporre tasse alle colonie (no taxation without representation, niente tasse senza rappresentanza). I coloni si sentivano prima britannici che americani e volevano gli stessi diritti e privilegi degli abitanti della Gran Bretagna. Ma la madrepatria diceva che il diritto di imporre tasse non aveva a che fare con la rappresentanza e che il Parlamento di Londra era “virtualmente” il parlamento di tutti i sudditi.
•• Ai coloni questo non sta bene e tutte le classi sociali si uniscono creando un senso “nazionale”. Si fanno manifestazioni pubbliche contro lo Stamp Act e nascono delle associazioni di resistenza, come i Figli della libertà. Alla fine il Parlamento revoca lo Stamp Act, ma ribadisce che i coloni sono sempre sudditi e ha quindi il diritto di imporre tasse (Declaratory Act).
•• Dopo anni di pace con piccoli contrasti, nascono gli incidenti: a Boston l’esercito inglese reprimono con le armi da fuoco una rivolta dei coloni contro una tassa sull’importazione del tè (Towsend Act) e vengono uccise cinque persone (si chiama infatti Massacro di Boston). Con il Tea Act il Parlamento dava solo alla Compagnia delle Indie Orientali la possibilità di vendere il tè nelle colonie americane, ma questo fermava i guadagni dei coloni con l’importazione clandestina (contrabbando) di tè dall’Olanda.
La protesta ha fine con il Boston Tea Party, quando sessanta coloni si travestono da indiani per salire sulle navi della Compagnia delle Indie e butta al mare un intero carico di tè. Con questo, comincia la rivoluzione americana.
•• La madrepatria reagisce molto duramente con una serie di leggi che gli americani (coloni) chiamano Intolerables Acts: il porto di Boston viene chiuso e si riuniscono gli oppositori per portarli in Inghilterra per sottoporli a giudizio. In più, i territori dell’ovest vengono dati al Canada (Quebec Act, che inasprisce ancora di più gli americani).
•• Le rivalità tra le colonie vengono accantonate e si uniscono tutte contro la madrepatria nel Primo congresso continentali a Filadelfia (nasce una coscienza politica unitaria). In questo i coloni decidono i boicottare le merci inglesi e per convincere il Parlamento britannico a rimuovere le tasse.
•• A questo punto i coloni si dividono in patrioti (proprietari terrieri o commercianti che sostenevano l’indipendenza contro la madrepatria, e per questa erano i ribelli), pacifisti (come i quaccheri, anglicani protestanti, che non assumevano alcuna posizione e volevano smorzare i conflitti) e lealisti (conservatori come funzionari regi, militari dell’esercito inglese e membri della Chiesa anglicana che difendevano la Corona e si sentivano sudditi leali).
•• La ribellione si accende: i patrioti si organizzano in Comitati per pianificare i boicottaggi, raccogliere armi e munizioni, formare un forte esercito e scrivere liste di patrioti (attivisti) e “non-patrioti” (nemici). Nel 1775 l’esercito inglese si scontra contro quello dei coloni patrioti, e questi vincono sull’inglese.
•• I Comitati (patrioti) riuniscono a Filadelfia il Secondo congresso continentale. Qui decidono di non potersi accontentare più di organizzare proteste, ma di diventare un governo. Infatti si conia una moneta e si gestisce autonomamente il commercio, il sistema postale e l’esercito unificato (Continental Army) comandato da George Washington. Questo esercito si schiera davanti al porto di Boston, difeso dagli inglesi, alzando una nuova bandiera (tredici strisce rosse e bianche a simboleggiare l’unità coloniale e un riquadro della bandiera britannica segnava la fedeltà alla Corona).

- La Dichiarazione d’indipendenza e la nascita degli Stati Uniti
Infatti, il Congresso voleva tutelare i diritti dei coloni senza rompere con la Gran Bretagna. Per via della coscienza politica unitaria, circolano molti libelli politici (piccoli libri repubblicani), e il più importante era il Common Sense (il Senso Comune) scritto da Paine, che sosteneva il bisogno di indipendenza delle colonie dalla madrepatria. Ma quando cominciava a spargersi la voce di un imminente attacco britannico, il Congresso decide di rendere all’unanimità tutte le colonie autonome e sciolte dalla madrepatria e chiede a ognuna di loro una carta costituzionale. Da quel momento le colonie diventano “Stati liberi e indipendenti”.
•• Il Congresso vota all’unanimità la Dichiarazione d’indipendenza (4 luglio 1776) e nel preambolo si leggeva dell’uguaglianza di tutti gli uomini perché Il Creatore li ha dotati di diritti inalienabili come la vita, la libertà e la ricerca della felicità. I governi servono per garantire e tutelare questi diritti e derivano il potere dal contratto tra i cittadini. Quando non vengono tutelati, i cittadini possono distruggere il governo o riformulare il patto. Nella Dichiarazione si studiano le origini, i compiti e i limiti di un governo ed è redatto il diritto delle “colonie unite” di diventare “Stati liberi e indipendenti”. Il 4 luglio è festa dell’indipendenza americana.
•• La Dichiarazione era un riassunto del pensiero dei Lumi. Tra gli autori vi era anche Benjamin Franklin, che ha legami con intellettuali europei. È il lieto fine/inizio: tutti festeggiano l’indipendenza e vengono bruciati i ritratti di Giorgio III e decapitate le statue per rievocare la rivoluzione che aveva decapitato il sovrano Carlo I.
•• Ma l’esercito inglese attacca le città più importanti, come New York e Filadelfia. Infatti l’esercito inglese era molto più forte, grande, armato e preparato di quello americano. Eppure viene sconfitto nella battaglia di Saratoga (1777) dall’esercito americano con a capo Washington e si riconquista Filadelfia, sede del Congresso.
•• Franklin va in Europa per chiedere aiuto alla Francia. Va nei centri di cultura per esporre che gli ideali della rivoluzione americana coincidono con quelli della cultura dei Lumi. Il re di Francia accetta perché vuole anche la rivincita sulla sconfitta alla guerra dei Sette Anni.
•• Alla Francia si unisce anche la Spagna (che voleva riconquistare Gibilterra). Si forma la lega della Neutralità armata (tra Russia, Olanda e altri paesi europei) e la Gran Bretagna è sola contro tutti. Anche se gli inglesi sono isolati, non si riesce a sconfiggerli perché Washington non riesce a tenere compatto l’esercito che si divide di nuovo tra rivoluzionari e lealisti (una sorta di guerra civile).
•• Ma l’esercito inglese viene finalmente sconfitto a Yorktown, in Virginia. Da qui, il Parlamento di Londra si arrende e riconosce una Confederazione di Stati americani indipendenti con il trattato di pace di Versailles (1783).
•• Con questa pace gli americani non fanno più parte della Gran Bretagna. Ma qual era la forma di governo da dare alle colonie? Tutte le tredici colonie hanno già una propria Costituzione (la prima, che faceva da modello alle altre, è quella della Virginia).
Ogni Stato era autonomo e indipendente; la sovranità è popolare e i governanti hanno poteri limitati, tra cui quello di tutelare i diritti fondamentali e inalienabili dell’uomo (vita, libertà e felicità).
•• Nella pratica, ogni Stato ha una diversa forma di governo (tante Costituzioni, tante Americhe). Per esempio nel Massachusetts (colonia del Nord) vi erano più repubblicani conservatori e il diritto di voto era solo per i proprietari benestanti. Mentre negli Stati con repubblicani “radicali”, nel senso di totali, il diritto viene dato a tutti, anche ai neri. (per esempio nella Pennsylvania, colonia del Centro).
•• Si vuole superare questa frammentazione istituzionale e i patrioti credono che serva un unico governo centrale. Il Congresso continentale di Filadelfia crea una Costituzione intitolata “Articoli di Confederazione” (la confederazione è un’alleanza di Stati indipendenti che rappresenta un unico soggetto in politica internazionale) e crea la confederazione degli Stati Uniti d’America. Questi stati però mantengono in ogni caso l’autonomia e la propria Costituzione. L’organo confederale centrale è proprio il Congresso che deve garantire la pace tra gli Stati membri e si interessa di relazioni internazionali. Ma questa autorità centrale non vede tutti favorevole e ci vorranno quattro anni prima di approvarla.

- I princìpi e gli ideali della Costituzione americana
•• Le ex-colonie vengono chiamate Stati Uniti d’America. Per risolvere una pesante crisi politica, economica e sociale, si crea una banca centrale (i singoli stati non possono più battere moneta) e l’economia si sviluppa a livello internazionale.
•• Dopo una serie di rivolte, Washington convoca a Filadelfia una Convenzione dove si lavora a una nuova Costituzione federale che prevede una confederazione (unione politica sovrastatale), che garantisce l’equilibrio tra autorità centrale e singoli stati e la parità tra i singoli stati membri.
•• Nella nuova Costituzione vi è la divisione dei poteri (grazie alle idee di Montesquieu) in: legislativo federale (Congresso, formato da due Camere e il Senato); esecutivo (presidente quadriennale, che gestiva il governo, o gabinetto, e aveva ampi poteri); giudiziario (Corte suprema che comandava su tutti i singoli tribunali federali di ogni Stato). •• Tra federalisti (favorevoli) e anti-federalisti (contrari all’unione, soprattutto patrioti, che vedevano nell’autorità centrale una limitazione dell’autonomia dei singoli Stati) vincono i primi e si forma il primo governo degli Stati Uniti d’America e George Washington è il primo presidente.
•• Anche la nuova Costituzione, come la Dichiarazione, riscuote molto successo in Europa e qui viene tradotta e studiata. La nuova repubblica federale è fondata sulla sovranità popolare (novità rivoluzionaria). Ma nel Sud la schiavitù resta e solo le élite maschili hanno la cittadinanza politica. Nel Nord la schiavitù viene lentamente abolita.

- I primi passi del governo federale
••Anche nello stato federale continuano scontri tra federalisti e anti-federalisti: questi ultimi volevano la tutela di alcuni diritti ai cittadini, non contenuta nella Costituzione. Il Congresso approva e modifica la Costituzione con 10 emendamenti (Bill of rights, Dichiarazione dei diritti) per tutelare le libertà individuali di parola, stampa e religione: vi è divisione tra Stato e Chiesa (Primo emendamento).
•• Hamilton, ministro del Tesoro, cerca di estinguere il debito pubblico accumulato durante la guerra centralizzando quello dei singoli Stati in uno solo, così tutti gli abitanti dovevano estinguerlo versando tributi (tasse). Ha una politica protezionistica (alti dazi d’importazione) e crea una Banca Centrale federale. Questo era favorevole per gli Stati del Nord, ma non per quelli del Sud.
•• Thomas Jefferson, repubblicano, era avversario di Hamilton, federalista, e crea un Partito repubblicano autonomo che favorisce ugualmente il Nord e il Sud.
(I federalisti favorivano il Nord industrializzato con una Banca centrale, con un debito unico centralizzato e con il protezionismo; gli anti-federalisti sono i repubblicani che sono vicini al Sud agrario).

- L’espansione nelle terre dell’Ovest (oltre i monti Appalachi)
•• La lotta per l’indipendenza vede protagonisti anche i nativi americani, i quali preferivano la madrepatria, che garantiva loro la libertà e l’autonomia, ai coloni, aggressivi e assetati di terre. Addirittura si assiste a una spaccatura tra i nativi, perché c’era chi appoggiava la madrepatria, chi i coloni. Si assiste a un’altra sorta di guerra civile.
••Gli ex-coloni (dopo la Rivoluzione) cominciano la conquista verso ovest e il Congresso avrebbe esteso in futuro la Costituzione anche a queste terre tutelando la libertà e vietando la schiavitù.
•• La conquista verso ovest porta allo sterminio degli indiani, perché l’Ordinanza ignorava del tutto i diritti inalienabili dei nativi. Gli unici diritti che avevano erano il non vedersi privati delle proprie terre senza consenso, l’essere trattati con giustizia e umanità e la conquista dei territori solo con legittime guerre autorizzate dal Congresso. Gli indiani si ritrovano senza terra e cacciati con violenza. Le regioni oltre i Monti Appalachi si trasformano in nuovi Stati. Soprattutto nell’Ottocento i nativi vengono sterminati e portati in apposite riserve (trattati come - o peggio degli - animali).

Rivoluzione americana, descrizione


La rivoluzione americana è l’insieme di eventi tra il 1775 e il 1783 e le sue 13 colonie.
Nel XVIII secolo l’Inghilterra si stava rinforzando per la propria posizione dell’economia-mondo.
Essa aveva 13 colonie britanniche situate in America del nord, ed esse rifornivano di merci la madrepatria. All’inizio c’era era solo una colonia formata da 160 uomini e nel corso di un secolo si formarono le altra 12. Maggiori erano i puritani inglesi sfuggiti alle persecuzioni di religione dal re Carlo I di Stuart, altri erano in caccia di fortuna, altri erano disperati perché sopravvivevano grazie ad un contratto.
La popolazione complessiva era di 2 milioni di “bianchi”.
Le colonie erano suddivise in:
1) Colonie del nord, esse erano abitate da puritani inglesi ed avevano sviluppato l’agricoltura.
2) Colonie del centro, esse avevano una popolazione mista (Inglesi,Olandesi,Francesi ecc..) si dedicavano al commercio.
3) Colonie del sud, esse esportavano tabacco,cotone, e prodotti coltivati da schiavi neri. Essi erano cristiani, usavano la lingua inglese, ed rispettavano tutti l’autorità del re d’Inghilterra.

Di fronte a tanti svantaggi godevano un privilegio: non pagavano le tasse.
Nel 1764 il governo di Londra decise di sottoporli a delle pesantissime tasse dirette, cioè su determinati prodotti e degli scambi di merci.
Le imposte riguardavano:
1) il tè, prodotto molto consumato tra gli Americani.
2) Marca da bollo, da applicare su giornali e i contratti di compravendita.

I coloni si appellarono subito che, in base al Bill of Right, le tasse erano illegali se non erano approvate nel parlamento da chi li doveva pagare, e non potevano mandare rappresentanti perché non avevano il diritto. E per diversi anni ci furono incomprensioni e provocazioni.
Nel 1773 un gruppo di bostoniani vestiti da indiani gettarono un carico di tè in mare, questo episodio fu chiamato Boston tea party. Questo evento fece infuriare il re d’Inghilterra mandando delle truppe per dare una punizione ai ribelli. Nel 1775 con l’arrivo dei soldati diede inizio alla Rivoluzione americana che continuo fino al 1783. Le 13 colonie si riunirono a Philadelphia dove il 4 luglio 1776 votarono la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America.
La Dichiarazione è interamente ispirata dai principi dell’illuminismo, e non è basata più su la famiglia reale ma su i principi dell’uomo: uguaglianza, libertà e ricerca della felicità.
Gli americani non erano preparati a maneggiare armi e questo li portò a dei momenti critici di fronte allarmata britannica che era costituita da professionisti. Tuttavia erano comandati da George Washington. Nel 1777 vinsero a Saratoga. Nel 1781 gli Inglesi ebbero una grave sconfitta a Yorktown, e decisero di concludere la guerra che stava costando prezzi altissimi in uomini e denaro. Nel 1783 fu firmata la pace e ci fu la nascita di una nuova nazione : gli Stati Uniti d’America. Finita la guerra, cominciarono le prime incomprensioni. Le ex tredici colonie avevano interessi diversi e dovevano mettersi tutti d’accordo sulla forma del nuovo stato.
Nel 1787 a Philadelphia si misero d’accordo e fecero una Costituzione e fu applicata la divisione dei poteri.
1) Potere legislativo, fu delegato al congresso.
2) Potere giudiziario, fu affidato alla Corte Suprema e ai giudici dei tribunali.
3) Potere esecutivo, fu accentrato nella figura del Presidente.
Il primo presidente degli stati uniti fu George Washington.

Rivoluzione americana, spiegazione


13 colonie nel Nord America:
Nel sud del nord vi erano latifondi (tabacco, indaco, cotone) con schiavi neri, costituenti la manodopera, e da proprietari benestanti con servitù.
nel nord del nord erano presenti delle fabbriche di borghesi.

1775: le colonie inglesi in rapida crescita: per la maggior parte vi erano inglesi.

Le differenze tra le colonie del nord e del sud erano molto forti:
- sud: piantagioni con schiavitù e latifondi;
- nord e centro: sorgono le prime città popolose con piccole industrie e sono centri di commerci con l'Inghilterra.

Coloni e indigeni (indiani/pellirosse): inizialmente si crearono dei rapporti amichevoli, ma col tempo le colonie iniziano ad ingrandirsi e vanno verso Ovest e questo sarà in seguito causa di guerre.
L'aumento della popolazione spingeva i coloni verso Ovest: l'Inghilterra non voleva espandersi, perché temeva gli scontri contro gli indigeni.

La madrepatria imponeva ai coloni (America) di vendere i prodotti esclusivamente all'Inghilterra. Vi erano leggi vantaggiose solo per gli inglesi, come:
- il Sugar Act: dazio su importazione di zucchero;
- Lo Stamp Act: bollo su ogni scritto.
I coloni protestarono vivacemente e si ispiravano a un articolo della Magna Charta: lo riformarono così "no taxation without representacion" poiché non avevano rappresentanti nel Parlamento inglese ed era illegale mettere queste leggi
Intanto gli inglesi continuano ad aumentare le tasse su molti prodotti:
-il Tea che scatenò l'idea del boicottaggio delle imprese.
1770: massacro di Boston
1773: Tea Act il quale obbliga i coloni a comprare il te solo dalla madrepatria e questo scatena nei coloni il senso di ribellione: Boston Tea Party (quando i coloni travestiti gettano in mare il carico di te a Boston).

Si crea adesso un esercito comandato da George Washington: 1776: Dichiarazione d'indipndenza(la prima nella storia). Si affermarono i principi previsti dalla Costituzione americana di libertà, ricerca della felicità, l'idea di Stato come difensore.

I coloni, potendo contare sull'aiuto militare da parte di Francia e Spagna, decisero di continuare la guerra contro l'Inghilterra e prese positività con la vittoria di Saratoga e di Yorktown.
Successivamente a queste due vittorie ci fu la vittoria finale e decisiva da parte dei coloni con successiva Pace di Versailles .

La conquista del West: Rimaneva ora da stabilire l'organizzazione politica; si diedero una Costituzione e divennero una federazione (unione di Stati con leggi proprie controllate da un governo centrale). Il primo presidente americano fu George Washington. Intanto riprese la spinta di conquistare l'Ovest (Il West): alcune terre le comprarono mentre altre furono conquistate con le armi.
Gli indiani d'America venivano sempre di più spinti verso Ovest, si ribellarono ferocemente:
.Coinvolse molte persone;
.Le malattie insieme alla forza dell'esercito americano provocò il quasi sterminio degli indigeni.

Rivoluzione americana, date


La Rivoluzione americana fu un evento importante in quanto nascerà una delle maggiori potenze ma anche perché è la prima volta nella storia che una colonia si ribella alla madrepatria e riesce ad ottenere l’indipendenza. All’epoca non era mai accaduto un fenomeno del genere in quanto una colonia non era mai riuscita a sottrarsi al dominio della madrepatria se non quando passava sotto il controllo di un'altra nazione europea. La rivoluzione americana fu particolare sotto due aspetti: innanzitutto bisogna osservare in che modo e per quale ragione i coloni americani sono giunti a ribellarsi a proclamarsi indipendenti e poi un altro aspetto ch colpisce è che un esercito composto esclusivamente da cittadini sia riuscito a sconfiggere un esercito ben addestrato come quello inglese. La situazione delle colonie inglesi del nord America era però diversa rispetto a quelle della altre zone colonizzate sparse in Africa, America e Asia. Infatti, in queste zone i coloni erano composti in gran parte dalle popolazioni autoctone che si erano sottomesse all’invasore e che avevano una cultura diversa ed erano rimasti colpiti dal primo incontro con gli europei e le loro tecnologie (come nel caso di Cortez, considerato un dio dalle popolazioni sudamericane che non conoscevano le armi degli europei e i cavalli).
Gli europei, giunti in quelle zone con lo specifico motivo di conquistare, non avevano rinunciato all’occasione di dimostrare tutta la loro superiorità dal punto di vista culturale e della civiltà. Importante era stato, nella sottomissione di tali civiltà, il divario culturale che si era instaurato e, non appena sarà colmato, anche queste colonie chiederanno l’indipendenza. Le colonie del nord America era composte in prevalenza da una popolazione europea, proveniente dalla Francia, dalla Germania, dall’Inghilterra e dai Paesi Bassi e il fatto che la popolazione delle colonie era composta da cittadini aventi la stessa cultura di quelli europei rende anomalo il fatto che erano pur sempre considerati dei colonizzati. Bisogna anche sottolineare il fatto che, proprio in virtù della loro pari cultura con le popolazioni europee, i coloni chiesero la loro indipendenza in primis attraverso mezzi giuridici, e in seguito con la rivolta armata. Sicuramente le colonie che reagirono in modo più radicale contro l’Inghilterra saranno quelle del centro e del nord appunto perché avevano il commercio come loro attività principale. L’Inghilterra aveva realizzato un controllo perfetto dal punto di vista economico che rendeva le colonie, acquistate o conquistate da altre nazioni europee, completamente dipendenti dalla madrepatria, che decideva quali dovevano essere i prodotti acquistati dalle colonie. Il problema principale degli abitanti delle colonie, che poi sarà causa anche delle successive rivolte, era il fatto che essi erano sudditi del re d’Inghilterra, quindi avevano dei doveri dal punto di vista fiscale, ma non godevano degli stessi diritti dei sudditi inglesi, pur essendo europei.

Rivoluzione americana, analisi eventi


La rivoluzione americana si sviluppò in un contesto geografico , sociale e culturale molto particolare e sulla base di valori prevalenti nella cultura europea del 700.
La colonizzazione inglese del nord America si era svolta in tempi piuttosto lenti , ed era stata il risultato sia di alcune compagnie commerciali sia di una consistente emigrazione dalla Gran Bretagna .
Le colonie si formarono in tempi diversi e vengono abitate da popolazioni non omogenee per religione e per etnia.
Queste colonie si possono distinguere in 3 zone distinte :
- Colonie del nord fondate da i puritani , qui le condizioni climatiche avevano consentito la coltivazione dei cereali e la costituzione di villaggi rurali .
- Colonie del sud dove l’economia era incentrata sulle piantagioni che si reggevano sul lavoro di schiavi africani
- Colonie del centro che avevano una situazione economica simile a quella del nord ma con marcati squilibri sociali .
L’economia delle colonie era strettamente legata a quella della madre patria , che si riservava il controllo su i commerci . Solo le navi inglesi potevano accedere ai porti del nord America e tutte le merci dirette alle colonie dovevano passare per la Gran Bretagna . Se però economicamente erano dipendenti da un punto di vista politico erano autonome , difatti si costituirono delle assemblee legislative elette da i cittadini.
Il problema dell’indipendenza non era tra le aspirazioni dei coloni , si sentivano sudditi della corona brittanica . Il contrasto da cui ebbe origine la lotta per l’indipendenza nacque in seguito alla decisione della Gran Bretagna di far pagare alle colonie i costi che seguirono la guerra dei 7 anni , imposero ai coloni dei dazi doganali . Fu questo a provocare la reazione delle colonie ; vennero organizzate manifestazioni e fu attuato il boicottaggio delle merci provenienti dalla madre patria.
I coloni per difendersi dalle tasse fecero riferimento ad un principio del parlamento brittanico , secondo il quale il parlamento non aveva diritto di imporre tasse ai territori dell’oltremare .
Nel 1773 gli inglesi assegnarono alla compagnia delle indie il monopolio della vendita del te sul continente americano , danneggiando i commerci degli Americani .
Nello stesso anno nel porto di Boston furono assalite alcune navi della compagnia e fu gettato il carico di te in mare , dopo questo gli inglesi decisero di chiudere il porto di Boston .
Nel 74 i rappresentanti delle colonie istituirono un primo congresso continentale dove furono portate avanti azioni di boicottaggio e difesa . Si ebbero i primi scontri armati con gli inglesi , i coloni formarono un esercito guidato da George Washington .
Il 4 Luglio 1776 il congresso continentale approvò una dichiarazione di indipendenza che puo essere considerata il vero atto di nascita degli Stati Uniti D’America .
Cosi nel Settembre 1783 con il trattato di Versailles la Gran Bretagna riconosceva l’indipendenza delle 15 colonie .
Ottenuta l’indipendenza le colonie dovettero affrontare i problemi di un nuovo organismo statale . Per superare questa difficoltà nel Maggio 1787 si aprì a Philadelphia una convenzione costituzionale , ossia un assemblea dei rappresentanti di tutti gli stati che aveva lo scopo di elaborare degli articoli , una sorta di costituzione provvisoria .
Il potere legislatvio era esercitata da due camere . La camera dei ‘’rappresentanti ‘’ che aveva competenze finanziarie , il senato che controllava la politica estera il potere giudiziaro esercitato da una corte suprema federale composta da giudici nominati dal presidente della repubblica .
Il presidente della repubblica invece era dotato di poteri ampi , controllava le forza armate , nominava il giudice della corte suprema . La costituzione doveva però essere approvata dai singoli stati dell’unione : in questa fase si sviluppò un dibattito tra federalisti ( che esprimevano interesse per i commercianti , grandi propietari terrieri , industriali ) e antifederalisti ( che esprimevano l’esigenze dei ceti medi ). Nel 1789 Washington fu eletto presidente.

Storia della Rivoluzione americana



Chi erano gli “americani”: Le 13 colonie inglesi avevano forti legami con l’Europa, ma avevano anche caratteri specifici e originali. Non erano il frutto di un’espansione imperiale, ma erano colonie di popolamento, risultato di un’immigrazione iniziata nel 1607, con la fondazione della Virginia. Erano dissidenti religiosi (puritani), perseguitati politica, contadini rimasti senza terra, nobili senza patrimonio…

Lontano da Londra: Il sovrano britannico aveva dato in concessione lo sfruttamento dei territori americani a compagnie commerciali. Egli non era interessato al controllo politico delle colonie, ma solo a quello commerciale. Ogni colonia aveva a capo un governatore nominato dal re, ma godeva di una notevole autonomia politica. La lontananza da Londra favorì la formazione di una società decentrata, animata da un forte spirito autonomistico e comunitario. Era una società molto più fluida e mobile di quella europea di Antico regime. Il valore sociale più apprezzato era una forte etica del lavoro che secondo la religione calvinista, serviva per la predestinazione alla salvezza eterna.

Una diversa idea della politica: La legittimazione era basata sulla ricchezza e sulla ricerca del consenso. I rappresentanti alle assemblee coloniali erano eletti con suffragio censitario (limitato in base alla ricchezza. Le 13 colonie non costituivano una nazione unitaria e dopo lo scontro con gli inglesi iniziarono a sentire una sorta di autocoscienza nazionale cioè la consapevolezza di avere problemi e interessi comuni. Le differenze economiche e sociali erano molto forti sia nelle colonie del Nord che in quelle del Sud.

Le colonie del nord e del centro: Le 4 colonie settentrionali della Nuova Inghilterra (Massachussetts, Connecticut, Rhode Island, New Hampshire) presentavano una forte omogeneità etnica e religiosa. I coloni erano per lo più puritani inglesi, raccolti in comunità agricole di piccoli e medi proprietari con una forte partecipazione politica. Queste erano statiche sul piano economico e chiuse su quello culturale. Il puritanesimo era rigido e intollerante. Molto più dinamiche e aperte erano le città portuali costiere.
Le 4 colonie del centro (New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware) erano più diversificate dal punto di vista etnico e religioso. Gli spazi di libertà religiosa erano più ampi. L’economia si basava sull’agricoltura e sul commercio di prodotti agricoli.

Il “profondo” sud: Le 5 colonie meridionali (Virginia, Maryland, Nord Carolina, Sud Carolina, Georgia) avevano un’economia che si basava sulle grandi piantagioni di tabacco che veniva esportato in Europa. C’era lo sfruttamento degli schiavi africani. Dal punto di vista religioso, imperava la chiesa anglicana.

Tre popoli, tre destini: I bianchi costituivano in realtà una minoranza rispetto ai nativi e agli schiavi neri.

Le “nazioni” indiane: All’inizio del Seicento le popolazioni native assommavano a circa cinque milioni di individui, organizzati in 12 principali tribù o “nazioni” indiane a loro volta suddivise in circa 2000 gruppi minori. All’inizio dell’Ottocento si stima che i nativi fossero ridotti a 600000 individui. Si verificò una vera e propria catastrofe demografica provocata dalle malattie importate dall’Europa ma anche dalle guerre fra coloni e nativi per il controllo di un territorio.

La massa degli schiavi: Nel Seicento giunsero nel Nord America 170000 europei e 30000 schiavi neri. Nelle colonie settentrionali gli schiavi furono sempre pochi perché l’economia non ne aveva gran bisogno. Furono invece le colonie meridionali a far esplodere la domanda di schiavi nel Settecento perché si trattava di una manodopera fondamentale per l’economia di piantagione.

Le istituzioni della schiavitù: Gli americani dell’epoca consideravano la schiavitù legittima anzi perfettamente normale. Gli europei infatti avevano un’idea che potessero fare fuori d’Europa quello che non avrebbero mai ammesso in casa loro, cioè schiavizzare e sfruttare altri popoli. I rapporti giuridici con gli schiavi erano regolati da appositi codici, gli slave codes, che impedivano agli schiavi di detenere proprietà, di sposarsi con bianchi, di muoversi, di riunirsi, e prevedevano pene atroci per la fuga o la ribellione.


Le colonie e la corona: Fino alla metà del Settecento, il rapporto fra le colonie e la Corona britannica fu poco conflittuale. Fornivano al mercato europeo prodotti agricoli e prodotti navali. Le colonie importavano zucchero dai Caraibi e lo trasformavano in rhum da esportare. Importavano prodotti manifatturieri, in primo luogo tessili e siderurgici e schiavi africani.

Monopolio inglese e contrabbando: Questi traffici non erano tutti legali, perché il governo inglese, applicava le regole del mercantilismo: alcuni prodotti coloniali americani, come il tabacco, potevano essere esportati soltanto in Gran Bretagna. Tutti i commerci tra la madrepatria e le sue colonie dovevano svolgersi con navi inglesi. Era vietato ai sudditi americani produrre in proprio prodotti tessili e siderurgici. Queste limitazioni, in realtà, erano aggirate dagli americani con il contrabbando, abbastanza tollerato dalle autorità inglesi.

Avvisaglie di conflitto: La situazione mutò dopo la metà del secolo: l’impetuoso sviluppo economico e demografico delle colonie rese loro sempre meno accettabile la dipendenza dalla madrepatria; e dopo la Guerra dei Sette anni (1756-63) che strappò alla Francia il Nord America, il governo inglese volle esercitare un maggiore controllo sui suoi possedimenti americani.

La legge sul bollo: Il governo di Londra impose alle colonie delle limitazioni. Proibì loro di colonizzare terre a ovest della Proclamation line per frenare l’espansione delle colonie e ridurre i conflitti con i nativi, rese più difficile il contrabbando e introdusse la legge sul bollo, una tassa sui giornali, atti legali e documenti commerciali. Voleva iniziare ad assoggettare le colonie a una tassazione, anche per ripianare i costi del conflitto contro la Francia.

No taxation without representation: La Proclamation Line fu considerata dai coloni un’inaccettabile limitazione di un diritto all’espansione che consideravamo sacrosanto. Ma la tassa sul bollo li fece infuriare perché per la prima volta imponeva loro un tributo fiscale. Infatti, fino a quel momento le colonie non erano state soggette a vere e proprie tasse, non avendo rappresentanti nel parlamento inglese. Infatti non può essere tassato chi non gode di rappresentanza politica. Nel diritto costituzionale inglese, infatti, solo la Camera dei comuni poteva imporre tasse. La legge sul bollo assunse così grande significato politico. In questo modo, essi sostenevano implicitamente il proprio diritto ad autogovernarsi.

I “figli della libertà": Contro la legge sul bollo iniziò un vasto movimento di opinione organizzate dall’associazione “Figli della libertà”. Per evitare conflitti e danni economici il governo di Londra ritirò la legge sul bollo, ma riaffermò il proprio diritto di tassare i coloni. Nel 1770 vi fu il “massacro di Boston”, che vide l’uccisione di cinque civili a Boston durante uno scontro con le truppe inglesi.

Il Boston tea party: Nel 1773 il governo inglese, per riassestare le finanze della Compagnia delle Indie orientali, assegnò a quest’ultima il monopolio dell’esportazione del tè nelle colonie, danneggiando i mercati e i contrabbandieri americani. La risposta fu il famoso Boston tea party, nel corso del quale una grossa partita di tè della Compagnia fu gettata in mare dagli americani del porto di Boston. Londra reagì con le leggi intollerabili: chiusura del porto di Boston, cancellazione dell’autonomia del Massachussetts e l’annullamento dei poteri dei giudici americani.

La dichiarazione d’indipendenza: Iniziarono i primi scontri fra te truppe inglesi, cui il re aveva dato l’ordine di riprendere il controllo del Massachussetts; e i coloni nel 1775 crearono un esercito unitario, la Continental Army, al comando di George Washington. Il 4 luglio 1776 il Congresso delle colonie riunito a Filadelfia approvò la Dichiarazione d’indipendenza redatta da Thomas Jefferson. Si tratta di un documento di importanza storica fondamentale perché in esso i principi della libertà e dell’uguaglianza fra i cittadini trovavano per la prima volta un’espressione politica.

Il dibattito politico fra i coloni: Non tutti i coloni volevano l’indipendenza dalla madrepatria. Numerosi erano i lealisti fedeli al sovrano, e i moderati favorevoli a negoziare un accordo con la Corona inglese. Ma c’erano anche i radicali considerati i veri e propri ribelli. Questi erano seguaci di alcuni principi dell’Illuminismo e consideravano la lotta per l’indipendenza una lotta per la libertà contro il dispotismo del sovrano.


La conquista dell’indipendenza: Importante fu la vittoria di Washington a Saratoga nello stato di New York perché spinse la Francia e poi la Spagna a entrare in guerra al fianco degli americani. L’appoggio militare dei francesi fu essenziale per il successo degli americani. La guerriglia organizzata da Washington e la pesante sconfitta subita a Yorktown indussero il governo di Londra a sottoscrivere la pace di Versailles (3 febbraio 1783) che riconosceva l’indipendenza delle 13 colonie e la loro sovranità su tutti i territori americani.

Federazione o confederazione?: Alcuni come Thomas Jefferson ritenevano che si dovesse garantire la libertà, l’indipendenza e la sovranità delle singole colonie. Alcuni volevano una Confederazione in cui l’autorità del potere centrale fosse nettamente limitata. Altri volevano una Federazione, in cui le singole colonie mantenessero ampie autonomie, ma le decisioni in materia di interesse generale fossero di competenza di un parlamento e di un governo unici per tutta la nazione.

La nascita degli Stati Uniti: Tra il maggio e il settembre 1787 si riunì a Filadelfia una Convenzione, cioè un’assemblea di rappresentanti delle colonie, che redasse e approvò la Costituzione degli Stati Uniti d’America, una repubblica presidenziale federale. Nel febbraio 1789 venne eletto il primo presidente, George Washington.

Rivoluzione americana, commento



Le colonie inglesi in America: Nel 1492 in america arrivano gli europei. Tra gli immigrati non ci sono nobili,percio’ viene a formarsi una societa’ molto diversa rispetto all’europa. Verso la meta’ del 700 si erano formate nel nordamerica 13 colonie che conobbero un enorme crescita demografica: si diffuse l’alfabetizzazione, e un alto grado di benessere che causo’ l’aumento della popolazione. Anche l’economia si sviluppo’ notevolmente.
Le colonie nordamericane erano ben popolate e in esse l’attivita’ economica era molto vivace cosi’ come anche la vita politica culturale e religiosa. Tuttavia le colonie del nord erano molto diverse da quelle del sud.
Le colonie del nord erano quelle piu’ antiche. Erano caratterizzate da una forte connotazione religiosa,dalla pesca, dall’esportazione di pelle e legname. La societa’ era caratterizzata da una forte mobilita’ sociale interna dominata dall’intrapendenza personale. Le colonie del centro erano molto simili a queste.
Quelle del sud erano territori quasi tutti agricoli quindi poco urbanizzati. C’erano tante chiese. La loro economia era fondata sulla coltivazione di un numero limitato di prodotti che veniva effettuata in grandi piantagioni grazie al lavoro degli schiavi. Quindi la schiavitu’ era cio’ su cui si fondava il sistema economico degl istati meridionali. Le persone di colore venivano vendute e comprate come oggetti,lavoravano 15 ore al giorno nelle piantagioni,era vietato imparare loro a leggere e scrivere e chi le uccideva non veniva punito dalla legge.

Rapporti conflittuali con la madrepatria: le colonie avevano un punto di riferimento comune: la gran bretagna,la madrepatria che veniva considerata un esempio di stile di vita,di valori con cui confrontarsi.
La gran bretagna era interessata alle colonie solo per motivi economici: esse dovevano dare all’inghilterra materie prime e prodotti coloniali e allora stesso tempo dovevano importare solo manufatti inglesi
la gran bretagna attraverso dei ragolamenti commerciali, gli atti di navigazione, obbligava le colonie a dipende da essa. Ad esempio era vietato ogni scambio diretto fra le colonie e gli altri paesi,per garantire cosi’ i massimi profitti alla madrepatria.

Le colonie si autogovernavano: L’equilibrio fra coloni e l’impero britannico inizio’ ad incrinarsi dopo la partecipazione militare e finanziaria dei coloni ai conflitto anglo spagnoli e anglo francesi. Furono percio’ introdotte nuove tasse a carico dei coloni la cui espansione verso ovest veniva supervizionata sempre piu’ dall’inghilterra.
I coloni iniziarono ad interrogarsi sul proprio futuro politico stanchi dei soprusi e cominciarono a cercare un identita’ autonoma in cui riconoscersi rispetto alla madrepatria
vennero abolite le tasse sulle importazioni delle merci nelle colonie americane,lo stamp act (ostacolava la pubblicazione dei giornali) venne revocato. Ma niente riusci’ a placare l’insofferenza dei coloni ancora piu’ infuriati quando il parlamento inglese decise di affidare il commercio del te alla compagnia delle indie orientali,di matrice britannica, per salvarla dalla bancarotta. Allora alcuni coloni travestiti da pellerossa si recarono nel porto di boston gettarono in mare tutto il carico di te che la nave trasportava mandando su tutte le furie il governo di londra, l’evento prese il nome di

Boston tea party: i coloni ancora non intendevano separarsi dalla gran bretagna. Nel 1774 ci fu il primo congresso dove si riunirono tutti i parlamenti delle colonie sperando di trovare un compromesso per evitare la rottura con in governo centrale. In questa prima fase non si chiedeva l’indipendenza politica:i coloni si sentivano sudditi della gran bretagna e volevano continuare ad esserlo. Essi volevano l’autonomia legislativa ed economica.
La guerra: il sovrano inglese giorgio iii non mostro’ nessuna intenzione conciliante cosi’ i coloni organizzarono un esercito di volontari sotto il comando di george washington,questo estercito sconfisse le truppe britanniche a yorktown e nel 1783 la gran bretagna firma il tratta di parigi riconoscendo l’indipendenza delle ex colonie. I coloni nei combattimenti avevano avuto l’appaggio di francesi e spagnoli.
Nel 1783 con la pace di versailles la gran bretagna rinuncio’ a florida spagna e francia.
Nel 1776 il congresso cioe’ la riunione dei rappresentanti di tutti i parlamenti coloniali aveva proclamato la dichiarazione d’indipendenza. I diritti inalienabili di ognuno erano: sovranita’ popolare,liberta’,uguaglianza giuridica.
I principi non furono formulati dagli americani ma furono i coloni americani a metterli in pratica per la prima volta percio’ gli stati uniti sono considerati la prima democrazia moderna e la prima repubblica democratica della storia.
Gli esclusi dai diritti erano gli afroamericani usati come schiavi nelle colonie del sud e non veniva considerati neppure esseri umani,i pellerossa e le donne.
Assetto politico di una nuova nazione: le colonie erano d’accordo su alcune idee come l’uguaglianza giuridica la sovranita’ popolare. Bisognava pero’ scegliere tra uno stato federale oppure una serie di stati indipendenti. Cosi’ si crearono 2 correnti di opinione quella dei repubblicani e quella dei federalisti.
I federalisti si diedero subito da fare per fondare una federazione di stati,e nel 1787 convocarono le assemblee di tutte le colonie,venne previsto uno stato nazionale repubblicano a struttura federale che prese il nome di stati uniti,entro’ in vigore nel 1789 con l’elezione del presidente george washington. Venne creato quindi un forte potere federale che potesse inglobare tutti gli stati in un’unica nazione mentre i singoli stati assai diversi fra loro conservavano pur sottoposti al potere centrale una certa autonomia giuridica e amministrativa.
Il potere legislativo spetta al congresso ovvero al parlamento,esso e’ diviso in una camera dei rappresentanti eletti dai cittadini e in un senato eletto dai parlamenti. Accanto al congresso c’era il presidente (percio’ repubblica presidenziale). Eletto dai cittadini ogni 4 anni aveva potere esecutiva: dirige il governo la politica estera l’esercito.

Autori che hanno contribuito al presente documento: Bambolina mora, CappieEng, evelinxd, Simone.scacchetti, giuseppedimauro41, sdeeebb, pser, jejuliette, Lisa De Vecchi, Stefaniab.
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