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Rivoluzione americana - Dalla guerra dei sette anni a George Washington

La rivoluzione americana, dalla Guerra dei sette anni alla nascita dello stato federale con George Washington presidente.

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La rivoluzione americana - Dalla guerra dei sette anni a George Washington

La politica assolutistica portò ad un generale stato di malcontento che attraversò gran parte dell'Europa ma la prima importante sollevazione contro l'assolutismo non si ebbe qui. I primi a rivoltarsi furono i coloni americani soggetti all'autorità della monarchia parlamentare inglese.
A metà del '700, le colonie inglesi nella costa atlantica dell'America settentrionale si estendevano lungo la costa per circa 2000 chilometri. I francesi, sebbene presenti in un territorio più esteso, erano in numero nettamente minore (ottantamila contro un milione e mezzo di abitanti delle colonie inglesi). Nonostante l'inferiorità numerica potevano godere di capacità militari superiori, grazie soprattutto all'alleanza con le tribù indiane. Nel 1754, durante gli scontri tra coloni inglesi e francesi sul corso del fiume Ohio per il possesso dei territori, le truppe dell'esercito inglese dovettero intervenire per fronteggiare i francesi in quanto nettamente più forti. Gli scontri tra coloni si trasformarono così in una vera e propria guerra tra Inghilterra e Francia (Guerra dei sette anni) durante la quale la Francia perse dapprima il Québec (1759) e poi Montréal (1760). Con la pace del 1763 la Francia cedette il Canada all'Inghilterra e i confini delle colonie inglesi si estesero oltre la riva sinistra del Mississipi.
Il principio che reggeva i rapporti commerciali delle colonie con la madrepatria era che lo sviluppo economico delle prime doveva sottostare agli interessi della seconda, così, i coloni erano costretti a vendere i loro prodotti solo all'Inghilterra e ad acquistare le merci di cui avessero bisogno solo da essa. Una simile situazione era accettabile solo finché le colonie erano deboli e bisognose della difesa militare della madrepatria per fronteggiare i francesi. Lo sviluppo demografico ed economico delle colonie e la fine degli scontri con i francesi, aveva finito per produrre una società nuova i cui legami con la madrepatria andavano lentamente attenuandosi. La lontananza infatti contribuiva al fatto che le colonie potessero godere di un ampio autogoverno e, dal punto di vista commerciale, l'Inghilterra non era in grado di impedire che i coloni sfuggissero alle leggi esercitando in misura più o meno ampia il contrabbando.
Per fronteggiare questa perdita di potere ed autorità, nel 1764, re Giorgio III e il parlamento di Londra decisero di stabilire una piena sovranità anche sulle colonie, attuarono così una politica commerciale più restrittiva e, per far fronte alle spese militari,decisero che le colonie non fossero più esenti dal pagamento delle tasse in vigore nello stato inglese.
Le colonie dapprima rifiutarono di pagare le tasse poi rivendicarono il loro diritto ad essere rappresentati in parlamento come tutti gli altri cittadini inglesi. Di fronte al rifiuto da parte del governo inglese e in risposta alla politica commerciale sempre più repressiva nel 1773, un gruppo di bostoniani radicali rovesciò in mare l'intero carico di casse contenenti tè di un nave della Compagnia delle Indie Orientali attraccata al porto di Boston (la cosiddetta "Battaglia del tè" o "Boston tea party"). Il governo di Londra colpì il Massachusetts con dei provvedimenti punitivi ma ottenne solo l'effetto di spingere anche le altre colonie al boicottaggio delle merci inglesi. Per fermare queste rivolte il governo inglese inviò nel 1774 delle truppe in America. A ciò i rappresentanti delle colonie riuniti a Filadelfia, risposero creando un esercito comandato da George Washington. Gli americani, ai quali si erano alleate Francia e Spagna, desiderose di ottenere una rivincita sull'Inghilterra, vinsero dapprima a Lexington ed in seguito a Concord, Yorktown e Saratoga.
Nel frattempo, il4 luglio 1776, i rappresentanti delle colonie si riunirono di nuovo a Filadelfia e stesero la Dichiarazione d'indipendenza che proclamava la nascita degli Stati Uniti d'America.
La guerra si concluse solo nel 1781 con la sconfitta definitiva delle truppe inglesi ma i negoziati di pace si protrassero fino al 3 Settembre 1783 quando, con il Trattato di Parigi, l'Inghilterra riconobbe l'indipendenza delle sue ex colonie e i confini di queste ultime vennero stabiliti: a ovest con il Mississipi, a nord con il Canada e a sud con la Florida.
Nel 1887, per rinforzare l'autorità del potere centrale, venne approvata una seconda costituzione (rimasta in vigore fino ad oggi) che segnò il passaggio da una confederazione a uno stato federale con poteri centrali più estesi e ben distinti da quelli conservati dai singoli stati. George Washington fu eletto nel febbraio 1789 primo presidente degli Stati Uniti. Allo stato federale era riservato il controllo della politica estera, del commercio estero e del circolazione monetaria, i singoli stati continuavano dunque a godere di una certa autonomia in molte materie legislative. Al presidente era affiancato il Congresso, composto da una Camera di rappresentanti dello stato federale e da un Senato che rappresentava i singoli stati, al quale era riservato il potere legislativo; entrambi derivavano dall'elezione popolare e la loro durata in carica era rigidamente stabilita (il presidente era eletto ogni quattro anni, la camera ogni due e ogni due anni si rinnovava per un terzo il senato).
Nonostante l'unione politica, tra le tredici colonie rimasero gravi motivi di contrapposizione in particolar modo negli interessi economici. I cinque stati del Sud fondavano la propria economia sull'esportazione dei prodotti delle piantagioni di tabacco e cotone ed era quindi necessaria la manodopera di schiavi neri, le colonie del Centro e del Nord erano invece interessate allo sviluppo industriale e ammettevano solo il lavoro libero. Queste divergenze avrebbero poi portato alla guerra di secessione.
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