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La “guerra parallela dell’Italia”

Il 10 giugno 1940 (giorno della dichiarazione di guerra) Mussolini aveva annunciato la “guerra parallela”, cioè in cui l’Italia non avrebbe combattuto insieme alla Germania.

Guerra nel Mediterraneo: era presidiato dalla flotta inglese, ma a causa dell’incompetenza del suo Stato maggiore subì una serie di sconfitte.
Tra cui l’affondamento di tre corazzate nel Porto di Taranto e di 2 incrociatori nella battaglia di Capo Matapan.

Campagna d’Africa: le operazioni erano comandate dal maresciallo Graziani.
Persero subito l’Etiopia, per evitare di perdere ancora la Libia, furono aiutati dai tedeschi, che bloccarono l’avanzata inglese.

Campagna di Grecia: nell’ottobre del 1940 Mussolini lanciò contro la Grecia le truppe che occupavano l’Albania.
Ci furono molti morti, e l’esercito italiano rimase bloccato sulle montagne.

La Grecia fu invasa da Hitler.

Nel 1942 ci fu un periodo di profonda crisi di sfiducia.
Perché le truppe venivano battute su tutti i fronti e iniziavano a scarseggiare gli alimenti.
Nel marzo del 1943 gli operai iniziarono a fare delle trattative segrete con i consiglieri del re, i capi militari e alcuni dirigenti fascisti.

All’inizio di luglio gli alleati sbarcarono in Sicilia in 4 settimane presero il controllo dell’isola.
Di fronte a questo fatto Vittorio Emanuele II prese degli accordi con i membri del Gran Consiglio del Fascismo, che il 25 luglio chiesero le dimissioni di Mussolini.
Il giorno dopo il re fece arrestare il duce, e lo mandò sul Gran Sasso.
Il re affido l’incarico do formare un nuovo governo a Pietro Badoglio, che determinò la caduta del fascismo.
Gli alleati, dopo aver risalito l’Italia Meridionale, restarono bloccati a Cassino, dove i tedeschi opposero una resistenza.
Cosi l’Italia per qualche mese restò divisa in due, dalla Linea Gustav.

Intanto Badoglio, in segreto, stava preparando l’armistizio con gli Alleati.
E l’annunciò per radio l’8 settembre del 1943.
Il giorno dopo Badoglio e il re scapparono, perché credevano di essere arrestati e accusati di tradimento dai tedeschi, si recarono a Brindisi dove erano protetti dagli anglo-americani.
L’Italia del centro-nord entrò nel caos, perché non sapevano se la guerra continuava e contro di chi.

Le SS fecero l’occupazione militare del paese, e iniziarono un’operazione di disarmo e deportazione in Germania dei soldati italiani.

A Roma si scontrarono i reparti dei Granatieri di Sardegna, del Genoa Cavalleria e della divisione Sassari contro i tedeschi; si scontrarono lungo le mura di San Paolo.
Questi scontri furono il primo episodio della Resistenza Italiana.
Al fronte i militari ricevevano degli ordini contrastanti: arrendersi ai tedeschi, arrendersi per salvare l’onore, comportarsi come volevano,…

Il 12 settembre Hitler fece liberare Mussolini da un comando di paracadutisti tedeschi.
Mussolini era sfiduciato, ma diede retta ad Hitler che voleva ricostruire un esercito.

Nel 1943 l’Italia fu divisa in due:
centro-meridonale: occupato dai Tedeschi, diventò una Repubblica Sociale Italiana (RSI). Era comandata da Mussolini, ma il potere era affidato dal generale delle SS ()Karol Woof) e da un’ambasciatore nazista;
meridione: occupato dagli anglo-americani, diventò il Regno del Sud, ed era affidato a Vittorio Emanuele II.

Mussolini chiamò alle armi molte persone, ma di loro se né presentarono solo la metà.
Tra i volontari c’erano molti giovani, loro avevano molte motivazioni: aderirono perché ritenevano disonorevole voltarle le spalle ai tedeschi, altri perché credevano che Hitler vinceva la guerra,…

Contro i fascisti e i nazisti cerano anche gli antifascisti.
A Boves un centinaio di uomini catturarono due tedeschi.
Il giorno dopo le truppe del Reich ne volevano la restituzione, gli antifascisti glieli riconsegnarono perché temevano una rappresaglia.
Nonostante la restituzione i tedeschi entrarono nel paese e diedero fuoco a molte case e fucilarono donne, uomini, bambini.
Alla fine di settembre a Napoli ci fu una battaglia dove in 4 giorni riuscirono a cacciare i tedeschi dalla città.

I mesi successivi molti cittadini si unirono ai comunisti e ai socialisti per diventare partigiani (erano dei volontari armati che volevano fare attentati o azioni di guerriglia contro le truppe di occupazione).

Nel dicembre del 1943 le Brigate partigiane contribuirono a sviluppare il semitismo antifascista.
Per molti l’obbiettivo era quello di mandare via gli invasori, mentre per altri di riscattare le sconfitte militari, o di lottare per costruire una società nuova; ma comunque tutti volevano che la guerra finiva.

Dall’8 settembre il movimento partigiano si organizzò in gruppi omogenei e fortemente differenziati l’uno dall’altro, ma tutti diretti dal Cln (comitato di liberazione nazionale).
Era formato dal generale Raffaele Cadorna, dall’economista Ferruccio Parri (fondatore del Partito d’azione) e dal comunista Luigi Longo.
Le formazioni partigiane più numerose erano le Brigate Garibaldi, poi Giustizia e Libertà, e gli ex militari.
Nel Regno del Sud il Governo Badoglio, era sottoposto al controllo del Comando anglo-americano.
A marzo del 1944, dopo 20 anni di esilio, tornò Palmiro Togliatti, che propose alle forze politiche di non far abdicare il re e di partecipare al governo Badoglio, in cambio Vittorio Emanuele II doveva promettere che a guerra finita, tramite un referendum l’Italia doveva scegliere la monarchia o la repubblica (svolta di Salerno).
I membri del Cln non erano d’accordo, ma alla fine accettarono.
Cosi il 24 aprile 1944 nacque il Secondo governo Badoglio, dove parteciparono 6 partiti antifascisti e la vicepresidenza di Togliatti.
Da quel momento le truppe italiane potevano partecipare ai combattimenti.

Grazie alla svolta di Salerno le bande partigiane ottennero armi dagli Alleati, e cominciarono cosi a fare sabotaggi, attentati contro i tedeschi e agguati contro i gerarchi fascisti.

Intanto, però, chi veniva sospettato di aiutare i partigiani, poteva correre il rischio di essere deportato in Germania o ucciso.

Nel 1944 dopo tanti tentativi gli Alleati riuscirono a sfondare le linee tedesche a Cassino.
L’11 agosto Firenze fu liberata dai partigiani.
Quando le truppe anglo-americane oltrepassarono il Po, il Cln proclamò l’insurrezione generale dell’Italia settentrionale, e dopo pochi giorni di combattimenti i tedeschi fuggirono da Milano.
Era il 25 aprile 1945, Mussolini tentò di fuggire in Svizzera, ma fu catturato e fucilato dai partigiani il 28 aprile.

Finita la guerra, ci fu un’altra tragedia.
Tito (capo dei partigiani slavi) voleva impadronirsi dell’Istria, voleva farla diventare la settima repubblica iugoslava.
Tito arrivò a Trieste, e l’occupò per 43 giorni, prima che gli Alleati lo costrinsero ad abbandonarla.
Appoggiati da gruppi comunisti locali, sterminarono oppositori civili innocenti.
Molti abitanti della Venezia Giulia furono portati nelle foibe (fosse naturali dell’altopiano del Carso).

Eccidio di Porzus: uomini di una brigata comunitaria al servizio di Tito massacrarono i partigiani della brigata cattolica Osoppo.

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