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La Pop Art

La Pop Art è una delle più importanti movimenti artistici del secondo dopoguerra. Nata in Inghilterra e poi sviluppatasi negli Stati Uniti negli Anni '60, è considerata una reazione all’Espressionismo astratto. Il suo nome deriva da "popular art" ovvero arte popolare. Ci si ispira alla società consumistica e si prendono suggerimenti da pubblicità, da oggetti tipici del quotidiano e dai fumetti. Si ritraggono scene vita quotidiana dell'uomo contemporaneo, il mondo artificiale costituito dagli innumerevoli prodotti industriali d'uso comune e i mezzi di comunicazione di massa, ma anche le icone del cinema e della musica, gli accadimenti di carattere storico e sociale, tutto sempre con un tocco personale. E' un mondo colorato che sembra voler comunicare allegria, ma nasconde l'ansia di un’angoscia esistenziale che si cela dietro i colori pieni e vivaci e dietro le superfici lucenti.

Il fatto di voler mettere sulla tela o in scultura oggetti quotidiani elevandoli a manifestazione artistica si può idealmente collegare al movimento svizzero Dada, però spogliato da quella carica anarchica, provocatoria e critica. La novità inoltre sta nel fatto che gli autori di tali bellezze hanno introdotto strumenti come la fotografia e il collage. Quest’ultimo, ancora oggi molto apprezzato e usato, è quello realizzato da Hamilton, uno dei fondatori di tale corrente, che aveva ritagliato dai giornali dell'epoca alcune immagini stravaganti. Il maggiore esponente è Andy Warhol che inventa il business dell’arte, dove il marketing stesso diventa materia d’arte. La sua caratteristica era che su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alternandone i colori (prevalentemente vivaci e forti), come nei disegni di Marilyn dove utilizza la tecnica della serigrafia. L’immagine raffigura il volto di Marilyn Monroe, tratto da una sua foto e rielaborato con colori innaturali. La figura risulta falsa e artificiale, eppure sempre riconoscibile.

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