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Arte longobarda (2)

Appunto di storia dell'arte medievale che, brevemente, descrive gli aspetti principali dell'arte longobarda.

E io lo dico a Skuola.net
L'arte longobarda

Le fonti sui longobardi in Italia, almeno quelle relative al VI secolo, sono molto scarse. Le uniche informazioni di cui disponiamo nei riguardi delle loro forme d’arte e di artigianato sono i reperti archeologici, provenienti soprattutto dalle necropoli. Anche dopo la loro conversione al cattolicesimo, i longobardi mantennero, infatti, l’usanza di seppellire i loro morti con un corredo di oggetti, custituito per lo più di armi e altri utensili per gli uomini e di gioielli per le donne. Fu, del resto, nell’artigianato e nell’oreficeria, più che nell’architettura o nella pittura, che si espresse la loro creatività, almeno in una prima fase: coppe, corone, gioielli, croci votive, fibule, lavorati con il ferro o l’oro o l’argento, in cui gli artisti longobardi amavano incastonare pietre, gemme e smalti.
Alcuni storici dell’arte preferiscono parlare di un’arte longobarda vera e propria a partire dal VII secolo, più precisamente dopo la conversione al cattolicesimo sostenuta da Teodolinda. Nacquero allora anche una produzione di sculture in marmo, originale nella forma e nell’ispirazione, che preannuncia l’arte romantica nel Medioevo, e un’architettura “longobarda”, di cui rimangono il Tempietto di Cividale del Friuli, il Duomo di Monza e la chiesa di Santa Maria Foris Portas a Castelseprio (Varese). Famosa, a Monza, è la Cappella di Teodolinda, appartenente al vasto complesso del Duomo, sorto, secondo quanto ci ha tramandato Paolo Diacono, sul luogo dove Teodolinda dedicò un oratorio a san Giovanni Battista. La Cappella di Teodolinda ospita la celebre corona ferrea, chiamata così per un sottile cerchio di ferro che tiene unite all’interno le diverse lamine di cui è composta la corona e che, secondo la leggenda, sarebbe stato forgiato da uno dei chiodi usati per la crocifissione di Cristo. Il chiodo fu donato dal Papa Gregorio Magno a Teodolinda, che lo utilizzò per la corona con la quale sarebbero stati incoronati “re d’Italia” Carlo Magno, gli imperatori germanici e, nel 1805, persino Napoleone Bonaparte.
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