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Vittorio Alfieri - Vita ed opere

Appunto di Italiano che descrive la vita di Vittorio Alfieri, con analisi delle sue vicende e delle sue opere letterarie.

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Vittorio Alfieri

Vita

Nacque ad Asti il 16 gennaio 1749 da una famiglia ricca che gli garantì una buona rendita, dandogli la possibilità di dedicarsi alla letteratura. Studiò presso la Reale Accademia di Torino, ma negli anni a venire ne fu molto insoddisfatto. Terminati gli studi fece una serie di viaggi in Europa ed ebbe modo di rendersi conto del sistema monarchico, per cui nacque la sua avversione verso la tirannide. Paesi come l’Inghilterra e l’Olanda suscitarono in lui un sentimento di maggiore simpatia perché erano esempi di maggiore libertà civile. Viaggiò molto perché sentiva una certa irrequietezza, un sentimento di scontentezza e di vuoto che lo portava a muoversi spesso come alla ricerca di un fine, uno scopo alla sua vita. Tornato a Torino, egli conosce la marchesa Gabriella Turinetti, con la quale ebbe un rapporto tormentato e doloroso. Questa specie di depressione lo portò maggiormente a dedicarsi alla letteratura e scrisse Antonio e Cleopatra che alla prima rappresentazione ebbe un grande successo.
A Firenze conobbe Louise Stolberg alla quale si lega con un rapporto stabile ed equilibrato. Con lo scoppio della Rivoluzione francese fu animato da sentimenti di giustizia, tanto che scrisse un’ode per la presa della Bastiglia. Ma, con il periodo del terrore e con la dittatura imposta dagli stessi rivoluzionari ebbe una grande delusione. Lasciò Parigi per trasferirsi a Firenze dove visse in solitudine i suoi ultimi anni con un odio profondo verso la Francia che intanto si era impadronita dell’Italia con Napoleone. Anche per la Rivoluzione americana scrisse quattro odi, ma si rese conto che la lotta non era scaturita da ideali di libertà e di giustizia, ma da obiettivi materiali ed economici. Morì a Firenze nel 1803.

Opere

Anche se la formazione di base era per lui illuministica e materialistica, Alfieri si pose contro il culto della scienza e contro il freddo razionalismo, perché la vera essenza dell’uomo è l’impulso passionale. La passionalità non può essere controllata dalla ragione, come sostenevano gli illuministi, ma deve essere completamente libera. Inoltre Alfieri ha un grande spirito religioso che lo portava a fermarsi di fronte a certe impotenze umane, al contrario degli illuministi che nutrivano grandi speranze nella potenza razionale e scientifica dell’uomo. Di conseguenza era contro il progresso scientifico che porta l’uomo ad essere freddo e cinico e a ambire solo all’interesse personale e al denaro. Quindi Alfieri visse il suo tempo, ma si sentiva completamente distante anche a livello politico, perché rifiutava il potere che ha una facoltà illimitata di nuocere. Questo suo individualismo lo condusse a un isolamento. Alfieri esternava il suo conflitto interiore di un io che aspirava ad un grande senso di libertà e una realtà che lo limitava e della quale si sentiva estraneo ( titanismo).
Però il proprio io non trova ostacoli solo nelle forme politiche di costrizione e di tirannide, bensì anche in sé stesso con angosce, tormenti, la consapevolezza dei limiti umani, che gli impediscono di raggiungere la libertà nell’animo. Le opere politiche sono: Della tirannide, Del principe e delle lettere, Il panegirico di Plinio a Traiano e il Misogallo sulla rivoluzione francese e i suoi fallimenti, affermando che il potere del tiranno trova appoggio soprattutto nella nobiltà, nell’esercito e nella Chiesa. Contrappose due figure di eroi: il tiranno e il liber’uomo, entrambi eroi perché impegnati ad affermare la loro individualità superiore per far valere la propria volontà prepotente. Il titanismo viene dalla mitologia greca: i titani erano dei giganti che si opposero a Zeus, e questo sentimento di ribellione tipico poi del romanticismo fu chiamato titanismo. La ribellione alla realtà contemporaea emerge anche dalle Satire e dalle Commedie, nelle quali Alfieri difende la religione e condanna gli ideali illuministi.
Nelle tragedie Alfieri trova lo scopo che può dare uno scopo alla sua vita, perché rappresenta figure eroiche ed eccezionali con una grandezza senza limiti. Attraverso la tragedia diventava grande anche il suo compositore attraverso gli strumenti espressivi. Già dalle prime tragedie si impone lo slancio passionale di Alfieri e c’è l’espressione del conflitto tra individualità, idee, passioni. Secondo alfieri l’elaborazione di una tragedia si articola in tre momenti che lui chiama “respiri”: ideare, stendere,verseggiare. Le prime tragedie furono scritte tra il 1775-1777 e si basano tutte sullo scontro con una realtà ostile.
Le più famose sono: Filippo, Polinice, Antigone, Agamennone, Oreste, Virginia, Rosmunda, Ottavia, Timoleone. Le tragedie più importanti sono Saul e Mirra: con Saul si intravvede una nuovo conflitto non con la realtà ma con se stessi: Saul si rende conto delle sue debolezze umane e va incontro alla morte. Anche Mirra è una tragedia che mette in risalto il conflitto interiore dell’uomo. Mirra prova un sentimento passionale e incestuoso verso suo padre Ciniro e lotta contro questa passione che vorrebbe soffocare con la sua volontà, ma questo conflitto la conduce alla morte. E’ la prima volta che in una tragedia la protagonista non è un titano ma una persona comune, semplice. Mirra simboleggia la debolezza umana e la nobiltà spirituale che lottano tra di loro. Quindi lo scontro non è più con il mondo esterno ma l’eroe deve ora lottare con un nemico che è dentro di sé. E’ un conflitto che coinvolge la coscienza ma l’eroe in questo caso è innocente e colpevole allo stesso tempo e genera un forte pessimismo. Nelle Rime i temi principali sono amorosi sempre dolorosi, irraggiungibili che provocano sofferenza.
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