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Sistema dei Personaggi - Monaca di Monza

Tema per la terza media che descrive la Monaca di Monza così come viene presentata nei diversi capitoli de "I Promessi Sposi". Descrizione fisica e psicologica con presentazione della sua vita.

E io lo dico a Skuola.net
La Monaca di Monza

La Monaca di Monza, il cui nome di battesimo è Gertrude, è un personaggio molto enigmatico e abbastanza rilevante nella storia de “I Promessi Sposi”. Manzoni la presenta come una donna abbastanza giovane, sui venticinque anni, dai forti contrasti sia per quanto riguarda l’aspetto fisico sia per il comportamento. Gertrude, a prima vista, dà un’impressione di bellezza ma non pura e genuina, anzi, appassita e quasi scomposta, tanto che l’autore la descrive con tre aggettivi uniti da un climax ascendente, sbattuta, sfiorita e scomposta. I colori principali che spiccano sul suo viso sono il bianco della pelle e delle fasce che le incorniciano il volto e il nero delle sopracciglia e degli occhi. Gli occhi sono misteriosi, soggetti a forti contrasti: a volte ispezionano una persona cercandovi rifugio, affetto e quasi pietà, altre volte sembrano ardere d’odio, rancore e orgoglio. Le labbra, invece, hanno un colorito rosa sbiadito, che spicca nel viso candido, e come gli occhi assumono spesso espressioni enigmatiche. Manzoni sottolinea che le labbra sono tinte, un particolare che si addice ben poco ad una monaca. Altri particolari insoliti sono il suo portamento, abbandonato e poco grazioso, il modo di portare la tonaca attillata sulla vita, un ciuffo di capelli neri che ricade sulla fronte candida contrariamente a quanto dice la regola. Nonostante questo all’interno del convento viene chiamata “signora”, come se appartenesse ad un rango abbastanza alto da potersi permettere di trasgredire le normali regole. Effettivamente aveva occupato da sempre una posizione particolare nel monastero.
Suo padre era un ricco principe lombardo che, come prevedeva una legge dell’epoca, non aveva intenzione di dividere l’eredità tra i figli cadetti ma destinarla interamente al primogenito. Così tutti gli altri figli venivano destinati al convento. Gertrude venne plagiata dai parenti, cresciuta cioè con la consapevolezza che sarebbe diventata una suora. I genitori le regalavano bambole vestite da suora e per farle un complimento o un’osservazione usavano sempre termini inerenti alla gerarchia ecclesiastica. A sei anni entrò in convento, dove le era riservato un trattamento speciale da parte delle suore in quanto figlia del principe. Il fatto di essere privilegiata le impedì di stringere amicizie con le compagne, che la invidiavano moltissimo. Rimase nel monastero senza mai uscirne per otto anni interi, fino all’età di quattordici anni. Gertrude fu quindi costretta a scrivere la supplica e a prepararsi per trascorrere un mese nella casa paterna prima di iniziare la sua nuova vita da monaca, come previsto dall’iter ecclesiastico dell’epoca. Trascorse gli ultimi giorno al convento confusa da mille pensieri opposti e ancora una volta in contrasto. Il giorno del ritorno a casa era da lei bramato perché non vedeva l’ora di uscire dal monastero che era stato la sua prigione infantile, ma al tempo stesso era temuto per la tensione di rivedere il padre, sempre duro e severo nei suoi confronti. Decise quindi di confidarsi con una compagna, che le consigliò di scrivere una lettera al padre in cui spiegava la sua situazione. Gertrude scrisse la lettera ma non ricevette mai una risposta. Venne il giorno del ritorno e finalmente la ragazza poté osservare di nuovo il mondo esterno, ma non permise a sé stessa di rilassarsi veramente perché terrorizzata appunto dall’idea di dover affrontare il padre. Giunta a casa fu completamente ignorata da tutti, come fosse un fantasma, ad eccezione di un giovane paggio. Gertrude decise di ringraziarlo per la sua vicinanza con un innocente biglietto. Il biglietto, però, venne intercettato da una serva e consegnato successivamente al padre, che lo considerò uno scandalo e punì la figlia costringendola a rimanere nella sua stanza sorvegliata a vista dalla serva. Gertrude si trovò a preferire la vita del monastero a quella tortura e cominciò a sentirsi in colpa, caratteristica propria delle persone abituate ad essere trattate male. Scrisse così una seconda lettera al padre, per scusarsi e implorare il suo perdono. Dopo vari discorsi che fecero soffrire moltissimo Gertrude, il padre accettò le scuse e dichiarò tutto dimenticato. Nonostante Gertrude sapesse che a breve sarebbe dovuta tornare al convento in veste di monaca, quando venne finalmente accolta dalla famiglia si sentì invadere da una felicità che non provava da molto tempo. Al monastero, a Gertrude fu riservata una stanza vicino a una casa abitata da un giovane di nome Egidio. Vedendosi tutti i giorni attraverso la finestra, i due si conobbero e s’invaghirono l’uno dell’altra. Cominciarono anche a frequentarsi di nascosto finché non vennero scoperti da una suora conversa. Egidio e Gertrude furono costretti ad ucciderla per farla tacere ma nessuno sospettò nulla, infatti le altre suore credevano fosse fuggita in Olanda attraverso un buco scavato nel muro. Circa un anno dopo questo fatto, Lucia e Agnese si presentarono alle porte del monastero.
Tutte queste esperienze dimostrano la debolezza di Gertrude, incapace di prendere una decisione definitiva perché spaventata dalla possibilità di prendere quella sbagliata. Il carattere e la mentalità dell’epoca la obbligano a sottomettersi e la costringono ad agire di conseguenza, peggiorando ulteriormente la sua eterna indecisione tra bianco e nero, tra pietà e odio, tra sottomissione e ribellione.
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