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Manzoni, Alessandro - Il 5 maggio (4)

Parafrasi e indicazione della struttura tematica dell'ode civile di Manzoni, scritta tra il 18 e il 20 luglio 1821 a Milano

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Il cinque Maggio

Il cinque Maggio è un’ode civile (cioè carattere politico e storico) composta tra il 18 e il 20 luglio 1821 a Milano dopo che fu divulgata la notizia della morte di Napoleone, fu stampato nel 1823 per la prima volta. La struttura dell’ode si divide in tre momenti:
• La prima sequenza parla di Napoleone morto e delle sue eroiche imprese;
• La seconda presenta l’accavallarsi dei ricordi nella mente di Napoleone;
• La terza celebra il trionfo di Dio su Napoleone.

Parafrasi
Morto. Così come il suo cadavere stette immobile dopo aver dato il suo respiro immemore di tutto e privato di una tale anima, così colpito e attonito rimase il mondo intero a quella inattesa notizia, la terra muta pensando all’ultima ora al quale possa essere stata fatale al destino. Ne sa quando un altro individuo altrettanto grande verrà a calpestare la polvere calpestata di sangue. Il mio genio poetico, vide in lui sfolgorante in trono e tacque; quando egli con alterne vicende fu sconfitto a Lipsia, risorse, e fu definitivamente sconfitto a Waterloo. Tuttavia non ha mai mescolato all’eco di chi lo adulava. Sorge ora commosso l’improvvisa scomparsa, di una così grande figura, davanti alle spoglie terrene di Napoleone e compare per la tomba una poesia che forse sarà mortale. Dall’Italia all’Egitto, dal Manzanarre al Reno era talmente veloce nell’equazione dei propri progetti, che l’idea non era ne ancora balenata, dallo stretto di Messina al fiume russo Don le sue vittorie vanno da un mare all’altro. E’ stata una vera gloria o fasulla? Noi qua, ci incliniamo alla volontà di Dio che volle stampare in lui una vastissima impronta. La pericolosa e trepida gioia di un gran disegno, l’ansia di un cuore che serve, ma non è docile pensando a quando ebbe avuto il suo regno e riceve un premio che sarebbe stato folle soltanto sperando. Egli provò ogni cosa, il massimo pericolo trovò la fuga perché fuggì in Russia, ma provò anche la vittoria,trovò la reggia e l’esilio. Due volte nella polvere fu idolatrato e posto come un Dio, Ma egli sommessamente lo guardarono, egli stabilì in silenzio, eliminò tutte le guerre e si impose come un arbitro fra due secoli. E sparì improvvisamente chiudendo nell’isola di Sant’Elena simbolo di smisurata invidia e di profonda pietà di inestinguibile odio e di amore indomato. Così come l’onda s’avvolge e pesa sulla testa del naufrago, l’onda sulla quale soltanto poco prima la vista del malcapitato scorrevano alti per cercare di vedere approdi lontani inutilmente così su quell’anima scese il peso delle memorie. Oh quante volte egli iniziò a scrivere le proprie memorie a quelli che sarebbero giunti dopo, e la mano cade stanca su quelle pagine che parlavano di eternità. Quante volte al tramonto di un giorno in cui non era accaduto nulla, chinati a terra gli occhi fulminei, chiuse al petto le braccia, rimase fermo e fu assalito dal ricordo delle sue imprese straordinarie. E ripensò agli accampamenti spostati in fretta, alle trincee nemiche bersagliate dai cannoni, il luccicare di spade, il galoppo dei cavalli, i comandi urlati sul campo di battaglia e l’ubbidienza. Forse il suo spirito affannato se piegò davanti allo strazio del ricordo e forse disperò ma sicuramente dal cielo giunse la mano di Dio che lo trasportò pietosamente in un’area più respirabile. Questa mano l’avviò per il sentiero della speranza alle regioni celesti, verso il premio che supera ogni desiderio, dove il silenzio e le tenebre sospirano nell’odio.
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