Daniele di Daniele
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Il ritratto di Dorian Gray

Il ritratto di Dorian Gray è un romanzo scritto dall'autore irlandese Oscar Wilde, considerato tra i massimi esponenti dell'estetismo. Il romanzo inglese descrive la storia di Dorian Gray, giovane molto bello che viene ritratto da un pittore che alla fine deciderà di non esporre il quadro che ha realizzato. Il giovane Dorian Gray è turbato dalla paura di invecchiare, pertanto con una sorta di sortilegio ottiene che ogni segno della sua vecchiaia non si rifletta sul suo aspetto fisico, bensì sul suo ritratto. Il ragazzo, quindi essendo conscio della sua bellezza, si dà ai piaceri più sfrenati, mantenendo il suo viso sempre perfetto. Il giovane prova vergogna per il pittore Hallward, decidendo quindi di ucciderlo. In preda alla disperazione, Dorian decide di distruggere il dipinto che lo ritrae, ma alla fine è il ragazzo ad avere la peggio cadendo per terra morto.
Alla fine il dipinto ritrarrà un bel giovane, mentre a terra vi è un uomo anziano morto.

Indice

Trama de Il ritratto di Dorian Gray - Versione alternativa 1
Recensione Il ritratto di Dorian Gray - Versione alternativa 2
Relazione Il ritratto di Dorian Gray - Versione alternativa 3
Riassunto Il ritratto di Dorian Gray - Versione alternativa 4
Analisi de Il ritratto di Dorian Gray - Versione alternativa 5
Sintesi de Il ritratto di Dorian Gray - Versione alternativa 6
Spiegazione Il ritratto di Dorian Gray - Versione alternativa 7

Trama de Il ritratto di Dorian Gray


Riassunto de Il ritratto di Dorian Gray: Il romanzo, che è uno tra i più importanti libri di Oscar Wilde, narra le vicende di Dorian Gray, un bel ragazzo che suscita, in quello che fino ad allora era un pittoruncolo, una vena artistica con la quale gli fa un ritratto bellissimo ma che non esporrà perché "c'è troppo di sé in questo quadro". Un amico dell'artista, sentendo parlare così bene di Dorian, decide che vuol conoscerlo, ma commette quello che il pittore e, all'inizio Dorian stesso, interpretano come un errore: cercare di cambiarlo.
Lord Enrico Wotton, l'amico dell'artista, aveva certamente la stoffa per fare il politico: buone doti oratorie e delle teorie sue, in questo caso su come vanno le cose al mondo, con le quali riesce a cambiare, o meglio far cominciare, la vita di Dorian. Egli prende quindi coraggio e fiducia, sia in sé stesso che in Lord Enrico con dispiacere del pittore. Si innamora, quindi, di una brava attrice che però lavorava in un teatro "di serie B". Quando ella comunica a Dorian la decisione di voler smettere di recitare per amor suo, egli le rispose che l'avrebbe lasciata perché aveva distrutto la sua migliore caratteristica. Per la disperazione, la ragazza si uccide e Dorian, a cui il pittore aveva donato il quadro, si accorge di un lieve cambiamento di quest'ultimo, che pensa sia dovuto alla sua sconsiderata reazione di fronte all'amata. Infatti, egli aveva espresso un desiderio al momento della donazione dell'opera a lui da parte dell'artista - amico: "Questo bellissimo quadro resterà così, con tutta la sua bellezza, ed io invece imbruttirò e questi mi deriderà. Vorrei che potesse invecchiare al posto mio!". Ma, come si sa, bisogna stare attenti ai desideri che si esprimono: potrebbero avverarsi. Dorian, distaccato completamente dalla realtà, ormai viveva in una specie di limbo, nel quale l'invecchiamento e l'imbruttimento del quadro era un erribile problema. Si fa confidare, inoltre, da Basilio (il pittore, che nel frattempo gli ha chiesto, inutilmente, sia di esporre il quadro sia di tornare a posare per lui) il motivo per il quale non ha voluto esporre il quadro, ma non gli confida il suo, di segreto, in quanto pensa che ne rimarrebbero entrambi turbati. Perciò, per evitare che qualcuno possa scoprirne il segreto, lo ripone in una stanza vecchia ed ormai in disuso della sua casa, ma vede dappertutto spie, il primo sospetto infatti è Vittorio, il suo cameriere.
Su di lui in giro circolano molte dicerie su alcune sue azioni sinistre, e Basilio, prima di partire, ne vuol sapere il motivo, per cui Dorian lo invita a guardare il quadro. Al che Basilio è disperato per ciò che Dorian ha fatto della sua vita, ma il quadro "suggerisce" al ragazzo (ormai trentottenne) un odio profondo verso Basilio, che uccide crudelmente a coltellate. Ciò è l'apoteosi della sua sadica malvagità d'animo; aver ucciso un amico e rimanere del tutto indifferente, come se al posto di Basilio vi fosse stata una mosca. (Qui però abbiamo una grave dimenticanza di Wilde: non ha descritto subito il presumibile imbruttimento del quadro; e dopo gli sproloqui descrittivi fatti fin qui, non ha senso non farlo notare; avevo pensato ad un cambiamento di tono che coincideva con il mutamento della storia, ma poi, deluso, ho osservato che la tecnica descrittiva è rimasta la stessa). Poi però, pur non arrivando a dispiacersene, se ne pente per la paura di essere incriminato, e chiede aiuto, per disfarsi del corpo, ad un biologo o un medico (presumo), che successivamente si suiciderà; e, non potendo perdonarsi per aver ucciso un innocente, preferisce l'oblio, nella fattispecie per mezzo dell'oppio. Incontra qui il fratello di Sibilla Vane, l'attrice amata, morta diciotto anni prima, che vuole ucciderlo, e qui la sua bellezza gli serve per convincerlo che quando sua sorella è morta, egli era un bambinetto, ma l'incontro lo turba e lo spaventa, tanto che, quando un suo amico cacciatore uccide per sbaglio, senza colpa alcuna, un suo collega, si convince che debba succedergli qualcosa di simile. Scopre poi, rallegrandosene non poco, che l'uomo ucciso era Giacomo Vane, il fratello si Sibilla. Era salvo, e con la volontà di divenir buono. Voleva iniziare adesso una nuova vita. Ma il ritratto era peggiorato, sconvolgendo Dorian Gray.
Si uccide, convinto che non si possa cambiare, ed il quadro si presenta, a chi vede la scena, come era nel tempo dei suoi antichi splendori.

Iniziamo dalle critiche del ritratto di Dorian Gray: il libro non mi è piaciuto affatto. È scritto malissimo, l'autore usa sempre le stesse cento o duecento parole, non usa espressioni che abbiano un significato un po' più profondo delle lettere con cui sono scritte, non c'è un po' di retorica, qualche espressione colorita. Più che un brano di letteratura sembra un manuale o qualcosa di simile, scritto da qualcuno senza fantasia, quasi come (non vorrei esagerare) se lo avesse scritto un alunno di una scuola media! Il contenuto c'è, ma "va cercato col lanternino". Se fosse stato scritto diversamente, sarebbe stato un buon libro. Toglie tutto il piacere del leggere, in quanto è più che prevedibile, addirittura scontato! Inoltre è di una ripetitività mai vista prima: non è possibile che, in venti capitoli (su venti) si verifichino quattro o cinque eventi, e con eventi intendo sia avvenimenti importanti, anche non ai fini della storia stessa, sia cambiamenti psicologici nei personaggi. Come potete vedere in questa relazione, il riassunto (che trovate all'inizio) comprende tutti gli avvenimenti del testo, sintetizzati in pochissime (relativamente alla lunghezza effettiva del libro) righe: è stato uno sforzo incredibile cercare di inserire, tra una riga e l'altra, qualche considerazione per allungarlo, ma quasi me ne pento, vista l'impostazione di queste critiche, rivolte a stroncare (per quello che è nelle mie possibilità) il testo. Posso pensare che fosse rivolto ad un pubblico meno colto, e questo spiega in parte il linguaggio ed il tema trattato (del quale parlerò più avanti) ma, prendendo per buona questa ipotesi, non posso capirne l'eccessiva ripetitività, quasi che Wilde non avesse più niente da scrivere o che volesse fissare molto bene in testa a chi lo legge ogni singolo avvenimento (riuscendoci).
Le descrizioni poi, non fanno che confermare la tesi dell'"alunno di scuola media", in quanto proprio questi scolari apprendono le tecniche descrittive quindi, sulle prime, cercano di inserirle in ogni dove e nel libro se ne fa un uso spropositato, sempre e comunque. In definitiva: poteva essere un libro migliore, se fosse stato scritto molto meglio. Sulla copertina c'è scritto: "Il capolavoro del Decadentismo" ma io, non per essere presuntuoso, non sono riuscito a vederlo il capolavoro (ma i temi decadenti, quelli fin troppo).
Le tematiche trattate ne Il ritratto di Dorian Gray, che sono quelle della bellezza che sfiorisce e della paura del cambiamento, non sono certo innovative: in un significato più ampio, possiamo trovarle perfino in Lorenzo de' Medici, o Il Magnifico, nei "Canti Carnascialeschi", dei quali riporto un famoso passo: "Chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c'è certezza". Quello che ho voluto vederci io non è certo il motivo principale di quell'opera, ma ha un legame abbastanza forte con il testo oggetto di questa Relazione. Dorian, alla costante ricerca della bellezza, finisce con l'autodistruggersi gradualmente, perché il povero ragazzo, come tutti, sulle prime non ha uno specchio per l'anima (poi supplirà il quadro a questa funzione), come per il corpo che molto spesso riflette esattamente il contrario di quanto fa lo specchio "dell'anima". Quindi Dorian si ritrova ad avere, o meglio a non avere un animo, e quando ne acquisisce uno, finisce per non trovarcisi bene, poiché non è adatto a quello che tutti vedono di lui. Inoltre, al contrario degli altri personaggi, vive al di fuori della realtà, in un mondo tutto suo, che non ha assolutamente a che vedere con il mondo reale in cui vive. Questo contribuisce a creare quasi sempre una grande noia nel lettore nei confronti di Dorian, in quanto egli, spesso, non può entrare nella realtà propria del ragazzo che vive quasi una doppia vita: quella sua reale, rivelata dal quadro, e quella che, seppur contrastata da alcune dicerie, tutti credono sia la sua.

Commento de Il ritratto di Dorian Gray: Quando Oscar Wilde pubblica The Picture of Dorian Gray (1891) lo fa con il preciso intento di scioccare l'opinione pubblica mescolando un gusto del peccato tipicamente decadente ad elementi soprannaturali di tradizione gotica. L'allucinata vicenda del giovane idolo della società londinese, infatti, colpisce per i suoi contenuti morali, inaccettabili da un'Inghilterra puritana e anche per la prefazione, vero manifesto dell'estetismo. Tuttavia, tra le righe, non si può non notare anche un messaggio di equilibrio morale: il protagonista, nel suo patto con il diavolo, finisce per rimanere invischiato e punito come il Faust della leggenda. Il principio "l'arte per l'arte" perde così il suo valore assoluto segnando la sconfitta di un uomo a cui la bellezza ed il suo culto non basteranno per lavare le brutture dell'anima. Le accuse dei benpensanti saranno parse quindi ridicole all'autore che, del resto, ci avverte sin dalla prefazione: "Coloro che trovano laidi significati nelle cose belle sono corrotti senza essere affascinanti, il che è un difetto. Non esistono libri morali e libri immorali. I libri sono ben scritti, o scritti male. È tutto".
Nella vicenda del protagonista alcuni critici hanno cercato di individuare degli elementi autobiografici, ma l'opinione dominante li ricerca piuttosto negli altri due personaggi principali: il pittore Basil Hallward, affascinato da Dorian Gray su un piano squisitamente estetico, e Sir Henry Wotton, eloquente e brillante dandy. Il romanzo può anche essere interpretato come una violenta critica alla Londra aristocratica: il cinismo delle conversazioni dei salotti vittoriani e la vacuità dei rapporti umani corrompono infatti un ragazzo che, all'inizio del romanzo, ci appare uno splendido esemplare umano, ingenuo e fiero nella sua giovanile bellezza. Non bisogna però lasciarsi prendere la mano da questa "riabilitazione letteraria". La condanna del vizio non è un elemento che può porre il romanzo fuori da una atmosfera decadentista. Infatti l'esteta non sa rinunciare al culto della bellezza e vive questo in maniera morbosa. Da ciò il tema della caducità e dell'autodistruzione.
Evidente è anche la crisi dei valori - simbolo del positivismo. Nelle parole di Henry Wotton ne troviamo una amara conferma: "La base dell'ottimismo non è che il terrore, [...] lodiamo il banchiere per poter tenere scoperto il nostro conto corrente, e troviamo buone qualità nel rapinatore, sperando che risparmi le nostre tasche, [...] io nutro il più grande disprezzo per l'ottimismo".
Come per altri capolavori del decadentismo, tuttavia, la lettura "tra le righe" è giustificabile fino ad un certo punto. Il significato ed il messaggio non possono essere più di tanto allontanati dalla vicenda e dai termini in cui essa è posta. Il setaccio dell'interpretazione può infatti individuare i grossi grani delle allegorie medioevali ma più difficilmente riesce ad afferrare i retroscena di un animo tormentato come quello di un intellettuale di fine '800. Per capire dobbiamo dunque inserirci profondamente nella mentalità decadentista e accogliere le parole per ciò che esse evocano. Non a caso Wilde decide di utilizzare topoi letterari di lunga tradizione che accendono nel lettore reminescenze antiche, come quello del patto con il diavolo.
Dal punto di vista stilistico è infine interessante notare l'evoluzione subita dalla figura di O. Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray: considerato dai contemporanei autore raffinato e "difficile", è diventato in seguito, per la sua semplicità sintattica, uno dei primi scrittori che prendono in mano gli stranieri che imparano la lingua inglese.

Recensione Il ritratto di Dorian Gray


Dorian Grey è un giovane di straordinaria bellezza, si è fatto ritrarre dal pittore Basil Hallward, suo amico. Hallward regala a Dorian Grey il ritratto in cui riesce quasi a fissare, oltre che la bellezza fisica, anche quella della sua anima. Il giovane rimane affascinato da codesta meraviglia, però è turbato dal pensiero che quel dipinto lo ritrarrà perennemente giovane mentre il suo corpo invecchierà progressivamente. Nasce così in lui un desiderio intensissimo: che possa essere il quadro ad invecchiare mentre il suo corpo rimanga sempre giovane! Da allora il dipinto, anziché riportare l'invecchiamento del corpo, fotografa l'involuzione della sua anima, che da candida, si va via via macchiando di terribili delitti, tutto a causa della cattiva influenza che hanno i pensieri di Lord Henry Wotton, un decadente, cinico, vuoto e perverso individuo, amico di Basil. Costui diceva che l’ unico modo per liberarsi di una tentazione è di abbandonarsi alla tentazione stessa. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo intatta la freschezza e la perfezione del suo viso. Gray e' costretto a nascondere il suo ritratto, tanto si è deturpato. Per colpa sua la bellissima e giovane attrice Sybil Wane si suicida, per la delusione amorosa. Infine, spinto da un odio profondo trasmessogli dal quadro, uccide anche il suo amico-pittore Basil. Il dipinto si degrada sempre più, fino a che un giorno, Dorian, preso dal disgusto per l'orribile aspetto dell’anima raffigurata nel ritratto, con lo stesso pugnale con cui ha ucciso l'amico Hallward, colpisce violentemente al petto dell’uomo dipinto: Dorian muore: il ritratto torna a raffigurare il giovane bello e puro di un tempo e a terra giace un vecchio segnato dal vizio.

Analisi della trama: Il bellissimo Dorian Gray suscita, in quello che fino ad allora era un pittore di poca “passione”, una vena artistica grazie alla quale fa un ritratto che immortala il suo bell’aspetto e la sua purezza d’animo. Lord Henry Wotton, amico dell'artista, sentendo parlare così bene di Dorian, decide di volerlo conoscere, ma commette quello che il pittore e, all'inizio Dorian stesso, interpretano come un errore: cercare di cambiarlo. Lord Wotton, aveva sicuramente le qualità per fare il politico: buone doti oratorie e delle sue teorie, su come vanno le cose al mondo, con le quali riesce a cambiare, o meglio far cominciare, la nuova vita di Dorian. Il ragazzo prende coraggio e fiducia, sia in sé stesso che in Lord Henry, con dispiacere del pittore. Si innamora di una brava attrice che però lavorava in un teatro "di serie B". Quando lei comunica al giovane di voler smettere di recitare per amor suo, egli le risponde che l'avrebbe lasciata, perché aveva distrutto la sua migliore caratteristica. Per la disperazione, la ragazza si uccide e Dorian, a cui il pittore aveva donato il quadro, si accorge di un lieve cambiamento di quest'ultimo, che pensa dovuto alla sua sconsiderata reazione di fronte all'amata; infatti egli aveva espresso un desiderio al momento della donazione dell'opera: "Questo bellissimo quadro resterà così, con tutta la sua bellezza, ed io invece imbruttirò e questi mi deriderà. Vorrei che potesse invecchiare al posto mio!". Dorian, distaccato completamente dalla realtà, ormai vive in una specie di limbo, nel quale l'invecchiamento e l'imbruttimento del quadro era un terribile problema. Per evitare che qualcuno possa scoprirne il segreto, ripone il dipinto in una vecchia stanza in soffitta ormai in disuso, ma vede spie ovunque, il primo di cui sospetta è Vittorio, il suo cameriere. Su Dorian circolano molte dicerie su alcune sue azioni sinistre e Basil, sconvolto dagli scandali disseminati con non curanza dall’amico, è andato a casa di Dorian per chiedergli chiarimenti su tali voci. Dorian, così, lo invita a guardare il quadro, pensando che, essendo opera sua, avrebbe compreso. Salite le scale ed entrati nella soffitta Basil si ritrova dinanzi ad un quadro coperto da un telo. Dorian lo toglie e lì appare al posto del magnifico dipinto appare il ritratto di un uomo vecchio e trasandato che trasuda malvagità; solo l’azzurro degli occhi, l’oro dei capelli e il colore scarlatto delle labbra non è totalmente svanito. Subito il pittore non ricono0sce l’opera solo la sua firma e altri particolari minimamente percepibili, come la cornice fatta apposta per la tela, lo convincono. Mentre Basil è disperato per ciò che Dorian ha fatto della sua vita, il quadro fa provare al ragazzo un odio profondo verso Basilio. Egli vedendo un coltello uccide il pittore a sangue freddo. Ciò è l'apoteosi (esaltazione) della sua sadica malvagità d'animo; aver ucciso un amico e rimanere del tutto indifferente, come se al posto di Basil vi fosse stata un insetto. Poi però, pur non dispiacendosi, per la paura di essere incriminato si pente, e chiede aiuto, per disfarsi del corpo, ad un medico, che successivamente si suiciderà; e, non potendo perdonarsi di aver ucciso un innocente, preferisce l'oblio, per mezzo dell'oppio. Incontra qui il fratello di Sibilla Vane, l'attrice amata, morta diciotto anni prima, che vuole ucciderlo, e qui la sua bellezza gli serve per convincerlo che quando sua sorella è morta, egli era un bambino, ma l'incontro lo turba e lo spaventa, tanto che, quando un suo amico cacciatore uccide per sbaglio, senza colpa alcuna, un suo collega, si convince che debba succedergli qualcosa di simile. Dorian poi, si rallegra, che l'uomo ucciso era Giacomo Vane, il fratello si Sybil. Era salvo e vuole diventare buono. Vuole, quindi, iniziare una nuova vita. Ma il ritratto peggiorato, sconvolge Dorian Gray,che si uccide, convinto che non si possa cambiare, ed il quadro si presenta, a chi vede la scena, come era nel tempo dei suoi antichi splendori.

Commento personale: Il ritratto di Dorian Gray” mi ha un po’ deluso dal punto di vista sintattico; me l’aspettavo più impegnativo. Nonostante ciò, la trama mi ha lasciata esterrefatta: pagina dopo pagina riuscivo a scoprire sempre più sulla psiche dei personaggi. L'allucinata vicenda del giovane idolo della società londinese mi ha colpita per i suoi contenuti morali, inaccettabili da un'Inghilterra puritana, e anche per la prefazione, vero manifesto dell'estetismo. Tuttavia, tra le righe, ho notato anche un messaggio di equilibrio morale: il protagonista, nel suo patto con il diavolo, finisce per rimanere invischiato e punito come il Faust della leggenda. Il principio "l'arte per l'arte" ne Il ritratto di Dorian Gray, perde così il suo valore assoluto segnando la sconfitta di un uomo a cui la bellezza ed il suo culto non basteranno per lavare le brutture dell'anima. Questo libro mi è piaciuto proprio perché distrugge l’idea che ciò che è “bello” è anche “buono”.

Relazione Il ritratto di Dorian Gray


L'ambiente: "The picture of Dorian Gray", romanzo di Oscar Wilde (1854-1900), fu pubblicato nel 1890 a puntate nel Lippincott's Magazine e in volume l'anno successivo a Londra.
La storia è ambientata nella capitale del Regno Unito e nelle vicine località di campagna. Si svolge soprattutto in ambienti interni: lo studio del pittore Basil Hallward, dove avviene il fatidico incontro fra il protagoni-sta Dorian Gray e Lord Henry Wotton, le loro rispettive abitazioni, in particolare, la soffitta della casa di Do-rian Gray, ed altre abitazioni delle nobili signore londinesi. Rilevante è la descrizione dei ricchi giardini, spesso spunto per Oscar Wilde per una formale esercitazione estetica. Nel capitolo XVI c'è uno scorcio sui sobborghi malfamati di Londra. Inoltre sono presenti i teatri, in particolare il piccolo teatro nel quale recita Sybil Vane, luoghi importantissimi nel racconto, se è vero che l'arte è vita e realtà, secondo l'assurda logica del protagonista.
L'epoca in cui si svolge il racconto non è specificamente indicata dall'autore, ma è desumibile da alcuni particolari, come il dono di Lord Henry a Dorian Gray di un libro pubblicato nel 1884. Viene descritta una no-biltà londinese, quale poteva essere all'epoca in cui viveva l'autore. L'intera vicenda si svolge nell'arco di tempo della vita di Dorian Gray, dall'adolescenza-giovinezza, fino all'età matura.

I personaggi: Il leitmotiv del libro può essere individuato nell'inversione di ruoli tra realtà e finzione. In questo senso possiamo suddividere i personaggi in due categorie:
I protagonisti, che consapevolmente accettano tale scambio, come Dorian Gray e Lord Wotton;
Gli antagonisti, che inconsapevolmente si oppongono alla scelta dei primi, ma da essi vengono sopraffatti, come il pittore Basil Hallward, la giovane attrice Sybil Vane, suo fratello James e il chimico Alan Campbell, che si suicida, vittima di un'atroce amicizia.
Sullo sfondo, la folla di uomini e donne della società londinese e dei bassifondi, più o meno accennati ed individuati. Nella parte finale del romanzo l'autore accenna ad un personaggio, una giovane ragazza, Hatty, che non appare direttamente nella storia, ma viene presentata dalle parole e dal ricordo di Dorian Gray. Egli abbandona questa ragazza, nel vano ed insincero tentativo di compiere una buona azione, in una vita ormai cosparsa di azioni indegne e pensieri malvagi.

Le azioni: All'inizio del romanzo c'è uno scambio tra finzione e realtà, ovvero la finzione, tramite l'arte, diventa realtà: infatti, reale diventa il ritratto che, nascosto da un telo broccato, è soggetto all'invecchiamento ed ai mali del-la vita; reale diviene Sybil Vane quando recita sulla scena, in quanto diversa da se stessa e dalla propria umanità. La finzione è invece rappresentata da Dorian Gray, eternamente giovane ed immorale; anche Sybil è finzione, nel suo pensiero, quando è se stessa, giovane ragazza innamorata, e trascura l'irrealtà della recita-zione; è quindi costretta al suicidio da chi disprezza la sua umanità. Ma la morte, infine, ristabilisce l'equilibrio e riconferisce ad ogni cosa il giusto posto: con le morti di Sybil e di Dorian trionferanno la verità e la moralità. Contrariamente alle aspettative, quindi, "Il ritratto di Dorian Gray" non si conclude con la sconfitta della realtà e dell'immoralità, ma con l'affermazione di questi valori, pur nella tragedia finale. Alla fine del romanzo c'è lo scioglimento di una tensione che cresce nel racconto e si acquieta solo nella morte finale.

Avvenimenti esterni: Nel romanzo non si verificano avvenimenti esterni alle vicende tali da modificarne l'andamento.

Trama: Dorian Gray è un bellissimo giovane a cui il pittore Basil Hallward dipinge un magnifico ritratto che poi gli dona: è così ben riuscito il ritratto, che Dorian ammirandolo esprime il rimpianto di dover lui invecchiare mentre il ritratto sarebbe rimasto sempre giovane, e proferisce il voto che, a qualunque prezzo, avvenga il contrario. È presente Lord Henry Wotton, nobile dissoluto e spregiudicato, il quale con le sue teorie sul pia-cere e la bellezza avvelena a poco a poco la purezza giovanile di Dorian. Quando questi gli confida di esser-si fidanzato con Sybil Vane, giovane attrice di un teatro di quart'ordine, gli demolisce il suo ideale; così che Dorian abbandona freddamente la fanciulla. Questa si uccide e Dorian, superato facilmente, grazie ai cinici suggerimenti di Lord Henry, il primo dolore, passa con lui quella stessa serata a teatro. L'indomani, però, scopre sul suo ritratto una espressione di crudeltà che prima non c'era, e comprende che il voto da lui pro-nunciato è stato esaudito. Nasconde il ritratto in una camera disabitata e continua la sua vita gaudente, ca-dendo sempre più in basso nel vizio, ma conservando intatto il suo bellissimo viso di giovane, mentre il ritratto invecchia e si fa sempre più orribile. Una notte uccide Basil Hallward, che ha tentato di rimproverar-gli i suoi delitti; e ne fa distruggere il corpo da un suo amico chimico, il quale poi si suicida. E così Dorian rimane impunito: ma il ritratto diventa sempre più mostruoso e sulla mano che aveva vibrato il colpo morta-le all'amico appare una rugiada di sangue. Ma la vendetta umana non cade su di lui: il fratello di Sybil Va-ne, che aveva giurato di vendicare la sorella e lo aveva a questo scopo cercato per venti anni, rimane ucciso in un incidente di caccia, proprio quando sta per raggiungerlo. Alla fine, stanco e nauseato di quel testimo-nio della sua colpa e della sua bruttura interna, Dorian Gray colpisce forsennato con un coltello il cuore del ritratto, ma cade morto egli stesso, mentre il ritratto riacquista il primitivo aspetto di una meravigliosa gio-vinezza e i servi stentano a riconoscere nell'orribile vecchio che trovano cadavere il loro splendido padrone. Il romanzo è il punto di arrivo di tutto l'estetismo di Oscar Wilde e ne è anche il prodotto più coerente e più completo: l'atmosfera crea un mondo astratto, puramente fantastico e poetico, in cui si muovono figure irreali, che dalla natura non traggono altro che un pretesto per un motivo di squisita decorazione, ragione unica e suprema della loro innegabile bellezza.

La rappresentazione del tempo: ordine e durata: Il romanzo si svolge nell'arco di tempo della vita di Dorian Gray, dalla fine dell'adolescenza, alla tarda maturità (circa 20 anni), e nel racconto viene rispettato l'ordine cronologico dello svolgimento dei fatti (fabula), pur nell'illogico mancato invecchiamento del protagonista.Non vi sono alterazioni dovute ad analessi o pro-lessi, anche se alcuni avvenimenti cruciali (morte di Sybil Vane, separazione di Dorian da Hatty) vengono raccontati dagli stessi personaggi a fatti accaduti. Limitate sono le ellissi presenti nel racconto: su tutte, quel-le riguardanti Basil Hallward, che ricompare in scena, dopo una lunga assenza, quando decide di partire per Parigi, e James Vane, durante il suo soggiorno in Australia.
La forma di durata che caratterizza l'intero romanzo è il sommario, visto che la storia si protrae per circa 20 anni. Nei vari capitoli sono molto frequenti le scene, dovute a dialoghi fra i personaggi o a loro pause riflessive.

La rappresentazione dello spazio: I personaggi si muovono prevalentemente in ambienti interni descritti come reali, anche se lo stile dell'autore nella loro descrizione è talmente ampollosa che le case e i giardini risultano quasi fantastici. Questi luoghi costituiscono un giusto sfondo per le vicende e i caratteri dei personaggi, proprio perché esageratamente raffinati, con sfumature di finzione, analogamente ai personaggi.

La costruzione del personaggio: I personaggi, o almeno alcuni, vengono presentati nei loro caratteri fisici, ma in modo idealizzato e stereotipato. Di Dorian Gray viene messa in evidenza la bellezza e la soavità, tramite l'accenno ai riccioli biondi, agli occhi azzurri, alle labbra rosse ben delineate. Lord Henry è descritto come un giovane alto e aggraziato, con il viso olivastro, con la voce bassa e le mani "bianche e fresche come fiori". Ciò che è più interessante è la descrizione psicologica, l'impostazione interna dei personaggi, che si scopre dai ripetuti dialoghi e dalle riflessioni interne. Il protagonista subisce all'inizio una trasformazione, sotto l'influenza di Lord Henry, che lo porta a deformare la sua personalità, ad esternare in maniera alterata un lato del suo carattere. Dopodiché, per tutto il romanzo, egli si mostrerà costante nella sua scelta, sempre condizionato dalle idee di Lord Henry. Alla fine, quando cerca di riscattarsi, non riesce più ad essere padrone di se stesso.

Il punto di vista: narratore esterno o narratore interno?: Il racconto è condotto secondo il punto di vista esterno alla vicenda e non subisce mutamenti nel corso della narrazione. L'elemento che permette di individuare il punto di vista è l'uso costante della terza persona.

La distanza: le tecniche di rappresentazione: In questo racconto, la tecnica di rappresentazione principale è quella dei dialoghi e delle riflessioni interne dei personaggi. Comunque ci sono informazioni sugli ambienti, sull'aspetto dei personaggi e sulle loro azioni.

Le scelte linguistiche: Il linguaggio è ricercato nella costruzione delle espressioni e nella scelta dei vocaboli. Non si fa uso del dialetto, ne' di sottocodici specifici. La presenza di molti dialoghi, realizzati con costruzione ipotattica, limita la paratassi alle parti descrittive.

Riassunto Il ritratto di Dorian Gray


‘’Il Ritratto di Dorian Gray’’ è una delle più celebri opere di Oscar Wilde, il noto scrittore, poeta, aforista, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese. Nato nel 1854 a Dublino, ereditò dalla madre diverse caratteristiche, tra cui la sua peculiare eccentricità e il vezzo di nascondere la sua vera età. Ciò che caratterizza Wilde è il suo essere un perfetto ‘’dandy’’, cinico e impertinente, provocatore ironico e raffinato; egli schernisce tutto ciò che è buon senso e luogo comune. Wilde stava pensando di scrivere un romanzo di più alto livello già da diverso tempo; nel 1884 visitava spesso lo studio di un suo amico pittore, Basil Ward. Un giorno il modello da dipingere era un ragazzo molto giovane e molto bello che impressionò immensamente Wilde; a lavoro compiuto lo scrittore disse all’amico che era davvero un peccato che una creatura così meravigliosa dovesse subire gli effetti della vecchiaia, il pittore assentì e aggiunse che sarebbe stato davvero magnifico se il ragazzo fosse potuto rimanere in quel modo per sempre, mentre il ritratto invecchiava al posto suo. Da questo episodio l’idea di Wilde di comporre il suo primo ed unico romanzo crebbe. ‘’Il ritratto di Dorian Gray’’ venne pubblicato nel luglio del 1890 su una rivista mensile americana, il che gli procurò un grande numero di lettori. La storia fu immediatamente soggetta a critiche che ne evidenziavano l’immoralità, ma Oscar Wilde rispose ai commenti negativi delle altre riviste con eleganza e riservatezza. Ad ogni modo, lo scandalo che ne seguì non fece altro che accrescere la fama del romanzo, a cui Wilde aggiunse diversi capitoli e la Prefazione prima di pubblicarlo come libro vero e proprio. Il narratore è sempre esterno, il punto di vista non muta mai nel corso della storia; il testo è ricco di descrizioni dettagliate anche se è composto prevalentemente da parti narrative e da dialogiche. Lo stile dell’autore è perfettamente in sintonia con il carattere dell’autore stesso, come anche i temi trattati. Particolari sono i vocaboli francesi utilizzati, che sottolineavano la nobiltà dei personaggi descritti, in quanto a quei tempi il francese era una lingua molto colta e d’elite.
La vicenda è ambientata nella Londra (e dintorni) dell’Ottocento, si svolge nell’arco di una quarantina d’anni, anche se un determinato periodo della storia in cui Dorian parte per un lungo viaggio viene omesso per passare direttamente agli avvenimenti di alcuni decenni dopo. I paesaggi londinesi sono descritti in maniera impeccabile, si può infatti elaborare una netta distinzione tra i luoghi più solitamente frequentati dal protagonista e dai suoi amici di nobile rango sociale (il club, i palazzi, le ville, piazze e strade famose abitate da personaggi di rilievo) e i posti in cui Dorian, ormai cosciente del suo animo oscuro, va a ‘’sfogarsi’’ senza essere giudicato dalla pettegola borghesia inglese di quegli anni.
Dorian Gray è un giovane di 17 anni, puro, bello e affascinante, ma forse troppo ingenuo; egli cade infatti nelle mani di Lord Henry Wotton, uomo nobile di titolo, ma non d’animo. Cinico, vanitoso, esperto di corruzione e abile manipolatore mentale, sceglie il giovane Dorian per il suo esperimento: Lord Henry si impegna infatti a uccidere l’anima del protagonista-vittima. I due si conoscono tramite il pittore che ama ritrarre Dorian, Basil Hallward; egli è al corrente della pessima influenza che Lord Henry esercita sulle persone che lo frequentano e aveva messo in guardia Dorian fin dall’inzio, ma il ragazzo è troppo giovane e puro per sottrarsi alla fascinazione esercitata dal Lord; è infatti durante la creazione di un ritratto di Dorian che Lord Henry si presenta nello studio dell’amico Basil per vedere di persona l’immensa bellezza del modello tanto elogiata dal pittore. Da quel fatidico incontro comincia il lungo cammino della morte di un’anima, che trascina con sé tutti i buoni propositi e le più nobili virtù, lasciandosi alle spalle solo un guscio di bellezza esterna, senza alcun valore morale.
La stupefacente bellezza fisica di Dorian lo designa come eletto, perché la Bellezza gli consente di sostituire alle norme morali una libertà vertiginosa. ‘’Lo scopo della vita è lo sviluppo di noi stessi, la perfetta realizzazione della nostra natura: ecco la nostra ragione d’essere’’. Ma la realizzazione di una tale pienezza vissuta in nome della bellezza, che sacrifichi l’anima a favore del corpo, la ragione a favore dei sensi, non è più possibile: infatti la verifica di ciò porterebbe a un fallimento che è, prima di tutto, autodistruzione. A fare da guida estetica e amorale in questa educazione all’egotismo c’è Lord Henry Wotton.
Inizia così il romanzo di Oscar Wilde, ‘’Il ritratto di Dorian Gray’’.
Mentre Lord Henry si compiace del controllo che esercita su quel ragazzo bellissimo e impacciato, Dorian non si accorge di essere solo uno strumento, un burattino, e comincia a inalare i veleni di quel maestro che gli svela i segreti del piacere e gli inculca ‘’l’irrefrenabile desiderio di assaporare la vita fino in fondo’’, veleni per cui non esiste antidoto. Come ipnotizzato diventa ciò che l’altro vuole che sia: uno sprezzante idolatra della propria bellezza. Per questa manipolazione esercitata da Lord Henry fin dal primo giorno, la preghiera con cui il Narciso moderno implora lo ‘’scambio diabolico’’ di fronte al fedele ritratto terminato viene esaudita: il quadro, muto ma inquietante (personaggio anch’esso nonostante sia un oggetto, o forse addirittura il protagonista) accetta di cedere la propria eternità beata e di assumersi il decadimento fisico al suo posto. Con l’andare degli anni, l’evoluzione verso il male è inarrestabile. Nemmeno il miracolo dell’amore può nulla; infatti, quando Dorian conobbe Sibyl Vane e se ne innamorò, credette che, sposandola, avrebbe potuto concretizzare tutti i buoni propositi che gli balenarono nella mente la sera che la vide recitare a teatro e condurre una vita all’insegna della bontà. Sibyl, un’attrice quasi adolescente, è disposta a rinunciare al teatro, l’unico suo mondo, per amore di Dorian; ma quando lui la umilia con mostruosa brutalità , per quell’unica colpa di aver recitato male (ma in buona fede) una sera, lei sa di non poter sopravvivere all’abbandono e si uccide. Aver recitato male è un affronto alla perfezione estetica che Dorian ha elevato a suo credo,una ferita a un ideale che lei o nessun’altra donna potrà mai incarnare. Dorian non uccide propriamente Sibyl, ma è come se lo avesse fatto: il suo è un assassinio mentale.
Il suicidio dell’innamorata segna una svolta decisiva. La scomparsa della ragazza, dimenticata tanto velocemente quanto conquistata, chiude ogni via di perdono per colui che, amando solo se stesso, non può dare amore a nessun altro. Siamo ormai alla resa a una diabolica sete di assoluto amore di sé. Ora Dorian non si ferma più davanti a niente, neppure dinanzi al delitto. Con un macabro crimine si libera di un caro amico come Basil Hallward,il pittore di ciò che adesso era diventato il suo peggiore incubo, l’unico che avrebbe potuto salvarlo dall’abisso. L’altezzoso Dorian, che non fa un incontro senza accrescere la lista dei suoi misfatti (ai quali si accenna appena per pura pudicizia), non si cura dei testimoni e degli sguardi ostili. Si è smarrito nel labirinto del piacere e negli eccessi delle sensazioni, che lo portano a sentire il calore delle fiamme infernali, fin dentro quelle forme oscure del vizio che pure devono far parte dell’esperienza. A questo punto Wilde vorrebbe assolvere Dorian, considerandolo come un angelo decaduto, dissoluto ed eroico, ma la consapevolezza di violare i fondamenti della religione cristiana lo ferma dal farlo. La tragica fine scelta per Dorian ripristina l’ordine turbato e una giustizia comune; Wilde punisce il dannato con l’epilogo che i suoi lettori avrebbero sicuramente approvato. Dorian muore, deve morire perché così dettano le regole di un genere letterario che Wilde ha usato per camuffare un discorso elitario sul piacere e sull’egotismo. La dimensione morale trionfa. Il ritratto obbliga il suo originale a rovesciare le parti e a riprendersi il fardello dei peccati innominabili che Dorian, per conservare intatto il valore della sua giovinezza, aveva voluto addossare sul volto dell’immagine dipinta.
Nell’ultima scena, il ritratto si prende la sua feroce rivincita , restituendo a Dorian la sua vita dissipata e la sua vecchiaia; e a se stesso l’immortalità. I domestici che entrano nella stanza nella soffitta della casa si troveranno davanti l’evidenza della colpa e il suo verdetto.
Nel romanzo in cui Wilde si danna a intensificare la percezione tutta soggettiva del protagonista, troviamo lo specchio fedele di una realtà perfettamente definita e del ceto che conosce meglio. Wilde non vuole che si sottovalutino gli aforismi di Lord Henry Wotton. Egli demolisce, vestendo i panni del commentatore critico e satirico, la volgarità, la stupidità, il livellamento intellettuale e l’ipocrisia: tutti esiti deprimenti di una società virtuosamente organizzata. Lord Henry, però, non paga alcun prezzo per le impertinenze verbali di cui fa sfoggio e, in questa sua impunità, smette di essere l’alter ego di Oscar Wilde: l’umiliazione fisica e psicologica attende implacabile l’autore al termine del periodo di reclusione. Al contrario del suo personaggio, Wilde pagò un prezzo altissimo per la sua arte orgogliosamente disinteressata e sensuale. L’autore dello scandaloso Dorian Gray avrebbe giurato che la bellezza eterna esiste e per questa sua convinzione dogmatica si giocò la vita fino in fondo. Wilde visse i suoi ultimi giorni nella consolazione che ‘’i più bei versi riguardano sempre la morte, perché il messaggio dell’artista è farci comprendere la bellezza della disfatta.’’

Analisi de Il ritratto di Dorian Gray


Oscar Wilde è uno dei massimi esponenti del Decadentismo inglese, autore di molti romanzi tra cui Il Ritratto di Dorian Gray. Questo romanzo è una sorta di manifesto del decadentismo inglese, un compendio della filosofia wildiana, accogliendo temi come la ricerca della sensazione intensa e rara e la negazione di ogni credo o sentimento diverso dal piacere.
Dorian è un bellissimo giovane, dal carattere capriccioso, che svolge il ruolo di modello per i quadri del pittore Basil Hallward. Il pittore è un grande amico di lord Henry, con cui conversa quotidianamente; un giorno gli svela l’esistenza di Dorian, un giovane che è un modello perfetto per i suoi quadri. Lord Henry gli prega di poterlo conoscere e così il giovane e il lord diventano amici. Lord Henry parla molto con Dorian e lo influenza con le sue idee: il culto del piacere e della bellezza, l’abbandonarsi alle tentazioni. Un giorno Basil dipinge un ritratto di Dorian, e quando glielo fa vedere, il modello rimane affascinato dalla sua bellezza e prega con tutto il cuore che la sua bellezza rimanga per sempre intatta. Poi chiede al pittore di poter tenere il quadro. In seguito conosce l’attrice Sybil Vane, dalla grande bellezza, e se ne innamora. Lei ricambia e così cominciano una romantica storia d’amore, purtroppo destinata ad una tragica fine. La loro relazione dura finché Sybil, durante uno spettacolo, non riesce a recitare bene perché i suoi pensieri sono diretti a lui e così la lascia. Qualche giorno dopo Sybil si suicida per il dolore. Dopo la morte di Sybil Dorian guarda il dipinto fatto da Basil e lo vede abbruttito, così preso dal panico lo nasconde, credendo che sia un’allucinazione, ma col passare del tempo Dorian vede che il ritratto si abbruttisce sempre di più, come se “invecchiasse” al posto suo. Così Dorian si ricorda della preghiera fatta tempo prima e capisce che è stata esaudita. Intanto in città si diffondono delle voci su Gray, che lo definiscono un corrotto un delinquente, e lo accusano di frequentare sconvenienti compagnie. Così Basil si reca da Dorian per informarlo sulle voci che girano e per dirgli che partirà a Parigi per lavoro. Dorian gli fa vedere il quadro, dicendogli che rappresenta la sua anima corrotta, e Basil dispera incredulo. Poi Dorian, in preda ad una furia omicida, uccide il pittore e ne fa sparire il cadavere.
Il nobile Gray, dopo questo macabro episodio, sale su una carrozza per recarsi in un luogo malfamato – dove le voci dicevano che lui andasse – per soddisfare la sua dipendenza da oppio. Lì viene spaventato dal fratello di Sybil Vane, che gli punta una pistola addosso accusando Gray della morte della sorella avvenuta diciotto anni prima, ma vedendo il suo volto giovane, capisce che non può essere stato lui. Dorian, spaventato, scappa, vedendo da ogni parte il volto dell’uomo che lo stava uccidendo e non sentendosi al sicuro. Poi si rasserena alla notizia della morte del suo aguzzino in una battuta di caccia.
Qualche giorno dopo Dorian decide di “diventare buono” e si reca dinanzi al ritratto che a suo parere è la causa di tutti i suoi mali e lo trafigge con un coltello. I suoi servi entrano poco dopo nella stanza del quadro vedendo il loro padrone vecchio trafitto da un coltello e sopra di lui un dipinto bellissimo di Gray da giovane.
Questo libro mi è piaciuto molto perché riesce ad incarnare il pensiero dell’autore in una trama accattivante e molto fluida. Secondo me Dorian è infelice perché ha impostato come canone di vita la bellezza esteriore, mentre si è più felici e più apprezzati da tutti per la propria onestà e bontà.

Sintesi de Il ritratto di Dorian Gray


Ne "il ritratto di Dorian Gray", Oscar Wilde racconta la storia di un giovane che racchiude l'anima in un quadro dipinto per lui da un suo amico... L'inizo del racconto è appunto il momento in cui il pittore decide di immortalare la bellezza del Giovane Dorian in un dipinto; quando questo sarà ultimato, a causa di un discorso si convince che quel ritratto dopo del tempo gli ricorderà la sua bellezza. A questo punto il giovane comincia a preoccuparsi fino a desiderare che il quadro possa ricevere le modifiche del tempo al suo: questo desiderio sarà la sua rovina...
In poco tempo Dorian diverrà una persona meschina che aprofitta di tutti ma gli avvenimenti e il passare del tempo non influiscono sul suo aspetto, bensì su quello del quadro che il protagonista è costretto a tenere nascosto.
Dorian arriva persino ad uccidere un uomo (l'autore del ritratto) e quando capisce di aver sbagliato tutto, capisce anche il perchè il suo aspetto resta invariato: capisce che il quadro muta al suo posto, capisce che quel quadro è diventato il ritratto della sua anima. Dorian è disperato e vuole distruggere quel dipinto. Si chiude nella camera in cui il dipinto è nascosto e con un pugnale strappa la tela...
Dopo diversi giorni la stanza viene riaperta: il quadro del giovane è distrutto, ma in esso si vede la bellezza che aveva inizialmente; a terra, accanto al quadro vi è disteso un uomo morto, un signore anziano dal volto cattivo... quell'uomo è Dorian Gray che distruggendo il ritratto della sua anima ha ucciso sè stesso.

Spiegazione Il ritratto di Dorian Gray


Il narratore afferma che Dorian non ha un “credo” o una “teoria della vita”, si avvicinò al misticismo, che rende insolito ciò che è banale, e alle idee del darwinismo tedesco, affascinato da come i moti dello spirito possano essere ricondotti a dei semplici nervi, ma abbandonandoli poco tempo dopo. Egli era consapevole, infatti, che ogni riflessione è infruttuosa se non strettamente collegata all’esperienza e all’azione, poiché così come l’anima anche i sensi, intrinsechi al mondo dell’esperienza, hanno dei misteri da svelare. Questo può essere concepito come unico “credo fondamentale” della filosofia di Dorian.
Il narratore inizia la narrazione parlando dei “credo” del protagonista e descrive l’attaccamento a qualsivoglia credo o sistema come un errore che può arrestare lo sviluppo umano (“Non commise mai l’errore di arrestare il suo sviluppo intellettuale accettando formalmente un credo” righe 1-2) perché chi non è in grado di andare oltre una verità considerata assoluta, ovvero un credo, non può essere considerato di mentalità aperta.
Dorian si appassiona ai profumi, soprattutto a quelli orientali, poiché sostiene che ogni fragranza abbia sulla mente e sull’animo umano una specifica influenza (“valutare le molteplici influenze delle radici dall’aroma dolce e dei fiori ricchi di polline profumato, dei balsami aromatici, dei legni scuri e fragranti, dello spiganardo nauseante, dell’ovenia che fa impazzire, dell’aloe che, dicono, scaccia la malinconia dall’anima” righe 20-22), parlando di una vera e propria “psicologia dei profumi”.
Dorian Gray è il personaggio per eccellenza del genio di Oscar Wilde, divenuto celebre per i suoi gusti raffinati e l’amore per l’esotico e il raro come l’autore stesso. Alla riga 15 il narratore parla di “resine profumate provenienti dall’Oriente”, territorio simbolo di evasione e mistero, molto studiato e ammirato dagli intellettuali europei del XIX secolo; dalla riga 24, invece, vengono descritti gli “strani concerti” a cui assisteva il giovane dandy, in cui zingari eseguivano brani di “musiche selvagge”, tunisini, africani e indiani suonavano strumenti inusuali e lontani da quelli conosciuti dagli occidentali, ciò perché “I tempi discordanti e le acute dissonanze della musica primitiva a volte lo commuovevano” e aumentavano la sua fama di giovane eccentrico e agiato tipico dell’alta borghesia che poteva permettersi musicisti così “rari”.
Il linguaggio di Wilde é abbastanza scorrevole e molto ricercato nelle descrizioni, infatti usa termini molto elevati e per cogliere ogni particolare delle descrizioni bisogna leggere attentamente ogni parola. In questo passo non usa molto spesso il discorso diretto per lasciare spazio alle descrizioni dei profumi, dei musicisti e delle loro musiche.
I tratti principali del decadentismo sono : rifiuto del metodo scientifico, come Dorian che rifiuta ogni credo o sistema; l’ artista si presenta come un soggetto dotato di valori aristocratici e raffinati che lo contrappongono alla volgarità e superficialità della borghesia e della vita quotidiana e si trasforma in dandy, che disprezza la massa e ispira la propria vita al gusto della distinzione e dell’artificio, come il nostro Dorian Gray, o lo stesso autore Oscar Wilde, figlio esemplare del suo tempo; l’ estetismo e la religione dell’arte, affermando non solo l’autonomia dell’arte, ma la sua superiorità (teoria dell’arte per l’arte), intesa come pura Bellezza, ragione di vita, e vera e propria religione. La vita stessa deve ispirarsi a criteri unicamente estetici.

Autori che hanno contribuito al presente documento: Mika, Ai-doll, cicca.89, theold_claudia12, Cicerone97, Lella488, CorazonPR.
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