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Teresa Raquin

AUTORE: Emile Zola nasce a Parigi il 2 aprile 1840 da Francesco Zola (nato a Venezia l’8 agosto 1795 e morto ad Aix nel 1847) ed Emelie Aubert (nata nel 1819) “ed ecco com’è che, colui che diverrà il grande
romanziere della ereditarietà considerata come movente romanzesco, si trova ad avere un albero genealogico franco-italiano…Emelie, sua madre, è tenera, sensibile, nervosa; suo padre è un tipo avventuriero alla Stendhal, appassionato sino alla follia del proprio lavoro.” ( A. Lanoux) Dopo la morte del padre, Emile incontra molte difficoltà economiche, prima nel convitto di Notre-Dame, poi nel collegio governativo d’Aix, dove incontra alcuni futuri compagni “d’arte”come Cézanne, Baille, Valabrègue, Solari…È con loro che inizia ad avvicinarsi alla letteratura: legge romanzi di Scott, Balzac, Flaubert, scritti di Taine, versi di Chateaumbriand e Lamartine. Intorno ai quattordici anni avverte l’esigenza di scrivere: mette in versi lunghi brani in prosa e scrive un romanzo sulle crociate…Su queste letture si va formando la sua personalità. Un amico d’Aix, Antoine Marion, naturalista, lo inizia ai problemi dell’ereditarietà, un tema che svolgerà un ruolo centrale nel “naturalismo” zoliano. Nel 1858, a causa d’accresciute difficoltà economiche, Zola e la madre si trasferiscono a Parigi. Emile ha 18 anni e dopo poco è costretto ad abbandonare la scuola. Nel dicembre 1859 finisce di scrivere Les grisettes de Provence, la sua prima opera in prosa. Nel febbraio 1862 viene assunto dalla casa editrice Hachette come fattorino ed entra in contatto con i più noti scrittori del periodo: Guizot, Michelet, Sainte-Beuve, Lamartine, Littré, Taine, About…su consiglio dei quali abbandona la poetica per dedicarsi alla prosa e nel 1864 pubblica il suo primo libro, i Contes à Ninon seguiti da La confession de Claude, Les mysteres de Marseille e Le voeu d’une morte, che passano inosservati tra i lettori mentre Zola sta lavorando ad un romanzo “psicologico e fisiologico”, è il maggio 1867 quando nasce “Thérèse Raquin”
TRAMA: “Teresa Raquin” è la storia di un adulterio, di un tradimento, di un omicidio, di un doppio suicidio, è la storia di una degradazione sociale inverosimile. Mme. Raquin vive con il suo unico figlio, Camillo, debole e malato, e con una nipote, Teresa, di qualche anno più giovane. La buona signora, per assicurare al figlio un’infermiera a vita, decide di fargli sposare la nipote.Dopo il matrimonio Camillo decide improvvisamente di impiegarsi a Parigi costringendo la madre a rispettare l’inatteso soprassalto di volontà. Nella capitale, Mme. Raquin, decide di riprendere la sua antica attività e affitta un modesto negozio di merceria. Camillo ritrova casualmente un compagno d’infanzia, Lorenzo, un ex pittore che promette di fargli il ritratto. Egli si reca tutte le sere in casa Raquin e presto entra in rapporti stretti con loro. Per puro calcolo decide di diventare l’amante di Teresa. Quando i due amanti si rendono conto di non avere alcuna possibilità di continuare la relazione per la difficoltà rappresentata dalla presenza di Camillo, decidono brutalmente di ucciderlo, e l’occasione si presenta durante una gita in barca che permette di far passare il delitto per un incidente fortuito. Passano quindici mesi: i complici conducono il loro gioco con tanta abilità da farsi offrire dalla compagnia che li circonda quel matrimonio che, per Lorenzo, rappresenta il coronamento delle sue aspirazioni (l’inattività assoluta) e, per Teresa, il culmine del suo erotismo esasperato. Ma le nozze non significano il superamento del delitto, anzi, ne costituiscono la clamorosa disfatta. La spinta erotica che li aveva uniti, aveva raggiunto, durante l’assassinio di Camillo, il culmine, ed i due complici, ormai impossibilitati ad unirsi, sono costretti a rievocarne continuamente il fantasma, uno spettro che non riescono a cacciare perché, nonostante la sofferenza che procura ad entrambi quella continua “persecuzione”, è l’unica realtà che riescono a condividere, una realtà terrificante che li porterà al suicidio.
COMMENTO: in questo libro, è proposta un’introduzione nella quale l’autore spiega il contenuto del libro. Alla mia prima lettura di “Teresa Raquin”, non vi ho fatto caso e non l’ ho letta…credo proprio che avrei dovuto. Ho avuto all’incirca la stessa reazione che ebbero i primi critici che lessero questo libro: lo presero con le pinze e lo buttarono nel fuoco. Naturalmente io non sono arrivata a tanto (anche perché poi avrei dovuto rimborsare il libro alla biblioteca), ma solo perché credo che un libro, non sia soltanto un “ammasso” disordinato di parole, ma anche uno specchio nel quale si riflette l’autore, esprimendo i propri sentimenti, le proprie opinioni…Così mi sono “costretta” a rileggerlo, nonostante non fosse proprio il mio genere di lettura preferita, riflettendo anche sulla prefazione e su quello che l’autore avrebbe voluto comunicare al lettore. Per me è stato come scoprire un continente nuovo, qualcosa di incredibile! Mi sono piaciuti soprattutto il sommo realismo dell’autore e la massima schiettezza nel descrivere certe situazioni, la noia e l’estrema ipocrisia che regnavano durante le riunioni settimanali del giovedì sera erano palpabili, Teresa, nonostante sia da condannare per la sua complicità al delitto, è anche da biasimare per il modo in cui era stata costretta a vivere, il mutismo quasi assoluto al quale era stata obbligata per anni… diciamo che accettò di diventare l’amante di Lorenzo e sua complice per pura disperazione, con la semplice speranza che la sua vita potesse un giorno cambiare. Il modus narrandi dell’autore, è la cosa che preferisco di più in questo libro anche se non ne proporrei la lettura ai miei amici, poiché per capirlo e apprezzarlo ci vuole passione per essa (la lettura), io mi considero fortunata, giacché ne ho molta ma, io stessa mi rendo conto che scarseggia tra i giovani d’oggi, e che questo libro è consigliabile per un pubblico più adulto e capace di apprezzare certi “capolavori”.

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