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Il Diritto Naturale nell'interpretazione di Cicerone

Quella del diritto naturale è una categoria insidiosa invocata nel corso della storia da più parti, spesso per legittimare delle realtà giuridico - politiche esistenti. Altre per metterne in discussione la legittimità. Ad esempio giusnaturalismo del 1500 ha in sé una valenza “rivoluzionaria” . Quando pensatori come “Grozio” fanno riferimento al diritto naturale lo fanno per mettere in discussione e in evidenza la natura assolutistica del potere che mirava al controllo totale della società. Serviva cioè a ritagliare una sfera all’interno della persona umana , assolutamente inviolabile da parte dell’autorità costituita e quindi del sovrano. E’ la sfera della libera coscienza dell’individuo. Ciò sarà uno dei capisaldi della Costituzione americana. Alcuni decenni dopo Leibniz chiamerà il “foro interno”. Il giusnaturalismo ha quindi un valore “rivoluzionario” rispetto all’assolutismo dei sovrani, soprattutto nel continente europeo. Se assumiamo come punto di partenza il mondo antico, anch0esso è pieno di riflessioni sul diritto naturale. Tracce di stoicismo si ritrovano alla fine nella prima metà del I secolo a.C. in alcune opere ciceroniane e soprattutto nell’opera giovanile sulla retorica denominata “de invenzione” nel quale applica della consitutio negoziate: gli antagonisti dibattevano su un argomento del diritto civile. In realtà questo passo illustra i modi in cui si può dibattere nel diritto civile (difendere ed inficiare) una posizione tenuta da due oratori in un processo. Scrive Cicerone: inizio dunque del diritto è tratto dalla natura. (alcune norme dedotte dalla natura siano esse oscure o comprensibili diventano consuetudine, cioè diritto consuetudinario). Il diritto naturale è qualcosa che è introdotto in noi non in base ad una opinione, ma ad una forza innata (tale diritto naturale lo possediamo naturalmente. Non c’è opinio comunis che lo introduce nell’intimo della nostra coscienza). Quale istinto lo porta in noi: la religio, pietà, gratitudine, vendetta, osservanza, la verità-La religione è definita sulla base di un timore nei confronti degli dei e su cerimoniali religiosi. Altrettanto istintivo è la pietas, quell’attaccamento verso i genitori, la patria e i nostri parenti. La gratitudine ci vincola per il ricordo di benefici ottenuti. La vendetta quando siamo spinti dal desiderio di vendicare un desiderio o un offesa fatta a noi o ai nostri cari. La verità, infine, è la qualità attraverso cui verifichiamo la concordanza tra ciò che pensiamo sia avvenuto e ciò che è realmente avvenuto. L’osservanza sono i doveri di dovere e di amicizia. Si santifica la tradizione tenendo in gran conto la saggezza, l’onore, la dignità dei nostri predecessori. (Dopodiché enumera le altre forme mediante le quali è possibile contendere in materia di diritto civile). Dunque Cosa è il diritto naturale per di cicerone? forza istintuale che è in noi, non indotta da un’opinio, alla base di tutte le formazioni poiché da essa deriva la consuetudine, dalle consuetudine più affermate le leggi- Dunque la visione ciceroniana del diritto cui tutto il mondo antico medievale e moderno farà riferimento è giusnaturalista.

Una seconda testimoninza è offerta da un giurista, Gaio, di età Antoniana vissuto nel periodo degli antonini. I suoi contemporanei diffidavano di lui, forse in un passo Sesto Pomponio lo cita come “Gaius noster” . E’ strano che un giurista sottovalutato esploda alla fine del III secolo, fino a diventare uno dei più rinomati. L’opera principale di Gaio, è commentarii di istitutiones in 4 libri . Nel digesto di Giustiniano si trovano altre opere. Nella biblioteca capitolare di Verona, un filologo, Nibur, scopre che sotto di esse c’era un’altra scrittura. Senza Gaio, fino al processo formulare si saprebbe poco o niente. Incipit del I libro «Tutti i popoli che si reggono su leggi e costumi si servono di un diritto in parte proprio e in parte comune a tutti gli uomini. Ciò che qualunque popolo… [pag 199]». C’è un diritto di ciascuna civitas e uno comune a tutti i popoli: Ius gentium. Diritto che la naturalis ratio instilla presso tutti i popoli. L’alterità è stabilita da una ratio naturalis universale. All’interno del al suo manuale alcuni istituti devono la propria derivazione dal diritto naturale.

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