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Cicerone uomo politico

Il Quadro Storico

Le ricchezze confluite a Roma tra il III e il II sec. a.C. erano un benessere illusorio, che nascondeva i grandi problemi dovuti all’incapacità del senato di trasformarsi da organo dirigente di una città stato a vertice politico di un impero. La piccola proprietà romano-italica era ridotta in miseria poiché non reggeva alla grande proprietà, e non poteva fare altro che confluire in città. Il popolo si divideva in una piccola minoranza di possedimenti sempre più ricchi e una larga maggioranza di miserabili. Si delinearono due opposti schieramenti, gli optimates (ceti nobili e senatori, detentori del potere con un’ideologia conservatrice ancorati al mos maiorum ) e i populares, rappresentati nel 133 a.C. da Tiberio Gracco che, in seguito alle proposte mirate al ridimensionamento del potere senatoriale, trovò l’opposizione del ceto aristocratico che lo fece uccidere. Dieci anni dopo Gaio Gracco riprese le proposte del fratello guadagnandosi il favore dei cavalieri, delle popolazioni italiche e della plebe romana; anch’egli fu ucciso in seguito a una totale chiusura del senato. Seguì una guerra sociale tra Gaio Mario, appoggiato dai populares che introdusse l’esercito professionale, e Silla che ebbe la meglio. Egli durante la sua dittatura, cercò di ripristinare l’autorità del senato e stilò le liste di proscrizione cercando di ricostruire la struttura della res publica. Alla morte di Silla seguirono tentativi di rivoluzione da parte di Lepido, Secretorio, Spartaco, Catilina, Clodio e Milone. In seguito ci fu il triumvirato tra Cesare Pompeo e Crasso nel quale dopo poco prese il potere Cesare che marciò su Roma, sconfisse Pompeo e si dichiarò monarca, rinunciando però alla vendetta sugli avversari politici. Alle idi di marzo del 44 fu assassinato.

Filosofie e religione

Vennero introdotte a Roma filosofie greche di età ellenistica come lo scetticismo (assunto da Platone, circolò in tutto l’ambiente degli uomini di cultura), lo stoicismo (che si integrava con la mentalità romana, ne furono seguaci Catone Uticense, Bruto, Cicerone e uomini impegnati politicamente), l’epicureismo (attento alle esigenze dell’individuo, pronta a guidare verso la felicità, offriva l’antidoto per le paure comuni, ne furono seguaci Lucrezio, Catullo e alcuni poetae novi) e il neopitagorismo). In parallelo alla crisi della religione tradizionale presero piede anche alcuni culti orientali come quelli rivolti al dio Bacco. La nuova figura dell’intellettuale non apparteneva alle classi subalterne ma alla nobiltà. Ormai l’oratore era sinonimo di uomo politico.

CICERONE
Profilo dell’autore

La Vita: Marco Tullio Cicerone nasce nel 106 a.C. ad Arpino, da una famiglia appartenente al ceto equestre. Fu educato a Roma dove entrò in contatto con i più famosi oratori e giuristi; esordì intorno all'80 a.C. come avvocato, dal 79 al 77 lasciò Roma per la Grecia. In seguito tornò a Roma dove si sposò con Terenzia, nel 75 fu questore, nel 69 edile e nel 66 pretore (esordì in quell’anno nell’ambito politico).
Le sue 58 orazioni appartengono in gran parte al genere giudiziario e in parte a quello politico. Eletto console nel 63 Cicerone con le 4 orazioni De lege agraria attaccò un progetto di riforma a vantaggio dei ceti meno ricchi, manifestando il suo orientamento conservatore. Il suo peso politico andò declinandosi dopo che rifiutò di sostenere il primo triumvirato; nel 58 Cicerone andò in esilio ma fu richiamato in Italia nel 57 e pronunciò 4 orazioni per riottenere il suo terreno. Cicerone si fece dapprima mediatore tra Cesare e Pompeo ma in seguito si schierò con il secondo, considerato meno pericoloso per la repubblica. Ricevette in seguito il perdono di Cesare e tornò a Roma nel 47 a.C. di fronte alla dittatura di Cesare e alle disgrazie familiari si immerse nella composizione delle opere retoriche e filosofiche (44-46 a.C.). dopo la morte di Cesare attacca Antonio con le 14 filippiche. Viene così inserito nelle liste di proscrizione e ucciso il 7 dicembre 43. In Cicerone l’oratoria è alimentata dalla vasta cultura umanistica dell’autore: la storia gli offre exempla, la letteratura greca e latina gli suggeriscono le citazioni , la filosofia lo porta ad affrontare ogni tema. Opere retoriche: le opere retoriche sono tentativi di sintesi culturale studiate sia per logica che per tecnica della comunicazione. Le opere retoriche furono composte dopo il 55 a.C, e in esse è utilizzata la forma del dialogo platonico. Il “de oratore” fu composto in 3 libri nel 55 a.C. : nel primo libro sono tratteggiati due diversi ideali di oratore: quello di Antonio, fondato sulla pratica forense, e quello di Crasso fondato su un’ampia formazione culturale. L’oratore ideale è considerato come un vir bonus (uomo onesto). Nell’Orator (46) formula la teoria dei tre stili (esile o tenue, medio o temperato, elevato o sublime) ai quali l’oratore deve sapere ricorrere a seconda delle circostanze. In rapporto ai tre stili l’oratore deve avere il triplice obbiettivo di provare o fidem facere, cioè persuadere con il rigore argomentativi, di delectare, ossia intrattenere piacevolmente l’uditorio, e di flectere o animum movere cioè indurre negli ascoltatori reazioni emotive. Il Brutus (46) traccia una storia dell’eloquenza romana. Le Lettere: le 900 lettere scritte sono un epistolario reale tutte rispondenti sia a finalità comunicative che pensate per una lettura pubblica. Dalle lettere è possibile conoscere la sua ideologia politica e sociale, tesa alla conservazione dei privilegi della nobiltà attraverso un’alleanza tra classe senatoria e cavalieri, la sua ambizione personale, che lo porterà ai vertici dello stato, il suo senso dello stato e il suo attaccamento ai famigliari. Pubblico e privato non solo si alternano ma si intrecciano all’interno della stessa lettera. Il pensiero di Cicerone: è difficile rintracciare un pensiero unitario da così tante opere ma Cicerone si preoccupò sicuramente di far trionfare la giustizia nel mondo sociale e pretese la stessa eticità dal mondo politico: l’oratore deve essere un vir bonus e l’uomo politico mirare al bene comune e non al tornaconto personale, animato da idealità tutte spirituali. Cicerone si assunse il ruolo di educatore della sua generazione cercando di delineare il limite tra il giusto e l’ingiusto. Cicerone si avvicinò alle posizioni stoiche. La lingua e lo stile: la lingua di Cicerone si caratterizza per l’uso vario ed appropriato del lessico, ampio e mai fine a se stesso è l’ornatus retorico e sempre attiva è la ricerca di armonia. Domina inoltre tutti gli stili dell’eloquenza e sa passare con facilità da uno all’altro. Cicerone tende di più alla costruzione di periodi dall’architettura complessa anche se ordinata ed equilibrata. Le opere filosofiche e retoriche rispetto alle orazioni prediligono una minore varietà di toni. Nelle opere filosofiche Cicerone crea anche un lessico settoriale. Dalle opere retoriche e dalle orazioni: la retorica è la teoria dell’eloquenza ossia l’arte di parlare e scrivere bene mentre l’oratoria è l’eloquenza in atto. La retorica greca aveva previsto tre generi di discorso: giudiziario, politico e epidittico (conferenza). Cicerone definisce l’oratore perfetto come colui che qualunque sia l’argomento da trattare con la parola, saprà parlare con prudenza, ordine, eleganza, buona memoria e anche con una qualche dignità di gesti. La retorica è divisa in 5 parti: l’inventio (catalogazione degli argomenti per reperire i materiali), la dispositivo (collocare il materiale in modo ordinato e coerente), l’elocutio (ornare il materiale e dargli dignità), la memoria (imparare a memoria l’orazione) e l’actio (declamare il pubblico). “proprium” è specifico dell’oratore, l’uso esperto degli ornamenti retorici e la conoscenza profonda della res (materia su cui bisogna costruire l’orazione). L’orazione si divide in 6 parti: l’exordium (esordio), narratio (narrazione dei fatti), propositio (termini della contesa), probatio (adduzione delle prove), refutatio (si respingono le tesi dell’avversario) e la peroratio (ultima parte in cui ha grande importanza la mozione). L’accusa a Catilina: le catilinarie sono 4 orazione politiche pubblicate nel 60 a.C. presentate la 1 e la 4 davanti al senato e la 2 e la 3 davanti al popolo nel foro. In esse cicerone difende la causa degli optimates. Nella prima catilinaria Cicerone si rivolge direttamente a Catilina per persuaderlo a lasciare Roma tramite una funzione conativa che fa uso di imperativi, domande retoriche e uso della 2 persona. È caratteristica la violenza dell’invettiva, l’uso di metafore che lo dipingono come il male e la prosopopea della patria. Catilina appartenente a un’antica famiglia patrizia, dopo aver sottostato agli ordini di Silla, fu accusato di concussione e non fu accettata la sua candidatura alle elezioni consolari del 66. organizzò allora con l’appoggio di Cesare e Crasso la 1° congiura, abortita. Anche nel 64 gli fu impedito di candidarsi al consolato, ci riprovò l’anno successivo ma la nobiltà senatoria e i cavalieri avevano paura delle possibili riforme di Catilina e dell’evenienza di trovarsi con due consoli populares. Vinse allora Cicerone nel 63 e nel 62 Catilina si ripresentò con un programma di riforme a favore dei ceti più deboli ma cicerone a nome di tutta la nobiltà senatorio -equestre a cui doveva la precedente elezione prese iniziative per evitare il successo di Catilina. Egli allora abbracciò la rivoluzione armata che prevedeva due fasi, una di destabilizzazione a Roma attraverso azioni terroristiche e una seconda militare in cui le truppe avrebbero dovuto marciare sulla città. Data l’ingenuità di un congiurato la congiura fu scoperta e Cicerone fece dichiarare lo stato d’emergenza conferendo poteri speciali ai consoli. Dopo aver sventato un attentato ai suoi danni Cicerone informò il senato della congiura. In seguito Catilina si riunì ai congiurati fuori Roma e fu sconfitto poco dopo.

Catilinaria 1: fino a che punto, dunque, abuserai della nostra pazienza o Catilina? Per quanto tempo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a quando si spingerà la tua sfrenata temerarietà? Non ti hanno minimamente rubato il presidio notturno sul Palatino, le pattuglie di guardia in città, la paura dei popolani, il far quadrato di tutti i benpensanti, il riunirsi del senato in questo luogo fortificatissimo, i senatori e l’espressione del volto? Non senti che i tuoi disegni sono scoperti? Non vedi che la tua congiura è ormai immobilizzata dalla consapevolezza che ne hanno tutti costoro? Che cosa tu abbia fatto la notte scorsa e la precedente, dove tu sia stato, chi abbia convocato, quale decisione abbia preso – chi di noi pensi che lo ignori? Che tempi! Che malcostumi! Il senato conosce l’affare, il console lo vede; lui tuttavia vive. È vivo? Anzi , viene perfino in senato, si fa partecipe delle pubbliche deliberazioni, prende nota di ciascuno di noi e lo destina con lo sguardo all’uccisione. E noi, uomini di coraggio, crediamo di far abbastanza per lo Stato se riusciamo a schivare i folli attentati. A morte, o Catilina, già da tempo avresti dovuto essere condotto per ordine del console contro di te si sarebbe dovuto rivolgere la rovina che da tempo tu prepari contro tutti noi.

Orator 69-70: sarà dunque l’oratore – questo infatti riteniamo sull’autorità di Antonio – colui che sia nel foro che nei discorsi civili saprà dimostrare, dilettare, commuovere. Dimostrare è richiesto dalla necessità, dilettare dal piacere, commuovere dal successo: questo infatti è l’unica cosa che può permettere a tutti di far prevalere le cause. Ma quanti sono i doveri dell’oratore, tanti sono i generi del dire: fine nel dimostrare, moderato nel dilettarsi, impetuoso nel convincere; in quest’ultimo vi è la forza di tutti gli oratori. Di grande discernimento, di somma capacità, dovrà essere questo moderatore e così dovrà saper armonizzare questi tre generi. Infatti giudicherò che cosa sia necessario in ogni caso e potrà in qualsiasi modo pretendere di difendere una causa. Ma così come l’eloquenza la sapienza è il principio delle cose sulle altre. Come infatti nella vita così nell’orazione nulla è più difficile vedere quanto convenga. I Greci chiamano questo decoro. Noi diciamo ragionevolmente decoro. Di questo benissimo e molto si sono occupati e questa cosa è molto degna di essere conosciuta. A causa dell’ignoranza di questo non solo si pecca in vita, ma anche molto spessi nei poemi e nell’orazione.

Cat 1,31-33: infatti già da tempo o senatori ci troviamo nei pericoli e nelle insidie di questa congiura ma in qualche modo la pienezza di tutti i delitti e dell’antica sfrontata temerità è scoppiata nell’anno del mio consolato. Ora se sarà tolto di mezzo solo costui ci sembrerà forse per un po’ di tempo di essere sollevati da questo gruppo di ladri e dalla preoccupazione e del timore ma il pericolo risiederà e sarà incluso fino in fondo nelle vene e nelle viscere dello stato. Come spesso gli uomini sofferenti di una grande malattia, quando sono tormentanti dall’arsura della febbre se devono acqua fredda da prima sembrano essere sollevati quindi sono tormentati molto più gravemente e duramente così questa malattia che sta dentro lo Stato alleviata dalla punizione di costui si aggraverà se tutti gli altri saranno vivi. Per questo motivo i malvagi si allontanino dividano se stessi dagli onesti, si radunino in un unico luogo e infine siano separati da noi da un muro, come ho già spesso detto: la finiscano di insidiare il console nella sua casa di circondare la tribuna del pretore urbano di assediare con le armi la curia di allestire fiaccole e fascine per incendiare la città. Sia scritto nella fronte di ciascuno che cosa prova dello Stato. Vi supplico di questo, o senatori, affinché ci sia in noi consoli tanta diligenza, tanta autorità, tanta virtù nei cavalieri romani, tanto consenso nei buoni che vediate che con la partenza di Catilina tutte le trame sono svelate, manifestate, eliminate e punite. Con questi auspici, o Catilina, per la salvezza suprema dello Stato perché tu e chi si è legato a te in ogni crimine e omicidio, andiate incontro alla morte più orrenda, parti per la tua guerra empia e nefasta.

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