pexolo di pexolo
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Stato e religione


Hobbes dedica la seconda parte del Leviatano al rapporto tra Stato e religione perché, secondo Hobbes, i conflitti nascono principalmente intorno a due questioni: la prima è essenziale ed è la conservazione della vita e/o la paura della morte (in realtà, la conservazione della vita è già una dinamica che implica un intervento della ragione, mentre la paura della morte è più istintiva e passionale), la seconda ragione crea conflitti ancora superiori, quelli che animano i conflitti religiosi, cioè la questione di ciò che è superiore alla vita e alla morte (il terreno della religione). I conflitti religiosi nascono, nella loro radicalità e nella fatica della loro risoluzione, per il fatto che anch’essi toccano una corda decisiva dell’esistenza umana, cioè quella ulteriore all’esistenza fisica, alla vita. I conflitti religiosi nascono dall’aspirazione alla vita eterna. Per chi ricerca la vita eterna la morte terrena non è il sommo male; allora le credenze religiose sono quelle credenze che si segnalano per la capacità di rendere razionale il sacrificio della vita terrena, perché lo rendono funzionale ad un bene più grande. È per questo che quello religioso è un conflitto dal rapporto molto più problematico con la coercizione e per questo Hobbes gli dedica tutta la seconda parte del Leviatano: egli vuole provare a dimostrare che relazione c’è tra il potere dello Stato e il potere della religione, tenendoli molto separati. Infatti, non c’è per Hobbes alcun potere coercitivo (statuale) che possa avere, sul tema della vita oltre la morte, la stessa pregnanza e la stessa incidenza che il potere coercitivo ha sul tema della conservazione della vita. Perché chi è disposto a sacrificare questa vita per quella ultraterrena non ha motivo di sottostare, in una logica di calcolo, all’opportunità di obbedire ad un potere coercitivo.
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