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Pirandello: "I quaderni di Serafino Gubbio operatore " e "“Uno, nessuno e centomila”

“ Quaderni di Serafino Gubbio operatore”
Il romanzo viene scritto in linea con lo svilupparsi del linguaggio cinematografico e pubblicato nel 1925. Il protagonista infatti è un operatore cinematografico che deve girare un film. Questo racconta la storia di un’attrice russa bellissima, la quale ha una relazione con il partner cinematografico. A causa di gelosie, mentre stanno per girare una scena circense, in cui lei ricopre il ruolo della domatrice di leoni, viene uccisa dall’amante geloso, a sua volta sbranato dal leone. La vita quindi si mescola al film perché accade veramente che l’attrice viene uccisa durante le riprese dall’attore geloso e l’operatore riprende tutto con una incredibile freddezza, che tuttavia si rivela poi solo apparente perché quest’ultimo diventa muto.

Pirandello riflette quindi sulla macchina da presa, vista come filtro, mediazione tra chi guarda e chi vive la realtà. Essa diventa dunque metafora del progresso, che, se per Pascoli era deturpamento dell’essenza del paesaggio e per D’Annunzio era fonte di paura ma da accettare come indispensabile in una prospettiva futura, viene invece analizzato da Pirandello in maniera disincantata e realista. Il progresso, concepito in un’accezione fortemente negativa, esiste, ma è una macchina fredda, distaccata, crudele, che quasi annienta l’uomo, lo aliena e contribuisce a frammentare ulteriormente il suo io. L’uomo comunque non può intervenire sulla realtà, ma solo esprimere il suo parere in silenzio.

5)“Uno, nessuno e centomila” (1926)
È una riflessione sulla frantumazione dell’io. Se fino a D’Annunzio c’era stata una sostanziale unitarietà dell’io lirico, del soggetto operante e attivo nella cultura, ora non esiste più una unica chiave interpretativa della realtà, che, come l’io, è frantumata.
Protagonista è Vitangelo Moscarda. Un giorno sua moglie fa una battuta sul naso del marito, che è storto, ma lui non se ne è mai accorto: questo genera nel protagonista una vera e propria crisi esistenziale, in quanto egli si percepisce con occhi diversi e capisce che gli altri lo vedono in modo diverso. Capisce cioè che la percezione del nostro io che abbiamo noi è diversa da quella che hanno gli altri. Relativismo conoscitivo: non esiste una unica chiave di lettura della realtà, ma tanti modi di vederla e interpretarla.
Da questo fatto apparentemente insignificante il protagonista cambia radicalmente la sua vita, va via di casa, lascia il lavoro, perde tutto, comincia a relazionarsi agli altri in modo folle, venendo ricoverato in un ospizio per pazzi. Qui paradossalmente riesce ad essere più se stesso finalmente: dalla realtà infatti si può sfuggire solo attraverso la follia.

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