Daniele di Daniele
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Rinascimento in arte, letteratura e nei vari campi

Viene descritto il fenomeno artistico del Rinascimento e dell'umanesimo in ambito artistico. Il rinascimento è un movimento di tipo artistico, culturale, filosofico e letterario che ha apportato numerosi cambiamenti a livello stilistico, concettuale, pittorico. Si tratta quindi di un fenomeno che ha apportato grandi innovazioni in ogni campo di attività sia essa artistica sia essa letteraria. In ambito letterario vi sono stati grandissimi scrittori che si sono contraddistinti in epoca umanistica e rinascimentale: lo scrittore Pico della Mirandola, gli artisti Leonardo da Vinci e Leon Battista Alberti. Il Rinascimento ha come tematiche portanti e privilegiate l'amore e la libertà umana, la riscoperta della natura, lo studio dei libri degli antichi scrittori della classicità, la creatività dell'intelletto umano, ecc...
Uno dei capisaldi in letteratura del Rinascimento è la riscoperta dei testi antichi, l'amore verso i classici latini e greci ad esempio. Viene ripreso da autori come Luigi Pulci e Matteo Maria Boiardo lo stile del poema cavalleresco molto in voga nell'antichità e altri generi.

Indice

Rinascimento
Il sistema letterario del rinascimento
Le città e le corti italiane
L'intellettuale a corte
Gli Estensi e Ariosto
Contesto storico-culturale del Rinascimento
Brunelleschi
Donatello
Masaccio

Ghiberti
Paolo Uccello
Andrea Del Castagno
Evoluzione di Firenze
Piero della Francesca
Sandro Botticelli
Andrea Mantegna
Antonello da Messina
Giovanni Bellini
Leonardo da Vinci
Splendore e apparenza delle corti
La società fuori dalle corti
Umanesimo e Rinascimento
Nozioni del Rinascimento

Rinascimento

Il rinascimento è quel periodo di rinnovamento filosofico, artistico, scientifico e letterario, avvenuto in Italia tra il 400 e il 500. Il termine indica il momento in cui vennero alla luce l’umanità e la coscienza moderne, dopo l’epoca medievale ritenuta un’età di barbarie e di oscurantismo.
La rinascita dei classici
L’umanesimo costituisce l’aspetto filologico-letterario del Rinascimento. Gli umanisti riscoprirono dei testi del mondo antico, classici greci e latini. I letterati e gli studiosi del 400 pensavano di trovare nei testi classici gli strumenti e i valori utili a migliorare il presente. La filologia è lo studio della parola.
La rivalutazione dell’uomo e della vita terrena
In quel periodo ci fu la riscoperta della centralità dell’uomo. I filosofi e gli scrittori (Pico della Mirandola) misero in risalto la sua dignità; gli artisti (Leonardo, Leon Battista Alberti) lo collocarono nello spazio secondo delle regole prospettiche. La vita terrena è rivalutata come portatrice di valori quali la dignità, l’intelligenza, la creatività, l’amore e la libertà dell’uomo. La riscoperta della natura e delle sue leggi unita all’interrogazione e allo studio dei testi antichi, portò alla fondazione di uno spirito molto laico e pragmatico.

Il sistema letterario del Rinascimento

La letteratura del Rinascimento è un sistema articolato di generi: alcuni vengono rielaborati su modello classico come la commedia, la satira di Ariosto e il trattato; altri prendono vigore da tradizioni più recenti (letteratura romanza di epoca medievale. La poesia è dominata dal poema cavalleresco (Pulci, Boiardo, Ariosto, Tasso).
Le corti rinascimentali
L’Italia tra il 400 e il 500 si presentava come un insieme di diversi centri urbani, gestiti politicamente e culturalmente da singole corti.

Le città e le corti italiane

A Nord la cultura rinascimentale si sviluppò in sedi come cultura di corte appoggiata da signori mecenati: gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Bentivoglio a Bologna, i Visconti a Milano, i Montefeltro a Urbino. Al centro, Firenze ricoprì un ruolo molto determinante con la famiglia dei Medici, mentre a Roma la cultura umanistica fu influenzata dalla presenza della sede papale. Al sud il Regno di Sicilia era in mano alla corte aragonese.

L'intellettuale a corte

All’inizio del 400 nelle corti, i signori accoglievano e proteggevano letterati, pittori, scultori, e architetti ai quali affidavano il compito di abbellire le residenze e le città. Questo fenomeno prese il nome di mecenatismo. In questi contesti si affermò un nuovo tipo di intellettuale. Senza intraprendere una carriera ecclesiastica, questa nuova figura prestava servizio le istituzioni repubblicane (Firenze, Venezia) oppure si metteva a disposizione del Principe: entrava nella sua corte come consigliere o rappresentante come Ariosto e Macchiavelli. La circolazione della cultura era limitata all’ambito delle corti e il suo carattere fu essenzialmente per poche persone.

Gli Estensi e Ariosto

A fine 400 una forte produzione letteraria in lingua volgare si sviluppò nel nord Italia nelle corti di: Milano, Mantova, Ferrara e Bologna. Ferrara fu il centro più attivo di questo flusso culturale sia nello studio umanista dei classici, sia nelle attività legate alle tradizioni come i poemi epici francesi o la lirica cortigiana. Ferrara era governata dalla famiglia degli Estensi. Leonello fu il primo a dare il via al fenomeno del mecenatismo e trasformò la corte in uno dei centri culturali. Con Ercole I, la corte accolse personaggi come Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto e iniziò un importante processo di ristrutturazione architettonica della città. Sempre a Ferrara si fecero le prime traduzioni dei cantari popolari e le prime rielaborazioni della materia bretone e carolingia.

Contesto storico-culturale del Rinascimento

Viene descritto il Rinascimento italiano in ambito artistico.

Nei primi anni del '400 Firenze attraversa un momento di prosperità, grazie alla sua ricchezza. Il Rinascimento è preceduto dall'Umanesimo che, affermandosi nella letteratura, consiste nel recupero e lo studio di testi letterari e filosofici classici, latini e greci. Nasce anche la filologia che consiste nel recupero dei testi letterari classici. Viene così introdotta l'idea di uomo concepito come essere libero, in grado di autodeterminarsi ed in grado di capire l'universo, in quanto dotato di ragione. Segue il rinascimento, nei primi anni del 400, grazie all'opera di Brunelleschi, Masaccio e Donatello. Infatti nel rinascimento anche le arti figurative vengono investite da questa volontà di rinnovamento. Il Rinascimento italiano porta principalmente a quattro innovazioni:
• Una nuova rappresentazione dello spazio, vincolata a regole geometriche sistematizzate con la prospettiva centrale di Brunelleschi che è in grado di rappresentare la tridimensionalità degli oggetti e la loro posizione nel piano.
• Vi è un nuovo approccio all'antica.
• La nuova attenzione per l'uomo fa si che gli artisti ne studino le proporzioni la precisa rappresentazione anatomica e la resa dei moti dell'animo.
• Ne deriva un'arte che da importanza alla sintesi.
In questo periodo l'arte acquisisce importanza e ha lo scopo di propagandare ed esaltare i signori e implementare la conoscenza dell'uomo e di ciò che lo circonda. Tutti gli artisti si confrontano in questo periodo sull'uomo, sulla natura e sulla storia.

Brunelleschi

E' il massimo esponente dall'inizio del rinascimento. E' sia uno scultore (partecipa al concorso per la porta del Battistero di Firenze e perde con Ghiberti) che un architetto (costruisce la cupola di Santa Maria del Fiore, autoreggente). E' lui l'ideatore della prospettiva centrale e da origine anche al modulo ovvero un sistema di regole che stabilisce rapporti proporzionali tra le parti di una costruzione. A differenza dei suoi predecessori non cerca il bello e il vero (concetti imperfetti) ma le idee. Si rende conto dell'inutilità della storia. La sua pittura è irrealistica in quanto cerca il bello ideale (aliquid incorporeo) di qualcosa che si è perso (decadenza Firenze). Generalmente usa una luce diffusa con colori atoni.

Donatello

Inventore dell’uomo nuovo che consiste nella presa di coscienza, anche a livello di materia, di questa figura che si muove nello spazio (volge lo sguardo da qualche parte, tenta di muoversi pur rimanendo bloccato in un punto. Donatello utilizza un linguaggio nuovo attraverso lo “schiacciato” che vede muovere le superfici grazie a un rilievo molto basso che dilata e vibra la figura. Utilizza una prospettiva centrale. C’è un racconto continuo all’interno dello spazio, l’uomo esiste, ha storia. Il suo maestro è Brunelleschi, continua a rinnovarsi durante la vita, ha un gusto gotico ma un equilibrio e rapporto rinascimentale.
Crea il David: Non è chiaro se si tratti del David o di mercurio per via dei calzari.
Il David era una figura mitologica della Bibbia che grazie all’intelligenza uccise il gigante Golia in nome della fede. Essendo l’eroe per eccellenza del rinascimento verrà sempre raffigurato nudo perché vengono ripresi gli ideali di virtù greca (Policleto), mentre nel medioevo la nudità rappresentava il peccato. La versione femminile dell’eroe è la Giuditta.
La statua non è di grandi dimensioni, la differenza dal canone greco è la forza, il vigore che vengono espressi nonostante l’idealizzazione. L’opera non è divina ma reale. Caratteristica importante è la superficie in bronzo lavorata fondendo il bronzo con la cera.
Nel rinascimento, e già dal medioevo, Padova è una città molto importante grazie alle sue ricchezze, alla cultura e all’università (dove si studia Aristotele a differenza di Firenze dove era studiato Platone), e per questo può convocare artisti fiorentini, snobbando quelli di Padova.

Masaccio

Opera a Firenze tra il 1422 e il 1428. Masaccio è artefice di una nuova pittura dove l'uomo è centro fisico e morale, figura dotata di sentimenti e passioni caratterizzata da un corpo solido. Masaccio rilegge le opere di Giotto sotto un'ottica prospettica. Introduce la teoria delle ombre. A differenza di Donatello è più intellettuale. Dal 1426 si sposta a Roma per dipingere con Masolino ma dopo soli 2 anni muore.

Ghiberti

Ghiberti, coetaneo di Brunelleschi, svolge a Firenze un ruolo molto importante mediando tra stile gotico internazionale e stile rinascimentale codificando in un linguaggio elegante, pacato, ricco di preziosità, equilibrato e capace di tenere presenti le novità di Brunelleschi e Donatello. Ghiberti esprime drammaticità per il fatto di essere sulla terra e di non riuscire a raggiungere Dio. Si distacca dal gotico (in S. Giorgio) per l'attenzione alla fisicità, all'introspezione (virtus), alla luce che è resa realisticamente.

Paolo Uccello

Si formò nella bottega del Ghiberti a contatto con la cultura Gotica, si spostò da Firenze a Venezia e al suo ritorno si trovò immerso in nuovi orizzonti culturali. Questo portò a un uso autonomo e rigoroso della prospettiva, unita a una sensibilità ancora tardo-gotica. I colori sono irreali, le figure schematiche, immobili.

Andrea Del Castagno

Opera a Firenze esasperando lo studio delle fisionomie delle figure fino a esiti espressionistici. Utilizza la prospettiva con fini illusionistici. I contesti sono accentuati.

Evoluzione di Firenze

Firenze, sotto il governo dei Medici e in particolar modo Lorenzo de Medici, diventa la capitale artistica a livello internazionale diventando un modello sia artistico sia d'organizzazione civile. Pico della Mirandola e Marsilio Ficino introducono la filosofia neoplatonica, integrata con il cristianesimo, caratterizzata dalla consapevolezza che l'arte è la copia della copia. In questa nuova Firenze l'attenzione si sposta su cosa l'uomo fa nella Storia. Vi è però una crisi: si diffonde la pittura irrealistica di conseguenza alla consapevolezza che la natura supera l'uomo e che l'uomo non può più piegare la natura al suo volere. Si perde quindi interesse per l'azione dell'uomo, per la storia e si diffondono sentimenti malinconici per il decadimento di Firenze.

Piero Della Francesca

Opera a Urbino, Rimini e Firenze è formato da Domenico Veneziano a Firenze. Le sue opere si caratterizzano per qualità eccelsa, coerenza del suo mondo figurativo, che accorda visione prospettica e geometrizzazione delle forme con un forte senso della figura umana, protagonista dei suoi dipinti ed immersa in atmosfere nitide, rischiarate da una luce assoluta, metafisica, diffusa e naturale. Utilizza sempre colori chiari accordati tra di loro e approfondisce, nell'attenzione per i particolari, la pittura fiamminga. Riassume la cultura di una Firenze evoluta. Compone quadri cromatici dove tutto è già detto. E' un innovatore (un episodio è ambientato di notte).

Sandro Botticelli

Fu l'artista più legato alla cerchia laurenziana e seppe dar vita agli ideali dei filosofi fiorentini creando immagini delicate, che incarnano le poetiche dell'eros neoplatonico. Botticelli rilegge i miti classici alla luce degli iedali neoplatonici (Primavera). Botticelli si caratterizza per un ritmo e un equlibrio armonioso, una linea che individuava le figure (come quella di A. Del Castagno), una sproporzionalità (gambe, braccia), una prospettiva stretta dove gli elementi naturali sono gli unici dati realistici. Mira a un bello ideale, oltre la storia e la natura rifiutando così l'esperimento, tanto che le figure sono tutte simili. Dopo la Primavera (1478) entra in crisi dopo il contatto con la predicazione del Savonarola e il crollo del regime mediceo: viene rotto l'usuale equilibrio armonioso, i colori sono più opachi e freddi, non vi è quasi prospettiva, il ritmo è più concitato e duro, la luce diffusa.

Andrea Mantegna

Mantegna si formò a Padova, città fiorente e ricca per cultura e istruzione. Ebbe contatti con Firenze tramite P. Uccello e Donatello. Le conoscenze antiquarie acquisite dal Mantegna mirano nelle sue opere alla ricostruzione del mondo e spirito classico tramite una rigorosissima applicazione prospettica che conferisce solennità. Nel 1460 fu chiamato alla corte dei Gonzaga a Mantova, in modo da dare alla città un senso pienamente rinascimentale. Le opere del Mantegna sono caratterizzate da una toccanti sentimenti espliciti (pietà, dolore..) e da un'assenza del tempo in alcune opere (portando un immobilità e una luce naturale) e una presenza di esso in altre (luce naturale). Si ispira a Virgilio. Gli ultimi anni del Mantegna furono occupati alla corte degli Estensi. Il problema della natura è risolto da lui nella storia.

Antonello da Messina

Figura cardine del rinascimento italiano, nasce dall'incontro tra la cultura mediterranea dell'Italia del sud e il rigore prospettico di Piero della Francesca. Si forma a Napoli e conduce una vita itinerante che lo porta a Venezia. Le sue opere sono caratterizzate da una matrice fiamminga, sulla resa fisica e psicologica dei personaggi svelata dalla luce. A differenza delle opere fiamminghe nelle sue opere vi è una maggiore sensibilità spaziale e volumetrica che non fa disperdere l'attenzione su dettagli minori. La novità risiede in una realizzazione prospettica perfetta affiancata a una resa diffusa dell'atmosferica della luce, esaltato dai particolari prospettici e sottili tipici dei fiamminghi. E' presente anche un'analisi realistica.

Giovanni Bellini

La sua carriera è una continua sperimentazione caratterizzata dalla voglia di rinnovarsi, di superare i limiti raggiunti. La sua formazione si compie a Venezia dal Padre e il suo primo incontro con Mantegna caratterizza la prima fase della sua vita artistica: risalto volumetrico alle figure. Abbandona dopo poco questo tipo di pittura per abbracciare un maggior naturalismo, stimolato dalla conoscenza dei dipinti fiamminghi, carico di pathos umano, ricco di una maggiore fusione di colore. Dopo poco incontra Piero dalla Francesca: i suoi dipinti assumono una nuova luce vera, nitida, che risalta i volumi delle figure. In seguito all'incontro con Antonello da Messina (1474) perfeziona ancora la resa dei fenomeni luminosi raggiungendo esiti di incredibile naturalismo. Utilizza la prospettiva centrale. Le figure vengono inserite in uno spazio inusuale (natura, architettura). La storia caratterizza la natura (che è un elemento indispensabile).

Leonardo da Vinci

Nasce nel 1452, il padre si accorge delle sue qualità e lo porta a Firenze in bottega dal Verrocchio con Botticelli e Perugino: da lui impara le basi delle diverse discipline. A 20 anni esce dalla bottega e si iscrive alla corporazione degli artisti. Sentendosi escluso da Firenze va nel 1482 a Milano dove si presenta a Ludovico il Moro come architetto bellico. Ci rimane fino al 1489 e qui compie opere fondamentali, studiando su tutti i campi del sapere. In seguto alla caduta del Moro si trasferisce poi a Mantova da Isabella d'Este e poi a Venezia. Ritorna a Firenze, poi di nuovo a Milano (1506-1513),a Roma (1513-17) e infine in Francia da Francesco I dove muore. Leonardo da Vinci verifica ogni cosa che lo circonda, rifiutando assiomi e ideali. Non prende in considerazione le idee della realtà e gli schemi del rinascimento senza prima verificarli. Utilizza per questo sempre il disegno attraverso cui indaga il fenomeno ovvero ciò che avviene in natura che percepiamo con i sensi. L'ultimo dipinto che conclude il primo periodo fiorentino è L'adorazione dei magi (1482) con il quale esplica la sua arte: vi è una particolare attenzione alle ombre, la sua lentezza e smania di perfezione non gli consentono di finire l'opera; vi è un enorme attenzione per la gestualità dei magi, colti in atteggiamenti di stupore, ammirazione; introduce forti contrasti luminosi, senza una definizione dei contorni (con lo sfumato leonardesco con cui prende in esame la natura) immettendo anche varianti psicologiche e meteorologiche. In questo primo periodo compone pochi dipinti in quanto la sua tecnica è molto elaborata. Inventa molti tipi di pittura preferendogli all'affresco in quanto troppo rapido: ne sono un esempio l'arriccio (intonaco molto fine che rimane fresco assorbendo i colori molto rapidamente) e l'encausto (fondo lavorato con la cera che scaldata trattiene i colori). A Milano studia tutte le discipline e fa progetti prevalentemente architettonici. Compie opere fondamentali come la vergine delle rocce e i ritratti a 3/4 della dama con l'ermellino e il musico, nei quali non vi è prospettiva. Al suo ritorno a Firenze gli si contrappone Michelangelo, giovane prodigio, che a differenza sua che studia il fenomeno, studia la contrapposizione tra anima e corpo (natura).

Splendore e apparenza delle corti

• OSTENTAZIONE DI RICCHEZZA E RAFFINATEZZA
Nel XVI sec. La società italiana presentava la stessa cristallizzazione di ruoli e la mancanza di dinamicità tra le classi che era presente nel sec. precedente. Nel primo 500 nonostante la perdita di potere dovuta all’invasione delle monarchie europee in Italia,i ceti dominanti accentuarono il loro potere e prestigio, soprattutto nelle corti principesche.
• AL SEGUITO DEI SIGNORI :CORTIGIANI E CORTIGIANE
Nelle corti accanto al principe, ai familiari e agli ospiti importanti ruotava uno stuolo di personaggi di vario genere. Filosofi, poeti, medici, scienziati,a amministratori, buffoni ecc. tutti unificati nella categoria di cortigiano, ambiguo simbolo della civiltà sempre attento a non cadere in disgrazia del signore, era al tempo stesso vittima e complice di intrighi,sospetti e pettegolezzi. Queste condizioni creano un alone di ambiguità intorno alla figura del cortigiano che fini per indicare un adulatore e parassita. Sotto il cortigiano vi era la dama di corte che aveva lo scopo di intrattenere con danza e canto le conversazioni al fianco della signoria o alcune volte al posto di questa ( come a Roma e a Venezia). Proprio queste corti erano famose per il gran numero di dame alle quali competeva di ingentilire i ricevimenti con una presenza femminile colta e raffinata. Ma nonostante la loro cultura alle donne era riconosciuto essenzialmente il ruolo di piacevole intrattenimento: in un ambiente colto di intellettuali che legavano la figura femminile all’ideale petrarchesco alla donna veniva richiesta anche e soprattutto la grazia e la bellezza. La sua funzione era sostanzialmente quella di piacere e sedurre. la donna viveva quindi a corte la sua condizione di ambiguità e precarietà.
• L’ideale della grazia
I cortigiani e le cortigiane oneste animavano i banchetti con conversazioni condotte con precise regole,gareggiando per ostentare compiacenza ,abilità e ingegno. Nel Libro del cortigiano dell’umanista Castiglione, vengono descritti l’uomo e la donna di corte ideali. Questo trattato, in forma dialogica, ebbe grande fortuna in Italia e in Europa e contribuì a diffondere l’immagine delle corti come modello di civiltà e cultura. Tra i vari precetti l’autore raccomandava ‘l’ideale della grazia’, che si ottiene mostrando sempre nei comportamenti una certa sprezzatura e disinvoltura, nascondendo la studiata artificiosità dei modi sotto la parvenza di una composta naturalezza. Questa raccomandazione stava ad indicare che nella pratica reale l’ostentazione della grazia prendeva il posto della grazia stessa. La moda divenne in questo periodo più sfarzosa e appariscente. Si trattava, in generale, di un eccedere che, pur celebrando gli ideali di grazia e bellezza, tendeva a scinderli da quelli di misura e armonia. L’Italia quindi nonostante fosse sempre più ai margini della realtà politica e economica continuava a mantenere il primato nel campo dell’apparenza, sia che riguardasse la moda sia che riguardasse le arti.

La società fuori dalle corti

• IL CONTESTO URBANO
Lontana dalla corte e dallo sfarzo ,la popolazione urbana del primo 500 continuava ad essere composta da medici, giudici,notai, bottegai ecc. , l’ultimo gradino della scala era la plebr che soppravivveva grazie a piccoli lavori occasionali e, soprattutto,alla carica pubblica e privata.le strutture che regolavano le diverrse attività erano sempre le corporazioni, che erano ormai un semplice strumento di autoregolazione e che avevano perso qualsiasi possibilità di intervenire nel governo dello stato e anzi sempre più sottomesse al potere del principe. solo alcune come quelle dei banchieri o dei notai potevano godere di qualche privilegio. I ceti urbani medio-bassi continuavano a rimanere in condizioni di povertà.

Umanesimo e Rinascimento

Nel 1400 comincia l'Umanesimo, che non è un movimento filosofico, ma un periodo che accomuna tutii i vari aspetti della cultura, come ad esempio la letteratura, la scienza, la filosofia ecc..
Il nome Umanesimo deriva dalla scoperta delle Umane Litterae, e dalla centralità dell'uomo, che si riconosce protagonista di un ambito ben determinato, ma soprattuto si riconosce come la più perfetta tra le creature di Dio. il rapporto tra medioevo e Rinasimento/Umanesimo è stato analizzato da molti storici:
* Per Burckhardt il Medioevo è un mondo particolare rispetto al quale il Rinascimento è il momento della Rinascita, i due periodi tuttavia, per lui, hanno una continuità: il Rinascimento continua a coltivare elementi del Medioevo.
* Per Chabod Medioevo e Rinascimento hanno di diverso il modo in cui vedono le stesse cose, che son son vissute in modo diverso. La sua tesi è giutificata dal fatto che molte delle cose condannate nel Medioevo non lo sono nel Rinascimento.
Per alcuni studiosi l'Umanesimo è un periodo più letterario rispetto al Rinascimento che è più filosofico. Oggi tuttavia gli storici accettano l'idea della continuità fra i due periodi.

Nozioni del Rinascimento

Rinascimento: Considera l'uomo come l'artefice di se stesso, tale convinzione non sarebbe potuta esistere nel Medioevo, dove la storia mirava a realizzare il Progetto Divino, la Provvidenza. Ora la storia non ha più un carattere così strettamente religioso, ma un senso più laico: si diffonde per questo motivo la storiografia.

La natura: La natura nel Medioevo era vista come simbolo dell'Al Di Là, senza darle un rispetto ed una dignità precisa, questa valutazione era valida anche nel campo dell'arte: i quadri, il più delle volte, venivano privati degli sfondi, considerati poco importanti. Nel Rinascimento, al contrario, gli sfondi e la prospettiva assumono un'importanza particolare. L'uomo durante il Rinascimento vede il mondo come sua parte costitutiva, pur mantenendo in esso la sua originalità, l'uomo diventa il dominatore della natura. La natura in questa accezione è il luoogo dell realizzazione dei fini umani. Il filone naturistico rinascimentale consta di due periodi:
* quello magico: l'uomo per spiegare la natura si affida alla magia e tramite essa può influire sul proprio distino, si crede, infatti, che esita una sorta di feeling tra il mondo lunare e quello sublunare. In questo periodo nascono scienze come l'Astrooogia (oggi detta Astronomia) e l'Alchimica (oggi detta Chimica). Secondo la visione magica la natura è da una parte animata da forze e dall'altra sottoposta agli incantesimi che possono dominare queste forze e renderle al servizio dell'uomo.
* quello filosofico: secondo cui la natura è un'entità retta da propri principi e il compito del filosofo è quello di indagare questi principi. Si propone un nuovo indirizzo scientifico: ai problemi della natura si risponde con la natura.

Rinascimento e Platonismo: Il rinascimento si ispira a Platone e ad Aristotele. Ma soprattutto alla rivisitazione dei testi platonici che vennero anche rielaborati. Un personaggio che appartiene a questo filone è Cusano.

Rinascimento e Politica: Si ritiene molto stretto il legame tra Rinascimento e spirito critico, si comincia a parlare di raporti tra uomini in senso politico e si avranno due interpretazioni:
1. Esigenza di tornare alla politica di prima: Machiavelli proporrà un ritorno alle leggi romane.
2. Esigenza di tornare allo stato di natura: ovvero ritornare a come si era prima dello stato politico, in cui l'uomo aveva dei diritti proprio in quanto uomo, e questo era il filone dei Giusnaturalisti.
Inontre il discorso politico conduce a tre correnti politiche che caratterizzano questo periodo:
1. quella Realistica (come ad esempio quella di Machiaelli)
2. quella Utopica (come ad esempio quella di Moro)
3. quella Giusnaturalista

Autori che hanno contribuito al presente documento:
MissVale91, Trustnt1, paolaa93, Francy1982.

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