Versione originale in latino

Longum erat singula excipere. Itaque intravimus balneum, et sudore calfacti momento temporis ad frigidam eximus. Iam Trimalchio unguento perfusus tergebatur, non linteis, sed palliis ex lana mollissima factis. Tres interim iatraliptae in conspectu eius Falernum potabant, et cum plurimum rixantes effunderent, Trimalchio hoc suum propin esse dicebat. Hinc involutus coccina gausapa lecticae impositus est praecedentibus phaleratis cursoribus quattuor et chiramaxio, in quo deliciae eius vehebantur, puer vetulus, lippus, domino Trimalchione deformior. Cum ergo auferretur, ad caput eius symphoniacus cum minimis tibiis accessit et tanquam in aurem aliquid secreto diceret, toto itinere cantavit. Sequimur nos admiratione iam saturi et cum Agamemnone ad ianuam pervenimus, in cuius poste libellus erat cum hac inscriptione fixus: "quisquis servus sine dominico iussu foras exierit accipiet plagas centum". In aditu autem ipso stabat ostiarius prasinatus, cerasino succinctus cingulo, atque in lance argentea pisum purgabat. Super limen autem cavea pendebat aurea in qua pica varia intrantes salutabat.

Traduzione all'italiano

Sarebbe stato troppo lungo prendere nota di ogni singola cosa. Pertanto entrammo nella sala da bagno e, quando fummo grondanti di sudore, in un lampo, passammo all’acqua fredda. Trimalcione, cosparso di unguento, veniva ormai asciugato non con asciugamani di lino, ma con accappatoi di finissima lana. Frattanto dinanzi a lui tre massaggiatori tracannavano del Falerno, e poiché, azzuffandosi, ne versavano moltissimo, Trimalcione diceva che questo era un aperitivo alla sua salute. Poi avvolto in un manto scarlatto, fu posto su una lettiga, mentre la precedevano quattro cursori infiorettati e un carretto spinto a mano, nel quale era trasportato la sua delizia, un giovinetto attempatello, cisposo, più brutto del suo padrone Trimalcione. Mentre dunque era portato via, gli si avvicinò alla testa un suonatore, con un minuscolo flauto, e come se gli dicesse qualcosa all’orecchio in segreto, suonò per tutto il percorso. Noi veniamo dietro, ormai colmi di stupore, e con Agamennone, giungemmo alla porta di casa sul cui stipite era stato attaccato un cartello con questa scritta : "Qualunque schiavo uscirà senza il permesso del padrone, riceverà cento frustate". Poi proprio all’ingresso stava un portiere vestito di verde, cinto da una cintura color ciliegia, e mondava piselli in un vassoio d’argento; sopra la soglia poi pendeva una gabbia d'oro, nella quale una gazza screziata dava il benvenuto a coloro che entravano.

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