Daniele
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Testo greco e traduzione di Tucidide, 1, 138.

Versione originale in greco


βούλομαι δ' ἐνιαυτὸν ἐπισχὼν αὐτός σοι περὶ ὧν ἥκω δηλῶσαι.’
βασιλεὺς δέ, ὡς λέγεται, ἐθαύμασέ τε αὐτοῦ τὴν διάνοιαν
καὶ ἐκέλευε ποιεῖν οὕτως. ὁ δ' ἐν τῷ χρόνῳ ὃν ἐπέσχε τῆς
τε Περσίδος γλώσσης ὅσα ἐδύνατο κατενόησε καὶ τῶν
ἐπιτηδευμάτων τῆς χώρας· ἀφικόμενος δὲ μετὰ τὸν ἐνιαυτὸν
γίγνεται παρ' αὐτῷ μέγας καὶ ὅσος οὐδείς πω Ἑλλήνων διά
τε τὴν προϋπάρχουσαν ἀξίωσιν καὶ τοῦ Ἑλληνικοῦ ἐλπίδα,
ἣν ὑπετίθει αὐτῷ δουλώσειν, μάλιστα δὲ ἀπὸ τοῦ πεῖραν
διδοὺς ξυνετὸς φαίνεσθαι.
Ἦν γὰρ ὁ Θεμιστοκλῆς βεβαιότατα δὴ φύσεως ἰσχὺν
δηλώσας καὶ διαφερόντως τι ἐς αὐτὸ μᾶλλον ἑτέρου ἄξιος
θαυμάσαι· οἰκείᾳ γὰρ ξυνέσει καὶ οὔτε προμαθὼν ἐς αὐτὴν
οὐδὲν οὔτ' ἐπιμαθών, τῶν τε παραχρῆμα δι' ἐλαχίστης βουλῆς
κράτιστος γνώμων καὶ τῶν μελλόντων ἐπὶ πλεῖστον τοῦ
γενησομένου ἄριστος εἰκαστής· καὶ ἃ μὲν μετὰ χεῖρας ἔχοι,
καὶ ἐξηγήσασθαι οἷός τε, ὧν δ' ἄπειρος εἴη, κρῖναι ἱκανῶς
οὐκ ἀπήλλακτο· τό τε ἄμεινον ἢ χεῖρον ἐν τῷ ἀφανεῖ ἔτι
προεώρα μάλιστα. καὶ τὸ ξύμπαν εἰπεῖν φύσεως μὲν
δυνάμει, μελέτης δὲ βραχύτητι κράτιστος δὴ οὗτος αὐτοσχε-
διάζειν τὰ δέοντα ἐγένετο. νοσήσας δὲ τελευτᾷ τὸν βίον·
λέγουσι δέ τινες καὶ ἑκούσιον φαρμάκῳ ἀποθανεῖν αὐτόν,
ἀδύνατον νομίσαντα εἶναι ἐπιτελέσαι βασιλεῖ ἃ ὑπέσχετο.
μνημεῖον μὲν οὖν αὐτοῦ ἐν Μαγνησίᾳ ἐστὶ τῇ Ἀσιανῇ ἐν τῇ
ἀγορᾷ· ταύτης γὰρ ἦρχε τῆς χώρας, δόντος βασιλέως αὐτῷ
Μαγνησίαν μὲν ἄρτον, ἣ προσέφερε πεντήκοντα τάλαντα
τοῦ ἐνιαυτοῦ, Λάμψακον δὲ οἶνον (ἐδόκει γὰρ πολυοινότατον
τῶν τότε εἶναι), Μυοῦντα δὲ ὄψον. τὰ δὲ ὀστᾶ φασὶ
κομισθῆναι αὐτοῦ οἱ προσήκοντες οἴκαδε κελεύσαντος ἐκείνου
καὶ τεθῆναι κρύφα Ἀθηναίων ἐν τῇ Ἀττικῇ· οὐ γὰρ ἐξῆν
θάπτειν ὡς ἐπὶ προδοσίᾳ φεύγοντος. τὰ μὲν κατὰ Παυσα-
νίαν τὸν Λακεδαιμόνιον καὶ Θεμιστοκλέα τὸν Ἀθηναῖον,
λαμπροτάτους γενομένους τῶν καθ' ἑαυτοὺς Ἑλλήνων, οὕτως
ἐτελεύτησεν.

Traduzione all'italiano


Il re, secondo le voci che circolano, ammirò il suo piano e lo esortò a porlo in pratica. Temistocle impiegò il tempo del suo soggiorno a impratichirsi della lingua persiana e dei costumi di quel popolo, quanto poté. Al termine stabilito di un anno si presentò al re e conquistò presso di lui un'influenza superiore a quella di qualunque altro greco, parte per la stima di cui godeva anche precedentemente, parte per la speranza suscitata nel re di offrirgli soggetta la Grecia, ma principalmente per le molte occasioni in cui aveva fatto rifulgere la propria intelligenza. Era meritevole infatti Temistocle della più ammirata meraviglia, particolarmente per la straordinaria sicurezza con cui aveva imposto in molte occasioni il suo temperamento geniale. Doveva all'agilità innata del suo intelletto, libera da ogni preparazione di studio o riflessione scaturita dall'esperienza, la perspicacia potente con cui, dopo un fulmineo esame interpretava frangenti improvvisi e l'infallibile sagacia per cui ne individuava, nel futuro, anche le conseguenze più remote. Sapeva con precisione e chiarezza esplicare ogni aspetto delle azioni cui prendeva parte personalmente: su quelle di cui non possedeva diretta esperienza, era ben lontano dal non poter formulare un giudizio criticamente valido. Eccelleva nel presagire con notevole anticipo le proficue o negative conseguenze di un fatto, quando si celavano ancora per chiunque altro indistinte. Per concludere, in una parola, quest'uomo dal genio possente, dalla concentrazione istantanea fu ineguagliato nell'improvvisare in brevi attimi la soluzione per qualunque ostacolo. Morì di malattia: alcuni soggiungono che si sia dato la morte con il veleno, vedendosi nell'impossibilità di compiere le promesse formulate al re. Rimane di lui un monumento funebre nella piazza di Magnesia d'Asia. Era governatore di questa regione. Il re gli aveva donato Magnesia come "pane" (gli fruttava infatti cinquanta talenti l'anno), Lampsaco come "vino" (le sue campagne infatti godevano fama d'esser le più fertili di viti), Miunte come "companatico". Dicono i suoi parenti che le ossa furono traslate in patria, come aveva desiderato e che siano sepolte in Attica, di nascosto da Atene: sepoltura illegale, poiché egli era esule imputato di tradimento. Furono questi i casi estremi di Pausania spartano e di Temistocle ateniese, gli uomini di più fulgido prestigio, tra quelli della loro epoca, in Grecia.

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