Versione originale in greco
φημὶ τοίνυν ἐγώ (καὶ πρὸς Διός, ἄνδρες Ἀθηναῖοι, μηδεὶς φθόνῳ τὸ μέλλον ἀκούσῃ, ἀλλ᾽ ἂν ἀληθὲς ᾖ σκοπείτω), ὅσῳ τὸ φανερῶς τοῦ λάθρᾳ κρεῖττον, καὶ τὸ νικῶντας τοῦ παρακρουσαμένους πράττειν ὁτιοῦν ἐντιμότερον, τοσούτῳ κάλλιον Κόνωνα τὰ τείχη στῆσαι Θεμιστοκλέους: ὁ μὲν γὰρ λαθών, ὁ δὲ νικήσας τοὺς κωλύσοντας αὔτ᾽ ἐποίησεν. οὐ τοίνυν ἄξιον τὸν τοιοῦτον ὑφ᾽ ὑμῶν ἀδικηθῆναι, οὐδ᾽ ἔλαττον σχεῖν τῶν ῥητόρων τῶν διδαξόντων ὡς ἀφελέσθαι τι χρὴ τῶν ἐκείνῳ δοθέντων.
Traduzione all'italiano
Io affermo dunque (e nessuno, per Zeus, o Ateniesi, intenda con invidia ciò che sto per dire, bensì consideri se sia vero), affermo che quanto l'agire palesemente è migliore che l'agire di nascosto e il fare qualsivoglia cosa vincendo con le armi è piu glorioso che non con l'inganno, tanto Conone rialzò le mura meglio di Temistocle: l'uno infatti agì di nascosto, l'altro compì questa stessa cosa vincendo quanti cercavano di impedirglielo. Perciò non è giusto che un così grande uomo dovrebbe essere offeso da voi, o dovrebbe guadagnare meno di quegli oratori che cercheranno di dimostrare che si dovrebbe prendere qualcosa da ciò che gli fu conferito.