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Tesi di laurea in politica economica

Supply chain management post Covid

Relatore: Prof. Piergiuseppe Morone

Candidato: Fabio Cerato

A.A. 2022/2023

Indice

  • Introduzione 3
  • Capitolo primo: Globalizzazione ed evoluzione del mercato
    • 1. Produzione locale, soddisfacimento bisogni di sussistenza 4
      • 1.1. I bisogni dell'essere umano 4
      • 1.2. L'economia di sussistenza 4
    • 2. Evoluzione nell'era industriale 6
      • 2.1. Capitalismo 6
      • 2.2. Apparato organizzativo 8
      • 2.3. Rivoluzione industriale e sviluppo tecnologico 10
      • 2.4. Fattori sociali ed istituzionali 11
    • 3. Globalizzazione economica e commercio internazionale 13
      • 3.1. Definizione 13
      • 3.2. Economia di mercato 14
      • 3.3. Teoria del commercio internazionale 15
      • 3.4. Vantaggio comparato 17
      • 3.5. Gli altri modelli del commercio internazionale 19
    • 4. Competizione nella scena economica mondiale 20
      • 4.1. Competitività mondiale 20
      • 4.2. Spostamento baricentro geografico dell'economia 22
  • Capitolo secondo: Supply chain management e mercati internazionali
    • 1. Supply chain management, organizzazione e struttura 24
      • 1.1. Supply chain definizione e ruolo 24
      • 1.2. Gestione e strumenti della supply chain 26
      • 1.3. Supply chain planning ed execution 27
    • 2. Globalizzazione: vantaggi e rischi, quadro politico-economico e sociale 29
      • 2.1. Globalizzazione e mercati finanziari 29
      • 2.2. Effetti della globalizzazione 32
      • 2.3. Benefici 34
      • 2.4. Le sfide 36
      • 2.5. Minimizzare i danni, massimizzare i benefici 37
    • 3. Strategie di internazionalizzazione e mezzi per affrontare i mercati internazionali 39
      • 3.1. Internazionalizzazione e delocalizzazione 39
      • 3.2. Cause ed obiettivi 39
      • 3.3. Strategie di entrata nei mercati esteri 41
      • 3.4. La strategia da perseguire 44
  • Capitolo terzo: Fenomeno short value chain
    • 1. Dalla Pandemia al conflitto Ucraina/URSS - impatto sulla globalizzazione 45
      • 1.1. Interconnessione e dipendenza globale 45
      • 1.2. Principali settori coinvolti ed effetti 47
    • 2. Interventi atti a mitigare i rischi di fornitura 50
      • 2.1. Le nuove sfide 50
      • 2.2. Tendenze nelle catene globali di valore 52
      • 2.3. Covid-19 e conflitto Russia-Ucraina costituiscono un ostacolo alla GVC? 53
    • 3. Implementazione nuovi modelli - short value chain ed altri interventi 57
      • 3.1. Il futuro della supply chain 57
      • 3.2. Un nuovo approccio nella gestione delle scorte 58
      • 3.3. Fattori per ripensare alle catene di fornitura globali 61
  • Capitolo quarto: Risorse naturali ed una supply chain sostenibile
    • 1. Sostenibilità 62
      • 1.1. Catene di fornitura sostenibili 62
      • 1.2. Gestire in modo sostenibile la catena di fornitura 64
      • 1.3. Coinvolgimento fornitori negli obiettivi di sostenibilità 66
    • 2. Emissioni indirette 67
      • 2.1. Abbassare le riduzioni “indirette di Scope 3” 67
      • 2.2. Sfide ed opportunità 68
    • 3. Valutare le esternalità nel ciclo di vita di prodotti e servizi 69
      • 3.1. Gestione delle esternalità 69
      • 3.2. Sfide ed opportunità 71
      • 3.3. Conclusioni 71
  • Capitolo quinto: Supply chain management nell'impresa Ecor International Spa
    • 1. L'azienda Ecor International Spa 72
      • 1.1. Introduzione e storia 72
      • 1.2. Il business 76
    • 2. Come analizzare la sostenibilità sociale e ambientale 78
      • 2.1. Organizzazione e procedure per la salvaguardia dell'ambiente in Ecor International Spa 78
      • 2.2. Analisi ed interventi nella catena di fornitura 80
    • 3. Supply chain di Ecor International Spa 83
      • 3.1. Valutazione e riorganizzazione della catena di fornitura 83
      • 3.2. Strategie per la riduzione del rischio nel processo di fornitura 85
  • Conclusioni 90
  • Bibliografia 94

"Ai miei genitori e a tutti coloro che mi sono stati accanto, che mi hanno sostenuto e che mi hanno supportato lungo questo percorso"

Introduzione

La tesi analizzerà l'impatto del Covid-19 e degli altri avvenimenti mondiali (quali conflitto Russia-Ucraina) nella supply chain delle aziende, analizzando il passaggio da un’economia di sussistenza dove si produceva per il nucleo familiare, all’attuale economia di mercato dove si produce per far fronte alla richiesta globale. Verrà analizzato il ruolo della catena del valore all’interno dell’organizzazione descrivendo poi il modificarsi delle relazioni con la comparsa della pandemia globale.

Le aziende si trovano ad affrontare numerosi cambiamenti a livello globale, mercati in continua evoluzione e trasformazione, conseguenze di tensioni e conflitti internazionali che non possono essere previsti, e dove devono confrontarsi con un’alta competizione. Spesso le catene di approvvigionamento sono progettate per essere economiche invece di resilienti, poiché nessuno vuole spendere molto per quel tipo di attività. Tuttavia, nonostante le continue interruzioni degli ultimi decenni, la maggior parte delle catene di approvvigionamento non era pronta per affrontare la crisi causata dal Covid-19.

Per questo motivo, per assicurare una continuità nei rifornimenti, l'importanza della funzione acquisti è in aumento per le aziende. I fornitori non vengono più visti come entità esterne, ma come partner da gestire in modo coordinato per ottimizzare l'intera supply chain. Pertanto, è importante valutarne le prestazioni sul lato economico, ma devono essere parti integranti anche la qualità e la precisione delle consegne. Per assicurare la resilienza della catena di fornitura, è importante avere business continuity plan aggiornati che definiscano le strategie per garantire la continuità operativa dell'azienda.

Un'altra considerazione importante è relativa alla sostenibilità ambientale nei processi produttivi, che consente all'azienda di distinguersi e ottenere un vantaggio competitivo rispetto ai competitors. Al fine di supportare gli argomenti trattati è stato preso come riferimento il gruppo industriale Ecor International Spa con focus sulla supply chain; si tratta di un’azienda leader nella produzione di componentistica meccanica critica da un punto di vista di sicurezza e salute e nell’assemblaggio di sottogruppi elettromeccanici per le macchine automatiche.

Capitolo primo

Globalizzazione ed evoluzione del mercato

1. Produzione locale, soddisfacimento bisogni di sussistenza

1.1. I bisogni dell'essere umano

L’essere umano è, inteso come base della propria vita e del proprio essere, spinto nel soddisfare i bisogni fondamentali perché riguardano il proprio sostentamento e la riproduzione; questi bisogni sono i primi a dover essere appagati perché hanno come base il desiderio di autoconservazione. Quando parliamo di bisogni ci riferiamo alle necessità, ovvero a degli stati personali a cui i soggetti vogliono rimediare con l’obiettivo di mettere fine a quella sensazione di disagio e raggiungere quindi una situazione di appagamento.

Si tratta di bisogni che hanno una declinazione economica, all’interno della quale è fondamentale fare delle distinzioni, ovvero quelli:

  • Primari ovvero di sussistenza, bere, mangiare, prendersi cura della propria salute, si tratta di necessità primarie per poterci garantire la sopravvivenza e trovano posto in cima alla piramide dovendo l’essere umano soddisfarli con priorità;
  • Voluttuari, che non sono legati ad esigenze fondamentali, e che possono esser diversi in base alle abitudini, del livello sociale e culturale, della tendenza come divertirsi, viaggiare, essere vestiti alla moda, e vengono quindi soddisfatti dopo quelli primari;
  • Individuali, ovvero che riguardano una singola persona come mangiare, ascoltare musica, fare attività fisica ecc.;
  • Collettivi, si tratta di bisogni che sono percepiti dalla popolazione nel suo assieme come garantire l’ordine pubblico, la giustizia, la sicurezza, la sanità, ecc.

La nascita dell’attività economica e l’inarrestabile sviluppo della stessa è legato alla necessità di rispondere ai bisogni degli individui, e può essere definita come un insieme interventi che l’essere umano compie per reperire quanto necessario per soddisfarli.

1.2. L'economia di sussistenza

Prima che l’innovazione ed il sistema produttivo industriale conquistassero le economie occidentali, il rapporto tra l’uomo e la natura si reggeva su un equilibrio fragile, a volte ingiusto, chiaro e semplice. Fuori dal contesto urbano e dai centri abitati più grandi l’inclinazione principale degli abitanti locali è stata quella agricola ed estensiva almeno fino agli anni ’40 del secolo scorso.

Escludendo i ricchi proprietari di terre, che erano signorotti locali fino alla caduta della monarchia, la popolazione locale si divideva in mezzadri, pochi proprietari di piccole cascine e terre (chiamati particolari), e piccoli artigiani o persone impegnate nel commercio. I mezzadri erano costretti a cedere al proprietario della terra utilizzata la metà di ogni prodotto, agricolo o animale che fosse, e assicurare al padrone una serie di servizi extra. Era quindi molto complicato che riuscissero ad accumulare del denaro risparmiato. I piccoli proprietari invece avevano, come conseguenza del lavoro agricolo, la possibilità di risparmiare giorno per giorno un capitale da reinvestire per comprare altre terre o comunque per fare nuovi ma ben pesati investimenti.

La fatica e l’impegno delle varie famiglie di mezzadri e piccoli proprietari dipendeva anche dalla loro numerosità. La mortalità infantile fino ai primi decenni del Novecento è stata molto alta, e oltre le forme di anticoncezionale praticate era l’alimentazione stessa scarsamente proteica a tener sotto controllo il numero delle nascite. Inoltre, sembra che in queste zone, fino alla prima metà del Novecento vi fossero degli accordi ufficiosi di indivisibilità delle proprietà, simili al principio del maso chiuso (nelle famiglie numerose la proprietà veniva formalmente divisa tra tutti gli eredi ma spesso capitava che se ne sposasse solo uno e gli altri continuassero a vivere assieme come forza lavoro) anche se in questi contesti si trattava di una regola applicato in modo più elastico. L’equilibrio tra uomo e natura si può quindi affermare che si fondasse su un’economia di sussistenza, in cui ogni famiglia aveva un’autonomia alimentare ed energetica quasi totale.

Equilibri delicati che sono sempre in pericolo di essere incrinati, come quando muoiono i membri attivi delle famiglie o gli animali utilizzati per il lavoro (ad esempio la perdita di un bue da traino provocava una tragedia). Nell'economia basata su sussistenza e baratto, il denaro era praticamente senza importanza. Una forma di organizzazione economica in cui le famiglie che si trovano all’interno di una comunità (facciamo riferimento a economie di contadini ma anche signorili) producono per soddisfare il proprio fabbisogno e dove vige un sistema di scambio di tipo non monetario ovvero il baratto, basato sull’utilizzo esclusivo delle risorse naturali come fonte primaria per garantire il sostentamento e la sopravvivenza della comunità stessa; tecniche vengono applicate prevalentemente all’agricoltura di sussistenza, alla caccia, la pesca, la raccolta e la pastorizia.

Un tipo di economia diffuso in quasi la totalità del continente africano, in alcune aree dell’America latina e in diversi paesi del sud-est asiatico. Sostanzialmente essa segue i principi dell’agricoltura biologica perché non vi è ricorso a concimi chimici, diserbanti, gli insetticidi, ecc. In queste coltivazioni non vengono usati macchinari ne concimi ed i sistemi sono normalmente arcaici (si arriva in alcuni casi anche alla zappa e all’aratro in legno) facendo sì che la quantità di resa prodotti sia ridimensionata rispetto a quella dei paesi industrializzati. Ma ci sono altri elementi che contribuiscono a limitare la produzione e/o a sprecare forza lavoro, ad esempio l’impossibilità di immagazzinare le eccedenze e la difficoltà a venderle sul mercato per la non presenza di compratori o dell’inadeguatezza delle vie di comunicazione, si genera quindi un circolo vizioso, tutto il lavoro che viene prestato dal contadino e dal suo nucleo familiare viene assorbito dal compito principale di provvedere all’alimentazione della famiglia.

Vista da un altro punto di vista, vi sono ridotte possibilità di disporre di un’eccedenza, ammesso che poi vi siano i mezzi adeguati a farla arrivare al mercato. Per questo motivo, succede spesso che il raccolto riesce a soddisfare le necessità della famiglia solamente per un tempo limitato, normalmente qualche settimana. Se poi pensiamo che non sono rari i casi in cui le sementi siano mal conservate, per il resto dell’anno, non è insolito che la popolazione agricola venga a trovarsi in miseria, o peggio ancora la carestia in tempi di siccità.

In questo tipo di organizzazione troviamo generalmente una coincidenza tra i soggetti che producono il bene e quelli che lo consumano, una forma di divisione del lavoro poco sviluppata, perlopiù orientata ai membri della famiglia. Si tratta di una tipica forma delle società dell’era preindustriale, che si contrappone alla successiva economia di mercato orientata al capitalismo ed alle società industriali, a cui faremo riferimento successivamente. Possiamo vedere l’evoluzione nell’esempio qui di seguito per quanto riguarda Inghilterra ed il Galles (fig. 1).

Figura 1 - https://www.campop.geog.cam.ac.uk/research/occupations/projects/futureplans - fonte internet

Come possiamo vedere dall’immagine qui sopra, il diciottesimo secolo ebbe cambiamenti globali contenuti, ma differenze significative nei modelli regionali di deindustrializzazione e industrializzazione (Inghilterra e Galles).

2. Evoluzione nell'era industriale

2.1. Capitalismo

In qualche secolo, a partire dal 1500 circa e dall'epoca delle annesse grandi scoperte geografiche, in Europa è stata avviata una fase di forte cambiamento, in progressiva spinta che sino ad oggi è ininterrotta. Dopo millenni di lentezza, il quadro Europeo acquisisce velocità e nel giro di qualche secolo raggiunge cambiamenti di vasta portata, che coinvolgono tutte le estensioni della vita sociale (economica, politica, culturale) e investono grandi quantità di persone non solo in Europa. Possiamo definirle come le premesse, di una situazione planetaria che oggi viene definita globalizzazione.

Le scienze sociali, sociologia e antropologia in particolare, sono anch'esse legate a questi cambiamenti, poiché nascono nella seconda metà dell'Ottocento quali tentativi di avere una migliore comprensione di quello che era accaduto e che si stava verificando, all’interno dell'Europa (sociologia), ed al di fuori (antropologia). Si tratta infatti di trasformazioni che hanno rivoluzionato il modo di vivere occidentale e sono tre: l'avvento del capitalismo, la nascita dello Stato moderno, l'individualismo.

Il capitalismo è un'economia monetaria, in quanto gli scambi non avvengono direttamente (ad esempio tramite il baratto) ma attraverso il passaggio di denaro. Attraverso il capitalismo si prevede di scambiare sul mercato, oltre alle merci, anche la forza lavoro, dato che i capitalisti hanno bisogno della forza lavoro degli operai per le loro imprese e che dall’altra parte gli operai hanno bisogno di vendere ai capitalisti la loro forza lavoro. Il fine del capitalismo è il profitto. Il fondamento del capitalismo è la razionalità, ovvero l'orientamento all'insegna del rapporto mezzi-fini, agevolato dalla tecnologia e dall'amministrazione contabile moderna. Queste caratteristiche hanno rivoluzionato l'organizzazione della produzione feudale, nei vari settori dell'agricoltura, del commercio mercantile, dell'artigianato.

Come ha chiaramente delineato Weber, la civiltà occidentale attraverso il capitalismo ha avviato un processo nuovo, razionale, mentre le altre civiltà, per motivi sociali o storici, si sono fermate. I capitalisti li possiamo definire come "uomini nuovi", con una visione verso l’innovazione, cercano strade inedite, si sforzano di estendere i loro affari e la loro impresa, sperimentano nuove tecniche e forme organizzative, sfidano la cultura e la mentalità tradizionale dei ceti aristocratici e religiosi, puntano al profitto. Weber precisa che “il tratto specifico del capitalismo razionale non è il profitto in sé: [...] la tendenza a raggiungere sempre maggiori profitti non può pertanto essere vista come un punto di questa importante evoluzione; stiamo infatti parlando di un’ambizione che è sempre esistita ed insita nella popolazione indipendentemente dal tipo di lavoro o attività presi in considerazione.

L'affermazione del capitalismo industriale ha portato ad un continuo mutamento della tecnologia produttiva, con conseguente incentivo allo sviluppo della scienza. Contemporaneamente lo sviluppo del capitalismo moderno ha modificato il modo di vivere delle persone, determinando l'urbanizzazione e il lavoro in fabbriche e uffici, anziché in campagna, portando a nuovi sviluppi politici ed influenzando buona parte delle istituzioni sociali. La famiglia si è trasformata da grande a piccola e ha iniziato ad affidare alcune responsabilità ad altre istituzioni come la scuola, mentre lo Stato ha preso un ruolo cruciale nel regolare l'economia.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/02 Politica economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cerafab di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Politica economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Unitelma Sapienza di Roma o del prof Morone Piergiuseppe.
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