Scienze filosofiche e storiche
Dipartimento di Scienze Umanistiche
Senza patria
L’uomo eccentrico nell’antropologia filosofica di Helmuth Plessner
Tesi di laurea di
Lucia Martorana
Relatore
Alice Pugliese
Anno accademico 2020 - 2021
A mio padre, per essere stato la mia luce nel buio, per non aver mai smesso di credere nei miei sogni!
A mia madre, per non avermi mai lasciato la mano, per non avermi mai fatto mancare una carezza sul viso!
A mio fratello, per i suoi occhi che mi guardano increduli, per avermi insegnato la dedizione!
Indice
- Introduzione p.6
- Un’esigenza antropologica della filosofia dell’uomo p.13
-
I. Per una fondazione p.13
- 1.1 Partire dalla vita p.16
- 1.2 Homo absconditus p.19
- 1.3 Il maestro Scheler p.21
- 1.4 Duplicità d’aspetto: Plessner contro il dualismo cartesiano p.26
- 1.5 Con Kant oltre Kant p.32
-
II. Le modalità di organizzazione piante e animali p.40
- 2.1 Accenni sull’opera p.40
- 2.2 Il corpo vivente, il limite e i modali organici p.44
- 2.3 Spazio e tempo: la categoria posizionale p.48
- 2.4 La processualità organica e il concetto di “forma” p.52
- 2.5 L’organizzazione del vivente: le piante p.55
- 2.6 L’organizzazione del vivente: gli animali p.58
- 2.7 Qui e ora p.61
- 2.8 Una posizionalità eccentrica p.62
-
III. Al di là del centro p.64
- 3.1 La coscienza p.64
- 3.2 L’uomo e la conoscenza p.67
- 3.3 Le leggi antropologiche p.69
- 3.4 Io penso e Puro Me p.73
- 3.5 Alcuni comportamenti espressivi, Il riso e il pianto p.76
-
IV. Un atteggiamento fenomenologico p.81
- 4.1 Il rapporto con Husserl p.81
- 4.2 Filosofia dell’esperienza p.83
- 4.3 L’apriori materiale p.87
- 4.4 Fenomenologia ed estesiologia p.89
- Conclusione p.93
- Bibliografia p.101
Introduzione
Perché l’imperscrutabilità dell’uomo avvicina al cuore dell’antropologia, ed ecco perché la possibilità dell’essere – uomo deve essere stabilità in ragione dell’imperscrutabilità. Solo quando e perché noi non sappiamo di che cosa l’uomo è ancora capace, ha un senso insistere nella dolorosa vita su questa terra. (H. Plessner, 1931)
Questa tesi di laurea intende analizzare e ripercorrere il lavoro di Helmuth Plessner, filosofo e sociologo, rappresentante dell’antropologia filosofica tedesca contemporanea; lo scopo è quello di rendere manifesta l’ambiguità e l’oscurità che avvolge la questione sulla natura dell’essere umano: diviene prioritario per Plessner chiarire le modalità e gli strumenti che permettono una reale conoscenza della forma organica più complessa al mondo.
Nei decenni compresi tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, l’affermazione del positivismo accentuò la distinzione tra scienze della natura e scienza dello spirito: se nel pensiero positivista era viva la necessità di applicare a quest’ultima gli stessi metodi di indagine utilizzati nei settori delle scienze empiriche, al contrario, il sapere filosofico rivendicava una metodologia di ricerca che, riflettendo sui risultati delle scoperte scientifiche, giungesse alla totalità dell’esistenza umana: posta tra scienza e filosofia, questa nuova corrente di pensiero edificò un sapere del tutto nuovo, che restituiva all’uomo la sua natura profondamente incerta.
Potere e natura umana. Per un’antropologia della visione storica del mondo, a cura di B. Accarino, Roma, Manifestolibri, 2006.
Si tratta di un progetto filosofico complesso, delicato sotto tanti punti di vista, che intende fare dell’essere umano un ente unitario che, come organismo, intrattiene con l’ambiente esterno un rapporto di reciproco scambio e di reciproca interazione. Alcuni temi fondamentali della filosofia - quali, per esempio, i concetti di soggettività e oggettività, oppure la definizione di corpo animato e corpo inanimato, o ancora le relazioni che intercorrono tra gli esseri viventi, il loro rapporto con l’ambiente - si ritrovano, dunque, costretti a confrontarsi con i molti sviluppi delle scienze della natura, sempre più settorializzate e specifiche nei riguardi dei loro oggetti di studio. La crescente specializzazione dei saperi, infatti, ha restituito un’immagine sempre più frammentaria dell’essere umano: più ridotto, ormai, alle sue sole proprietà fisiche e chimiche, l’uomo ha perso l’intima conoscenza di sé stesso.
L’antropologia filosofica di Plessner, sviluppata secondo una fenomenologia dell’essere vivente, coglie e spiega le caratteristiche specifiche dei diversi gradi della realtà organica, con particolare attenzione alla natura umana, partendo da un solo e unico principio fondamentale. Il filosofo intende ripensare la concezione essenziale della natura umana: nel suo opus maius, I gradi dell’organico e l’uomo. Introduzione all’antropologia filosofica, pubblicato nel 1928, illustra la sua idea di biofilosofia, offrendo un’attenta descrizione del modo di apparire dei corpi, in un percorso progressivo che dagli organismi più elementari giunge all’uomo. Un’antropologia così elaborata è in grado di cogliere l’uomo nelle sue sfumature più deboli e sottili, investigando le zone limiti e di confine tra i molteplici aspetti del reale; poiché è in quelle zone che l’essere umano agisce, ride, piange e conduce la complessa architettura della propria vita.
L’opera si pone l’arduo compito di cogliere la totalità e le specificità dell’uomo, avvalendosi del punto di vista biologico per rintracciare la sua complessa unità psico-fisica. In questo senso, l’antropologica filosofica di Plessner si configura per la sua apertura nei confronti dei risultati delle scienze naturali. Ne I gradi dell’organico e l’uomo, egli afferma che «i due metodi devono giungere alla cooperazione, perché solo insieme, ma mantenendo pienamente la loro autonomia, possono porre mano all’oggetto, che è complesso per via della duplicità d’aspetto di corporeità e interiorità»: da qui, l’esigenza di una filosofia della natura che faccia dell’indagine biologica una sua componente fondamentale.
La filosofia del novecento, se ne deduce, è stata capace di riguadagnare una nuova prospettiva sul soggetto umano, che guardi al corpo stesso e non alla sola ragione e alle sue funzioni. Plessner dà, così, vita, ad una ricerca interdisciplinare, in grado di cogliere la dimensione corporea e spirituale dell’uomo, senza ridurre l’una all’altra, ma, al contrario, oltrepassando la divisione cartesiana tra realtà fisica e realtà psichica. All’interno dell’opera, Plessner conduce l’indagine sull’uomo secondo due diverse direzioni, una orizzontale, una verticale: la prima indaga l’uomo nel suo agire culturale e sociale, la seconda indaga la posizione naturale dell’uomo rispetto agli altri esseri viventi.
Questa seconda direzione, però, sembra imporsi sulla prima; il filosofo, infatti, afferma: «prima di tutto bisogna ottenere chiarezza su ciò che si può indicare come vivente» e solo in seguito «si potranno intraprendere ulteriori passi verso una teoria dell’esperienza vitale nel suo più elevato livello umano». A partire da questo presupposto, Plessner conduce una deduzione dei “modali organici”, grazie ai quali è possibile scovare le peculiarità proprie dell’essere umano.
Il concetto o principio di “posizionalità”, espresso all’interno dell’opera, è il pilastro d’appoggio dell’intero sistema organico, che articola le forme di organizzazione del vivente e della singolare “eccentricità” che manifesta l’uomo. Posizionale, per Plessner, è un corpo che, pur restando nel proprio essere, è altro rispetto al suo apparire; risulta, quindi, difficile definirlo attraverso categorie statiche e rigide. Le diverse forme dell’organico vengono tutte definite attraverso questo principio; ne deriva un’articolazione della natura organica che ordina gli esseri viventi in base al loro maggiore o minore grado di indipendenza rispetto all’ambiente.
Intendo precisare che non si tratta di una deduzione che attribuisce all’uomo l’eccellenza rispetto alle altre forme viventi, ma che stabilisce, invece, diversi livelli di riflessione del principio posizionale, rispetto al quale, poi, si definisce il soggetto. Il principio che muove Plessner nella deduzione dei caratteri costitutivi del vivente è quello della “realizzazione del limite”: il corpo vivente, infatti, non è semplicemente delimitato dal suo contorno come un qualsiasi corpo fisico, ma, al contrario, possiede il suo limite.
In altre parole, se nella realtà inorganica il limite è semplicemente un intermezzo che segna la fine di un corpo e l’inizio di un altro, non appartenendo, quindi, propriamente ad esso, viceversa, nella realtà organica, il limite rimanda allo sviluppo autonomo del corpo, che si realizza nel passaggio da ciò che è a ciò che ancora non è. Il limite, quindi, non è una barriera, bensì una soglia, grazie alla quale l’uomo diviene, usando le parole dello stesso Plessner, effettivo: il corpo organico è racchiuso in se stesso, è differente rispetto all’esterno, e, contemporaneamente, aperto nei riguardi dell’altro; desideroso di spingersi oltre i suoi stessi limiti, si contrappone anche a se stesso come autocoscienza.
Si realizza così la duplicità di aspetto propria di ogni vivente che, dialetticamente, si rivolge a ciò che gli è esterno e, insieme, torna su se stesso. Nella graduazione dell’organico, la pianta appartiene al primo grado di questa evoluzione, essendo scarsamente indipendente dal ciclo vitale in cui è inserita; seguita poi dall’animale che, come forma separata dall’ambiente, gode di una maggiore autonomia. L’animale, sebbene sia dotato delle facoltà di sentire e agire, e sebbene utilizzi il proprio corpo per intervenire sull’ambiente, concentrato nella propria attualità, non è in grado di rapportarsi realmente con se stesso: un corpo centrico, come quello della forma animale, deve potersi superare.
Ciò avviene nell’uomo che, per la sua natura eccentrica, raggiunge la totale riflessione su di sé: per questo motivo è “l’eccentrico”. Il concetto di eccentricità, infatti, supera la posizione animale, costringendo l’uomo a vivere tutta la tensione della continua mediazione con se stesso; mediazione che rende l’animale-uomo inquieto, alla continua ricerca di un sapere che è destinato a non raggiungere mai. Plessner non fissa mai l’uomo in alcuna natura già data, lo concepisce, semmai, come un essere caratterizzato dalla capacità di vedere se stesso e il mondo della natura da una posizione che non coincide mai con quella del suo corpo. Attraverso l’analisi de I gradi dell’organico e l’uomo, intendo rispondere ad alcune domande fondamentali: quali sono le caratteristiche distintive dell’essere vivente? e ancora, che cosa differenzia il regno della vita rispetto al regno dell’inorganico?
Alla fine, il tentativo di Plessner di conciliare il sapere filosofico e il sapere scientifico, due aspetti quello spirituale e quello materiale, produrrà un’ulteriore lacerazione: l’autoriflessione con se stesso. Il lavoro è organizzato in quattro capitoli. Il primo di questi, essenzialmente introduttivo, intende far chiarezza sul contesto storico entro cui operò il filosofo, sulle esigenze ideologiche e metodologiche che inevitabilmente ne derivarono, e sui motivi che spinsero Plessner ad elaborare una simile filosofia dell’uomo; verranno delineati, quindi, i concetti fondamentali della sua antropologia: partendo dal principio di vitalità, passando per il controverso rapporto con il suo maestro Scheler, fino a giungere alla rottura definitiva con il dualismo cartesiano e al superamento del sistema gnoseologico kantiano del pensiero.
Il secondo e il terzo capitolo sono, invece, dedicati ad un’attenta analisi dell’opera I gradi dell’organico e l’uomo, guida di questa tesi di laurea. Più propriamente, nel secondo capitolo verranno fatti degli accenni preliminari sull’opera, per poi passare alla definizione del corpo vivente e del limite; verranno individuate le caratteristiche essenziali degli esseri viventi, con particolare riferimento alla categoria posizionale, così da delineare ciò che distingue la forma aperta, propria delle piante, dalla forma chiusa, propria degli animali e dell’uomo. Il capitolo si conclude con un approfondimento della posizionalità animale, esprimibile nella forma “qui e ora”; questo costituisce uno scarto decisivo con la posizionalità eccentrica di cui gode, invece, l’essere umano, essendo colto nel suo rapporto con il divenire futuro.
Il terzo capitolo, invece, presenta e indaga l’essere umano, così come ne parla Plessner; verranno definiti i concetti di coscienza e di persona, così da analizzare il rapporto che l’uomo instaura con l’ambiente circostante; verranno, poi, delineate le leggi antropologiche, specifiche modalità dell’essere attraverso cui l’umano manifesta nel mondo il proprio corpo e il proprio spirito. Infine, verranno studiati alcuni comportamenti espressivi, così come li analizza Plessner ne Il riso e il pianto; intendo precisare che si tratta di un breve accenno, e non di uno studio sistematico sull’opera citata: per la completezza della mia trattazione, farò riferimento all’estesiologia dello spirito elaborata dal filosofo, dal momento che il fenomeno espressivo, oltre ad essere intimamente legato al corpo, testimonia la presenza di una componente spirituale all’interno dell’essere umano.
Il nostro comportamento, infatti, è improntato alla condizione eccentrica: l’uomo, nella relazione con sé stesso, si coglie come elemento all’interno di un mare di essere, di possibilità e di modalità, appartenendo, così, allo stesso insieme di tutte le cose di questo mondo. Ne discende che i sensi vanno interrogati non solo circa il loro valore cognitivo, ma in relazione alle possibilità umane. Il linguaggio, poi, si incarica di strutturare il rapporto tra l’uomo e il mondo; al pari di un utensile, svolge una funzione specifica: non sostituisce l’uso degli organi fisici, ma lo alleggerisce e lo facilita.
Il quarto ed ultimo capitolo offre una breve analisi sull’atteggiamento fenomenologico adottato dal filosofo nel condurre il suo lavoro e il suo progetto: partendo dalla disciplina filosofica elaborata da Edmund Husserl, si cercherà di spiegare cosa accolse e cosa rigettò Plessner della nuova prospettiva di studio. L’intero lavoro cercherà di mettere in luce quanto la natura umana sia, fondamentalmente, imperscrutabile: l’uomo, con il potere della sua libertà, si sottrae continuamente a qualunque fissazione teorica. «Ogni persona è un enigma. È un puzzle non solo per se stesso, ma anche per tutti gli altri, e il grande mistero del nostro tempo è il modo in cui decifrare questo puzzle», scrive Theodore Zeldin. L’intento generale che ha guidato la stesura di questa tesi di laurea è stato quello di mettere in luce il valore e il significato che hanno una dottrina e uno studio sull’espressione e sulla dimensione simbolica propria dell’essere umano.
Capitolo 1
Un’esigenza antropologica
1.1 Per una fondazione della filosofia dell’uomo
Prima di entrare nel cuore dell’antropologia plessneriana propriamente detta, ritengo opportuno, per capirne meglio i motivi, delineare il quadro ideologico del filosofo, e il contesto entro cui si trova ad operare: l’incredibile capacità di Plessner, a mio avviso, è quella di essere una personalità altamente conciliatrice e sintetizzante. Le seguenti riflessioni prendono le mosse dagli studi e dai saggi di Vallori Rasini; gli interessi della docente sono principalmente rivolti verso la filosofia moderna e contemporanea, con particolare attenzione alle questioni legate alla natura dell’uomo e alle modalità del suo agire. Ho ritenuto indispensabile, per la stesura di queste pagine, confrontarmi con alcuni dei suoi scritti: Perché un’antropologia filosofica: le motivazioni di Helmuth Plessner; Estesiologia e natura umana. Il valore dei sensi nell'antropologia filosofica di Helmuth Plessner; L'uomo come essere vivente; L'eccentrico. Filosofia della natura e antropologia in Helmuth Plessner. Opere cardini per lo sviluppo del percorso di studio che mi accingo a compiere I gradi dell’organico e l’uomo. Introduzione a...
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Arricchimento senza causa
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Tavolo senza attrito