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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI

“L’ ORIENTALE”

DIPARTIMENTO DI STUDI LETTERARI, LINGUISTICI E

COMPARATI

CORSO DI LAUREA TRIENNALE

IN

LINGUE E CULTURE COMPARATE

TESI DI LAUREA TRIENNALE

IN

STORIA MODERNA

LA RIVOLUZIONE AMERICANA COME GIANO BIFRONTE.

LA SUA IPOCRISIA E AL CONTEMPO LA SUA

GRANDEZZA.

RELATORE: CANDIDATO:

Ch.mo Prof. Giorgia Zucco

Riccardo Rosolino Mat. CP/02055

ANNO ACCADEMICO 2022/2023

Indice

I .................................................................................................... 1

NDICE

I ....................................................................................... 2

NTRODUZIONE

C I. L S . ............................................................. 10

APITOLO O CHIAVISMO

C II. L , C .

APITOLO EALISTI PATRIOTI E INFINE LA ORONA INGLESE

N ’ ?....... 31

ELL ARTE DELLA DISSIMULAZIONE CHI È AD AVERE LA MEGLIO

C III. L R A

APITOLO A IVOLUZIONE MERICANA NON È SOLO BIANCO O

... C . ................................. 66

NERO I SONO ANCHE E SOPRATTUTTO I GRIGI

B . ................................................................................... 128

IBLIOGRAFIA 1

Introduzione

Nell’epoca contemporanea dove tutto è in vendita perfino i sentimenti,

dove il contatto diretto con la realtà ha lasciato il posto a quello

costantemente mediato attraverso la lente del telefonino, dove ciascuno

si erge a giudice dell’altro e quasi mai di sé stesso, dove la perfezione

maniacalmente esposta sui social media stride con l’imperfezione vera

della vita, dove a tiranneggiare è l’assunto del politicamente corretto –

invocato soprattutto da chi scorretto è nel privato –, una riflessione

sull’ipocrisia umana m’è parsa quanto mai calzante. La parola ipocrisia,

dal greco ὑποκρισίη, aveva in principio il significato di ‘recitare una

parte’ e quindi la sua area semantica era circoscritta alla definizione del

ruolo dell’attore. La connotazione peggiorativa che essa acquisì in

seguito non dovrebbe però suscitare stupore alcuno, se si considera il

forte biasimo che nell’antica Grecia s’annidava intorno a siffatta figura,

reputata inaffidabile proprio in virtù delle sue capacità metamorfiche.

«L’ipocrisia è un omaggio che il vizio rende alla virtù» diceva François

1

de La Rochefoucauld in una delle sue celebri massime e, facendo

debitamente attenzione a non disprezzarla perché altrimenti si

compirebbe il primo atto ipocrita, parto subito col sottolineare

l’inevitabilità di essa in tutto ciò che rientra nella dimensione pubblica

dell’individuo tant’è vero che le stesse buone maniere, inculcateci sin

da bambini, si possono a ragione ritenere portatrici d’una lieve

artificiosità. Quante volte sarà capitato a ciascuno di noi di comportarsi

1 François de La Rochefoucauld (1613-1680), fu uno scrittore, filosofo e aforista francese. Le

massime da lui inizialmente prodotte come frutto di un raffinato gioco mondano a cui aveva preso

parte, vennero poi pubblicate nel 1665 col titolo Riflessioni o sentenze e massime morali. 2

in maniera gentile e cortese, anche con persone non sinceramente

stimate, soltanto perché l’educazione comandava di farlo? Eppure,

2

David Runciman, autore di Political Hypocrisy , asserisce che questo

tipo di finzione è pressoché innocua ma ce n’è un’altra, egli

prontamente aggiunge, decisamente più infima e dannosa. Il continente

americano appartiene senza dubbio a quest’ultima. Il paese del destino

manifesto, del self-made man, che ha fatto dell’eccezionalismo un

articolo di fede e s’è consegnato al mondo quale utopico Impero della

Libertà in cui il successo irride a chiunque, non è poi così eccezionale

3

come vuol far trasparire. La morte di George Floyd ha rivelato una

triste e drammatica discrepanza nella narrativa autocelebrativa

sopraccennata, come pure del resto il mancato veto al possesso di armi

nonostante i reiterati episodi di violenza nelle scuole in primis o la

4

negazione del diritto all’aborto . Ad ogni modo, la compresenza

evidente nel luogo suddetto di plurime contraddizioni ha rappresentato

la causa prima della mia curiosità e desiderio di scavare nel passato di

codesta fantomatica Terra Promessa nel tentativo di far meglio luce sul

suo presente. Ora che le premesse sono state date, posso introdurre

l’oggetto dell’attuale dissertazione: la Rivoluzione Americana,

fenomeno indiscusso di doppiezza e presto ne capiremo i motivi.

Paragonata nel titolo all’antica divinità romana Giano, in essa passato e

futuro si mescolano e s’intersecano quasi a formare un tutt’uno. Gli

abitanti dei possedimenti d’oltremare erano andati esageratamente fieri

2 David Runciman, Political Hypocrisy: The Mask of Power from Hobbes to Orwell and Beyond,

Princeton 2010.

3 Avvenuta il 5 maggio 2020 per mano della polizia statunitense, scatenando immediatamente dopo

le forti proteste del Black Lives Matter.

4 Verificatasi per la precisione il 24 giugno 2022 mediante la cancellazione stabilita dalla Corte

Suprema della sentenza Roe versus Wade, la quale invece aveva riconosciuto l’aborto come diritto

costituzionale. 3

della loro appartenenza all’Impero britannico, senza tralasciare

ovviamente il fatto che essi per primi erano inglesi. Tuttavia, il passo

da figli obbedienti e affettuosi nei riguardi della madrepatria a ribelli

insolenti e sprezzanti dell’autorità in genere fu veramente breve. A

partire infatti dalla seconda metà del XVIII secolo l’Inghilterra, uscita

come trionfatrice assoluta dalla Guerra dei sette anni (1756-1763) al

caro prezzo però di ritrovarsi indebitata sino al collo, aveva un forte

desiderio d’incrementare le sue entrate allorché si valutò necessaria

l’introduzione nelle colonie di alcune tasse senza previo consenso dei

diretti interessati. Subitanea fu allora la reazione dei coloni che

fermamente s’opposero all’imposizione fiscale voluta dalla Corona,

cogliendovi in essa un’avvisaglia che presagiva la loro futura riduzione

in schiavitù. La monarchia, un tempo tanto amata, appariva adesso

retrograda e dispotica, e doveva pertanto venire smantellata. Gli ideali

libertari ed egualitari cominciarono dunque a essere reclamati a gran

voce proprio dagli stessi uomini responsabili dell’orripilante traffico

d’esseri umani nonché del loro impiego forzato nelle piantagioni del

Nuovo Mondo. Il primo capitolo, quindi, è tutto teso a evidenziare

l’ipocrisia dei patrioti nell’appellarsi a così elevati principi al solo scopo

di dotare di una solida base la loro brama separatista e quanto essi

s’arrovellarono per trovare una giustificazione morale

all’assoggettamento della popolazione africana. Il ricorso al passo

biblico contenente la «Maledizione di Cam» col preciso intento di

dimostrare come la schiavitù delle persone di colore fosse in realtà parte

di un destino già scritto o gli strenui sforzi della cultura egemone di

aggirare l’universalismo propugnato nella Dichiarazione

d’Indipendenza – sulla quale appunto erano state impresse per la prima

volta nero su bianco frasi del calibro: «tutti gli uomini sono creati

4

eguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili,

che tra questi vi siano la Vita, la Libertà ed il Perseguimento della

5

Felicità» –, costituiscono degli esempi abbastanza eloquenti in

materia. In ogni caso, il piano di costituzione elaborato nel 1787

vanificò i precedenti escamotages adoperati dai patrioti per spiegare la

giustezza del sistema schiavista e ciò che ne venne fuori fu invece

l’interesse precipuo al suo mantenimento per una mera logica di

profitto. Il procrastinamento concernente l’abolizione della Tratta di

altri vent’anni, la ponderata elusione nel testo di costituzione delle

parole schiavo o schiavitù e l’impiego al loro posto di espressioni

indirette e, per concludere, l’adozione della celebre «clausola dei tre

6

quinti» , mettono inequivocabilmente in luce il trionfo del fine politico

sulla per niente redditizia integrità morale. Nella prima parte

dell’argomentazione si riserva inoltre spazio al modo in cui si posero

gli schiavi all’interno della contesa anglo-americana. Decostruendo il

falso racconto della loro naturale condiscendenza e passiva accettazione

della condizione impostagli, essi al contrario accolsero con speranza e

ricolmi d’aspettative quegli ideali or ora enunciati. Diversi furono

coloro che, mediante l’aiuto di un avvocato bianco – senza il quale non

avrebbero potuto mettere nemmeno piede in un tribunale –, decisero di

citare in giudizio il proprio aguzzino per l’ottenimento della tanto

agognata emancipazione. «In qualsiasi momento della mia vita da

schiava, se mi fosse stato offerto un minuto di libertà, e mi fosse stato

detto che alla fine di quel minuto sarei dovuta morire, io l’avrei

accettato – soltanto per stare un minuto sulla terra di Dio come donna

5 Robin Blackburn, Il crogiolo americano. Schiavitù, emancipazione e diritti umani, Torino 2020,

p. 193.

6 Alan Taylor, Rivoluzioni americane. Una storia continentale 1750-1804, Torino 2017, p. 463. 5

7

libera –, l’avrei fatto» proferì in seguito Elizabeth Freeman, la prima

donna afroamericana a convocare e a vincere una causa per la libertà.

Se la sottomissione coatta del popolo di colore nondimeno rappresenta

8

il paradosso visibile dell’iceberg freudiano , nel secondo capitolo si

procede invece a illustrare le altre, indubbiamente meno vistose,

incongruenze. L’incessante e reciproco accusarsi fra patrioti –

sostenitori della causa libertaria – e lealisti – rimasti fedeli alla Corona

–, ma anche fra coloni da un lato e Britannici dall’altro, ha trasformato

il rendez-vous in uno scontro all’ultimo colpo d’ipocrisia. In aggiunta,

l’inclusione nella sezione interessata del testo di Nathaniel Hawthorne

Il mio parente, Maggiore Molineux (1832) è funzionale non solo a

fornire la summa perfetta degli antagonismi scaturiti dalla disputa

consumatasi aldilà dell’Atlantico, ma anche a restituire al lettore la cifra

della sua brutalità ed efferatezza caratterizzandosi per questo in una

guerra civile a tutti gli effetti. L’inconciliabilità delle credenze politiche

ascrivibili alle rispettive fazioni fu così invalicabile da stravolgere

ovunque intere famiglie, ragion per cui la dichiarazione di John Adams,

qui di seguito riportata, dev’essere interpretata alla lettera e non come

un’esagerazione: «Avrei fatto impiccare persino mio fratello se nella

9

lotta si fosse schierato con il nemico» . Infine, un ultimo sguardo viene

gettato sull’importantissima Rivoluzione Haitiana (1791-1804) per via

dei protagonisti che la sollevarono, gli schiavi, riuscendo grazie ad essa,

e per la prima volta nella storia, a scacciare dal territorio gli illegittimi

invasori e a rendere la colonia indipendente. Orbene, mentre finora la

mia intenzione è stata di porre sotto la lente d’ingrandimento gli aspetti

7 Taylor, Rivoluzioni Americane, p. 563.

8 Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni, Germania 1899.

9 Taylor, Rivoluzioni Americane, p. 273. 6

più torbidi e ambigui di suddetto fenomeno, doverosa è tuttavia adesso

la trattazione nel capitolo finale dei traguardi straordinari raggiunti e

che gli valse a rigore l’appellativo di Rivoluzione. Il fermo e duro

attacco dei rivoluzionari ai secolari vizi d’ancien régime quali «la

gerarchia, l’ineguaglianza, la forza della parentela, il patriarcato, il

10

patronage e la dipendenza» , fu radicale e senza precedenti. Volendo

a tutti i costi sbarazzarsi della finta gabbia dorata in cui erano stati a

lungo rinchiusi, i patrioti si posero il non semplice obiettivo di una

ricostruzione dalle fondamenta della società insieme alla messa a punto

di nuovi criteri fondati sul merito e sul talento, anziché sull’ormai

obsoleto diritto di nascita. Da una prospettiva ravvicinata s’esaminano

dunque adesso la realtà post-rivoluzionaria e i diversi agenti che si

muovono all’interno di essa. L’adozione dell’idealismo rivoluzionario

come forma di governo che avrebbe dovuto ispirare gli uomini alla

rettitudine, non fece in verità altro che stimolare la competitività e una

inusitata dedizione al commercio. Il principio egualitario invocato con

tanto ardore aveva esteso il campo del suo significato finendo con

l’inglobare altresì l’idea secondo cui nessuno era davvero migliore di

chiunque altro, poiché tutti erano stati creati uguali e perciò dotati delle

esatte identiche potenzialità. Il gentiluomo perse finalmente quell’aura

di superiorità, che l’aveva grandemente privilegiato in passato,

confondendosi nella moltitudine del volgo. Le differenziazioni sociali

antecedenti si ridussero quindi ora a due soltanto a detta di Adams, i

11

liberi e gli schiavi . Il passaggio dalla virtù repubblicana classica, che

comandava l’abnegante sacrificio di sé e dei propri interessi in nome

10 Gordon Stewart Wood, I Figli della Libertà. Alle origini della democrazia americana, Firenze

1998, p. 131.

11 Ivi, p. 239. 7

del bene pubblico, ad una virtù molto meno intransigente e malleabile

continuava comunque a non rappresentare col dovuto realismo il

rinnovato atteggiamento degli ex sudditi nei riguardi degli affari di

mercato. La drastica rivalutazione del lavoro, da sempre visto con

sdegno perché associato esclusivamente agli indigenti, s’accompagnò

parallelamente a un’implacabile critica dell’ozio, diventato adesso

ragione di vergogna. Di conseguenza, la solerzia con cui i coloni si

votarono al perseguimento del profitto illuminò gli agenti politici

dell’epoca circa l’incapacità dei concittadini di adeguarsi a quella

nuova, seppur mitigata, nozione di virtù. Inoltre, il cambiamento di

alcune piccole abitudini, inutili soltanto all’apparenza, si rivela al

contrario particolarmente significativo nella valutazione delle mutate

relazioni tra i singoli individui. L’uomo si libera del vecchio e

ingombrante stigma di essere una creatura incline al male per natura e

adotta al suo posto una visione decisamente più luminosa della vita,

cessando definitivamente di sentirsi in colpa per nutrire il desiderio di

emulare i vezzi della classe agiata attraverso i frutti della propria dura

fatica. L’essere umano riscopre peraltro in questa fase un sentimento

della cui esistenza era rimasto fino adesso all’oscuro: l’empatia. A

guidare ora la narrazione è l’indagine condotta dalla scrittrice Lynn

12

Hunt e la curiosa correlazione da lei individuata tra la comparsa del

romanzo epistolare e l’insorgere di siffatta emozione. Tenuto conto che

il leitmotiv del capitolo in questione è la società post-rivoluzionaria,

non potevo certo esimermi dall’escludere l’evoluzione relativa alla

percezione dello schiavo che in essa ha avuto luogo, specialmente dopo

l’abolizione dell’arcaico e brutale sistema nel 1865. Prima però che

12 Lynn Hunt, La forza dell’empatia. Una storia dei diritti dell’uomo, Bari 2023. 8

l’elaborato possa dirsi ufficialmente concluso, m’accomiato dal lettore

rimbalzandogli il medesimo interrogativo sibillino che il gentiluomo

del racconto di Hawthorne rivolge al suo protagonista: «Ma non può

13

essere, Robin, che un uomo abbia molte voci, così come due volti?» .

Il disvelamento risolutivo dell’idea a cui da ultimo sono giunta in merito

a tale avvenimento storico è contenuto proprio nella domanda stessa,

ovverosia l’impossibilità di determinarne la sua natura una volta per

tutte.

Taylor, Rivoluzioni Americane, p. 14.

13 9

Capitolo I.

Lo Schiavismo.

Il potere e la conseguente brama di conquista, da parte di quei popoli

che nel corso delle diverse epoche storiche si sono contraddistinti come

i più forti, sin dall’alba dei tempi hanno indotto gli uomini alle azioni

più meschine ed efferate. Con la scoperta dell’America, ha avuto inizio

una nuova fase nella storia dell’umanità in quanto essa ha dato il via ai

viaggi d’esplorazione e allargato di conseguenza gli orizzonti del

mondo fino ad allora conosciuto. È in quel preciso momento che la

civiltà occidentale è divenuta padrona di ogni cosa. Mi avvalgo

dell’espressione “di ogni cosa” giacché è risaputo che gli europei nel

medesimo istante in cui approdarono su quei territori, diedero per

scontato che appartenessero loro di diritto senza prendere minimamente

in considerazione i popoli che già li abitavano. Avendo poi avuto modo

di relazionarsi con chi era “altro da sé”, l’uomo occidentale poté

affermare con assoluta certezza – e qui il mio sarcasmo è evidente – la

condizione di inferiorità dei nativi e questo soltanto perché avevano dei

costumi, una cultura, delle pratiche religiose ed una lingua differenti

dalla propria. L’europeo sulla base di una supposta superiorità si è

affibbiato, con presunzione estrema, l’etichetta di conquistatore e si è

sentito legittimato ad assoggettare tutte le persone che, in quelle terre

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gio17z di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Rosolino Riccardo.
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