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INTRODUZIONE

“A che scopo dunque andare a far visita ad un pensatore? I visitatori si accingono ad andarsene.

Eraclito legge nei loro volti la curiosità delusa, si rende conto che per quella gente già il non verificarsi della

sensazione attesa è sufficiente a far loro riprendere la via del ritorno, nonostante siano appena arrivati.

Perciò egli fa loro coraggio e li invita espressamente ad entrare con queste parole: enai gar enthauta theuos:

‘gli dei sono presenti anche qui’ ”

1 .

Il pensiero del Nulla domina letteralmente la riflessione filosofica contemporanea.

Non sarebbe difficile mostrare infatti, in particolare per Nietzsche, Dostoevskij, Sartre,

2

Heidegger che la riflessione sul Nulla abbia coinvolto a fondo i principali pensatori della

3

nostra epoca, tanto da far parlare di una radicale esperienza del Nulla . Ora, vi sono due

vie attraverso le quali è possibile riflettere sul significato e sul valore proprio di questa

presenza del Nulla nella nostra epoca attuale. La prima è quella propriamente metafisica,

che pensa il Nulla come concetto puramente negativo opposto a quello di Essere, come il

Buio contrapposto alla Luce e che proprio grazie a questa è possibile penetrare per via

logica, discorsiva, rappresentativa, concettuale. La seconda via, invece, fa riferimento ad

una particolare esperienza del Nulla implicante il rifiuto della tradizione metafisica

occidentale e che si qualifica più specificamente come assenza di esperienza religiosa, o

meglio come esperienza dell’assenza di Dio. L’esperienza del Nulla si accompagna così al

superamento definitivo della filosofia come metafisica, per ricondurla all’alba del suo

confrontato con l’Abisso, il Vuoto, il Nulla. E’

inizio, al pensiero greco che per primo si è

proprio questo esperire la morte di Dio, non solamente nella sua dimensione teoretica, che

Lettera sull’umanismo,

1 M. Heidegger, a cura di F. Volpi, Adelphi, Milano, 1995, p.92.

Per quanto riguarda il contributo offerto dalla riflessione e dall’opera di Heidegger intorno alle tematiche

2

centrali del pensiero contemporaneo si veda la notevole biografia di R. Safranski, Heidegger e il suo tempo,

una biografia filosofica, TEA, Milano, 1996.

novecentesco di ‘esperienza

3 Per questo concetto del nulla’, si veda in particolar modo il contributo offerto

da G. Mura, Una mistica atea? L'esperienza dell'assenza di Dio nel pensiero contemporaneo, in Id.

AA.VV., La mistica, fenomenologia e riflessione teologica, a cura di E. Ancilli e M. Paparozzi, voll. I-II,

Molto interessante in riferimento all’attenzione

Città Nuova, Roma, l984, qui vol., II, pp. 1227-1267.

prestata da Heidegger alla poesia di Holderlin è la stretta e intima connessione che questa possiede con la

riflessione sul Sacro, a tale riguardo segnalo anche il saggio di M. Cacciari, Il problema del Sacro in

Heidegger, in La ricezione italiana di Heidegger, CEDAM, Padova, 1989, pp. 203-217. Mi piace citare fin

da subito questi lavori, perché hanno rappresentato l’asse portante delle mie riflessioni sul sacro. 1

fa problema e impone una riflessione sul significato di questa esperienza come situazione

e che rappresenterebbe l’occasione per ripensare più

culturale del mondo in cui viviamo

genuinamente al fenomeno del sacro a partire dalla nostra viva esperienza storica del

a fornirci un indicazione per un ‘pensiero del nulla’ come

nostro tempo; oltre costruzione

di un-mondo ossia del tutto distante da letture di sapore nichilisticheggianti. Si tratterebbe,

perciò, di purificare definitivamente il pensiero non solo dal retaggio della metafisica, ma

da tutte le rappresentazioni concettuali di Dio ereditate dalla storia della filosofia e dalla

teologia. In questo scenario, l’a-teismo stesso quindi si presenta come una particolare

esperienza del Nulla che condurrebbe all’abbandono di Dio in cui solo può essere

sperimentata la sua presenza-assente, al di la dei concetti e dei dogmi, delle teologie e

Tuttavia, l’esperienza del Nulla è un’esperienza dell’assenza di Dio,

delle Chiese. reale

ossia un’autentica esperienza; dove l’autenticità di questa esperienza avrebbe, per dirla

un carattere “coinvolgente nel senso che l’uomo che ne

4

con Gadamer, e trasformatore” ,

fa esperienza non è più quello che era prima, viene trasformato, acquista una nuova

dimensione del suo essere nel mondo e del suo rapporto con la realtà.

L’età presente, in cui è l’uomo contemporaneo, è un’età di assenza di

gettato

certezze, di mancanza di senso ma anche di un contro-senso; che comporta sia

l’incomprensibilità dell’uomo a se stesso 5 , sia la mancanza di orientamento, perdita di

non è solo la crisi dell’ontologia e della

valori riconosciuti, insomma il nichilismo. E

metafisica a determinare l’esperienza del Nulla, ma lo stesso progresso della scienza, la

quale è una costruzione su pilastri che dall’alto cadono in una palude: la scienza da un lato

ha aperto la problematicità assoluta degli stessi fondamenti della razionalità scientifica e

dall’ altro ha proclamato l’assenza di ogni realtà oltre le realtà sperimentabili dalla scienza

stessa. Ciò conduce ad un continuo allargamento del mondo e dell’universo circondato

com’è dalla più completa oscurità sull’intelligibilità del senso ultimo delle cose;

dall’oscurità circa il valore degli stessi strumenti di comprensione; dall’oscurità sul senso

ultimo delle scoperte scientifiche. Da Kant a Nietzsche, diviene sempre più evidente come

sia nell’esperienza dell’assenza della verità, nell’esperienza del non-senso ultimo della

dell’annuncio della ‘morte di Dio’.

realtà che si conclude un aspetto, non secondario, Il

4 H. G. Gadamer, Verità e metodo, a cura di G. Vattimo, Fabbri, Milano, 1972, p. 329. Il grande allievo di

Heidegger, come è noto, molto si è impegnato nei lunghi anni della sua vita intellettuale, a fornire sempre

più ragioni per interessarsi del pensiero di Heidegger. Voglio qui ricordare soltanto uno dei più importanti

rivolti a ripensare alcuni punti focali dell’opera complessiva del maestro,

contributi di Gadamer I sentieri di

Heidegger, tr. it. R. Cristin, Marietti, Genova, 1988. “Io ivi,

5 A. Camus, Le mythe de Sisyphe, Gallimard, Paris, 1947: sarò sempre straniero a me stesso”,

p. 111. 2

Nulla religioso compare nel nostro orizzonte dopo che Dio è scomparso, dopo il Gott ist

tot proclamato da Nietzsche. Il quale, nel suo primo aspetto, è pertanto lo spazio

trascendentale in cui si rende possibile l’apparire tanto dello Zeus di Cleante o del Dio di

“Notte. […]

Agostino, come del Genio Maligno. La parola di Nietzsche: Sempre più notte

Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito Nulla?” 6 , segnano il sollevarsi a

questa dimensione di radicalità esperienziale del Nulla. Ma ciò che ci interessa mettere in

il fatto che proprio questa esperienza dell’assenza

rilievo, è di senso, intesa come

che avvolge la vita dell’uomo e la realtà tutta. E’ infatti proprio

esperienza del Mistero,

questa ‘assenza’ di Dio, ad aprirci per lo ‘stupore’ di fronte al Mistero ultimo del reale.

Questa realtà del Mistero non può venire semplicemente problematizzata, ma può solo

essere essa stessa esperita come la realtà ultima. La conoscenza di Dio diviene perciò

tanto conoscenza quanto rinuncia alla conoscenza: è un girare attorno al mistero. Ma,

come si è detto prima, questo Dio non ha a che fare né con il Dio della metafisica, né con

il Dio della teologia cristiana, o di qualsiasi altra religione; esso è il rifiuto di tutto ciò che

nel cristianesimo o nelle religioni è rivelazione, istituzione, dogma, Chiesa. E pertanto

avvertire questo Mistero come realtà prima e originaria significa ricondurla

all’Impensabile, al Divino, a un esperienza di qualcosa che in un certo senso è più

fondamentale dello stesso Dio, e che per questo può ben dirsi il Nulla. Fare esperienza del

Mistero significa fare esperienza del Nulla religioso, questo proprio in una dimensione di

pura mancanza di senso e quindi del Nulla, e che fa di questo Nulla lo spazio

trascendentale di Dio o del Divino. Ci troviamo qui in presenza di una vera esperienza del

che l’uomo incontra qualche cosa che lo colpisce, lo sconvolge e lo

Nulla, nel senso

trasforma. Un Nulla che ha le dimensioni di Dio senza essere Dio, anzi è la negazione di

Dio, un Nulla che appare come un Abisso infinito, come una profondità senza fondo, che

sono poi i tratti tipici che il linguaggio che i mistici hanno da sempre attribuito a Dio.

Ora, se questa brevissima premessa iniziale deve avere un auspicabile sviluppo, ciò

è condizionato dall’esigenza di fornire al lettore le coordinate, almeno quelle iniziali, del

nostro discorso, provando ad individuare in questa esperienza autenticamente vissuta del

nulla, dell’assenza di Dio, del senso ultimo del reale proprio il terreno costitutivo che ci

apre al senso, che ci rende liberi di accoglierere e di assumere le possibilità concrete e

come ‘nostre’ e di mantenerle in proprio. Il fenomeno del nulla ci apre al

quindi di agirle che permette l’agire del senso. In quanto è completamente innervata

senso nel modo

all’interno del ‘nostro’ orizzonte concreto trascendentale, tale esperienza, più che

6 F. Nietzsche, La gaia scienza, a cura di F. Masini, Adelphi, Milano, 1979, p. 126. 3

comunicarci, fornici qualche informazione o ‘risposte’ e indirizzarci verso qualcosa, invita

attivamente nei confronti di ‘ noi stessi’ e delle ‘cose’, divenendo così

piuttosto a disporci regionali, in cui è possibile indicare un ‘mondo’,

un luogo, privo di caratterizzazioni un

‘tempio’, un ‘dio’. Ed è proprio in riferimento ai termini di apertura al senso e agire del

senso, di costruzione di mondo ed esperienza del nulla o del sacro che sono, per così dire,

i ‘poli di attrazione’ intorno a cui si dispiega e ruota il mio ragionamento, e

il tentativo di rintracciare nei ‘sentieri’

fondamentalmente spero si realizzi percorsi da

l’indicazione verso un pensiero dell’essere come agire

Heidegger finalmente libero dalle

pesanti catene metafisico-concettuali ereditate dalla tradizione. Ma non solo nel filosofo di

è presente una simile ‘preoccupazione’; infatti

Messkirch dal suo stesso cammino di

pensiero, in dialogo costante con i principali autori del pensiero occidentale si possono

trarre interessanti e significativi spunti. Come si accennava sopra è nella ricca e densa

del Nulla come esperienza dell’assenza del

produzione mistica che l’esperienza Deus

revelatus, si aprirebbe alle esperienze religiose della teologia negativa da Gregorio di

Nissa a Dionigi l’Areopagita a Maestro Eckhart, nel cui ambito, da sempre Dio appare e

viene sperimentato come Nulla. Maestro Eckhart, è preso qui come uno dei rappresentati

più coerenti della ‘mistica speculativa e negativa’ 7 . Il Nulla a cui Eckhart si riferisce

acquista sempre più l’aspetto di ‘fondo senza fondo’, affannosamente ricercato come Uno.

L’esperienza del Nulla significherebbe allora l’esperienza del divino colto senza nessuna

immagine o concetto di Dio, e si apparenterebbe al Senza-Nome, al Senza-Fondamento

degli altri mistici renani. Ma questa conoscenza speculativa è ottenuta da Eckhart non

attraverso un semplice processo riflessivo, essa non si consegue con nessuna forma di

ricerca, da quella che matura dalla lettura dei filosofi a quella che matura dalla conoscenza

della rivelazione. Essa si raggiunge solo con il distacco. Solo il distacco, infatti, libera

l'uomo da tutte le creature. Il distacco esprime il conseguimento di una condizione,

compresa da Eckhart come povertà nella predica Beati pauperes spiritu, quia ipsorum est

regnum coelorum. Questa condizione obbliga Dio ad unirsi all'anima: non è l'anima che

tende verso Dio, ma è Dio che va verso l'anima. L'anima, infatti, non potrebbe mai

raggiungere Dio. Solo con il distacco da ogni molteplicità Dio può diventare Uno con

“[…] io lodo il distacco più di ogni amore.

l'anima: Prima di tutto per questo motivo: ciò

che di meglio vi è nell'amore è che esso mi obbliga ad amare Dio, mentre il distacco

7 Altro riferimento importante al fine della mia trattazione è sicuramente il testo di L. Gianfelici, Filosofia e

mistica in Martin Heidegger, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2006; decisivo specialmente

nell’individuare alcuni significativi temi derivanti dalla speculazione mistica, in particolare di Eckhart, in

relazione a determinati passaggi della riflessione heideggeriana. 4

obbliga Dio ad amare me. Ora, è molto più nobile obbligare Dio a venire a me che non

obbligare me ad andare a Dio. E questo perché Dio può congiungersi più intimamente a

me e con me unirsi meglio di quanto io non possa fare con lui. Che il distacco costringa

Dio a venire a me, io lo dimostro così: ogni cosa desidera essere nel luogo che le è proprio

e naturale. Ora, il luogo proprio e naturale di Dio è l'unità e la purezza, e ciò proviene dal

distacco. Bisogna dunque necessariamente che Dio si doni a uno spirito distaccato. In

secondo luogo, io lodo il distacco più dell'amore, perché l'amore mi obbliga a soffrire ogni

cosa per Dio, mentre il distacco mi conduce a non essere aperto ad altro che a Dio” 8 .

Non potrebbe esserci migliore commento a questo brano che le parole di Giovanni

“Egli [Eckhart]

Taulero, domenicano attivo in Germania alcuni anni dopo Eckhart:

parlava dal punto di vista dell'eternità, e voi non lo avete compreso” 9 . Se si interpreta la

citazione con le parole di Taulero, risulta chiaro il movimento che Eckhart vuole

sostenere: a Dio è conveniente solo l'unità, per cui l'uomo può unirsi con Dio solo se crea

le condizioni dell'unione dell'anima con Dio in modo che Dio permanga l'essere Uno. Ciò

è possibile esclusivamente con il distacco, perché solo il distacco svincola l'uomo da tutto

ciò che è creaturale. Solo in questo modo l'uomo può avvicinarsi ad essere il nulla e poter

essere riempito da Dio. Se si ama, si ama in maniera creaturale, si soffre, si agisce, ma non

si può creare in sé quel nulla che rende possibile l'unione con Dio, perché Dio non può

“Ora, il

essere in altro se non in colui che non oppone alcun ingombro alla sua presenza:

distacco è così vicino al nulla, che nulla è tanto sottile da poter trovare ricetto nel distacco,

se non Dio solo. Solo lui è tanto semplice e tanto sottile da poter trovare ricetto nello

Perciò il distacco non è aperto ad altro che a Dio” 10

spirito distaccato. .

Il distacco consiste nell'insensibilità dello spirito verso ogni vicissitudine, sia

gioiosa che sofferta. In questa condizione l'uomo, nella misura in cui gli è possibile, si

rende uguale a Dio. Il distacco dell'uomo da ogni realtà creata, distacco anche dalla sua

stessa volontà e dal suo desiderio, perfino distaccato dal desiderio di Dio, si giustifica

nell'assunzione dell'unità quale naturale luogo di Dio. L'aspetto specifico di Dio è l'essere

Uno. Dio è l'Uno. Ma cosa vuol dire Uno? Uno dice anzitutto il Padre: principio senza

principio.

Uno è Dio in se stesso, prima di effondersi nel Figlio e nello Spirito. È il Padre

della divinità o Dio stesso colto nell'assoluta unità: negazione della negazione, l'al di là di

“L'Uno è una

ogni definizione e di ogni possibile predicabilità, il tutto da cui nulla sgorga:

Dell’uomo nobile,

8 M.Eckhart, a cura di M. Vannini, Adelphi, Milano, 1999, p.131-132.

9 G. Tauler, Opere spirituali, a cura di B. De Blasio, Paoline, Alba, 1977, p. 126.

Dell’uomo nobile,

10 M. Eckhart, cit., p. 132. 5

negazione della negazione. Tutte le creature portano in sé una negazione: l'una nega di

essere l'altra. Un angelo nega di essere un altro. Dio, invece, ha una negazione della

negazione; egli è Uno, e nega tutto il resto, perché niente è al di fuori di Dio. Tutte le

creature sono in Dio e sono la sua propria divinità, e questo significa la pienezza […]. Egli

è un Padre della intera divinità. Dico perciò divinità, perché là niente sgorga, niente viene

toccato o pensato. Nel fatto di negare qualcosa a Dio, ad esempio la bontà, ma in verità

non negare nulla a Dio, dunque nel fatto di negare qualcosa a Dio, io concepisco qualcosa

che egli non è; e proprio questo deve sparire. Dio è Uno, è una negazione della

11

negazione” .

In questo denso passaggio è rinvenibile ancora un riferimento a Tommaso

d'Aquino, ma soprattutto alla riflessione di Dionigi. Dio in quanto Principio del tutto, e in

questo tutto è da includere anche l'eterna generazione, non può essere che Uno. Il

movimento di negazione, movimento di epistrophé, di reditus, tipico della teologia

negativa, che qui conduce Eckhart a considerare Dio come l'Uno, altrove lo conduce a

considerarlo come nulla. Dio è il nulla in quanto è principio senza principio, è il non-

fondato. Parlare di un'assenza di fond

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/01 Filosofia teoretica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher franz.poller di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia teoretica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Scuola Normale Superiore di Pisa o del prof Di Biase Caterina.
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