Estratto del documento

Corso di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nella scuola IX ciclo

Esame finale

Elaborato finale di approfondimento teorico a scelta del candidato volto a dimostrare la completa padronanza dell’argomento scelto e gli aspetti applicativi in ambito scolastico - art.9, c. 3 lett. a, del D.M. 30 settembre 2011

La disabilità visiva e i suoi interventi in ambito scolastico

Cognome e nome: Iaboni Martina
Matricola: 87291
Scuola: Secondaria di secondo grado

Il Direttore del Corso: Prof.ssa Barbara De Angelis
Il Coordinatore didattico: Prof. Pio Alfredo Di Tore

A.A. 2023/2024

Indice

  • Introduzione pag.3
  • Capitolo I (La disabilità visiva)
    • 1.1 - Principi del funzionamento visivo pag.4
    • Anatomia dell’occhio pag.4
    • Vizi di refrazione pag.6
    • 1.2 - Descrizione disabilità visiva pag.7
    • 1.3 - Classificazione per la normativa pag.9
    • 1.4 - Brevi accenni di natura fisio-patologica pag.10
  • Capitolo II (Effetti secondari disabilità visiva - primi interventi)
    • 2.1 - Aspetti soggettivi pag.13
    • 2.2 - Aspetti relazionali pag.15
  • Capitolo III (Interventi didattico-educativi)
    • 3.1 - Campi d’intervento pag.18
    • 3.2 - Il bambino ipovedente e la scuola pag.18
    • 3.3 - Uso sussidi didattici: Tecnologie assistive pag.22
    • 3.4 - Sussidi didattici per discipline pag.25
    • 3.5 - Vantaggi strumenti multimediali pag.28
  • Conclusioni pag.32
  • Bibliografia pag.33

Introduzione

Nel trattare le tematiche sulle disabilità visive, senza la pretesa di voler essere totalmente esaustiva, la scrivente precisa quanto di seguito. Fin da subito, ho deciso di trattare tale tematica in quanto nel 2022, ho conseguito un ulteriore Diploma statale in Ottica e optometria con relativa abilitazione alla professione presso l’IIS De Amicis-Cattaneo di Roma.

Il corso di Ottica, di durata triennale e svolto in parallelo alla laurea magistrale in discipline diverse dall’ottica, mi ha permesso di approfondire il meccanismo della vista, la sua anatomia, le sue alterazioni e le metodiche per correggere i vari deficit visivi. Il corso mi ha letteralmente “aperto un mondo” su queste tematiche che conoscevo poco e delle quali mi sono particolarmente appassionata.

Grazie al suddetto Diploma, ho potuto non solo lavorare in varie ottiche ma anche iscrivermi al corso TFA. Durante le lezioni teoriche del corso di Specializzazione sul Sostegno, sono state trattate le principali disabilità sensoriali: uditive e visive e sono state elencate varie strategie e strumenti per compensarle. Le disabilità sensoriali più comuni in ambito scolastico risultano essere quelle uditive.

È importante pertanto che gli operatori scolastici coinvolti sappiano riconoscere precocemente i segnali di una difficoltà visiva che vada oltre il semplice difetto di refrazione, qualora lo studente non abbia ancora una certificazione e siano in grado di adottare tutte le strategie e gli strumenti utili per favorire i processi di inclusione degli studenti ciechi e ipovedenti, aiutandoli nella realizzazione della loro autonomia e indipendenza. Solo così potranno diventare consapevoli delle proprie capacità, resilienti, capaci di autonomia decisionale e partecipazione attiva nel contesto scolastico e sociale. Spero che la trattazione possa destare nel lettore curiosità e interesse.

Capitolo I

La disabilità visiva

1.1 Principi del funzionamento visivo

Gli esseri umani, sono una specie dipendente per la maggior parte del tempo dal senso della visione ed usano gli occhi costantemente per valutare il mondo circostante. Con occhi rivolti in avanti come gli altri primati, usiamo la visione per percepire quei molti aspetti dell’ambiente che sono posti a una certa distanza da noi.

L’occhio viene colpito dalla luce che è una forma di energia elettromagnetica che entra nei nostri occhi e viene messa a fuoco dal cristallino sulla retina, posta nel fondo dell’occhio. La luce agisce sui fotorecettori posti sulla retina che sono rappresentati dai coni e dai bastoncelli. Questo processo dà l’avvio ai processi attraverso i quali vengono generati impulsi neurali che tramite il nervo ottico, attraversano i percorsi e le reti neuronali di quelle parti del cervello dedicate alla visione o cervello visivo che si trovano principalmente nel lobo occipitale.

Esistono percorsi separati che raggiungono il ponte e la corteccia cerebrale per mediare diverse funzioni, rilevare e rappresentare il movimento, le forme, i colori ed altri caratteri distintivi del mondo visibile; alcuni di questi meccanismi, sono accessibili dalla nostra coscienza. Nella corteccia, i neuroni, distinti in molteplici aree visive, sono specializzati nel compiere diversi tipi di decisioni visive.

Anatomia dell’occhio

Volendo entrare più nel dettaglio, possiamo suddividere l’occhio nelle sue componenti principali:

  • Cornea: Struttura trasparente e convessa che copre la parte anteriore dell’occhio e prima lente dell’occhio; rifrange la luce verso la retina.
  • Pupilla: Foro centrale nell’iride attraverso cui entra la luce. Si dilata o si restringe per regolare la quantità di luce in entrata.
  • Iride: Parte colorata dell’occhio, regola la dimensione della pupilla come il diaframma di una fotocamera.
  • Cristallino: Lente trasparente posta dietro l’iride. Cambia forma per mettere a fuoco oggetti vicini o lontani (processo di accomodazione).
  • Retina: Membrana interna dell’occhio, ricca di fotorecettori (coni e bastoncelli); trasforma la luce in segnali elettrici.
  • Macula e Fovea: La macula è la zona centrale della retina per la visione nitida mentre la fovea è il punto centrale della macula, per la massima acuità visiva.
  • Nervo ottico: Porta i segnali visivi dalla retina al cervello.
  • Coroide: Strato vascolare tra retina e sclera. Nutre la retina con ossigeno e sostanze nutritive.
  • Sclera: Parte bianca dell’occhio; è la struttura protettiva esterna dell’occhio.
  • Corpo vitreo: Gel trasparente che riempie l’interno dell’occhio, ha funzione di mantenere la forma dell’occhio e di far passare la luce verso la retina.

Volendo descrivere più in dettaglio il meccanismo della visione, la prima fase si ha con la captazione ottica della luce che riflessa dagli oggetti, entra nell’occhio attraverso la cornea, poi attraversa la pupilla che viene regolata dall’iride e in seguito viene messa a fuoco dal cristallino sulla retina. L’immagine giunge capovolta e in seguito viene “raddrizzata” dal cervelletto. La massima visione nitida si ha nella fovea che rappresenta il fuoco preciso nell’area centrale della retina.

La seconda fase, si ha con la trasduzione sensoriale attraverso la quale l’energia luminosa viene convertita in segnali elettrici dai fotorecettori della retina: i coni e i bastoncelli. I primi funzionano meglio in presenza di luce intensa mentre i secondi, sono attivi in condizioni di bassa luminosità. La terza fase si ha con l’elaborazione iniziale del segnale tramite le cellule bipolari e poi le cellule gangliari che generano impulsi elettrici. Le cellule gangliari raccolgono le informazioni e le trasmettono tramite il nervo ottico.

La quarta fase si ha con la trasmissione dei segnali visivi che viaggiano lungo i nervi ottici e si incontrano nel chiasma ottico: le informazioni di ciascun campo visivo vengono riorganizzate. Si ha poi la prosecuzione dei segnali verso il nucleo genicolato laterale (LGN) del talamo mentre nella quinta fase, i segnali arrivano alla corteccia visiva primaria (V1) nel lobo occipitale, dove si analizzano linee, angoli, orientamento, contrasto e movimento.

Le informazioni proseguono poi verso aree visive secondarie (V2-V5) e lungo due vie principali: la via dorsale, deputata al movimento, posizione e spazialità e la via ventrale, deputata al riconoscimento di oggetti, volti e colori. Nell’ultima fase, si ha la percezione visiva, le aree visive del cervello integrano le informazioni visive con la memoria, il linguaggio e le emozioni. Il risultato sarà una percezione unitaria e coerente del mondo esterno, comprendendo sempre una certa dose di soggettività.

Vizi di refrazione

L’occhio umano non è perfetto, ma tramite una compensazione interna delle sue strutture, una buona parte delle persone riesce a vedere adeguatamente senza il bisogno di ausili ottici come i comuni occhiali da vista. Un’altra buona parte invece, necessita di compensazioni ottiche per supplire al loro difetto visivo che permettano loro di tornare ad avere un visus ottimale. I più comuni difetti visivi sono la miopia, l’ipermetropia, l’astigmatismo e la presbiopia e vengono chiamati “vizi di refrazione”.

I vizi di refrazione (o errori refrattivi) sono difetti visivi causati da un’errata focalizzazione della luce sulla retina. In condizioni normali, l’occhio emmetropico mette a fuoco l'immagine esattamente sulla retina, garantendo una visione nitida. Nei vizi di refrazione, invece, il punto focale si trova prima, dopo o in più punti distanti rispetto alla retina.

La miopia è caratterizzata da una ridotta difficoltà nella visione a lunga distanza che comporta una sfocatura, mentre la visione da vicino risulta nitida; il fuoco dell’immagine si forma davanti alla retina e ciò è causato normalmente da un occhio troppo lungo o da un’eccessiva curvatura corneale. La correzione si ha tramite lenti divergenti (concave) o con la chirurgia refrattiva.

L’ipermetropia è caratterizzata da una visione sfocata da vicino e spesso anche da lontano, se di una certa gravità. Il fuoco immagine si forma dietro la retina e ciò è causato da un occhio troppo corto o una curvatura corneale insufficiente. Si ha una continua accomodazione del cristallino a tutte le distanze e ciò comporta affaticamento visivo. La correzione si ha tramite lenti convergenti convesse o con la chirurgia refrattiva.

L’astigmatismo è caratterizzato da una visione distorta o sdoppiata a tutte le distanze. La messa a fuoco è in molteplici punti della retina, ciò è causato da una curvatura asimmetrica della cornea o del cristallino. La correzione si avrà con lenti cilindriche o toriche o tramite chirurgia rifrattiva.

La presbiopia comporta una difficoltà nella messa a fuoco da vicino e ciò è causato dalla perdita della capacità di accomodazione del cristallino ed è causato dall’invecchiamento naturale, di solito si ha dopo i 40 anni. Si può correggere con lenti positive da vicino, ovvero occhiali da lettura o multifocali.

1.2 Descrizione disabilità visiva

La persona cieca o l’ipovedente, è colui che presenta una disabilità visiva di entità tale da non consentire lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Il deficit a seconda delle varie misure, implica molti impedimenti e/o ostacoli afferenti tutte quelle attività che richiedono le capacità visive.

Le persone interessate vivono tale deficit con spirito diverso a seconda dell’età, delle attitudini, del carattere e delle eventuali attività svolte. Le attività che possono venire compromesse sono a titolo esemplificativo, ma non esaustivo: la lettura, la scrittura, la guida, l’uso del computer, vedere la TV e così di seguito.

Pertanto, la qualità della visione può venire valutata con 3 criteri:

  • Menomazione visiva: perdita, parziale o completa, di specifiche funzioni visive.
  • Disabilità visiva: perdita, parziale o completa, di normali capacità funzionali correlate con la visione.
  • Handicap visivo: impedimento in attività quotidiane.

Al contempo, le diverse forme di cecità e ipovisione, possono anche classificarsi in tre categorie ulteriori:

  • Cecità assoluta/Ipovisione:
    • Cecità assoluta: Dove vi è l’assenza totale di percezione visiva (neanche luce o ombre); è rara e spesso legata a danni gravi al nervo ottico o alla corteccia visiva.
    • Ipovisione: Dove vi è una riduzione parziale della funzione visiva, non correggibile completamente con occhiali o lenti e può variare da lieve a grave. Può essere necessario l’utilizzo di ausili visivi e adattamenti.
  • Cecità congenita/tardiva:
    • Cecità congenita: Presente alla nascita o comparsa nei primi anni di vita, spesso entro i primi 3-5 anni. L’individuo in tal modo non ha mai avuto esperienze visive o non sono state adeguatamente interiorizzate, ciò implica un diverso sviluppo delle abilità percettive e cognitive. Può derivare da malattie genetiche, infezioni intrauterine, anomalie oculari, ecc.
    • Cecità tardiva: Acquisita, insorge dopo un periodo di visione normale o parziale. La persona ha avuto esperienze visive precedenti (più o meno prolungate), può adattarsi meglio in alcuni compiti grazie alla memoria visiva.
  • Cecità pura/associata:
    • Cecità pura: Coinvolge solo il senso della vista. Nessun altro deficit sensori
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marti9418 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tfa Sostegno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale o del prof Di Tore Pio Alfredo.
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