Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
Dipartimento di economia, società, politica – DESP
Corso di laurea in economia e management
I cambiamenti nella globalizzazione e le implicazioni per le imprese
Come i fenomeni del COVID-19 e del conflitto in Ucraina ne abbiano mutato contenuti e forma
Relatore: Chiar.mo Prof. Fabio Musso
Tesi di laurea di Giovanni Lerro
Anno Accademico 2022/2023
Indice
1. Introduzione
2. Capitolo 1: Cenni teorici generali sul fenomeno della globalizzazione, analisi dal punto di vista economico, geopolitico, tecnologico, sociale e prospettive future
2.1. Definizione e cenni
2.2. Origine e passaggi chiave
2.3. Gli effetti della globalizzazione nell'economia: la crisi del 2008
2.4. Prospettive odierne e future
2.4.1. Una ricostruzione dei momenti salienti del fenomeno della globalizzazione
2.4.2. Le implicazioni della tecnologia nella globalizzazione e le imprese
2.4.3. Globalizzazione e clima, due strade parallele che potrebbero incontrarsi
2.4.4. Strategie differenti, una globalizzazione de-globalizzata
2.4.5. Analisi dei prospetti odierni e futuri a breve-medio termine
2.5. Un mondo da globale a "postglobale"
2.5.1. Squilibri nella redistribuzione della ricchezza nell'economia
2.5.2. I quattro fronti
3. Capitolo 2: L’impatto della pandemia sul tessuto sociale ed economico, criticità ed opportunità
3.1. Cenni introduttivi
3.2. Inquadramento cronologico
3.2.1. Passaggi chiave della pandemia
3.2.2. Squilibri di trasporti, infrastrutture e politica sulle catene globali del valore
3.3. Perché la pandemia ha avuto un impatto così profondo sul sistema globale
3.3.1. Novità e rapidità della pandemia
3.3.2. Impatto generale sulla produzione globale
3.3.3. Impatto sulle materie prime con particolare riferimento a quelle energetiche
3.3.4. Impatto sulla supply chain e implicazioni per le imprese
3.3.5. "Il lockdown del petrolio"
3.4. La globalizzazione e l'Italia: prossimi passi, imprese e pubblica amministrazione
3.4.1. A livello sovranazionale: Unione Europea e BCE
3.4.2. A livello nazionale: Italia e PNRR
4. Capitolo 3: L’impatto della guerra Russo-Ucraina sul tessuto sociale ed economico, criticità ed opportunità
4.1. Cenni introduttivi
4.2. Gli effetti a catena della guerra mettono alla prova le economie globali
4.3. Implicazioni sulla supply chain
4.4. Impatto sui mercati dell’energia e sui mercati alimentari
4.4.1. Sui mercati dell’energia
4.4.2. Sui mercati alimentari
4.5. Una panoramica italiana
4.5.1. Studio Crea sul settore agroalimentare
4.5.2. Sfide dell’economia italiana nell’attuale contesto europeo
5. Capitolo 4: Un caso aziendale: Benelli Armi S.p.A.
5.1. Presentazione dell’azienda e cenni introduttivi
5.2. Impatto ambientale e ambiente di lavoro
5.3. Business Strategy Plan
5.3.1. Contrastare gli effetti della pandemia
5.4. Strategie della guerra Russo-Ucraina e previsioni-aspettative per il futuro
6. Conclusioni
7. Bibliografia e Sitografia
8. Appendice
9. Ringraziamenti
Introduzione
Il punto di partenza del mio lavoro è stato quello di fornire una definizione del fenomeno "Globalizzazione". Un fenomeno che non solo influisce direttamente ed indirettamente sulla vita dei soggetti economici, ma incide inevitabilmente anche sul piano personale della vita delle persone, condizionandola in modo stringente, come altresì, più in generale, avviene a livello sociale e politico. Queste molteplici ripercussioni si sono verificate a partire sostanzialmente dall’ultimo quarto del secolo scorso, perdurano nel presente e, probabilmente ancor di più, lo saranno nel prossimo futuro.
Il corpo e sviluppo di questo lavoro, invece, vorrebbe essere il tentativo di comprensione degli effetti di carattere economico e geopolitico derivanti dai due avvenimenti più determinanti e sconvolgenti degli ultimi anni: la pandemia globale da COVID-19 e gli sviluppi dell’invasione militare Russa ai danni dell’Ucraina, e le inevitabili implicazioni per le imprese.
Il filo conduttore sarà dunque il cercare di evidenziare come la nostra economia e la società in generale siano stati “percossi” e destabilizzati da tali fattori, e di come i nostri consumi, le nostre priorità siano cambiate; quali manovre di policy ed economiche (anche in termini di sanzioni, a proposito dell’evento bellico), siano state adottate per fronteggiare queste crisi. Si procederà con una delineazione di quelli che sono stati i principali attori in una scenografia di scala mondiale: il fronte occidentale con Stati Uniti ed Europa ed il fronte euroasiatico, principalmente, con Russia e Cina.
Si sottolineerà come nuovi interessi, derivanti dall’evoluzione del fenomeno "Globalizzazione", a sua volta provocata altresì dai nuovi scenari geopolitici, possano scardinare i precedenti equilibri sul piano economico e sociale. Verranno affrontati i temi dell’innovazione tecnologica e del loro stretto rapporto con la globalizzazione, si cercherà di mettere in luce come cambiamenti nella scelta di adozione di determinati processi, di produzione e distribuzione, all’interno della catena del valore, implichino cambiamenti per le imprese.
Verso la fine di questo lavoro, infine, si darà spazio ad un’analisi mirata di un caso aziendale, a me personalmente caro, quello della Benelli Armi S.p.A., dove Io stesso ho effettuato il tirocinio universitario. A quest’ultimo proposito, l’intenzione è di mettere in luce l’eccezionalità di un’impresa italiana nella lungimiranza espressa non solo nella scelta di strategie economico-produttive particolarmente efficaci ed efficienti, utilizzando cioè tecnologie d’avanguardia, ma anche sul piano del welfare aziendale, riconoscendo al capitale umano una posizione chiave. Si parlerà di questo caso come esempio di impresa che, in anni particolarmente difficili sotto i profili lavorativi e commerciali, come evidenziato nei capitoli precedenti, sia non solo riuscita a mantenere profitti e stabilità, ma abbia potuto mantenere la propria ottica di crescita.
Nelle conclusioni, si sintetizzerà il lavoro svolto e si cercherà infine, di ipotizzare quali nuovi equilibri sembrino delinearsi sul piano economico-sociale, tecnologico, geopolitico, sempre nel contesto del fenomeno "Globalizzazione", e di come questi si interrelazionino con il lato delle imprese.
Capitolo 1: Cenni teorici generali sul fenomeno della globalizzazione
Analisi dal punto di vista economico, geopolitico, tecnologico, sociale e prospettive future
- Definizione e cenni
- Origine e passaggi chiave
- Gli effetti della globalizzazione nell’economia: la crisi del 2008
- Prospettive odierne e future
- Una ricostruzione dei momenti salienti del fenomeno della globalizzazione
- Le implicazioni della tecnologia nella globalizzazione e le imprese
- Globalizzazione e clima, due strade parallele che potrebbero incontrarsi
- Strategie differenti, una globalizzazione de-globalizzata
- Analisi dei prospetti odierni e futuri a breve-medio termine
- Un mondo da globale a "postglobale"
- Squilibri nella redistribuzione della ricchezza nell’economia
- I quattro fronti
Definizione e cenni
La globalizzazione è un fenomeno assai complesso che definisce la nostra società. Permea ogni aspetto della vita di ogni individuo, impresa e nazione, sia a livello “micro” che a livello “macro”. Affonda le sue trame in ogni tipo di mercato, di prodotti, di servizi e di capitali. Il mondo globalizzato ha prodotto un incredibile competitività, forse persino eccessiva. L’indomabilità della globalizzazione può essere definita come “[...] un processo di crescente intensificazione degli scambi di merci, informazioni, persone e denaro, che porta una sempre maggiore interdipendenza fra paesi e continenti.” (Musso, Francioni, 2019)
La globalizzazione è anche però «quel fenomeno che ha permesso alle nuove generazioni di elevarsi intellettualmente avendo la possibilità di viaggiare, vivere e lavorare in nazioni e culture molto diverse tra loro». (Giannone, 2022)
Origine e passaggi chiave
Seppure la globalizzazione possa venire considerata come un fenomeno di stampo recente, quantomeno di questo secolo, in realtà esistono diverse teorie sul collocamento temporale della sua “nascita”. Secondo alcune fonti, la “globalizzazione” per come viene intesa oggi, cominciò a svilupparsi nel contesto occidentale, alla caduta del muro di Berlino (1989), evento questo che dimostrò la supremazia politica e sociale, di un tipo di economia e stile di vita, quello occidentale-capitalistico, su quello sovietico-comunista. (Tremonti, 2022)
Secondo altri studiosi invece, è possibile attribuirne un’origine assai più antica. Bisogna risalire addirittura fino a metà del secondo millennio, con le prime espansioni commerciali del colonialismo portoghese e spagnolo verso il nuovo mondo, che successivamente permisero una stabile relazione tra l’Europa, le Americhe, l’Africa e l’Asia. (Musso, Francioni, 2019)
Forse, gli albori sono ancora più antichi. Marco Polo stesso, viaggiatore e mercante veneziano, vissuto tra il XIII e il XIV secolo, attraverso i suoi viaggi ai confini (e oltre) del mondo allora conosciuto, in Persia e Cina, ha posto le fondamenta della globalizzazione, istituendo nuove rotte ed accordi commerciali tra l’allora Repubblica di Venezia e l’Estremo Oriente. Si menziona altresì, a questo proposito, il contributo dell’economista premio Nobel 1998 Amartya Sen, secondo cui «[...] attorno all’anno Mille la diffusione globale della scienza, della tecnologia e della matematica stava cambiando la natura del vecchio mondo, ma la disseminazione seguiva, in larga misura, una direzione opposta a quella attuale.
Ad esempio, alte tecnologie dell’anno Mille quali carta e stampa, sestante e polvere da sparo, orologio e ponte sospeso a catene di ferro, aquilone e bussola magnetica, carro su ruote e ventola erano note e ampiamente utilizzate in Cina, ma quasi sconosciute altrove. La globalizzazione le ha diffuse nel mondo, Europa compresa. La stessa cosa avvenne per la matematica. Il sistema decimale nacque e fu sviluppato in India tra il secondo e il sesto secolo e, poco più tardi, venne impiegato anche dagli arabi. Queste innovazioni matematiche raggiunsero l’Europa perlopiù negli ultimi decenni del decimo secolo e cominciarono ad avere un impatto consistente all’inizio dello scorso millennio. Successivamente avrebbero avuto una parte di primo piano nella rivoluzione scientifica che ha favorito la trasformazione dell’Europa. In effetti, l’Europa sarebbe molto più povera – dal punto di vista economico, scientifico e culturale – se avesse opposto resistenza alla globalizzazione della matematica, della scienza e della tecnologia di quel tempo» (Sen, 2002, 15-16)
Sarà però con la prima rivoluzione industriale che si assisterà ad un’accelerazione dei processi di scambio e ad una forte trasformazione dei processi di produzione, distribuzione e consumo. Eventi, questi, che a cavallo del XIX secolo, aprirono le porte alla prima vera fase di globalizzazione, con un incremento notevole del commercio su scala globale e di spostamenti, di persone e capitali, da un polo all’altro del pianeta. Al termine poi della Seconda Guerra Mondiale, seguì una seconda fase che a partire dagli accordi di Bretton Woods, stipulatisi nel luglio del 1944 (con il conflitto ancora in corso ma ormai giunto al termine), sancirono l’inizio di una nuova fase di ordine mondiale: con essi, si istituì difatti il nuovo sistema monetario internazionale, gettando le basi del sistema di relazioni monetarie internazionali. Vennero fondate, a tal fine, la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.
Gli accordi costituirono quindi un sistema di regole e procedure volte a disciplinare la politica monetaria internazionale, con il preciso scopo di governare i futuri rapporti economici e finanziari tra i paesi membri e di impedire, pertanto, un ritorno alla situazione di squilibrio che diede vita al secondo conflitto mondiale. Secondo gli storici, infatti, tra le cause della guerra andavano doverosamente considerate per il loro importante peso, anche le diffuse pratiche protezionistiche, le svalutazioni dei tassi di cambio per ragioni competitive e la scarsa collaborazione tra i paesi in materia di politiche monetarie. (Borsa Italiana, 2019)
Due schemi riassuntivi possono essere consultati di seguito.
Figura 1: Borsa Italiana, Accordi di Bretton Wood: il primo sistema economico globale della storia, FTA Online News, 2019 Negli anni ’80 dello scorso secolo, poi, si affacciò una terza fase. Si assistette, infatti, al penetrare nell’economia (e non solo), delle tecnologie di comunicazione e all’affiorare di nuovi poli di riferimento sulla scena mondiale; nuovi paesi emergenti, nuove trasformazioni all’interno del complesso intreccio di relazioni tra il mercato della domanda e quello dell’offerta, diffondendosi necessariamente attività di delocalizzazione di processi, o persino di intere compagnie. (Musso, Francioni, 2019)
Gli effetti della globalizzazione nell’economia: la crisi del 2008
In tempi più recenti, si è poi parlato di una nuova ulteriore fase, “Globalizzazione 4.0”, con la quale si indica l’intreccio di fenomeni e trasformazioni che hanno definito soprattutto il primo ventennio del XXI secolo, stabilendo le fondamenta per un nuovo ordine mondiale. (Musso, Francioni, 2019) Il punto di svolta può essere ricondotto all’anno 2008, quando scoppiò negli Stati Uniti la crisi del mercato immobiliare. Crisi, imputabile ai subprime mortgage (mutui valutati fallaci, inferiori), considerata come la conseguenza di un enorme bolla speculativa ai danni del mercato immobiliare americano, da sempre asse portante dell’economia statunitense e da sempre considerato solidissimo ed intoccabile.
Durante il periodo di boom di questo mercato, la pratica comune era quella di concedere mutui ai richiedenti, senza un’opportuna ricerca sull’effettiva possibilità di rimborso. Questa situazione, di fatto consentì di portare ricchezza nei portafogli delle famiglie, alimentando un “sogno americano” di progresso economico e sociale, contribuendo altresì, ad una crescita dell’economia aggregata dell’intera nazione. Gli istituti bancari (e alle spalle i fondi d’investimento), sulla scia dell’euforia del guadagno, dato un mercato che avanzava senza dare segni di arresto, arrivarono al punto di concedere prestiti a cittadini ed imprese, che difficilmente avrebbero potuto ripagare il debito. In molti casi, la ragione estrema dietro queste operazioni, era che il mutuo arretrato non saldato dal proprio debitore, sarebbe stato ripagato da quello successivo, innescando così una catena di debito di indubbia pericolosità e danno per il sistema bancario e finanziario.
Questa situazione si verificò poiché a partire dal 2000 e fino alla metà del 2006 circa, negli Stati Uniti i prezzi delle abitazioni aumentarono a ritmo continuo e significativo, generando una vera e propria bolla immobiliare. Tale dinamica venne favorita dalla politica monetaria accondiscendente della Federal Reserve (FED), la Banca Centrale degli Stati uniti d’America, che mantenne i tassi di interesse su valori storicamente bassi fino al 2004, in risposta alla crisi provocata dall’attentato dell'11 settembre 2001 e prima ancora dalla bolla internet.
Conseguentemente, conservare tassi di interesse bassi equivale ad un basso costo del denaro per i beneficiari dei fondi, ossia per le famiglie richiedenti mutui ipotecari che finirono, pertanto, con lo stimolare a loro volta la domanda di abitazioni, alimentandone ulteriormente i relativi prezzi. Questa bolla immobiliare, pertanto, rendeva conveniente la concessione di mutui da parte delle istituzioni finanziarie che, qualora si verificasse una situazione di insolvenza del mutuatario, avevano a disposizione un recupero del credito concesso il pignoramento e l’eventuale rivendita dell'abitazione. (Consob)
Quando i concedenti dei mortgage bonds (originariamente garantiti dal governo stesso, poi privatizzati), mutui ipotecari, ovvero titoli obbligazionari assistiti da ipoteca su uno o più immobili della società emittente, quindi le grandi banche d’investimento di Wall Street (come JPMorgan, Goldman Sachs, Lehman Brothers e molte altre, anche internazionali), si accorsero che quegli stessi mutui ipotecari concessi avevano una classificazione molto bassa in termini di qualità, dato il rischio di insolvenza, procedettero alla pratica di cartolarizzazione, “impacchettando” un insieme di molteplici attività a rischio consolidato, in un nuovo strumento finanziario derivato negoziabile, alla quale, le agenzie di rating attribuivano nuove votazioni che rasentavano il massimo. In altre parole, la cartolarizzazione, concedeva la possibilità per gli istituti creditizi di trasferire i mutui, dopo averli ‘trasformati' in un titolo, a soggetti terzi e di recuperare in questo modo buona parte del credito in breve tempo che altrimenti avrebbero riscosso solo al termine dei mutui stessi (in genere nell’ordine delle decine di anni). Questa pratica finanziaria consentiva alle banche, apparentemente, di liberarsi del rischio di insolvenza dei beneficiari ed evitando, a volte, di valutare correttamente l'affidabilità.
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