UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DEL SANNIO
Dipartimento di Scienze e Tecnologie
Corso di Laurea in Biotecnologie
Tesi di Laurea in
Biologia Molecolare
“La proteina C3G nella regolazione cellulare:
un possibile target terapeutico per Glioblastoma”
Relatore: Candidata:
Ch.mo Prof Marina Ala
Massimo Pancione Matr.171003535
Correlatore:
Ch.mo Prof
Álvaro Gutiérrez-Uzquiza Anno accademico 2022/2023
INDICE
INDICE ................................................................................................................................. 1
INTRODUZIONE .................................................................................................................... 2
CAPITOLO PRIMO - La segnalazione cellulare ..................................................................... 3
1.1 Meccanismi di segnalazione: principi generali ........................................................ 3
1.2 I recettori RTK: oligomerizzazione per riconoscimento del ligando ....................... 5
1.3 I domini SH2 e SH3 ................................................................................................. 7
1.3.1 Src Homology domain 2 8
..........................................................................................
1.3.2 Src Homology domain 3 9
..........................................................................................
1.3.3 I domini SH2 e SH3 nella regolazione cellulare 11
....................................................
1.4 Oncogeni e Oncosoppressori .................................................................................. 13
1.4.1 La proteina Crk 15
......................................................................................................
–
CAPITOLO SECONDO I controllori della segnalazione ................................................... 17
2.1 Regolazione da GTPasi .......................................................................................... 17
2.2 Proteine GAP e proteine GEF ................................................................................ 17
2.2.1 Le GTPasi Ras 19
.......................................................................................................
2.2.2 La via delle MAPK 20
................................................................................................
2.3 La proteina C3G ..................................................................................................... 22
2.3.1 C3G nei sistemi di segnalazione 23
............................................................................
L’importanza di C3G
CAPITOLO TERZO - ......................................................................... 26
3.1 C3G nel tessuto nervoso ......................................................................................... 26
3.2 Il Glioblastoma ....................................................................................................... 28
3.2.1 Perché il GBM è così invasivo? 30
.............................................................................
3.2.2 Ruoli di C3G nel glioblastoma 33
..............................................................................
CONCLUSIONI - Implicazioni Cliniche e Prospettive Terapeutiche ................................... 37
BIBLIOGRAFIA .................................................................................................................... 39
1
Introduzione
Il presente elaborato ha lo scopo di mostrare come difetti nei sistemi di
segnalazione possano contribuire allo sviluppo di forme tumorali e come si
possano, attraverso studi di caratterizzazione dei fattori coinvolti, sviluppare
strategie terapeutiche mirate. Fra i tumori più difficili da trattare si colloca il
glioblastoma multiforme (GBM), il tumore ad oggi più letale, a causa del grande
numero di interattori interessati e dell’alto grado di invasività delle cellule
cancerose, che rendono complicato sviluppare tecniche di trattamento
personalizzate. C3G è una proteina dal ruolo chiave nel GBM. Essa è implicata
in una vasta rete di funzioni, dipendenti e non dalla sua attività come regolatore
della segnalazione, nella quale interagisce con proteine di superficie, come i
recettori RTK, con effettori downstream, come la proteina Rap1, e con molti
fattori coinvolti in vie di segnalazione a cascata, come quella delle MAPK.
Attraverso l’analisi di studi in merito, quindi, questo elaborato sostiene la tesi dei
gruppi di ricerca del Dipartimento di Biochimica dell’Università Complutense di
Madrid, da cui si è adottato l’argomento di studio, secondo cui la proteina C3G
può diventare un bersaglio chiave nel trattamento del glioblastoma multiforme,
in seguito a una più approfondita e necessaria caratterizzazione dei meccanismi
descritti. 2
1. CAPITOLO PRIMO - La segnalazione cellulare
1.1 Meccanismi di segnalazione: principi generali
Nonostante sembrino tendere alla perfezione funzionale, spesso i
meccanismi di segnalazione contribuiscono allo sviluppo di forme tumorali.
Questo accade a causa della grande complessità delle vie di trasduzione del
segnale, reti che descrivono le interdipendenze funzionali tra distinte classi di
molecole, che determinano collettivamente la risposta di una specifica cellula ai
suoi segnali afferenti .
1
Un sistema complesso quale un organismo pluricellulare richiede una costante
comunicazione cellula-cellula, che si attua con lo scambio di molecole segnale
che veicolano l’informazione. Alcune di queste molecole agiscono su lunghe
distanze, inviando segnali a cellule molto lontane; altre, invece, contattano solo
cellule limitrofe.
I meccanismi di segnalazione differiscono per la tipologia di informazione da
trasmettere e per i relativi messaggeri coinvolti. In tutti i casi, però, la ricezione
del segnale avviene per riconoscimento, da parte di una proteina recettoriale, di
una molecola specifica, che può condurre, tramite cambiamenti nella cellula,
all’attivazione o inibizione di una via cellulare di interesse ( ).
2
Figura 1.1
1 Ochsner, S.A., Abraham, D., Martin, K. et al. The Signaling Pathways Project, an integrated ‘omics
knowledgebase for mammalian cellular signaling pathways. Sci Data 6, 252 (2019).
https://doi.org/10.1038/s41597-019-0193-4
2 (Bruce Alberts 2009, cap.15 p.867) 3
Ciò avviene per l’intervento, a seguito dell’attivazione di un recettore, di proteine
di segnalazione intracellulari, capaci di elaborare il segnale recepito dalla cellula
e di distribuirlo agli specifici bersagli a valle delle vie di segnalazione, che sono
anche detti proteine effettrici. A seconda della tipologia di segnale e dello stato
della cellula ricevente, gli effettori possono agire, poi, come regolatori della
trascrizione, canali ionici, componenti di una via metabolica o parti del
citoscheletro.
I sistemi di segnalazione, quindi, veicolano un’informazione precisa, per mezzo
di pathway interconnesse, che costruiscono una complessa rete di trasmissione,
capace di amplificare il segnale da riportare, tramite ramificazioni a valle della
via ( ). In alcuni casi la ramificazione può anche permettere a un segnale
3
Figura 1.2
di modulare la forza di una risposta ad altri segnali, con l’intervento, ad esempio,
dei sistemi a feedback.
Figura 1.1: Il legame di una molecola segnale a un
recettore transmembrana attiva il meccanismo di
trasduzione del segnale.
3 (Bruce Alberts 2009, cap.15, p.917) 4
Figura 1.2: Rappresentazione semplificata dell’interconnessione di
cinque vie parallele di segnalazione, attivate da recettori accoppiati
a proteina G (GPCR) e da recettori tirosina-chinasi (RTK).
1.2 I recettori RTK: oligomerizzazione per riconoscimento del ligando
I recettori si distinguono in recettori di superficie, che riconoscono ligandi
idrofili, e recettori con localizzazione intracellulare, capaci di legare molecole
sufficientemente piccole e idrofobiche per attraversare la membrana plasmatica.
I recettori di superficie, in particolare, agiscono da trasduttori del segnale,
convertendo il legame di un ligando extracellulare in segnali intracellulari che
alterano il comportamento della cellula (Bruce Alberts 2009).
Alla classe dei recettori di superficie appartengono i recettori con attività
tirosina-chinasica (RTK), proteine dimeriche integrali di membrana, costituite da
5
un dominio extracellulare, di legame alla proteina segnale, e un dominio tirosina-
chinasi sul lato citosolico ( ).
4
Figura 1.3
In assenza dei segnali extracellulari, il recettore RTK è in forma monomerica,
con il dominio chinasi inattivo. Il legame al ligando provoca nel recettore un
cambiamento conformazionale, che unisce i due monomeri per formare un
dimero, il che conduce, nella maggior parte dei casi, i due domini chinasici a
fosforilarsi a vicenda su tirosine specifiche, con completa attivazione della
proteina.
Da ciò scaturisce una vera e propria catena di fosforilazione di tirosine, che
genera siti di attracco per proteine di segnalazione intracellulari, le proteine
adattatrici, con formazione di complessi proteici ( ), che permettono di
5
Figura 1.4
trasdurre, modulare e amplificare i segnali lungo vie di segnalazione multiple
(Bruce Alberts 2009).
I meccanismi di dimerizzazione variano molto tra i diversi membri della famiglia
degli RTK, fra cui si ricordano il recettore dell’insulina (IGF1R), quello del
fattore di crescita dell’epidermide (EGFR) e il recettore del fattore di crescita dei
fibroblasti (FGFR).
4 (Lemmon e Schlessinger 2010)
5 (Bruce Alberts 2009, 906) 6
Figura 1.3: Attivazione del recettore per dimerizzazione indotta dal ligando. Le proteine di segnalazione legate alle
fosfotirosine (“P” sul recettore) fanno da impalcatura per la trasmissione a valle.
Figura 1.4: Formazione di multi-complessi proteici per
segnalazione da RTK.
1.3 I domini SH2 e SH3
La formazione dei grandi complessi proteici sulla coda citoplasmatica di un
recettore RTK è una strategia semplice ed efficace per aumentare la specificità
delle interazioni tra le molecole segnale, assicurando che esse interagiscano
solo con proteine designate. L’assemblaggio di tali complessi di segnalazione 7
dipende da domini di interazione altamente conservati, come i domini SH2 e
SH3 (Bruce Alberts 2009).
1.3.1 Src Homology domain 2
I domini SH2 (Src Homology-domain 2) sono stati scoperti nella proteina
tirosina chinasi Src, caratterizzata a partire dall’oncogene virale v-Src, causa del
“sarcoma di Rous”, e sono stati così denominati per l’omologia strutturale con la
Src (Waksman G. 1992).
La struttura dei domini SH2 è costituita da circa 100-120 amminoacidi e
comprende tre regioni principali ( , (Waksman G. 1992)):
Figura 1.5
α-elica N-terminale: regione coinvolta nel riconoscimento e nel legame con
o il residuo di fosfotirosina del peptide bersaglio.
β-sheet centrale: core idrofobico di circa 5-6 foglietti β antiparalleli, che
o formano una tasca per accogliere il residuo di fosfotirosina.
α-elica C-terminale: coinvolta nel riconoscimento del legame con altre
o regioni del peptide bersaglio e nel posizionamento del dominio SH2 sulla
proteina da riconoscere.
Nonostante la peculiarità strutturale per il riconoscimento di amminoacidi
specifici, comunque, si è scoperta la presenza di domini SH2 anche in proteine
funzionalmente non correlate alle tirosina-chinasi, come la fosfatidil inositolo 3-
OH chinasi, la fosfolipasi Cγ1, le proteine Ras-GAP e anche in alcune proteine
tirosina-fosfatasi (Waksman G. 1992). 8
Figura 1.5: Disegno schematico del dominio SH2 di Src. Le frecce indicano
foglietti-β e i rettangoli le α-eliche.
1.3.2 Src Homology domain 3
Come i domini SH2, anche i domini SH3 sono coinvolti nei meccanismi di
mediazione della segnalazione cellulare, e anche loro derivano il nome
dall’omologia, nelle regioni N-terminali, con la proteina Src.
Essi sono strutturalmente e funzionalmente distinti dai domini SH2, in quanto
costituiti da circa 60 residui, che formano una struttura caratteristica a barile-β,
comprendente 5 foglietti β antiparalleli disposti come le “doghe” di un barile; le
estremità, invece, si estendono a formare una tasca idrofobica ( ,
Figura 1.6
(Musacchio A. 1992)). 9
La tasca è circondata da loop che riconoscono e legano specificamente il motivo
“PxxP” nei peptidi bersaglio, dove “P” è un residuo di prolina e “x” è un
amminoacido qualsiasi.
Considerando che circa il 25% delle proteine umane ospita regioni ricche di
prolina, è incredibile come le centinaia di domini SH3 codificate dal genoma
umano selezionino specificamente i loro partner fisiologici (Kaneko T. 2008). A
questo dilemma, inoltre, si aggiunge la scoperta che alcuni domini SH3 sono in
grado di legare non solo i motivi PxxP, ma anche variazioni di tale sequenza
consenso e di instaurare persino interazioni fra le strutture terziarie (Li 2005).
Proprio per la capacità di contattare numerosi motivi proteici, quindi, le
funzionalità dei domini SH3 risultano essere numerose, ma evidenziano il loro
coinvolgimento principale nello stabilire interazioni proteina-proteina,
fondamentali per la formazione di complessi proteici, e nel coordinamento di
processi cellulari come la segnalazione, l’adesione e la motilità cellulare
(Musacchio A. 1992).
Figura 1.6: Rappresentazione schematica di un
dominio SH3. Le frecce indicano i foglietti-β e il
cilindro l’α-elica. 10
1.3.3 I domini SH2 e SH3 nella regolazione cellulare
Alcune proteine di segnalazione sono composte quasi interamente da domini
SH2 e SH3, come accade nella proteina Crk, e funzionano da adattatori,
permettendo il collegamento fra i residui di fosfotirosina sugli RTK e proteine
che non hanno domini SH2 propri.
La segnalazione da recettori RTK attivati, pertanto, può muoversi in avanti
proprio grazie alla mediazione di domini come gli SH2 e SH3, che trasmettono<
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