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Analisi linguistica, testuale e comunicativa di un corpus giovanile di messaggistica elettronica

Tesi di laurea triennale in Lettere Moderne. Argomento: analisi delle caratteristiche della comunicazione scritta di WhatsApp; si è analizzato il linguaggio utilizzato nelle comunicazioni quotidiane da una specifica fascia di giovani (14-15 anni). Scarica il file in formato PDF!

Materia di Linguistica italiana relatore Prof. M. Prada

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ESTRATTO DOCUMENTO

 le modalità di inserimento del testo: con rapidità, in multitasking e con scarso

interesse per la cura formale della scrittura (vige il primato del contenuto

sulla forma: la scrittura viene ridotta a mero mezzo meccanico finalizzato alla

veicolazione di un messaggio, la cui cura esteriore è superflua);

 : è un sistema che, basandosi sull’utilizzo di un

36

il correttore automatico

dizionario integrato, associa determinate sequenze nella pressione dei tasti

alfanumerici del terminale a possibili parole (in una lingua determinata, scelta

dall’utente), proponendo per prime, nel caso in cui la sequenza digitata

corrisponda a più di un termine, quelle statisticamente più utilizzate; ne

consegue l’importanza di rileggere quanto automaticamente composto dal

software a seguito della digitazione di una determinata sequenza di tasti, in

quanto può verificarsi che alcuni dei termini selezionati e automaticamente

non corrispondano a quelli che l’utente avrebbe avuto

inseriti dal sistema si veda l’esempio:

intenzione di scrivere;

A: Ciao tua

A: Tia*

Essendo “Tia” una parola non riconosciuta dal software, quest’ultimo ne ha

sostituzione con un’altra a “tua”, statisticamente

provveduto alla esso nota,

indubbiamente più diffusa. In questo caso, l’utente nell’unità di trasmissione

successiva, accortosi dell’errore, ha riportato la variante corretta,

accompagnandola con il simbolo *, il quale viene posto accanto a parole che

svolgono funzione correttiva.

La scrittura digitale è fortemente espressiva; le manipolazioni grafiche ricoprono un

ruolo fondamentale, talvolta a fini meramente ludici, talaltra a fini mimetici del

parlato, quindi compensativi delle lacune insite in un medium scritto. Sebbene siano

evidenti e innegabili le contaminazioni con il parlato, sarebbe questo tratto

ad ancorare il testo digitale all’alveo della scritturalità, in

medialmente così specifico

quanto privo di corrispondenze dirette nell’oralità.

Precisiamo che il correttore ortografico automatico è opzionale, l’utente è libero di disattivarlo,

36

qualora lo desideri. 26

3.1 Le conversazioni maschili

3.1.1 Grafia e fonetica

Le ardite manipolazioni ludiche o espressive del codice grafico sono pressoché

assenti nelle conversazioni maschili, caratterizzate da un dialogo massimamente

asciutto e stringato, ridotto ai minimi termini, dove le manchevolezze, emergenti dal

confronto con la prassi scrittoria convenzionale e istituzionalizzata, sono da

attribuirsi alla noncuranza formale, piuttosto che a un’intenzione ricercata. Le

tachigrafie sono alquanto infrequenti, configurandosi come eccezioni; le uniche

“mi disp” (“mi dispiace”); “anke”; “cmq”

forme riscontrate in tutto il corpus sono:

(“comunque”); “risp” (“rispondi”); “asp” (“aspetta”). Diffusi, invece, sembrano

essere i fonosimbolismi, con il primato assoluto di quello riproducente il suono della

risata: “Hahahhahah che figo Mattia sempre a fottere la gente”; “HHahahahahahahah

hai fatto bene”. Talvolta può apparire anche come unico elemento costituente l’unità

di trasmissione (“A: è una grandissima foto ci faremo carierà // B: Hahahaha”

).

I disgrafismi sono ampiamente documentati, tra i più diffusi:

 l’omissione dell’apostrofo

“al Irene”; “l amico”; “l ha”; “all oratorio”; “un ora”; “un altra”; “l ago nel

pagliaio”; “te hai letto”; “al oratorio”; “del infortunio”;

l ho scritto ma non l

“po”; ”c è”;

 l’omissione dell’accento

“e” per “è” (non solo nel caso delle maiuscole, che richiedono manovre

tediose per l’inserimento, ma anche delle “si” per “sì”; “gia”;

minuscole);

“piu”;

 l’uso scorretto dell’ h diacritico, spesso tralasciato

“a” per “ah”; “be” per “beh”;

 l’erronea segmentazione delle parole

“ce” al posto di “c’è” e viceversa; “una mica” al posto di “un’amica”;

“vabene”; “me no male”. 27

velocità dell’inserimento

La loro presenza è ascrivibile alla del testo, alla volontà di

fare economia di movimenti di digitazione. Rientrano in questo ambito i frequenti

errori nell’uso delle lettere maiuscole, che raramente vengono impiegate dove

propri di persona (“bianca”, “elisa”);

sarebbero necessarie, ad esempio: con i nomi

“vittuone”).

con i nomi propri di luogo (“sedriano”,

La scrittura dispone di una gamma, seppur limitata, di risorse per esprimere le

sfumature che nel parlato sono affidate alla prosodia e alla mimica. Tali potenziali

nell’universo conversazionale maschile,

mezzi trovano una scarsa attualizzazione

certamente un uso nettamente inferiore rispetto a quello fatto dei medesimi dalle

ragazze, come avremo modo di constatare. L’uso del maiuscolo per assimilare ciò

scritto all’urlato dell’oralità è del tutto assente.

che si è Riscontrabile, seppur in

misura limitata, è l’allungamento della lettera finale della parola: “Siiiiiiiiiiii”;

“Nooooooooooooo”; “Rischiateeeee”.

sull’utilizzo della

Risulta interessante soffermarsi punteggiatura. I punti fermi e le

virgole sono aboliti completamente:

“Il calcio gli amici la famiglia e tutte le cose importanti”

“in pratica vai su questo sito e ti escono tutte le partite di calcio del giorno in cui vai clicchi

sulla partita che ti interessa vedere e ti escono una serie di link clicchi su uno di questi link e

forse riuscirai a vederla”

“già a vedere gli esercizi mi è venuto mal di pancia comunque proverò nell’impresa anche

perché stasera devo vedere il Napoli quindi devo muovermi”

“Alle tre ti passo a prendere tu scrivi a Abaz vengono anke Gian e sono cmq dimmi che

truppe addestrare contro il 15”

“Io ho chiesto a Gian ha visualizzato e non mi ha risposto fai così a Luca chiedi tu digli di

portare Simo io chiedo a Galo ecc”

Il discorso in parte differisce per quanto riguarda la frequenza dei segni funzionali

alla segnalazione dei fatti prosodici e pragmatici (punti esclamativi, punti

interrogativi e puntini di sospensione). In quattro conversazioni su cinque alla fine

28

delle varie domande viene posto correttamente il punto interrogativo e, in generale,

si riscontra un uso della punteggiatura più tendente alla convenzionalità (eccezion

fatta, come detto sopra, per il punto fermo e la virgola), dove non si ha un ricorso

a fini ludici o di mimesi dell’oralità.

eccessivo ai segni interpuntivi

In una conversazione, invece, si riscontra un uso sui generis dei suddetti segni,

passando dal disuso all’uso ridondante caratterizzante:

 frequente omissione del punto interrogativo

“Matti dove sei”; “dopo quando”; “si dove andiamo”; “a che ora”; “ti posso

chiamare”; “hai letto”; “o ma domani come sono le squadre”; “come stai”; “a

sei fidanzato”; “che fai”; “hai la partita oggi”;

 nell’unità di trasmissione

posposizione del punto interrogativo successiva a

quella in cui è presentata la domanda:

A: Andiamo a giocare all oratorio

A: ??

 eccedente ricorso al punto interrogativo, a fini imitativi del parlato e per

sollecitare una risposta da parte dell’interlocutore:

13 : 20 A: Allora??

14 : 22 A: ??

15 : 00 A: Allora

15 : 00 A: ?

15 : 03 A: ????????¿!¿¿¿??

18 : 23 A: Abaz

 ricorso all’aposiopesi, alla potenza del non detto, dotato di una capacità

espressiva talvolta maggiore di quanta ne abbiano le parole stesse:

A: Ti voglio bene ma così

A: ……… 29

A: A Veronica ci parli ancora?

B: No ma va

A: Hahahahaha fottuto hahah

B: Deve essere lei a scrivermi se mi vuole

A: E non vi scrivete più ?

B: No

A: Allora mi sa che…

B: E si anche a me l’utilizzo delle “emoji”.

In ambito grafico-fonetico, occorre, infine, analizzare Nelle

conversazioni maschili sono presenti in numero ridotto; essi stessi, nelle varie

interviste, avevano affermato di non essere dei fanatici dell’uso delle “emoji” e di

“emoji”

ricorrere a esse primariamente per ragioni ludiche. Sebbene la gamma delle

disponibili sia vastissima, a essere impiegate sono sempre le medesime (cuore,

in su, per citarne alcune), tant’è vero che tutte quelle che

faccina sorridente e pollice

sono state usate recentemente sono raccolte dall’applicazione in un’unica schermata,

agilmente raggiungibile, ai fini di semplificare il loro inserimento, senza dover

andare ogni volta a ricercare sempre la stessa immagine.

Emblematico il comportamento di uno dei cinque interlocutori, il quale in una

non impiega alcuna “emoji”, in un’altra, invece, non vi è una unità di

conversazione

trasmissione che ne sia priva. Perché questa ambiguità? La risposta dev’essere

cercata nelle differenti modalità scrittorie dei due interlocutori coi quali il nostro io

scrivente intrattiene la conversazione. Sembrerebbe che egli cerchi di adattare il

a quello dell’altro soggetto della comunicazione; infatti,

proprio usus scribendi

utilizza le “emoji” solo nella conversazione in cui il secondo membro della diade, a

sua volta, ne fa ampio uso (non a caso, è una ragazza). È come se fosse rude, dinanzi

a un messaggio arricchito da “emoji”, rispondere con un messaggio che ne sia privo:

37

questi oggetti simbolici funzionano anche in absentia e possono indicare, quando

mancano, scarsità di interesse, cattiva disposizione o una ridotta voglia di interagire.

L’italiano

37 M. Prada, in rete, p.87 30

3.1.2 Morfosintassi

La marcatezza e la substandardità riguardano anche la morfosintassi, come emerge

dai seguenti fenomeni riscontrati nel corpus conversazionale maschile:

 l’amplissimo uso della forma obliqua nella seconda persona singolare

“Ma te organizza e dimmi chi esce più vediamo”; “e vabbè te chiedi”; “poi te

studia prima”; “quindi te affondi io no”; “si te ad arluno alle giostre?”;

vieni

“Tia te esci”; “te sei a casa”; “ma te esci con Barbara”;

 l’impiego di forme verbali con pronome lessicalizzato lasciate graficamente

inanalizzate

“Ma perché tu non lai mai fatto”; “me la detto”; “te lo detto”; “non me lai

ancora detto chi ti piace”; “ok te la racchetta celai?”; “Si glielo detto io di

salutarti”; “Luca gli e lo inviato”; “Lai proposta la mia canzone”; “Lo

eliminato”;

 lo gli unificato

A: E quindi ?? Domani te lo chiede la Barbara e dici di si

A: Lo so a cosa pensi

B: Io c ho la coscienza pulita e gli direi sempre di no

 il ricorso a strutture pleonastiche con pronome duplicato

“A te ti hanno chiesto di andare con loro a Corbetta”; “Ma a me mi piace”;

 l’impiego di forme aferetiche del dimostrativo

“E ti sto facendo sto discorso perché te così ti dimentichi del resto”; “sta

sera”; “sto pomeriggio”;

 “attualizzante”

il cosiddetto ci

“io c ho la coscienza pulita”.

A questi fenomeni si aggiungano alcune inclinazioni, blandamente connotate in

come l’utilizzo dell’articolo determinativo davanti al nome

senso diatopico, proprio,

usanza tipica dell’area lombarda: “te pensi solo ad accontentare la Rita e la barbara”;

“non me l ha chiesto la Barbara ma la Rebecca”.

31

Il terreno della deissi offre molti spunti interessanti in questa tipologia di testi, poiché

interamente verbale dell’interazione 38

prevedono una contestualizzazione . I pronomi

(“Loro sono sempre insieme”, “glielo detto che

di terza persona, sempre lui, lei, loro

non c’è nessuna verifica e lui insiste”), sono comunque scarsi, sia per l’implicitezza

del dialogo sia perché sostituiti spesso, per motivi di chiarezza, dai nomi propri.

Notevole è la ricorsività del pronome di prima persona, collocato soprattutto

all’inizio del messaggio; tale posizione incipitaria deve essere collegata alla natura

Nella risposta che si apre con “io”, il pronome

dialogica dei messaggi della MI.

segna una contrapposizione rispetto al turno precedente, assumendo valore marcato:

A: Non mi sto rimangiando le parole quindi non mi rimangio che sei egoista, ma che ci

tenevi di più

B: Io non sono egoista

B: E non penso solo a me

A: Ti sto facendo sto discorso perché te così ti dimentichi del resto

A: Il calcio gli amici la famiglia e tutte le cose importanti

B: Ma chi non cambia e stupido

B: Io non sono stupido

A: Si il minimo perché non mi ascolterai scommetto

B: Io ti ascolto

A: Mattia teniamo solo un gruppo del big femily

B: Io non sono dentro

La deissi spazio-temporale si manifesta attraverso le espressioni che fanno

in cui si trova il parlante nell’atto di

riferimento al luogo e alle circostanze di tempo

comunicare. Lo scambio attraverso il cellulare avviene in un contesto fluido, nel

quale gli interlocutori difficilmente occupano una posizione fissa. L’hic viene sempre

38 E. Pistolesi, Il parlar spedito, pag. 215 32

specificato: l’assenza di un condiviso contesto di interazione fa sì che le indicazioni

39

spaziali siano tendenti alla ridondanza .

A: Luca hai impegni oggi?

B: No se vuoi alle 4/4.30 ci vediamo al oratorio

A: Luca se vuoi vieni a casa mia

B: Va bene ora sono al bennet che cambio da Vodafone a Tim e poi arrivò

B: Arrivo

A: Ok

B: 15 minuti e sono lì

B: Sono qui sotto mi apri?

A: Adesso parto da casa

B: Ok

A: Va cel io vado subito al oratorio

A: Sono in macchina

A: Sono a Vittuone

A: Dove sei adesso

B: Sto partendo da casa in macchina

A: Ti aspetto da Gianni

A: ??

B: No in piazza

B: Adesso parto arrivo in piazza che sono in macchina

A: A che ora arrivi

A: Ok

B: Tra pochissimo

A: Ho fatto 5 esercizi

A: Però che palle

A: Tutto tradurre

B: Porca troia ma da quando li hai iniziato latino?

A: 1 ora fa con una pausa anche

39 E. Pistolesi, Il parlar spedito, p.216 33

B: Porca troia ma li inizi sempre così presto i compiti?

A: Si

B: io ho finito venti minuti fa grammatica ora inizio latino

Nelle varie conversazioni si può notare come il tempo presente dell’indicativo

prevalga nettamente sugli altri: esso è riscontrabile sia per frasi che si stanno

svolgendo al momento presente (“Sono fuori”), sia per frasi nelle quali sarebbe

domenica

preferibile utilizzare una forma futura, in quanto non ancora svolte (“Luca

andiamo a cate?”, “Ma allora sabato guardiamo la partita?”, “te la

dopo mangiato

vedi allora stasera?”). In questo secondo caso ci troviamo di fronte al cosiddetto

“presente pro futuro”, molto frequente nella lingua colloquiale, spesso accompagnato

da complementi e avverbi di tempo che esprimono la nozione di futuro. Questo

fenomeno, che si verifica anche nel parlato, comporta una semplificazione del

cosiddetto “italiano standard”, che tende a trasformarsi in “italiano neostandard”, il

quale vede altre caratteristiche, che di per sé sarebbero scorrette, diventare sempre

più capillarmente diffuse e accettate.

Dopo l’indicativo presente, il secondo tempo più utilizzato è il passato prossimo:

nell’Italia del nord è la forma normale, utilizzata anche in contesti nei quali si

ricorrere al passato remoto. Si riscontra un’elevata presenza della perifrasi

dovrebbe “stare (“Stiamo arrivando”, “E stiamo andando avanti”, “E

progressiva più gerundio”

sto facendo il giro dietro”, “io sto venendo verso casa tua”); come affermato dalla

40

Pistolesi , questo dato indica che si sottintende una ricezione immediata del

messaggio, dal momento che non avrebbe senso dare un’immagine provvisoria di sé

sapendo che il messaggio sarà letto ad azione conclusa. “Stiamo arrivando” scrive un

soggetto analizzato: è chiaro che l’utilità massima di tale messaggio, nonché il fine

dell’io scrivente, possa realizzarsi solo nel caso in cui questo si inserisca in una

dimensione sincronica e, quindi, sia letto pressoché simultaneamente; se il

destinatario leggesse il messaggio ad azione conclusa, ovvero, in questo caso, una

volta che il mittente fosse arrivato a destinazione, esso perderebbe il senso, poiché, a

tale altezza temporale, poco importerebbe che “essi stessero per arrivare”.

40 E. Pistolesi, Il parlar spedito, p.218 34

I periodi ipotetici difficilmente sono costruiti ricorrendo alle opportune forme del

l’imperfetto

congiuntivo e del condizionale; nella maggior parte dei casi presentano

“Anzi per me se ti dicevano Mattia prova fare un tiro alla sigaretta!Tu sai

indicativo:

cosa facevi!!! Dicevi di si !”; “Stronzo hai vinto di uno se non sbagliavo io perdevi,

cazzo però ho fatto una rimonta”; “se entra anche higuain ne prendono 7”; “e se

c’erano tutti i titolari…21”.

3.1.3 Sintassi

Per quanto riguarda la messaggistica istantanea ha più senso studiare, piuttosto che la

testuali e l’interazione fra macrotesto

sintassi in sé, i fattori conversazionale e

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struttura sintattica , come si è cercato di fare nel precedente capitolo. Ciò vale

massimamente nell’analisi delle conversazioni maschili, che, come sappiamo,

presentano, rispetto alle ragazze, una maggiore segmentazione del flusso

conversazionale, riducendo talvolta le unità di trasmissione ai minimi termini. Frasi

che si vorrebbero unite vengono segmentate in più unità:

A: Anche se escono non vengono

A: Perché noi giochiamo a calcio

Nell’esempio si può notare come la subordinata causale sia stata separata dalla

principale, relegandola all’unità di trasmissione successiva.

alla brevità e all’essenzialità, con

In generale, si può dire che la sintassi è improntata

sull’ipotassi;

una netta predominanza della paratassi essa procede per nuclei

informativi giustapposti e con una progressione additiva, a scapito di forme di

subordinazione più complesse. Prevalgono le strutture concatenative e non

gerarchizzate, vicine per molti aspetti a quelle del parlato, nelle quali l’informazione

principale tende ad assumere il massimo rilievo iconico e sintattico. La

pianificazione del messaggio avviene pezzo per pezzo, procedendo quindi per

segmenti limitati; tale processo pianificatorio, nelle conversazioni maschili in analisi,

ha un corrispettivo iconico: la segmentazione in multi-trasmissioni.

L’italiano in rete,

41 M. Prada, p. 45 35

Nelle stringhe aventi una testualità minimamente distesa si sono riscontrati alcuni

costrutti tipici del parlato, quali le strutture sintattiche marcate, tematizzanti,

rematizzanti e focalizzanti:

 la dislocazione a sinistra

“i tuoi sentimenti li fai capire male”; “io le scarpe le porto”;

 la dislocazione a destra

“come le capisco io le persone non le capisce nessuno”; “mandala affanculo

Veronica”; “non c’è l a il telefono”;

 la frase scissa

“Tu mi devi dire chi è che ti piace”;

 il che polivalente

“mi sa che vengo adesso che non più sbatti di stare a casa”; “te vieni in bici

più andiamo a giocare a calcio da qualche parte che io domani ho gli

e non ho fatto manco un giorno”; “chiedi a qualcuno se te la può

allenamenti

che io ne ho solo una”; “no che io non posso andare oltre vittuone

prestare

perché ho la partita dopo”.

frequente è la presenza in posizione incipitaria di “e”, o come segnale

Infine, assai

(in funzione di “eh”)

discorsivo o come congiunzione testuale sottolineante la

continuità del dialogo, e di “ma”, usato raramente in funzione avversativa, più

frequentemente a fini demarcativi del proprio turno o per introdurre una transazione

tematica:

A: Usciamo?

B: Si

A: Con chi?

B: E boh Gian mi sa che non è ace perché ha gli allenamenti alle 6

A: No inizia il 24

B: E a me ha detto che alle 2 va dal parrucchiere poi alle 6 va a correre con la squadra al

campo di sedriano

A: Chiedo anche tu a qualcuna 36

A: ??

B: E non so a chi chiedere ho chiesto a Gian e a gli

B: Galo

B: Chiedi a Davide te

A: E escono?

A: Deve essere lei a scrivermi se mi vuole

B: E non vi scrivete più?

A: No

B: Allora mi sa che…

A: E si anche a me

A: Chiedi sul gruppo gli altri cosa fanno

A: ?

B: Ma chiedilo tu

A: Poi Arianna sicuro può

A: Ma perché tu non lai mai fatto

B: Sicuramente va a casa di Barbara se esce

A: No

B: E no

A: E vabbè te chiedi poi chiedi a Irene alessia e le altre tranne a barbara e Veronica

A: E a tutti i maschi

B: Alessia mi sa che è a casa di Barbara

B: Ma ti sta proprio sul cazzo

3.1.4 Lessico

Il modo di esprimersi dei ragazzi è caratterizzato da uno stile mediano, fondantesi su

un vocabolario non particolarmente ricco: la semplicità e la stringatezza regnano

sovrane. I tratti peculiari riscontrati nel lessico utilizzato dal mondo maschile sono:

 i giovanilismi

“bella”; “sbatta”; “ci sta”; “figo”; “dai zio”; “ce la fai”; “boh”; “che culo”;

“non me ne fotte”; 37

 i turpiloqui

“cazzo”; “cazzata”; “vaffanculo”; “figha”; “bastardo”; “figlio di puttana”;

“porca troia”; “dai cazzo”; “pezzo di merda”; “stronzo”; “zoccole”; “troie”.

Come si può notare, è riscontrabile un ampio campionario di parole tratte da un

linguaggio scurrile. Il turpiloquio può considerarsi come un buon indicatore del

42

coinvolgimento emotivo . In una conversazione, in particolare, emerge una

“Mi stanno sul cazzo”; “Mi hanno rotto il cazzo”; “Ma gran

turpitudine imperante:

pezzo di merda”; “Ma guarda questo stronzo”; “Ma mandala affanculo”. L’apice

della volgarità si raggiunge attraverso espressioni con espliciti riferimenti sessuali, ad

esempio “Me lo succhi”, completamente sconnesse con il flusso conversazionale in

corso e apparentemente superflue, aventi, probabilmente, intento ludico-scherzoso o

di presa in giro del destinatario. In generale, i termini scurrili sono utilizzati

soprattutto come esclamazioni di sorpresa o intercalari, quasi mai come malevoli

insulti verso l’altro.

Procedendo con l’analisi lessicale, è interessante notare la presenza di termini legati

oralmente intesa: “e

alla conversazione, ti sto facendo sto discorso perché te così ti

dimentichi del resto”; “Ma vabe io te lo volevo solo dire perché le cose si dicono in

faccia”; “ho voglia di parlare”; “dimmi”. “Parlare”, “dire”: perché ci si sente

legittimati a utilizzare parole tipiche del dialogo anche in un contesto di

messaggistica? Certamente gioca un’influenza non indifferente la natura del

linguaggio in analisi, che, come si è precedentemente visto, è una forma ibrida,

scritta, certo, ma non del tutto assimilabile alla scritturalità, in quanto le influenze

sono ingenti e innegabili. “Le cose si dicono in faccia” scrive

della dimensione orale

il soggetto di una conversazione, annientando il divario tra scrittura e oralità,

sembrerebbe che per l’utente in

equiparandole, rendendole, anzi, intercambiabili:

le cose “faccia a faccia”. È

questione scrivere un messaggio equivalga a dire proprio

tenendo questa concezione bene a mente che forse è possibile comprendere meglio il

perché dell’inesorabile contaminazione orale. Infine, si segnala, in un’altra

conversazione analizzata, la presenza di espressioni diatopicamente connotate, che

42 E. Pistolesi, Il parlar spedito, p.236 38

maggiore coloritura al dettato: “Sto a fa latino”; “ a che stai co

contribuiscono a dare

“aowaglio”; “mo vado”.

latino?”;

3.2 Le conversazioni femminili

3.2.1 Grafia e fonetica

L’alterazione espressiva del codice grafico gioca un ruolo fondamentale,

contrariamente a quanto emerso dall’analisi del corpus conversazionale maschile.

Sembrerebbe che le ragazze siano più inclini a interventi manipolatori sulla scrittura,

coefficiente di consapevolezza, ricercando volutamente l’arditezza,

con un elevato

maggiormente, a fini mimetici del parlato. In quest’ambito sono ascrivibili i seguenti

fenomeni riscontrati:

 l’allungamento della lettera finale della parola

“Nooo”; “Chiaraaaaaaaaa”; “Ahahahahahsiiiiiiii”; “Dimmiiiiii”; “graxiiieee”;

“Pregoo”; “No è verooooooo”; “Boooo”; “ho fameeeee”; “Ah

speriamooooooo”; “veramenteee”; “anche a mee”; “perfecttt”; “un saccoo”;

“Ciaooo”; “Ah va beneeeee”; “Dai vieni che ci divertiamoo”; “cosa hai

“perfettoooo”; “oddioooo”; “Yessssss”; “Oh yess”;

studiatooo?”;

“plisssssss”; “scleroooooo”; “seeeee”; “Oksssss”; “Menomaleeee”; “auguri

aleeee”; “idemmmmmm”; “okkk”; “bellaaaaaaa”; “salvatemi da questo

pomeriggioooo”;

 l’uso del maiuscolo per assimilare lo scritto all’urlato del parlato e per

focalizzare l’attenzione dell’ascoltatore su un determinato elemento della

frase (compensando la mancanza di intonazione)

“PERSO”; “l’unica cosa fatta bene sono i personaggi tutto il resto è inventato,

ma proprio TUTTO”; “SIII ti giuro che ho appena pensato che volevo

metterla”; “E SOPRATTUTTO MI PORTO IL BIGLIETTO DEL

PULLMAN”; “MIIIIIIIIC quando sei nata?”; “A: Ma domani la Mati esce

e inoltre c’è un’altra 2002”; “prima di tutto

con noi? // B: ESATTAMENTE

AUGURI!!!! VECCHIETTA!!!!!”; “ti ringrazio di tutto ciò che fai per me TI

39

VOGLIO BENE!!!!!”; “oddio si ti giuro sono troppo TROPPO felice per te”;

“I BIGLIETTI”; “non si fa sentire e quelle volte che le scrivo non può mai

MAI”; “ALESSIA CI SONO BENJI E FEDE IN DIRETTA LIVE SU

FACEBOOK”; “A: Ma perché?!! // B: Te lo devo spiegare? PERCHE’ se lui

gli dimostri il contrario!!”; “I

ha paura di disturbarti, in questo modo HATE

you’re right”.

you because

Le tachigrafie sono presenti in ridottissima quantità e sono riscontrate, oltretutto, in

“T” al posto di “ti”; “velox” per “velocemente”; “quad” per

un solo soggetto:

“quaderno”; “x” al posto di “per”. La povertà tachigrafica è un aspetto che

caratterizza anche le conversazioni maschili, come abbiamo precedentemente visto:

la ragione può essere ravvisata nelle peculiarità del medium in analisi. Negli ormai

obsoleti sms il numero di caratteri impiegabili è limitato e ogni singolo messaggio ha

un costo, per cui perseguire l’economia scrittoria tramite le abbreviazioni é percepito

come un necessità; con WhatsApp, invece, non vi è più alcun limite di caratteri e,

inoltre, i messaggi sono gratuiti, per cui non vi è una somma aggiuntiva da pagare

43

qualora si inviassero svariati turni seriatim .

Il fonosimbolo riproducente il suono della risata umana è ampiamente presente:

“Ahahahahah di niente”; “A: E’ vero oh ok”; “A:

ahahahah // B: Ahahah Oh cosa ha

va be”; “A: sembro fatta in quelle

dato di matematica oggi? // B: Bho // A: Ahahaha

“A: Sisi ora che mi vesto sono le 3

foto // B: Anche la Gio ahahahahahahha”; hahah

“A: Se c’è Rossi non la voglio // B:

// B: Ok ahaha”; Ahahahah perché? // A: Perché

oddio”; “A:

no, poi ci prova con lei e io ci rimango male // B: Ahahaha Buongiorno,

sei già arrivata? // B: Si proprio adesso // A: Hahahah e io mi sono svegliata proprio

oggi che fate andate da Saracchi?”; “A: Tutto bene li? // B:

adesso. // B: Ahahahah

Ahahahah si si puoi notare dalle foto che sono in un posto proprio di merda // A:

si infatti.”. l’unità

Ahahah Talvolta esso si configura come il solo elemento formante

di trasmissione: “A: Grazie // B: Ahahahahah tutti mi scrivono grazie // A:

“A:

Ahahahha”; Oddioooo hahahahahahahahahaha io ho sognato che il mio prof mi

rapiva // B: Ma ahahahahahah // A: Hahahahahahhahahahahhaha”.

43 La configurazione formantica del flusso conversazionale in analisi è strettamente relazionata alla

natura gratuita del medium. 40

Altri fenomeni riscontrati, manifestanti substandartità e marcatezza, sono:

 l’omissione dell’apostrofo

“c è”; “po”; “dell apparecchio”; “l ho”; “l open day”; “d aiuto”; “c eri”; “l

altro”; “cos è”; “un idea”; “un amica”; “un altra”; “dell altra”;

 l’uso dell’apostrofo con l’articolo indeterminativo maschile

“un’amico”; “qualcun’altro”;

 l’omissione dell’accento

“e” per “è” (anche nel caso della maiuscola); “si” per “sì”; “cosi”; “perche”;

“li” per “lì”; “puo”; “piu”; “da” per “dà”; “la” per “là”;

 l’erronea segmentazione delle parole

“miraccomando”; “in cazzata”; “c’è ne” o “c’è n’è” per “ce n’è”; “cosè”;

“ce” per “c’è” “qualè”; “del l’esercizio”;

e viceversa;

 il ricorso alla scriptio continua stilizzante, in primis a fini di mimesi

dell’oralità

“massi”; “oddioo”; “eccerto”; “emmezza”; “vabbene”; “vabbè”; “sisi”;

“sennò”; “menomaleee”; “macciao”; “essi”;

 uso scorretto di maiuscole e minuscole

“chiara”; “milano”; “erica”; “alice”;

 i semplici errori di digitazione

“uni” per “uno”; “sedumentario”; “tranquillo” per “tranquilla”; “j” per “i”;

“appunto” per “appunti”; “tifa” per “tira”; “tropo” per “troppo”;

 gli errori imputabili alla correzione automatica

“tornò” per “torno”; “tube” per “dove”; “arrivò” per “arrivo”; “fa fatidico”

“dà fastidio”; “passò” per “passo”.

per

Come già precedentemente detto per le conversazioni maschili, i suddetti disgrafismi

possono essere ascritti alle modalità di inserimento del messaggio, quindi la ridotta

dimensione della tastiera cellulare e la velocità della digitazione. Legittimamente a

volte potrebbe insorgere un dubbio: non si tratta forse di un’insufficiente conoscenza

delle norme ortografiche? Talvolta stabilire quale sia la causa effettiva di tali

fenomeni di marcatezza risulta difficile; la miglior cosa da farsi sarebbe adottare

41

un’ampia prospettiva dall’alto che tenga in considerazione il modus scribendi del

soggetto, non limitando l’attenzione al singolo elemento, poiché non irrelato. In

generale, potremmo dunque dire che si tratti più di noncuranza formale e di una

scrittura non revisionata, piuttosto che di ignoranza delle norme ortografiche

convenzionali, poiché sono maggioritari i casi nei quali compaiono le varianti

corrette. Nello specifico, tre conversazioni sono pressoché esenti da disgrafismi, i

quali, invece, tendono a concentrarsi specialmente in altre due conversazioni, dove la

non revisione è più evidente, la noncuranza formale maggiore, dove emerge una

scrittura più impetuosa e massimamente spontanea, caratterizzata da un coefficiente

assai elevato, molto più contaminata dall’oralità.

empatico

Anche nelle conversazioni femminili, le virgole e i punti fermi sono praticamente

inesistenti; tale mancanza si avverte maggiormente in queste conversazioni per il

fatto che, come abbiamo visto nel precedente capitolo, le unità di trasmissione sono

molto più corpose, costituite anche da periodi complessi e lunghi, nei quali la

punteggiatura dovrebbe essere cogente, anche e soprattutto ai fini di mettere

l’interlocutore nelle condizioni di interpretare correttamente il messaggio. Si

osservino i seguenti esempi:

“No la base deve essere diversa dalle altre facce ma uguale negli altri piani il pv non so se

devi invertire i colori e nell’altro boh”

“Stasera ne parliamo te lo posso dire domani mattina appena posso?? Così nel caso mia

mamma chiama la tua perché stasera siamo da mia nonna e non può ha detto se la può

chiamare domani mattina”

“Grazie Mille ale ma l’unica cosa che mi serve e stare un po’ da sola ti ringrazio per ciò che

stare da sola”

fai ma voglio

“Scusa se stavo mangiando comunque non mi sembra giusto che quando vuoi esci con gli

altri di corbetta e poi quando non hai sbatti mi vieni a chiamare dicendomi di stare a casa

MIA mi sembra che mi tratti come una ruota di scorta”

“No ho detto che mi da fastidio che vieni da me ho detto che quando non hai voglia di stare

con gli altri allora vieni a chiamare me però quando esci con gli altri io non esisto”

42

“Ah e s e tipo ti capita di parlare con Dani fai tipo qualche domanda oppure tira fuori un

discorso su di me devo assolutamente capire cosa pensa di me ah giusto tutto questo mi

raccomando senza farti sgamare”

“Oddio scusa amo mi sono completamente dimenticata scusa ci sentiamo domani verso

mezzogiorno che ti devo dire un po’ di cose”

“Be cosa pensi che abbia fatto ho aspettato che me lo dicessi tu se fosse successo veramente

comunque vuoi finire tutto qui cosa non ti ho detto niente e te la prendi datavano parlando

tranquillamente anche se non lo sono per niente ma lo sono stata e tu fai così

perché?PERCHE?”

“Boh non so tu hai detto che vai alla fermata dove va alice se no se vuoi andiamo insieme

quella dove vado io”

“Scusa Silvia ma mia mamma ha detto che se voglio andare all’EMPYRE devo cerare di

spendere meno possibile quindi non so se domani riesco a venire è un problema se domani

mattina ti dico se vengo o no perché ora ne sto parlando con mio papà e quindi non so se mi

fa venire”

“Ma hai visto che brutta Troia due pagine intere di esercizi ma se li infila nel culo c’è oggi

convinta di aver finito latino poi guardo Minchia”

“Ti volevo chiedere se oggi pomeriggio potevo venire li da te per fare le trecce perché mia

mamma non è capace e non c’è perché è da mia nonna e arriva dopo quindi se mi potevi

anche dare un passaggio”

“Niente che in pratica a lei non sembra che facesse qualcosa e che comunque è lui che ci

prova in parte è vero perché lui ci prova con tutte anche con Erika è per quello che non me

ne frega mi diverto con lui e basta è solo questo non ho aspettative di alcun genere apparte

una buon amicizia”

Il punto fermo, frequentemente mancante in loci dove la sua presenza sarebbe

richiesta, viene utilizzato per perseguire l’intento di imprimere al messaggio un tono

43

massimamente serioso e per veicolare l’idea d’esser particolarmente infastiditi o

nervosi:

A: Ti devo parlare, scrivimi quando sei a casa.

B: Ok va bene

B: Vai dimmi tutto

A: Niente ho risolto.

B: Ma di che si trattava

A: Niente te ne parlo quando torno.

A: Ti devo dire delle cose.

B: Su cosa

A: Secondo te? Su mio nonno.

A: Affronta le cose

B: Sai come sono fatta. Scappo non so farle queste cose.

E non voglio finire il discorso.

Voglio finire tutto qui.

Avresti dovuto chiedere prima a me.

A: Comunque non mi ha scritto si vede che non gliene frega un cazzo.

B: Ah che stronzo.

A: Già.

B: Magari ha avuto qualcosa da fare

A: Bah.

A: Hei calma.

B: No.

A: Ohhh dai bona.

B: Ma bona sto cazzo minchia ma che muoia

A: Okay ti do ragione.

Il punto interrogativo, nella stragrande maggioranza dei casi, è posto correttamente

alla fine di una frase interrogativa. Talvolta il suddetto segno svolge funzione di

surrogato dell’intera domanda, ricorrendo come unico elemento dell’unità di

44

trasmissione, con un significato che potremmo rendere con “che cosa intendi / vuoi

dire?” o “non ho capito”:

A: Ale Tia mi ha chiesto di chiederti come sono i suoi capelli

B: ??

A: Lascia stare ahaha

A: No devo andare a Rho

B: Vestiti?

A: ??

B: Vai a Rho per fare shopping?

B: Ahaha

A: Cosa è successo?

B: Eh porca puttana non ho capito nemmeno io.

A: ??

B: Non lo so.

Precedentemente si sono menzionate due strategie compensative la mancanza

dell’intonazione propria di un l’allungamento della lettera

medium scritto: finale e

l’uso del maiuscolo; a esse potremmo aggiungere un altro artificio grafico, ovvero un

eccessivo ricorso al punto interrogativo e al punto esclamativo, anch’esso emerso

dall’analisi del “Ma invece

corpus femminile. Si vedano gli esempi: di inglese

interroga???”; “Ma per doma a parte mate ci sono compiti di latino?? E di italiano??

(Di che cosa sono le pagina 123, 124, 125????)”; “O ma ce la fai??”; “Ascolta

domani usciamo??? Che finalmente non ho allenamenti”; “Leggi e ti sconnetti. Ma

perché??!”; “Lo conosci??? C’è sai chi è??”; “Mi invii la 72 pag 113 sono

disperata!!!!”; “AUGURI!!!! VECCHIETTA!!!!!”; “Ahahahah che tenera!!!!!”;

“Aaaa ok. Ci sono in pratica si ferma il programma e si ripassa tutto ciò che si è

“Ma tu che ti sei fatta qualcuno????”; “Ma perché?!?”.

fatto????”;

quanto concerne l’ambito della punteggiatura, dev’essere menzionato un altro

Per

fenomeno particolarmente ricorrente: l’aposiopesi; quest’ultima emerge soprattutto

in una conversazione, dove se ne fa un uso eccessivo. Il discorso viene interrotto

45

per dare l’impressione di non voler o di non poter proseguire,

improvvisamente,

lasciando intuire all’altro la conclusione, che viene deliberatamente taciuta per creare

una particolare impressione; per questo, essa spesso è collegata ai valori emotivi del

preoccupazione, rassegnazione etc…):

messaggio (ira,

A: Ahahahah ma guarda che sto scherzando non ci sono compiti di latino!

B: Va be comunque lo sai che non li avrei fatti

A: Si.. Lo so..

A: Dai chiara basta che impari quelli con ing e gli altri sono tutti con to

B: E lo so ..Ma.. Non me li ricorderò mai tutti..

A: Chiaraaaa

B: Dimmiiiiii

A: E’ urgente…

A: Hai fatto storia?

B: Si..

A: Tu mi devi mandare solo che esercizi devo fare!

A: Io inglese non te lo mando sia chiaro ahahah

sti compiti…

B: Dai oh se no non li finisco più

A: Sei tu che tchoukball tutta la settimana io ho fatto la mostra di economia cara

B: Ahahah dai oh perfavore…

A: Vedremo …

A: Piscina da saracchi!

B: Ma….

A: Ma?

B: Mi vergogno troppo Ale

A: Non capisco perché ti stai incazzando

B: Perché tu non mi parli cazzo

A: Perché non ho niente da dirti

B: Si va bene daiii

A: Eh…. 46

B: Oks niente basta

A: Sclerooooo

B: eh ale….

A: Eh ale cosa?

A: Mi dici cos’è successo?

Infine, rientra in quest’ambito l’uso delle “emoji”. Si è visto come i ragazzi facciano

ricorso limitatamente a tali espedienti e, nella maggior parte dei casi, solo per

a quello dell’interlocutore. Per le ragazze,

conformare il proprio usus scribendi

invece, l’utilizzo delle “emoji” è fondamentale, se non essenziale, come se esse

fossero la condizione sine qua non per interpretare correttamente il messaggio,

da surrogato dell’intonazione.

fungendo Uno stesso messaggio in presenza o in

assenza di “emoji” sembrerebbe suscettibile di diverse letture; per questo si dice che

esse funzionino anche in assenza, poiché, qualora non siano presenti, il messaggio

potrebbe essere male interpretato o letto con un’intonazione rude che forse non era

nelle intenzioni dell’io scrivente. Talvolta l’uso di questi elementi si configura come

una mera manipolazione ludica, che può raggiungere le estreme condizioni nelle

quali o ne si riscontra un ricorso eccessivo in una stessa unità di trasmissione oppure

troviamo intere sequenze di sole “emoji”, primariamente cuori e faccine sorridenti.

3.2.2 Morfosintassi

Gli elementi marcati in ambito morfologico sono presenti in misura minore nelle

conversazioni femminili, assenti in due conversazioni sulle cinque prese in analisi, a

47

conferma di una minore trascuratezza, che invece risulta imperante nel corpus

44

maschile. Sono emersi i seguenti fenomeni :

 l’uso della forma obliqua nella seconda persona singolare

“Te mica devi uscire con il figliode tuo prof”; “A bho perché non so a che ora

tornò però io vorrei andare al cinema però vedi te”; “quindi se vuoi andiamo

“Va beh io esco te che fai? Stai a casa?”; “Ma te

domani o sabato dimmi te”;

sei pazza”; “Te lo sai? Ahha”;

 l’uso della forma obliqua nella terza persona singolare

“Già ma comunque la rivedo perché lui è ossessionato dal nome chiara quindi

non si sa mai se ti chiama oppure no!”; “Chiedilo alla Emma che lei lo sa”;

“Che cazzo lei c’è la (forma verbale con pronome lasciata inanalizzata) una

deve rompere il cazzo a noi?”; “Lo so ma lei fa che non le

compagnia, perché

interessa però”; “Esatto perché lei continua a dire che ha fatto tutto lui però

lei non doveva starci perché se no lui capisce che può fare quello che vuole

quando vuole con lei”;

 l’impiego di forme verbali con pronome lessicalizzato lasciate inanalizzate

dal punto di vista grafico

“A: Va che mia mamma non vuole darmi la carta // B: Eh mia mamma non

c’è la perché la usano insieme mia mamma e mio papà…come si fa?”; “Eh

“Si ma non lo fatto”; “Non me la detto lo

ma io glielo detto più di una volta”;

capisco”; “non lo scritto”; “boh se lo devi comprare no perché io c’è lo già a

casa”;

 lo gli unificato

“Allora le persone si convincono che gli (= a loro) manca la grinta e invece

no! Sono proprio incazzata”; “A: E Alice chiede se domani vai a scuola // B:

Non lo so // A: Ok. Fagli sapere”; “Mi ale ma tanto tua mamma sa che non

L’abbondanza di esempi riportati potrebbe sembrare in contraddizione con l’affermazione

44

precedente, ovvero della presenza quantitativamente minore di fenomeni morfologicamente marcati

nelle conversazioni femminili. Sono d’obbligo delle precisazioni. Due conversazioni femminili su

cinque non presentano questi fenomeni, mentre una terza conversazione li presenta solo

marginalmente. Tutti gli esempi riportati sono tratti dalle due conversazioni rimanenti, le quali

l’abbondanza di fenomeni marcati in

veicolano una quantità di materiale massimamente ampia, quindi

esse riscontrati dev’essere posta in diretta proporzionalità all’ampiezza, in termini di unità di

trasmissione, delle stesse. 48

fumi digli che sono mie”; “A: Se c’è alessia non ci sono // B: No non c’è

anche perché non mi parla e poi me ne frego perché è inutile continuare a

parlargli se tanto non capisce quindi non c’è”;

 le strutture pleonastiche con pronome duplicato

“Riesci a venire alle 8 così andiamo al mc che gli (unificato) dico a mia

mamma che mangiamo la”; “A me mi porta mia mamma”;

 l’uso delle forme aferetiche del dimostrativo

“Dai oh se no non li finisco più sti compiti…”; “Facciamoci sta promessa

dai”; “Va bien per le 3 sono a casa tua ma sta sera facciamo qualcosa?”;

“Amo sto stato c’è l’avevi anche quando ti piaceva marco hahah”; “Dem osti

ti ci vuole a piastrarti sti cazzo di capelli.”; “sta volta se l’è

quanto tempo

presa veramente”; “Segui sta pagina ti bagni”; ”Tutte ste cose dove le hai

trovate?Ahha”; “Si ma perché è così complicato sto ragazzo”; “se Silvia

totalmente quel poco di interesse che ha di lui”;

viene a sapere sta cosa perde

 il ci attualizzante

“Ciaoo mi mandi matematica che non ci ho capito niente”; “Più che trattarlo

come amico e lasciare stare tutto quello che provi non so cosa dirti anche

”Tu mi devi spiegare che cazzo c’hai”;

perché ci hai provato in tutti i modi”;

 l’uso, blandamente connotato in senso diatopico, dell’articolo determinativo

davanti al nome

“Chiedilo alla Emma che lei lo sa”; “Perché devo andare a prendere la Erika”;

“Ahahah si apparte che non vengo con vale ma la silvia veniva con vale”; “è

a corbetta con la Matilde”; “Io odio la Silvia e la erica giuro”.

Anche nel corpus femminile i deittici sono ben presenti, ai fini di una miglior

contestualizzazione dell’interazione per verba:

 “Si ora te li mando”; “E non lo so ora non sono a casa”;

spazio-temporali:

“ora non posso non sono a casa”; “Ora non me li ricordo sto tornando da

ripetizioni tra 20 min te li mando”; “Ok ora faccio storia addio”; “Non posso

ascoltarlo ora”; “Vuoi che vengo li?”; “Ci vediamo dopo”; “Va bene dai

vediamo dopo”; “Ok va bene vieni qua in bici”; “Se vuoi vieni qua e la

49

gonfi”; ”Magari torno un po’ prima”; “Ah ok fa meno caldo qua”; “Vorrei

essere lì”; “stiamo già andando raggiungici la”; “Sto arrivando ora”; “Tutto

bene li?”; ”A: Ok per io ho qua la tua bici e io ho aggiustato la mia // B: Sisi

tienila li”; “sono calmissima ora”; “No ora non posso”; ”Va bene ti passo a

prendere li”; “Ok arrivò aspettatemi li”; “Sono qua per terra con il culo

congelato preferirei andare sul divano a scongelarmi il culo ma sto qua. Qua.

Perché voglio farvi chiarire”; “Ok capito ora che hai finito di parlare puoi

scrivere sul gruppo”; “Ok ci vediamo la”; “A che ora ci troviamo lì

all’incrocetto?”; “A: Dove sei? // B: Qui”; “Ti volevo chiedere se oggi

pomeriggio potevo venire li da te per fare le trecce”; “Siete ancora li da

Alessia”; “A: Bene bene li com’è? Immagino stupendo // B: Si qua è

bellissimo”; “Li vai tipo a ballare o robe del genere?”;

 “Ti ho detto di non ridere”; “Ti ho detto che sono in cazzata”; “Io

personali:

non lo sapevo e non ho studiato…”; “Io ho scritto così”; “No io le ho fatte

tutte e tre”; “Io farei inglese”; “Tu mandami inglese”; “Se lo dici tu”; “Io

inglese non te lo mando sia chiaro”; “Io i verbi non li ho studiati…”; “Ti studi

il mio schema è?”; ”No io non do ragione a nessuna delle due”; “Io non

capisco cos’ho che non va”; “Boh dimmi te”; “mi dici cosa ti ho fatto che figa

non mi caghi più”; “Mi ha detto Silvia che ci sei anche tu oggi”; “Io ero in

mi prendeva il telefono”; “Beh io avrò dei motivi se non vi

giro e non

chiederò più di uscire”; “Ah io non vi chiedo mai di uscire”; “io sinceramente

avrei voglia di andare sempre a corbetta però volevo passare un po’ di tempo

con voi”; “Sta volta non ho voglia di parlare io”; “Hahahah e io mi sono

svegliata proprio adesso”; “Va beh io esco te che fai?”; “Tu mi devi spiegare

che cazzo c’hai”; “tu si che mi capisci”; “Tu ti devi far curare ahahah”;

“Esatto te come procedono le vacanze?”; “si io non volevo nemmeno partire

volevo restare a vittuone.”; “Io direi di no però boh”; “Eh dimmi tu”;

“Ahhaha scusa amo io non volevo farlo lo scherzo”; “Io non ho voglia di

stare a casa a fare niente”; “io non esco più”; ”dimmi te basta che facciamo

qualcosa”; “O tu vieni da me o io vengo da te”; “Io non ci sono domani”; “Tu

esci giusto?”; ”No io non lo sapevo”; “Tu invece hai fatto per caso quelli sul

50

libro tipo della 4 e 5 declinazione?”; “Allora scrivigli tu”; “Si gli ho scritto

io”; “Io mi trovo bene con te”.

il bisogno di rimarcare “io” rispetto a “tu”, con

Appare significativamente evidente

finalità oppositive, per differenziarsi dal proprio interlocutore; nel momento stesso in

dell’altra persona,

cui si chiedono informazioni sullo status contrastivamente, si

esplicita la propria personale condizione, unendo le due realtà, ma mantenendo un

Quest’ultimo non è solamente fisico, nel senso che, intuitivamente,

certo distacco.

mittente e destinatario sono distanti l’uno dall’altro, ma è anche “psicologico”,

poiché si vuole sottolineare come la realtà non sia la stessa per entrambi.

Anche in questo caso, la costante volontà di esplicitare all’altro la propria personale

condizione trova icastica rappresentazione nell’ingente presenza della perifrasi “stare

particolare è ricorrente la forma “sto arrivando”

più gerundio”; in (anche nella

variante “arrivo”, analogamente parafrasabile), a conferma del fatto che per l’io

scrivente è estremamente importante far sapere all’altro la propria posizione,

aggiornandolo in itinere sui cambiamenti di status, supplendo alla non copresenza

nell’interlocuzione scritta.

fisica dei soggetti Il tempo verbale maggiormente

utilizzato è il presente, cui segue il passato prossimo; il futuro non viene utilizzato ed

“presente (“quindi doma nella

è sostituito dal presente, il cosiddetto pro futuro” “lo

verifica secondo te mette solo espressioni con potenza o fa domande strane?”,

facciamo domani a scuola”, “e poi giovedì prossimo andiamo a vedere adaline che in

teoria piace a tutte”). Emerge dunque una tendenza alla semplificazione,

caratteristica, più in generale, delle modalità comunicative di ambo i sessi.

3.2.3 Sintassi

La prima considerazione da farsi in quest’ambito rimanda direttamente all’analisi

svolta nel secondo capitolo circa la segmentazione dei turni. Si è visto infatti come i

turni delle ragazze siano generalmente costituiti da un maggior numero di parole

rispetto a quelli dei ragazzi; ne consegue che le frasi risultino meno frammentate in

svariate unità di trasmissione e che si possano trovare periodi particolarmente lunghi,

come si è precisato precedentemente parlando dell’uso della punteggiatura.

51

Indipendentemente dalla lunghezza dei periodi, legge universale, che accomuna le

conversazioni femminili a quelle maschili, sembra essere l’assoluto predominio della

paratassi sull’ipotassi, della giustapposizione sulla gerarchizzazione. Si è riscontrato

il riscorso ad alcune strutture sintattiche marcate quali:

 la dislocazione a destra

“Dai oh se no non li finisco più sti compiti”; “Li hai presi i soldi”; “Io te le

dico le cose”; “io l’ho bucata la bici”; “io non volevo farlo lo scherzo”; “Non

me li ha ancora inviati i messaggi ahaha”;

 la dislocazione a sinistra

“Io i verbi non li ho studiati”; “la pagella bisogna farla firmare”; “la

diffusione della novella in europa L’ha spiegata?”; “quella a lisca di pesce la

so fare”; “tedesco l’ho già fatto”;

 il che polivante

“Domani usciamo??? Che finalmente non ho allenamenti”.

Analogamente a quanto emerso dal corpus maschile, anche tra le ragazze è

“e” (talora per “eh”)

largamente diffusa la tendenza a porre in posizione incipitaria

oppure “ma”:

si lo so…Ma il mio problema è che non so tradurre

A: E

B: In che senso tradurre?

A: E non so cosa vuol dire la frase.. Quindi sbaglio a mettere i verbi

c’è il campo da calcio?

A: Ma

B: No non credo però possiamo giocare lo stesso ihihi

A: Ma ci fermiamo solo io e te?

A: Ma cosa studiamo?

B: Boh non so ancora

A: Ma va che dobbiamo stare a casa mia mettiti due robe e. Poi ti sistemi qui

B: A ok quindi stiamo da te

A: Si 52


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lettere moderne (letteratura, linguistica, filologia italiana e romanza)
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisa.colombo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Prada Massimo.

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