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Appunti di Teoria e storia dei movimenti e dei partiti politici su una Ricerca su Scalfaro basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Capperucci dell’università degli Studi Guido Carli - Luiss, Facoltà di Scienze politiche, Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Teoria e storia dei movimenti e dei partiti politici docente Prof. V. Capperucci

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Presentazione Partiti

Scalfaro diventa presidente quando crollano i partiti tradizionali e si avvia la fase di transizione del sistema

politico in senso maggioritario. Questo gli permette di essere un “presidente decisore", avviando un

modello di coabitazione tra Capo dello Stato e potere esecutivo. Questo ruolo fu inaugurato da Pertini e

mai dismesso fino a Napolitano. La crisi politica in cui si trovò indusse Scalfaro a fare un uso sempre più

strategico della televisione: non solo per i messaggi di fine anno, ma anche in occasioni eccezionali (ad

esempio, la richiesta della diretta video per ammonire gli italiani sulla drammaticità della crisi della vita

pubblica). La Presidenza fu rafforzata nel suo ruolo di simbolo dell’unità nazionale e custode dell’integrità

dello Stato da particolari eventi luttuosi (attentati Falcone e Borsellino). Allo stesso tempo, il Presidente

divenne una figura chiamata ad interpretare un rinnovato sentimento di patriottismo costituzionale e

repubblicano (in part. Ciampi) e un ruolo di primo piano nel processo di integrazione europea (Napolitano)

e del mantenimento e accrescimento delle relazioni internazionali. Scalfaro, Ciampi e Napolitano

esercitarono una funzione sempre più intensa nel raccordare il sistema politico italiano alle sfide imposte

dall'interdipendenza con l'Unione Europea. Scalfaro istituisce nel 1996 l'Archivio Storico del Quirinale per il

50esimo anniversario del 2 Giugno, inaugurato definitivamente nel 2009. La presidenza di Scalfaro e

Ciampi, difficilissime dal punto di vista politico, hanno saputo riavvicinare i cittadini alla più alta istituzione

dello Stato dopo la bufera di Tangentopoli, aprendo il Quirinale al pubblico e viaggiando molto di più dei

predecessori nel territorio del Paese. Scalfaro fu eletto presidente il 25 maggio 1992, due giorni dopo

l’assassinio di Giovanni Falcone e tre mesi dopo lo scoppio dello scandalo di Tangentopoli e l’inizio

dell’inchiesta Mani Pulite, in un momento della vita del paese in cui le istituzioni sembravano crollare di

fronte al feroce attacco della mafia e all’emersione dei mali interni della politica e dei partiti. Scalfaro fu

eletto al sedicesimo scrutinio, appena un mese dopo essere stato eletto presidente della Camera.

Piemontese, magistrato, democristiano di lungo corso, aveva partecipato all’Assemblea Costituente e poi

iniziato una lunghissima carriera politica durante la quale fu titolare di diversi Ministeri. Il settennato del

nuovo Presidente fu molto difficile, sia perché il crollo dei partiti tradizionali portò a una notevole

disaffezione dei cittadini verso la politica, sia perché la nuova legge elettorale del 1993, che introdusse il

bipolarismo e l’indicazione anticipata del nome del leader della coalizione (e dunque Presidente del

Consiglio in caso di vittoria), di fatto privava il Capo dello Stato di uno dei più significativi poteri affidategli

dalla Costituzione, cioè la scelta del Capo del Governo. Inoltre l’irruzione nella vita pubblica nazionale di

Silvio Berlusconi e la nascita di nuove informazioni come Forza Italia e Lega Nord delinearono uno scenario

politico completamente nuovo con sconti molto aspri, specie sull'autonomia delle Regioni. Scalfaro però,

cattolico convinto ma anche uomo fedelissimo alle istituzioni e tenace assertore della laicità dello Stato,

seppe difendere con forza la Costituzione e il rispetto delle regole democratiche. Viaggiò moltissimo sia

all’estero che in Italia, sempre accompagnato dalla figlia Marianna, che svolgeva il ruolo di first lady

(Scalfaro era vedovo). Scalfaro fa circa 100 viaggi all’estero e 341 in Italia, che fino a oggi è il numero più

alto di spostamenti di tutti Capi dello Stato italiano. Scalfaro fu il primo a visitare l’India, la Finlandia e

l’Etiopia e l’Eritrea, legati all’Italia da un passato coloniale non facile da superare. Scalfaro conferma la

tendenza iniziata con Cossiga a visitare molte località, specie piccole. Il triennio '93 - '96 fu dedicato alle

celebrazioni del 50° anniversario della guerra partigiana e della fine del secondo conflitto mondiale e fu per

questo che il Presidente intervenne in ben 60 cerimonie commemorative degli episodi della Resistenza. Dal

marzo 1993 iniziano gli eventi di ricordo dei terribili eccidi di civili e dei sacrifici dei singoli perpetrati dai

nazifascisti in ogni parte d’Italia, ma anche i festeggiamenti della liberazione delle varie città. Durante il

settennato caddero anche importanti anniversari di eventi storici, per esempio il bicentenario del tricolore

nel 1997, i 40 anni del ricongiungimento di Trieste all’Italia nel 1994, i cinquant’anni del rientro di Gorizia

nel 1997 e l’80° anniversario della fine della prima guerra mondiale nel 1998. Grande rilievo fu inoltre dato

nel giugno del 1996 ai 50 anni della scelta repubblicana del 2 giugno 1946. Rare furono le partecipazioni del

Presidente a eventi di carattere economico, ma notevole fu invece il suo interesse per il campo sociale,

certamente sostenuto dalla sua profonda fede cattolica. Sempre favorevole a iniziative atte a favorire un

corretto sviluppo psicofisico dei giovani, Scalfaro partecipò ben tre volte alla cerimonia inaugurale dei

Giochi della gioventù. La presidenza Scalfaro vide il lento esaurirsi della tremenda stagione del terrorismo e

degli attentati di mafia, che peraltro toccarono proprio in quel momento il loro apice: due mesi dopo la

strage di Capaci l’Italia sgomenta assiste all’uccisione di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, per

arrivare poi gli attentati mafiosi del 1993 a Roma, Firenze e Milano. Il paese fu colpito in quegli anni anche

dalle due grandi alluvioni in Piemonte e in Toscana e dal terremoto in Umbria del 1997, alle cui popolazioni

il Presidente non mancò di mostrare la sua vicinanza. Importanti incontri politici avvennero in questi anni: a

Caserta, dove nel luglio 1994 Scalfaro offrì un pranzo ai capi di Stato e di Governo riuniti per il vertice G7 di

Napoli; a Firenze, dove nel 1996 offrì una colazione ai partecipanti al Consiglio europeo; ancora Firenze e

Napoli incontrò due volte il presidente francese Jacques Chirac in occasione del vertice italo-francese;

accompagnò poi il presidente Clinton al cimitero militare americano di Nettuno nel giugno 1994. Infine

Scalfaro commemorò i suoi tre predecessori: a Pontedera nel maggio 1995 riguardo il quarantennale

dell'elezione di Giovanni Gronchi, a Savona nel dicembre 1996 partecipò ad un evento per il centenario

della nascita di Sandro Pertini, a Torino nel giugno 1998 intervenne al cinquantesimo anniversario

dell’elezione di Luigi Einaudi.

Scalfaro venne eletto in una situazione politica eccezionale, ed è da Presidente dello stato di eccezione che

di fatto si comportò. Fu il Presidente che allargò maggiormente, assai più dei suoi due predecessori, i

confini della propria decisione politica, costruendo come "Governi del Presidente" ben tre esecutivi (Amato

1, Ciampi e Dini) ed esercitando in altri casi (Berlusconi 1, Prodi 1 e D'Alema 1 e 2) un interventismo politico

costante. La novità della posizione di Scalfaro stava nel fatto che egli non poteva più confidare, come invece

tutti i suoi predecessori, sul peso dei partiti e sul conseguente equilibrio che bene o male questi riuscivano

a creare e mantenere in Parlamento. Il Presidente aveva infatti bisogno dei partiti, i suoi veri elettori, anche

quando andava contro la loro volontà, uscendo un po’ dalle prerogative della Carta Costituzionale. Nello

stesso tempo, il fatto che la figura presidenziale fosse rimasta l'unica non sottoposta a scosse distruttive

rendeva responsabile il Presidente di un quadro politico che però non aveva gli strumenti istituzionali per

guidare. Agli occhi dell’opinione pubblica il Presidente della Repubblica era diventato un quasi pari grado

dei suoi colleghi stranieri alla guida di Repubbliche presidenziali o semipresidenziali; ma agli occhi della

classe politica e della Carta Costituzionale, il Presidente restava alla guida di una Repubblica parlamentare.

Sul finire del mandato Scalfaro si era reso conto che si erano formati dei nuovi partiti che non intendevano

riconoscere al Presidente quei poteri allargati di cui egli si era dotato durante la fase dell’emergenza, e

desideravano un Presidente che fosse meno ingombrante e più controllabile.

La comunicazione politica istituzionale dei Presidenti è stata caratterizzata da un rapporto con i media

(stampa in primo luogo, radio e tv in un secondo momento) che ha restituito al Paese la figura di un Capo

dello Stato in cui si mescolava tanto la sfera pubblica quanto lo spazio privato. I media sono stati il veicolo

dell'immagine e dello stile presidenziale nel presentarsi ai cittadini e nel dare la propria personale

interpretazione di simbolo dell’unità nazionale e garante della Costituzione. Negli anni Novanta, con l’inizio

di una nuova democrazia televisiva, contrassegnata dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994, il

mezzo televisivo aumenta la sua centralità nel rapporto tra Presidenti e cittadini, con i Presidenti che

intervengono sul piccolo schermo considerandolo lo strumento più immediato e più incisivo per

raggiungere gli occhi e i cuori dei cittadini. Un analogo uso dei canali televisivi sarà effettuato dal

presidente Scalfaro, il quale alla fine del 1992, al termine di un anno drammatico per la politica e la vita

sociale italiana, travolta dagli scandali di Tangentopoli, dagli attentati della mafia e da una situazione

economica preoccupante, lancia un messaggio di unità e di speranza. Enzo Biagi definisce il discorso di

Scalfaro “parole da galantuomo”, mentre l’atmosfera di tutti i suoi discorsi augurali si presenta come

familiare. Scalfaro usa il mezzo televisivo anche per difendere la sua persona (ma anche l’istituto

presidenziale) accusata per una vicenda relativa ai fondi del SISDE quando era Ministro dell’Interno, con il

celebre “Io non ci sto”, pronunciato a reti unificate il 3 novembre 1993. Tale messaggio andava ad

interrompere l’abitudine codificata degli italiani allo spettacolo televisivo, inserendosi all’interno della

tradizionale programmazione settimanale, e la diretta rivelò anche inedite immagini del Presidente, che

mangiò una caramella mentre si preparava al discorso. Nel corso del suo mandato, anche a causa del venir

meno del ruolo di mediatore dei partiti tradizionali, il ruolo del Presidente assunse un’oggettiva centralità

anche nelle dinamiche governative. Il Capo dello Stato era spesso al centro dell’attenzione dell’opinione

pubblica, sia promuovendo la nomina dei governi “tecnici”, sia gestendo la crisi del primo governo

Berlusconi nel 1994, per la quale riceverà l’accusa di essere un Presidente di parte dopo la nomina di

Lamberto Dini a Presidente del Consiglio. Si impegnerà in una vasta opera di difesa della Costituzione e di

recupero del valore degli eventi fondativi dello Stato, specie in occasione delle celebrazioni per il 50°

anniversario della Liberazione, della Costituente, della Repubblica e della Costituzione, che cadevano tutti

durante il suo settennato. Anche in questi eventi la televisione contribuiva a rafforzare il richiamo a quei

valori e con essi la figura del capo dello Stato, depositario e supremo garante dell’unità nazionale nei

confronti dei cittadini. Sul tema del pluralismo nei canali televisivi sosterrà con convinzione il decreto sulla

par condicio nel 1995, contribuendo ad accrescere la sensazione di un Presidente interventista e attirandosi

le critiche da parte della coalizione di centro-destra e del suo leader Berlusconi, con il quale i rapporti

sarebbero stati spesso di aperta ostilità. A livello internazionale, negli ultimi anni del suo mandato sarà un

convinto sostenitore del processo di costruzione europea in vista dell’adesione dell’Italia alla moneta unica.

Inoltre incontrerà personalità straniere e compirà numerosi viaggi all’estero, che la presenza ormai

onnipervasiva della televisione si incaricava puntualmente di registrare, diffondendo l’immagine di un

presidente gentiluomo, profondamente motivato a esercitare al meglio il suo ruolo istituzionale e

contribuendo a rafforzare presso l’opinione pubblica l’immagine della figura presidenziale.

Il settennato di Scalfaro, inaugurato dalle stragi mafiose del 1992-‘93, si svolse con l’ombra dei poteri

occulti sottratti ad ogni controllo democratico. La riflessione sulla stagione del terrorismo divenne cupa e

allo stesso tempo più urgente, perché avveniva in un momento di crisi del sistema politico, resa ancora più

acuta dai nuovi scenari internazionali apertisi dopo il crollo dell’Unione Sovietica, e dalle sfide che l’Italia

doveva affrontare per la sua piena integrazione nell’Europa della moneta unica. Significativamente il

messaggio di fine anno del 1993 fu indirizzato ai parenti delle vittime delle stragi più recenti. L’avvio della

presidenza Scalfaro, nel clima segnato dalla strage di Capaci, dall’instabilità governativa, dalle prime

dirompenti inchieste della magistratura milanese sulla corruzione, non poteva che essere incentrato sulle

problematiche nazionali. Nel suo messaggio d’insediamento Scalfaro si concentrò soprattutto su una

commossa dichiarazione d’amore per la Costituzione e per le istituzioni, riservando solo un breve passaggio

alle problematiche delle istituzioni locali. Nell’accorato messaggio di fine 1992, al termine di quello che

sarebbe passato alle cronache come l’annus orribilis della Repubblica, Scalfaro chiamò a raccolta tutti gli

italiani chiedendo loro un contributo affinché l’Italia risorgesse, e non perse occasione per lanciare un

avvertimento alla Lega Nord contro la sua politica disgregativa dell’unità nazionale. La lunga crisi che dal

1992 proseguì anche nel 1993 richiese a Scalfaro di dedicarsi pressoché esclusivamente alle grandi

questioni del Paese. In più, tra il 1993 e il 1994, iniziò a farsi più stringente la sfida europea, con la concreta

possibilità che l’Italia, a causa dell’instabilità governativa e della situazione economica e finanziaria,

restasse fuori dalla moneta unica. Le tematiche legate alle autonomie rimasero così in secondo piano fino al

1996, quando il capo dello Stato fu costretto a intervenire sempre a causa della Lega Nord: infatti Bossi,

resosi conto che nessuna riforma in senso federale sarebbe potuta passare per via parlamentare, impresse

al partito una svolta secessionista che faceva leva sulla necessità per le imprese del Nord di rimanere

dentro alla moneta unica, e dunque aveva bisogno di una separazione dal resto delle Regioni. Scalfaro si

scagliò con un duro monito contro chi attentava all’unità dell’Italia.

La crisi di credibilità dell’Italia fu acuita dalle vicende del 1992, in particolare dall’instabilità governativa che

rischiava di compromettere ulteriormente lo stato dei conti pubblici. È quindi naturale che la prima

preoccupazione di Scalfaro fosse quella di puntellare le istituzioni in modo da avviare operazioni di

risanamento. Il 1997 fu l’anno chiave in cui Scalfaro s’impegnò nuovamente in prima persona, affinché si

ricreasse un clima di fiducia intorno all’Italia che non vanificasse i progressi fatti. Va ricordato che reagì con

veemenza alle stime della primavera 1997 sul parametro di convergenza cruciale, il celeberrimo 3% nel


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ChiaraXIII di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia dei movimenti e dei partiti politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Capperucci Vera.

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