La psicologia giuridica
Studio della persona umana
1. La Psicologia Giuridica è una disciplina che studia: la persona umana.
2. La Psicologia Giuridica è una disciplina che studia la persona umana: nei suoi aspetti intellettivi, caratteriologici ed attitudinali.
3. La Psicologia Giuridica è una disciplina che studia la persona umana: mentre svolge la sua personalità in uno o più contesti o formazioni sociali; mentre assume particolari posizioni giuridiche in specifici procedimenti giudiziari; per comprendere gli "stati cognitivo-comportamentali" esibiti nella ritualità del processo.
Psicologia giuridica dei processi cognitivi
4. Si definisce "Psicologia Giuridica dei Processi Cognitivi": l'applicazione dei concetti, dei metodi, delle euristiche e degli studi scientifici della cognizione.
Dibattimento penale
5. Il dibattimento penale può essere concepito come il palcoscenico in cui gli interagenti: stabiliscono, elaborano, attuano ed utilizzano variegate e diversificate modalità comportamentali.
6. L'aula di un tribunale è un'organizzazione all'interno della quale: le parti processuali subiscono modifiche di cui non è possibile considerarne lo stato futuro.
7. Chi interroga in un'aula di tribunale è portato: ad utilizzare sistemi persuasivi, rappresentati dalle domande guidate.
8. Le "domande guidate" sono quelle che: trasferiscono nella mente l'impressione che una circostanza sia scontata.
9. La testimonianza è: un evento eminentemente psicologico che il codice di procedura penale include nei mezzi di prova senza spiegarne il significato.
10. L'intervistatore nell'aula del tribunale: non deve influenzare, né direttamente, né indirettamente, il testimone.
Origini della psicologia
1. Le origini della Psicologia possono essere fatte risalire: al V-VI secolo A.C.
2. La Psicologia scientifica nasce: solo alla fine del XIX secolo.
3. L'elaborazione psicologica prima di acquisire un proprio statuto di scienza autonoma: si è mantenuta all'interno del pensiero filosofico.
Processi mentali e tecniche psicologiche
4. Per studiare i processi mentali Wundt si basava: sull'introspezione.
5. Fino alla prima metà del secolo scorso la psicologia, in particolare negli Stati Uniti, è stata dominata: dal comportamentismo.
6. Il cognitivismo nasce: tra gli anni '40 e '50 negli Stati Uniti.
7. Secondo l'orientamento cognitivista: la mente umana funziona elaborando le informazioni che giungono dagli organi di senso.
8. La psicologia cognitivista: non costituisce un sistema teorico organizzato.
9. Le scoperte sul cervello ed il sistema nervoso centrale: dimostrano evidenti relazioni tra eventi neurologici e processi mentali.
10. Le odierne tecniche di imaging consentono di visualizzare: le strutture anatomomorfologiche dell'encefalo e le aree attive in compiti specifici.
Psicologia giuridica integrata
1. La Psicologia Giuridica è una disciplina che studia la persona umana: in tutti questi casi insieme.
2. La Psicologia conferma la capacità di memorizzare gli argomenti: che occupano le prime e le ultime posizioni.
3. La Psicologia suggerisce l'opportunità di presentare la documentazione in un ordine: che favorisca nell'indice come primo e ultimo gli atti più importanti.
4. La Psicologia suggerisce l'ordine di apparizione testimoniale da riferire al giudice: favorendo per primo e per ultimo i testimoni più convincenti.
5. L'esame del singolo teste dovrà essere condotto: in modo da fargli esporre le considerazioni più importanti in parte all'inizio ed in parte alla fine.
Comunicazione nel contesto giuridico
6. Nell'acquisizione delle informazioni si inserisce: l'intervallo di tempo che intercorre tra l'indicazione dei mezzi di prova, dall'evoluzionismo; l'esposizione alla comunicazione; la rilevazione della misura di memorizzazione del messaggio.
7. L'elaborazione dell'informazione risulta notevolmente facilitata se: chi presenta le prove propone uno schema generale (un "copione").
8. Le numerose ricerche hanno confermato che la presenza di una trama: aumenta la comprensione del materiale oggetto della comunicazione.
9. La presenza di uno schema di riferimento: produce l'attenzione; permette l'organizzazione del nuovo materiale che viene gradualmente presentato; guida il processo di recupero e di rievocazione del materiale memorizzato e facilita la sua valutazione finale.
10. La difesa deve redigere le liste testimoniali: fornendo al giudice una precisa idea del percorso ricostruttivo che intende realizzare.
Strategie di difesa e comunicazione
1. La difesa per ridurre l'effetto della "prima impressione" del giudice, dovrà: facilitare gli effetti positivi della sua maggiore "memorabilità" offrendo alla fine elementi di giudizio.
2. Quante sono le principali procedure psicologiche che consentono la composizione degli atti linguistici nella struttura di un genere discorsivo: due.
3. Il "narrare" e "l'argomentare": sono procedure psicologiche.
4. Il testo argomentativo: rivela un modo di "pensare-parlare".
5. L'attività concreta del parlare in una aula di Tribunale: identifica le parti processuali come attori sociali.
Pausa e comunicazione in aula
6. Durante le eccezioni preliminari il flusso dei suoni nella produzione delle frasi: non è sempre stabile ed uniforme.
7. Quante tipologie di pause ci capita di avvertire ascoltando il giudice, il pubblico ministero e gli avvocati: almeno tre.
8. Quando le interruzioni della catena sonora sono percepibili come silenzio: le pause si definiscono "vuote".
9. Le "pause piene" sono: interruzioni brevi nella catena fonematica.
10. Le "pause di giuntura" sono: sono attimi di silenzio perché il parlante articoli i sintagmi di una frase o le frasi all'interno di un segmento testuale.
Efficacia della comunicazione nel processo penale
1. Perché nel processo penale la comunicazione sia efficace: è necessario che risulti conforme a certe regole o massime.
2. L'attenzione nel processo penale: permette al giudice di mettere in evidenza alcune informazioni e di escludere dalla coscienza tutte le altre.
3. Il giudice nel giudizio penale: dispone di "attenzione selettiva psicologica" che gli permette di escludere i suoni ritenuti meno importanti.
4. L'esperienza del giudice comporta: una minore difficoltà a prestare contemporaneamente attenzione al processo e a quanto avviene in aula.
5. Il giudice: possiede un'"attenzione divisa" che gli permette di prestare attenzione a più di un segnale.
Meccanismi d'attenzione del giudice
6. Quanti sono i meccanismi d'attenzione del giudice: almeno cinque.
7. Il meccanismo dell'"Allerta": indica la quantità di attenzione implicata in un compito.
8. L'attivazione del giudice: costituisce un meccanismo coinvolto nell'elaborazione dell'informazione.
9. Con quante modalità l'attenzione permette di orientarsi nello spazio: due.
10. Secondo alcuni autori: le singole caratteristiche di uno stimolo sono elaborate in modo preattentivo.
Focalizzazione dell'attenzione
1. L'attenzione in quanto focalizzazione cosciente, può essere di tipo: "Extratensivo", rivolta verso il mondo esterno, oppure "intratensivo", rivolta al mondo interno.
2. Nel processo penale la fase dell'istruzione dibattimentale rappresenta: il momento dell'esame testimoniale.
3. La caratteristica saliente del sistema accusatorio si realizza attraverso i criteri: dell'oralità e dell'immediatezza.
4. L'accusa nel processo penale è impersonata: dal Pubblico Ministero.
5. Tra i mezzi per conseguire la dimostrazione della verità esistono: la testimonianza e l'esame delle parti.
Valutazione delle prove
6. Le prove che il giudice deve valutare sono: solo quelle legittimamente acquisite nel dibattimento.
7. Le prove atipiche: sono sempre ammissibili.
8. Le prove illecite: non sono mai ammissibili.
9. La prova testimoniale viene condotta attraverso l'avvicendamento di tre momenti, uno necessario e due eventuali: vero.
10. L'esame diretto: è l'interrogatorio del teste da parte di chi lo ha introdotto per esporre i fatti da lui conosciuti Il controesame è condotto: dall'antagonista di chi ha richiesto l'escussione del testimone per porre nel dubbio le valenze probatorie.
Domande nel contesto processuale
1. Nell'esame testimoniale le domande da porre: sono composte da una doppia struttura.
2. Le "assunzioni" rappresentano: non rappresentano le "domande vere e proprie".
3. Le assunzioni si dividono in "presunzioni" e "presupposti": vero.
4. Le presunzioni riguardano le ipotesi in cui: si fa una domanda quando si ritiene che la persona interrogata sia in grado di fornirla.
5. Nel presupposto l'interrogante: muove da un dato conosciuto per mettere in evidenza la verità.
6. Le domande hanno un differente impatto secondo la struttura: vero.
7. Si distingue tra domande aperte e domande chiuse: vero.
8. Le "domande aperte" sono quelle che: lasciano una maggiore libertà di risposta.
9. Le "domande chiuse" sono quelle che: propongono delle alternative limitate.
10. Le "domande chiuse" sono distinguibili in tre ulteriori sottocategorie: vero.
Giudizi e percezioni nel contesto processuale
1. La variabile che condiziona il fenomeno dei giudizi diversi individui è rappresentata: dal cambiamento nel tipo d'informazioni selezionate e nel modo in cui sono processate.
2. Il testimone può spiegare uno stesso evento in terni diversi e ciò dipende: per alcuni da fattori interni e per altri da fattori esterni.
3. Nel contesto processuale i soggetti che ne fanno parte possono commettere degli errori nella valutazione delle vicende e dei fatti e ciò è dovuto: ai "bias attribuzionali".
4. I diversi protagonisti, introducono nel processo: verità diverse a seconda delle distorsioni del ruolo che ricoprono.
5. Le forze dell'ordine arricchiscono la fase investigativa: degli esiti di una presunta "attendibilità" della testimonianza.
6. La principale fonte d'errori nella deposizione della vittima di un reato dipende: dal meccanismo specifico della "predisposizione egodifensiva".
7. La testimonianza oculare consiste: nel recuperare il ricordo di un evento precedentemente osservato.
8. Le "domande guidate" sono quelle che: trasferiscono nella mente l'impressione che una circostanza sia scontata.
9. La testimonianza è: un evento eminentemente psicologico che il codice di procedura penale include nei mezzi di prova senza spiegarne il significato.
10. L'intervistatore nell'aula del tribunale: non deve influenzare, né direttamente, né indirettamente, il testimone.
Memoria e processi cognitivi
1. Si definisce flashbul memory: il ricordo fotografico.
2. I ricordi flashbulb si caratterizzano per il fatto che: gli individui conservano dettagliatamente e a lungo il ricordo dell'evento le altre circostanze.
3. Nei ricordi flashbul si consolida la traccia mnestica a motivo: a motivo delle discussioni con le altre persone e della "ruminazione mentale".
4. L'inaspettatezza è considerata un requisito irrinunciabile dei ricordi flashbulb: falso.
5. La Teoria del "Weapon focus effect": riguarda i testimoni di crimini perpetrati con armi.
6. La presenza di un'arma determina: un restringimento del campo d'attenzione solo su alcuni particolari e peggiora l'accuratezza percettiva globale.
7. Se l'attenzione del testimone viene indirizzata verso un'arma: non ricorda neppure il viso dell'aggressore.
8. L'effetto noto come "weapon focus effect": determina perdite e distorsioni mnemoniche, nonché percettive.
9. L'emozione sembra: ritardare i processi di dimenticanza ed aiuta la memoria nel ricordo dei particolari connessi all'azione.
10. Il destinatario di un'aggressione criminosa, soprattutto se avvenuta con armi: osserva più le mani che il volto dell'aggressore.
Errori nel processo penale
1. Tra gli errori del processo penale ci sono quelli in "buona fede": vero.
2. Uno degli errori nel processo penale cui incorrono i testimoni è causato: dalla generale tendenza a ricordare diversamente dall'accaduto.
3. Nel processo penale hanno sul testimone una forte influenza che incide sulla percezione: le aspettative e i pregiudizi insieme.
4. La ricerca socio psicologica ha evidenziato che i soggetti tendono a correlare le caratteristiche fisiche con i tratti di personalità: vero.
5. Se il soggetto esprime giudizi su situazioni o cose che disapprova: la sua distorsione percettiva aumenta.
6. Esiste in aula la tendenza ad attribuire comportamenti negativi a persone di pelle scura, prescindendo dalla razza: vero.
7. Il riconoscimento di individui di sesso opposto appare più difficile che per quelli dello stesso sesso: vero.
8. L'interrogatorio per essere un efficace atto investigativo: deve seguire regole e tecniche specifiche.
9. Nell'esame testimoniale di rilevanza appare anche l'ambiente dell'aula del tribunale: vero.
10. Rispondere a domande implica: attivare un processo cognitivo complesso.
Tecniche di interrogatorio e intervista
1. L'efficacia di questa tecnica si basa: sull'atteggiamento corretto di chi conduce l'interrogatorio.
2. Le mnemotecniche dell'"intervista cognitiva" hanno la loro efficacia se chi esamina: non assume atteggiamenti suggestivi.
3. Secondo una delle mnemotecniche dell'"intervista cognitiva": è rilevante riferire qualsiasi dettaglio o ricordo dell'evento.
4. L'intervista cognitiva incoraggia il testimone a ricordare l'avvenimento: iniziando da punti diversi, dalla fine, dal mezzo o da un evento particolarmente saliente.
5. Lo studio ha evidenziato che l'intervista cognitiva: accresce la quantità d'informazioni raccolte ma non la loro accuratezza.
6. L'intervista cognitiva riveduta si focalizza: su due elementi fondamentali della testimonianza.
7. L'aspetto relazionale e l'aspetto mnestico: sono elementi fondamentali della testimonianza.
8. Il metodo dell'intervista cognitiva riveduta comporta: dapprima l'utilizzo del racconto libero e poi quello delle domande dirette.
9. Nell'intervista cognitiva: non sono previsti i cosiddetti "tranelli psicologici".
10. Il metodo noto come "thinking aloud": è sinonimo d'intervista cognitiva, ma con una leggera differenza procedurale.
Tecniche specifiche di intervista
1. La tecnica "thinking aloud" implica l'applicazione: di due tecniche.
2. Secondo la tecnica "thinking aloud": il soggetto viene istruito a pensare ad alta voce.
3. L'intervista strutturata: si presenta come una versione semplificata dell'intervista cognitiva revisionata.
4. L'intervista strutturata comporta: l'utilizzo di domande aperte e non tendenziose.
5. Riguardo al modo di raccogliere le informazioni si segue un preciso schema: distinto in quattro fasi.
6. Una delle fasi dell'intervista strutturata comporta: una rievocazione libera in risposta a domande aperte.
7. Nell'intervista strutturata si propongono: domande d'approfondimento senza insistere con troppi perché.
8. Durante l'intervista strutturata evitare di ripetere una domanda se ha già dato una risposta perché: potrebbe interpretarla come una critica e indurlo a darne una diversa.
9. Nell'intervista strutturata vanno evitate le domande a risposta chiusa (SI/NO): perché vi è la tendenza a rispondere SI.
10. Gli strumenti di validazione delle dichiarazioni testimoniali servono a comprendere: se la narrazione è vera o se si tratta di pura fantasia.
Validazione della testimonianza
1. Gli strumenti di validazione delle dichiarazioni testimoniali risultano significativi: in relazione alla memoria nel racconto di un evento traumatico.
2. Il CBCA è un'attenta analisi del contenuto della trascrizione utilizzata: nei resoconti di minori vittime di abuso.
3. Il CBCA consta di criteri specifici definiti "criteri di contenuto" che sono: diciannove.
4. L'assenza dei "criteri di contenuto" del CNCA: non indica necessariamente che la dichiarazione sia falsa.
5. L'analisi della validità del resoconto si attua: mediante tre passaggi.
6. La CNCA comporta anche: la lettura integrale, la valutazione globale della testimonianza e la lettura puntuale della trascrizione.
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