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TMD - 3º anno scienze motorie

Attività fisica per la salute

Prof: Buono-Orru – Esame scritto + orale. Possibilità di prova intercorso.

Capitolo 1: Movimento umano

Il movimento umano rappresenta una delle funzioni organiche indispensabili per:

  • L'evoluzione dell'uomo
  • Il mantenimento del benessere psico-fisico
  • La prevenzione di alcune patologie
  • Ritardare i processi legati all'invecchiamento

Si può quindi affermare che svolgere attività fisica si integra bene con tutte le funzioni del nostro corpo (funzioni cognitive, organiche, affettive, emotive e sociali).

Con il termine movimento s’intende la traslazione di un corpo nello spazio.

Capitolo 1.1: Corpo umano – termini di direzione

Per indicare la collocazione di una parte del corpo rispetto ad un’altra è necessario usare termini che indicano le direzioni in maniera specifica. Questi termini sono:

  • Anteriore, che sta davanti al corpo
  • Posteriore, che sta dietro al corpo
  • Mediale, verso la linea mediana del corpo
  • Laterale, che si allontana dalla linea mediana del corpo
  • Prossimale, più vicino al centro del corpo o verso un punto di attacco; usato per reparti ossei e muscoli
  • Distale, più distante dal centro del corpo o che si allontana da un punto di attacco; usato per reparti ossei e muscoli
  • Superficiale, più vicino alla superficie del corpo
  • Profondo, più lontano dalla superficie del corpo
  • Craniale, verso la testa
  • Caudale, verso il coccige

Capitolo 1.2: Corpo umano – posizione anatomica

La posizione anatomica è una posizione utilizzata come punto di riferimento per stabilire le relazioni tra le diverse parti del corpo. Questa posizione prevede una persona che si trova:

  • In piedi
  • In posizione eretta
  • Con la testa eretta
  • Sguardo e palmi delle mani rivolti in avanti
  • Braccia lungo i fianchi
  • Dita delle mani estese
  • Piedi in avanti e perpendicolari al corpo
  • Gambe leggermente divaricate ad altezza bacino

Capitolo 1.3: Movimenti di base

I movimenti di base sono:

  • Estensione-flessione: flessione vuol dire piegare (determinare una riduzione dell’angolo e avvicinamento capi articolari), mentre estensione significa distendere (determinare un aumento dell’angolo e allontanamento dei capi articolari). Avvengono sul piano sagittale con asse trasversale.
  • Adduzione-abduzione: l’abduzione è un movimento che allontana dalla linea mediana e avviene sul piano frontale con asse sagittale, l’adduzione invece avvicina e viene anch’esso sul piano frontale con asse sagittale.
  • Circonduzione: è una combinazione tra flessione, estensione, abduzione e adduzione. Avviene nelle articolazioni molto mobili come, ad esempio, quella della spalla. Nella circonduzione il braccio si muove descrivendo un cono con il vertice in corrispondenza della spalla. Una reale circonduzione non comporta rotazione.
  • Rotazione: è il movimento di un segmento attorno al proprio asse maggiore. La rotazione mediale dell’omero ad avambraccio flesso porta la mano davanti al corpo; la rotazione dell’omero che invece allontana la mano dal corpo è una rotazione laterale. Avviene sul piano orizzontale con asse longitudinale.

Per definire i movimenti di base dobbiamo fare riferimento a tre assi e ai piani.

Un asse attraversa il corpo ma non lo separa a differenza dei piani che invece lo separano.

Capitolo 1.3.1: Assi e piani

Il primo asse è quello sagittale/antero-posteriore che attraversa il corpo dal petto al dorso (classico asse Z).

Il secondo asse è quello longitudinale che va dall’alto verso il basso della parte del corpo, descrivendo sempre la lunghezza di essa (asse delle Y).

Il terzo asse è quello trasversale che va da sinistra a destra del corpo e che quindi congiunge i vertici delle spalle (asse delle X).

Gli assi di un segmento corporeo non cambiano mai anche se essi cambiano la loro posizione nello spazio (ad esempio l’asse longitudinale di un braccio va dalla spalla alla punta delle dita e, anche se distendiamo il braccio su un lato o in avanti, sarà sempre quello). I piani sono definiti dall’accoppiamento di due assi e sono:

  • Piano frontale/coronale, dato dall’accoppiamento dell’asse longitudinale (Y) e quello trasversale (X), ha due parti una posteriore e una anteriore.
  • Piano orizzontale/trasversale, si ottiene accoppiando l’asse sagittale (Z) e quello trasversale (X) e divide il corpo in una sezione superiore e in una inferiore (craniale e caudale). Questo piano è parallelo alla superficie di appoggio.
  • Piano sagittale-mediale, è dato dall’accoppiamento dell’asse longitudinale (Y) e di quello sagittale (Z), divide il corpo in due parti verticali del corpo (in due profili insomma, sezione destra e sezione sinistra o anche mediale e laterale).

Capitolo 1.4: Direzione dei movimenti

La direzione dei movimenti è:

  • Dipendente dalla forma delle superfici articolari
  • Indicata dall’asse (trasversale, longitudinale, sagittale) intorno al quale essi hanno luogo

Per ogni articolazione esistono assi di movimento che possono essere:

  • Unici
  • Duplici
  • Triplici

I movimenti che possono avvenire attorno all’asse longitudinale sono: la rotazione della testa, la rotazione del braccio all’interno e all’esterno, la torsione del busto. Il gomito invece fa dei movimenti di pronazione e supinazione solamente quando la sua articolazione è flessa (cioè braccio piegato; a braccio disteso sarebbe una rotazione). Sono tutti movimenti che persistono nel piano trasversale.

I movimenti relativi all’asse trasversale sono: flessione ed estensione in avanti e ritorno del braccio (movimento di flesso-estensione, in questo il braccio si allontana dal piano frontale nella flessione e viceversa in fase di estensione). Se portiamo il braccio all’indietro invece, si parla di iper-estensione. Tutti questi movimenti avvengono nel piano sagittale.

I movimenti degli arti che possono avvenire attorno all’asse sagittale sono adduzione e abduzione (prevedono allontanamento dal piano sagittale in fase di abduzione e di avvicinamento in fase di adduzione) che avvengono nel piano frontale. La testa e il busto invece fanno delle inclinazioni, sempre nello stesso piano.

Tutti i movimenti esistono nel piano in cui non compare l’asse di riferimento.

Ricordiamo che si parte sempre dalla posizione anatomica.

Capitolo 1.5: Articolazioni – definizioni generali

L’articolazione è un punto di contatto tra due o più ossa adiacenti che permette l’esplicazione del movimento insieme alla contrazione dei muscoli. Nelle articolazioni, precisamente nelle diartrosi, sono presenti anche i legamenti che hanno funzione strutturale (tengono insieme i due capi dell’articolazione e guidano anche i movimenti possibili) mentre sono assenti i tendini.

Le articolazioni sono classificate in base al tipo di contatto o alla funzione.

Il contatto può avvenire con:

  • Tessuto fibroso, formando una sinartrosi
  • Tessuto cartilagineo, formando una anfiartrosi
  • Liquido sinoviale, formando una diartrosi/articolazioni sinoviali

La funzione di un’articolazione dipende dalla sua libertà di movimento. Le sinartrosi e le anfiartrosi si possono anche considerare insieme in quanto entrambe le tipologie sono delle articolazioni immobili o semimobili mentre le diartrosi sono tutte articolazioni mobili.

Capitolo 1.5.1: Articolazioni – sinartrosi

Le sinartrosi sono tutte articolazioni virtualmente immobili o semimobili. Nella classificazione delle sinartrosi si distinguono le:

  • Suture, articolazione fibrosa nelle ossa piatte del cranio, sono mobili solamente durante il parto per favorire l’uscita del bambino dal canale del parto (le ossa si avvicinano tra loro)
  • Sindesmosi, articolazione con fasci di tessuto connettivo fibroso che collegano i capi articolari
  • Gonfosi, forma di sutura della radice dei denti con le cavità alveolari che li accolgono; sono considerate articolazioni in quanto i denti, quando li dobbiamo cambiare da bambini, sono mobili
  • Sincondrosi, tessuto cartilagineo ialino tipico dello sterno con la prima costa. Tipo di articolazione in cui la connessione tra i due capi ossei. Presentano una struttura molto semplice infatti, sono costituite da due superfici articolari che si fronteggiano, con l’interposizione di uno strato di tessuto connettivo vero e proprio. Il tessuto interposto tra le superfici articolari nel caso delle s. è cartilagine ialina, che le separa e contemporaneamente le tiene intimamente unite. Scarsa è perciò la motilità.

Virtualmente perché sono articolazioni che, in una fase ben precisa della vita, sono mobili e poi dopo non lo sono più.

Capitolo 1.5.2: Articolazioni – anfiartrosi

Le anfiartrosi sono articolazioni semimobili che permettono movimenti limitati: in pratica sono delle articolazioni normalmente immobili che per, in determinati momenti della vita, diventano mobili. Un esempio di anfiartrosi è dato dalle sinfisi, dove le ossa sono separate da un cuscinetto di tessuto fibrocartilagineo e sono:

  • Articolazioni tra i corpi delle vertebre
  • Articolazione tra le parti pubiche delle due ossa dell’anca (diventa mobile durante il parto)

Capitolo 1.5.3: Articolazioni – diartrosi

Le diartrosi/articolazioni sinoviali sono articolazioni che permettono ampi movimenti caratteristici degli arti. In questo tipo di articolazione, le estremità delle ossa scivolano su una cartilagine articolare. Tutte le diartrosi hanno tre elementi in comune:

  • Capsula articolare, di connettivo fibroso (fibre collagene molto resistenti), che circonda totalmente la diartrosi, mantenendola in sede
  • Cavità articolare, che contiene il liquido sinoviale, situata tra le due porzioni ossee
  • Superfici articolari, ovvero i margini ossei, circondati da cartilagine articolare

Capsula articolare e legamenti consentono in queste articolazioni i rapporti tra i capi angolari e riducono notevolmente il possibile rischio di lussazioni.

Tra le diartrosi troviamo:

  • Artrodie, le superfici articolari contrapposte sono piane e non consentono movimenti angolari; sono concessi solo movimenti limitati, ma multidirezionali (multiassiali). Un esempio sono i processi articolari delle vertebre che scivolano lateralmente.
  • Enartrosi, le superfici articolari contrapposte sono a forma di sfere (piena e cava); sono concessi movimenti angolari su tutti i piani. Un esempio è l’articolazione della spalla e dell’anca.
  • Condilloartrosi, le superfici articolari contrapposte sono a contorno ellissoidale una concava (cavità glenoidea) una convessa (condilo); sono concessi movimenti angolari limitati ai due piani ortogonali (non può fare rotazione e circonduzione ma solamente flesso-estensione e adduzione-abduzione in quanto a causa della forma del condilo). Possiamo dire che è un’articolazione simile all’enartrosi ma stavolta la sfera è più schiacciata e prende appunto il nome di condilo. Un esempio è l’articolazione tra radio e carpo.
  • Articolazioni a sella, le superfici articolari contrapposte sono biassiali (concava e convessa) cosicché si crei un incastro reciproco tra le due superfici; sono concessi movimenti biassiali accompagnati da un certo grado di rotazione. Un esempio sono le articolazioni delle dita e quella sterno-clavicolare.
  • Ginglimi angolari, le superfici contrapposte sono un cilindro cavo ed uno pieno. I due cilindri si trovano lungo l’asse perpendicolare; sono concessi movimenti angolari intorno ad un piano perpendicolare all’asse dei cilindri. Un esempio è l’articolazione del gomito.
  • Ginglimi laterali, le superfici contrapposte sono un cilindro cavo ed uno pieno. I due cilindri si trovano lungo l’asse longitudinale; sono concessi movimenti rotatori intorno al proprio asse. Un esempio è l’articolazione tra atlante e epistrofeo.

Quindi per ricapitolare i movimenti permessi dalle varie diartrosi:

  • Artrodie, movimento limitato a scorrimento
  • Enartrosi, permette abduzione-adduzione, flessione-estensione, rotazione, circonduzione
  • Condiloartrosi, permette abduzione-adduzione e flessione-estensione
  • Articolazioni a sella, permette abduzione-adduzione e flessione-estensione

Capitolo 1.5.3.1: Articolazioni – diartrosi – liquido sinoviale

Il liquido sinoviale, come anticipato, è contenuto nella cavità articolare ed è prodotto/secerno dalla membrana sinoviale che riveste tutta la cavità articolare. Lo scopo del liquido sinoviale è quello di assorbire traumi ma soprattutto lubrificare le articolazioni. Il liquido ha anche una funzione nutritiva per le cellule cartilaginee.

Il liquido sinoviale scorre continuamente dentro l’articolazione e viene rilasciato o assorbito a seconda dei movimenti e dei carichi che si devono sopportare:

  • Con carico questo viene rilasciato/fuoriesce per attutire il trauma/urto
  • Senza carico questo rientra nella cavità/cartilagine

Esistono anche delle articolazioni che hanno delle borse di liquido sinoviale che fanno esattamente la stessa funzione (la differenza quindi sta nel dove si produce/rientra il liquido). Queste borse, delimitate da una membrana, hanno la stessa struttura delle capsule articolari (sono delle vescicole) e svolgono 3 funzioni essenziali:

  • Fungono da cuscinetti di scorrimento con attrito molto basso
  • Prevengono l’usura delle strutture che scorrono l’una su l’altra
  • Producono liquido sinoviale, quando necessario, se collegate ad un’articolazione

Il liquido sinoviale è composto per il 98% da acqua mentre il restante 2% è costituito da proteine (glicosamminoglicani, sono una sorta di zuccheri, il cui 98% di questi che si trova nel liquido sono formati da acido ialuronico che hanno dei gruppi –OH che attirano l’acqua, più ne hanno e più acqua viene attirata e quindi più funziona il liquido). Le proprietà meccaniche del liquido sinoviale quindi, sono strettamente collegate alle caratteristiche biochimiche dell’acido ialuronico.

Capitolo 1.5.4: Cartilagine articolare [vedi capitolo 6 per app.]

Come già accennato, la cartilagine articolare riveste le superfici articolari e riduce l’attrito fra le superfici dei due capi articolari (cioè tra le estremità delle due ossa che sono a contatto). La cartilagine articolare assorbe alcune sostanze dal liquido sinoviale per gonfiarsi in seguito a sollecitazioni eccessive dando vita al fenomeno detto ispessimento della cartilagine che serve per “proteggere e salvare” l’articolazione da danni derivati proprio dalle sollecitazioni eccessive.

Se la cartilagine si deteriora a causa di traumi forti o disomogenei (per esempio quando ci si allena duramente per un periodo e poi si smette totalmente per altri) vengono limitati i movimenti dell’articolazione. La cartilagine, per sua composizione (cioè a causa del fatto che è costituita da elementi non solidi), non ha grande resistenza e pertanto non può resistere a tensioni eccessive. Proprio per questo, la cartilagine ha elaborato delle “strategie” per evitare danni in seguito a carichi: la prima strategia è quella di diffusione del carico che prevede la distribuzione su tutta la superficie cartilaginea del carico (in pratica, anche se il carico avviene in un solo punto, questo viene diffuso su tutta la superficie, cosi ogni singolo pezzo di cartilagine subisce un carico nettamente inferiore rispetto a quello originale che, se non fosse diviso in questo modo, finirebbe per rompere la cartilagine).

Capitolo 1.5.4.1: Cartilagine articolare – carichi di rottura

Per carico di rottura si intende la quantità massima di carico che la cartilagine può sopportare in ogni sua parte senza subire danni.

  • Tensione: allontanamento delle due ossa coinvolte nell’articolazione; carico di rottura fissato a 0,17 Kg/mm2
  • Pressione: avvicinamento dei due capi ossei; carico di rottura fissato a 1,57 Kg/mm2
  • Torsione: consiste in due carichi che vanno in direzione opposte dando vita quindi a una parziale rotazione; carico di rottura fissato a 0,24 Kg/mm2
  • Scivolamento: scivolamento l’una sull’altra dei due capi ossei in direzioni opposte; avviene durante una dislocazione o lo fanno le artrodie delle vertebre; carico di rottura fissato a 0,352 Kg/mm2

La tensione e la pressione modificano la distanza tra le due ossa coinvolte. La resistenza della cartilagine è maggiore alla pressione a causa della forza di gravità che dobbiamo vincere in ogni istante: in pratica, la cartilagine, nel corso dell’evoluzione, si è rafforzata/abituata per resistere a questo tipo di carico per permetterci di stare in piedi (infatti stando in piedi le due ossa delle articolazioni del ginocchio o dell’anca, ad esempio, si avvicinano).

Capitolo 1.5.4.2: Legamenti

Il legamento è una struttura semi-elastica, formata da tessuto connettivo fibroso, deputata a tenere unite due o più strutture anatomiche o mantenere nella propria sede un organo. Sono strutture fondamentali per la locomozione (guidano il momento) e che quindi devono essere protette da una muscolatura ben sviluppata (trofismo; aiuta a distribuire meglio le pressioni/carichi), ma bisogna fare attenzione a non sovraccaricarle con l’attività fisica poiché possono andare incontro a diversi traumi (lesioni muscolari, stiramenti, rotture parziali o complete). Queste strutture possono peggiorare e perdere tensione, in questo caso si parlerà di lassi.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MimmoScogna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria metodologia e didattica del movimento umano e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Napoli - Parthenope o del prof Buono Pasqualina.
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