L'orientamento psicoanalitico: la teoria freudiana
Conscio, pre-conscio e inconscio
Conscio: è la nostra parte consapevole, la parte che percepisce la realtà, pensa, crea…
Pre-conscio: parte della coscienza che non ricordiamo ma che può affiorare alla coscienza solo se stimolata.
Inconscio: personalità profonda e non manifesta. L’inconscio può raggiungere la coscienza, oltre che durante l’analisi, anche durante i sogni o i lapsus. L’inconscio si struttura durante lo sviluppo psicosessuale del bambino, nei primi anni di vita. I contenuti dell’inconscio sono ricordi o emozioni vissute dal bambino ma che sono insopportabili per esso e per questa ragione vengono collocati nell’inconscio e quindi rimossi dalla coscienza. I contenuti dell’inconscio non scompaiono ma continuano a vivere e sono spesso all’origine dei sintomi. Il sintomo è l’espressione apparentemente incomprensibile di una energia naturale che è stata “bloccata” nella sua libera espressione, perché la coscienza non ha saputo e potuto tollerare.
Lo sviluppo del metodo psicanalitico
Il primo modo che Freud adottò per riuscire a giungere ai contenuti profondi dell'inconscio fu il metodo ipnotico appreso seguendo i corsi di Charcot, illustre neuropsichiatra di Parigi. A quel tempo l’isteria veniva studiata somministrando al paziente dei psicofarmaci che inducevano il sonno; nel sonno si facevano delle domande e il paziente inconsciamente rispondeva. Quando però finiva l’effetto del farmaco, il malato si ritrovava nelle stesse condizioni di partenza.
Freud capì che i farmaci non erano una cura adeguata. Infatti, per curare il problema psichico dell’ammalato bisognava scavare alla radice, attraverso i sogni. In seguito Freud passò alla tecnica delle libere associazioni senza censura alcuna operata dalla ragione. Inevitabilmente queste associazioni conducevano molto spesso a ricordi di sogni. Freud capì ben presto che questi sogni dei pazienti, a cui le libere associazioni così spesso rimandavano, dicevano molte cose al riguardo di ciò che egli andava da tempo cercando al di là del singolo paziente: era nata la psicoanalisi.
Pulsioni istintuali
L’approccio psicodinamico allo studio della personalità, comprendente un variegato insieme di teorie sorte dalla rivoluzione freudiana, rappresenta pertanto un’inversione di tendenza: la relativa sottovalutazione degli stimoli ambientali e dei processi d’apprendimento in favore delle dinamiche istintuali sposta il baricentro dell’interesse dall’esterno verso l’interno. Il nucleo della concezione freudiana della personalità è costituito dall’ipotesi che il comportamento sia attivato da un complesso sistema d’energie psichiche, le pulsioni istintuali, in particolare sessuale e aggressiva. Esse affondano le radici nello strato biologico dell’organismo: la teoria freudiana presenta elementi d’affinità più con gli approcci biologistici che non con quelli ambientalisti. Tali energie, di natura inconscia, premono costantemente per il raggiungimento diretto dei loro obiettivi (il piacere o la riduzione della tensione) scontrandosi però con ostacoli sia esterni (ad esempio le regole sociali) che interni (ad esempio le esigenze della coscienza morale). A causa di questo conflitto le pulsioni istintuali si trovano costrette ad elaborare tutta una serie di strategie alternative (il mascheramento, la trasformazione degli obiettivi, i meccanismi di difesa, ecc.), responsabili della complessità della vita psichica (che segue la logica dell’inconscio) e che determinano l’adattamento alla realtà oppure l’insuccesso e la nevrosi.
Pulsione e istinto
Con il concetto di pulsione in psicanalisi si fa riferimento a energie di vita che spingono l’uomo all’azione e la prima pulsione, secondo Freud, è quella sessuale, ciò che spinge l’uomo è garantire la prosecuzione della specie (energia di vita costruttiva, d’amore che spinge verso l’altro). L'istinto o comportamento innato è una forza motivazionale propulsiva che si manifesta nell’attuazione di schemi comportamentali (comportamento istintuale) specie-specifici che si attivano di fronte a specifici stimoli. L’espressione dell’istinto è strettamente legata a fattori ereditari (genetici) e non presenta rilevanti variazioni interindividuali nella sua espressione e nella sua attivazione. A differenza dello stimolo, la pulsione proviene dall’interno dell’organismo e agisce come una forza costante e non discontinua. Inoltre, a differenza dello stimolo, dalla pulsione non ci si può sottrarre proprio per la sua fonte endogena.
Pulsione libidica e pulsione aggressiva
Secondo la teoria freudiana, nel mondo interno di tutti noi l’energia che muove la nostra psiche ha due origini: pulsione di vita, la libido; pulsione di morte, la destrudo. La libido è già presente nel bambino fin dalla nascita e garantisce la prosecuzione della specie. Secondo Freud l’uomo, disponendo di un Io, la parte consapevole del Sé, è capace di rimandare la soddisfazione dei bisogni oppure di trovare soggetti sostitutivi del suo bisogno. Accanto alla libido c’è la destrudo che racchiude in sé tutti i sentimenti di aggressività di cui l’uomo è portatore, che possono essere autodiretti o eterodiretti (verso se stessi o verso gli altri). Nelle persone auto-equilibrate la pulsione di vita e quella di morte si integrano. Quando non si integrano, le persone tengono scissi amore e odio; l’amore non aiuta ad attenuare l’aggressività (casi di omicidi). La pulsione aggressiva non ha solo un’accezione negativa ma ha una componente importante che è quella di autotutela del Sé.
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Teoria dell'attaccamento
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Teoria dell'attaccamento, Psicologia dello sviluppo
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Psicologia dello sviluppo – Teoria Piaget
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Modello strutturale - Teoria freudiana