Teoria e tecnica della fotografia
Introduzione alla fotografia contemporanea
Renato Boccali - Più ci si avvicina alla contemporaneità, più i generi tendono ad implodere. Quello che fotografo esiste o no?
Il concetto di oggetto fotografico
L’oggetto fotografico nasce dal connubio tra operator (chi fotografa, osserva e cattura l’immagine) e spectator (chi riceve l’immagine). Passaggio da analogica (per scattare una fotografia ho bisogno che l’oggetto esista: referente —> realtà materiale dell’oggetto o persona che esiste) a fotografia digitale. Io posso scattare una fotografia anche ad un animale o a una persona (la persona è soltanto quella ritratta dal fotografo o no?). Nel momento in cui io oggettivizzo quello che è di fronte a me, sono sicuro di riuscire a oggettivizzare anche il soggetto della persona, o qualcosa mi sfugge? Una fotografia mi parla non solo per quello che rappresenta ma per la proiezione che io rappresento come spectator. Come io mi vedo in un modo, come io mi voglio far vedere, come vengo visto (atto fotografico), come il fotografo vuole farmi vedere (se per esempio la mia fotografia è “aziendale” deve rispecchiare l’identità dell’azienda). —> 4 piani differenti.
Si pensa che la fotografia sia legata solo ad un senso: la vista; ma in realtà ha a che fare anche con altri sensi (udito: parlare col soggetto; capire come quella persona vuole essere rappresentata). —> Questione che torna nel genere ritrattistico e autoritrattistico.
L’atto fotografico è un atto relazionale tra il fotografo e il referente. L’avvento del digitale ha portato alcuni fotografi a dire che siamo nell’era post fotografica: si costruisce un’immagine indipendentemente dall’esistenza o meno di un oggetto/soggetto. Siamo sicuri che la fotografia sia sempre portatrice di verità?
Storia e confronto con la pittura
Quando la fotografia nasce intorno agli anni ‘30 del ‘800 (Francia e Inghilterra), è in competizione con una grande arte: la pittura. La fotografia faceva meglio quello che la pittura cercava di fare in quel momento: mimesis della realtà. Descrivere la realtà nel modo più vero possibile.
Crolla il paradigma pittura = mimesis; la sua funzione diventa rappresentare la realtà non così com’è ma con quegli aspetti di invisibilità che solo il pittore riesce a vedere (impressionismo —> Cezanne - astrazione). La pittura relega però la fotografia all’unico ruolo di vera copia della realtà: denuncia della realtà. La fotografia diventa lo strumento che permette la rappresentazione dei soggetti che si recano nell’atelier del fotografo per farsi fotografare in un certo modo —> borghesia: nuovo ceto sociale che ha bisogno di affermarsi. Anche in quel momento l’artista può ritoccare l’immagine per renderla più consona e adatta alle esigenze di volontà di rappresentazione dei committenti. Da lì in poi si pensa che l’esistenza di un referente renda una fotografia molto più aderente alla realtà e dunque veritiera, e che scattare una fotografia non implichi un lavoro creativo (compito della pittura). Eppure la fotografia al pari di una pittura, è una tecnica che richiede un utilizzo del materiale e che è sempre un atto creativo. In fotografia devo fare una scelta, una selezione perché ho una inquadratura. Devo scegliere cosa focalizzare della mia inquadratura (mettere a fuoco qualcosa in primo piano o sullo sfondo).
Macchina fotografica e approcci estetici
Perché io in pittura non mi chiedo che pennello ha usato Van Gogh ma in fotografia mi chiedo quale macchina fotografica ha utilizzato? È una domanda che porta con sé una serie di pregiudizi: si interpreta la fotografia o tutta dal lato meccanico (mezzo) o tutta dal lato umano (persona che scatta la fotografia); invece c’è una interconnessione macchinica tra la macchina e l’umano.
In entrambe le letture c’è un approccio estetico: la prima è un’idea (Comte) —> scomparire dell’essere umano a favore del progresso, tecnica, macchina. Nella seconda lettura penso che funzioni il grande genio creatore. Presupposto estetico dell’idea di genio. Benjamin parla di inconscio ottico: inconscio che ha la macchina e che riflette in parte l’inconscio del soggetto. Quando io decido di fotografare qualcosa, non è detto che in me operator nasca una spinta pulsionale legata all’inconscio. L’inconscio ottico è un imprevisto che non ho visto ma che si è immesso nell’immagine rappresentata finale, io non me lo aspettavo. (Aspetto di mia incontrollabilità).
Fotografia e contesto
Se io sono un reporter di guerra, e devo fotografare un bambino morto, devo anche tener conto del contesto intorno a me (potrei essere anche io in pericolo) nonostante la selezione che sto facendo tramite l’inquadratura. Se un bambino è in pericolo, vado ad aiutarlo e abbandono la mia rappresentazione o scatto la fotografia ma non lo aiuto? Volente o nolente, si instaura una relazione tra noi e il referente e questa attiva delle decisioni.
L'immagine fotografica: semiotica e visual culture
Due modalità di approccio. Una esclude l’altra.
Semiotica
Nasce in Francia e Italia (Umberto Eco) —> Scienza generale dei segni e della loro modalità di significazione. Primo segno che ci viene in mente è quello scritto. Ma pian piano si amplia a tutto ciò che produce senso dai segni. Processi di Significazione (meccanismo grazie ai quali interpretiamo il mondo e produciamo senso). Il presupposto alla base dell’approccio semiotico è linguistico. Costituisce un testo. Si applica alla dimensione del visuale quello che viene applicato alla dimensione del testo scritto. Si cerca di capire come i segni interagiscono tra di loro e costituiscano un meccanismo di significazione. L’immagine fotografica è un testo visuale, fatto di segni, che formano un linguaggio e si articolano in un discorso. La fotografia diventa un vero e proprio testo visuale, può essere letta secondo i canoni dei testi.
De Saussure dice che ogni parola è significante-significato. La linguistica di de Saussure viene definita come linguistica statica perché definisce che le parole funzionano indipendentemente dal contesto. Altri linguisti come Benveniste sostengono che quando noi ragioniamo sulla lingua, dobbiamo pensare che la lingua è costituita dalla congiunzione di elementi segnici (linguistica dinamica: non della parola ma della frase, si fa sempre più linguistica del discorso). Un elemento ha la sua funzione solo se letto nella sua globalità con gli altri elementi.
Visual culture
(Area anglofona): unisce tutte quelle discipline estetica, fotografia, cinema,... che lavoravano sull’immagine. Ha una logica diversa rispetto a quella dei testi scritti. Regole compositive differenti rispetto al linguaggio semiotico. L’immagine fotografica non può essere letta sul modello del linguaggio, come un testo, ma va studiata nella sua visualità, apparato, istituzioni, logica visuale, implica un’interazione complessa tra: discorso, corpi e figuratività. L’utilizzo di una certa forma ottenuta grazie a un certo mezzo, produce certi effetti. Approccio semiotico che percepisce la fotografia come fenomeno di significazione totale.
La fotografia inevitabilmente avviene non nella sua fase finale quando realizzo lo scatto ma già nel momento in cui io prendo in mano la macchina fotografica e penso di scattare, perché organizzo il mondo di fronte a me come immagine, lo concepisco per immagini che possono essere scattate, lo organizzo. Non possiamo pensare che l’occhio fotografico non sia meccanico. C’è una dimensione meccanica. La pratica della fotografia cambia col cambiare della tecnica. Un cambiamento tecnologico produce un cambiamento di attitudine (fare la foto per ricordarsi qualcosa). L’evoluzione tecnologica non è indifferente. Produce cambiamenti di atteggiamento anche nella produzione.
L’apparecchiatura fotografica
L’apparecchiatura non è indifferente:
- Obiettivi
- Cavalletti
- Sistemi di illuminazione
- Filtri
“L’organo del fotografo non è l’occhio ma il dito” (Barthes, La camera chiara). Non focus esclusivo sulla vista. No occhio disincarnato ma l’occhio va sempre pensato all’interno del corpo, di un fotografo che interagisce con la propria macchina fotografica e con il mondo circostante che vuole fotografare, attraverso i suoi sensi. L’olfatto può produrre un ricordo, come ci insegna Proust e l’udito ci permette di orientarci nel mondo e di capire cosa sta succedendo intorno a noi, quando chiudiamo il nostro sguardo all’interno del mirino, dove non abbiamo più la visione periferica e bioculare, bensì monoculare. Produzione di nuova soggettività. Il fotografo è un nuovo soggetto, spinto a guardare, cogliere immagini del mondo e scattare. Il fotografo è trasformato nella sua attività, diventa un nuovo soggetto.
Corpo e percezione
Corpo: Percezione. Esterocezione (percezione rivolta all’esterno) e Propriocezione (percezione che riguarda me stesso: io sono un corpo che occupa uno spazio). Percezione in atto e atto del percepire (pensiero del percepire) —> devo prima vivere e poi pensare e trasformare in immagini.
Estesia: sensazione. Grazie all’apparecchio fotografico, il fotografo sente diversamente (macchina fotografica ha un’impugnatura, un sistema di mira, funzioni specifiche che devono essere utilizzate in un certo modo).
Atto fotografico
- Impugnare/Trasportare: interazione tra occhio, mano e macchina.
- Inquadrare
- Regolare
- Scattare
1826 Nascita della fotografia. In Francia prima fotografia nota: Joseph Nicéphore Niépce, “Vista dalla finestra a Le Gras”. Perché sceglie di fotografare un luogo vedendo dalla finestra? Sorta di cornice. Prospettiva che ci aiuta a ridurre il mondo sotto logiche matematiche. La camera che ha preso questa immagine si chiama camera oscura; ha un foro stenopeico. Si dice che per scattare quella fotografia, abbia fatto una permanenza di 8 ore.
Daguerre 1837 Louis nel fotografare l’Atelier dell’artista, sceglie di rappresentare qualcosa non fuori ma dentro, perché è più facile. Utilizza una lastra metallica imbevuta di sali (chimicamente lavorata), l’obiettivo si apre, prende la luce. Poi tolgo la lastra (primo negativo), la trasformo e si ha la fotografia. Dagherrotipo. È molto precisa anche se ha tempi di esposizione ancora molto lunghi.
Negli stessi anni, in Inghilterra abbiamo William H. Fox Talbot. Tempi di esposizione ancora troppo lunghi. (Calotipia).
Funzionamento di una SLR (Reflex)
La luce passa attraverso l'obiettivo (1), viene riflessa dallo specchio (2) e proiettata sullo schermo opaco (5). Attraverso una lente di condensazione (6) e il pentaprisma (7) l'immagine appare nel mirino (8). Allo scatto lo specchio si alza, l'otturatore (3) si apre proiettando l'immagine sulla pellicola o sul sensore (4).
Nel momento in cui la reflex nasce, è costituita in un certo modo. La trasformazione progressiva dell’apparecchio fotografico riguarda l’aspetto ergonomico (Funzionamento esterno), modalità di impugnatura dell’apparecchio fotografico. Quando nasce mi richiede di utilizzare la mano destra per tenerla e la mano sinistra per aggiustare l’obiettivo. Quanto più diventa maneggevole, tanto più è facile l’utilizzo. È chi produce la macchina fotografica che sceglie come farla, per venderla (logica commerciale). L’estesia è legata al tipo di macchina che utilizzo. Uso una macchina differente, l’esito sarà differente.
Ad un certo punto nascono le macchine da gioco = Toy Camera, macchine molto piccole fatte per i bambini (livellazione e deprofessionalizzazione della fotografia, che diventa molto meno costosa e semplificata). Le Toy Camera sono molto leggere e maneggevoli, con lenti molto scarse.
Inquadrare: la cornice fotografica
La fotografia non può esistere se non c’è un’inquadratura. Cornice (separa in modo netto la figura dallo sfondo); Bordo (segna ciò che è all’interno). Alberti “pittura come finestra aperta”; Mise en cadre = MIRA (visione monoculare) —> TAGLIO: ritagliare un frammento di realtà che ho deciso di selezionare, fissando limiti, realizzo un bordo: separo ciò che deve stare dentro la mia immagine e ciò che invece dev’essere esterno.
Negli anni ‘45 c’erano due mirini differenti: uno come lo conosciamo, in cui guardo direttamente il mirino e uno a pozzetto: si guardava in basso e vedevo l’immagine attraverso il suo mirino (due posture fisiche completamente differenti). L’atto di inquadratura non è casuale, è un atto decisionale che si basa sulla percezione, arrivo a scegliere cosa voglio rappresentare, cosa voglio eliminare dalla mia rappresentazione. La fotografia non è una presa della realtà automatica ma che implica una scelta volontaria del fotografo.
Nella macchina fotografica ho due interfacce:
- MIRINO (umano-non umano).
- OBIETTIVO (non umano-non umano).
L’obiettivo comporta diverse lunghezze focali, conseguentemente ci saranno diversi obiettivi:
- Teleobiettivi (ingrandiscono e riducono angolo di campo = porzione che voglio prendere)
- Grandangolari (riducono e ingrandiscono angolo di campo)
- Zoom: automaticamente va avanti e indietro
L’utilizzo dell’avvicinamento o allontanamento dall’immagine non è casuale. L’angolo di campo unito alla lunghezza focale fa la caratteristica dell’obiettivo.
Regolare e scattare
La regolazione comporta la giusta organizzazione del fotogramma: decido se l’inquadratura è giusta, quindi decido di scattare. Questo dipende anche dal contesto esterno, da cui dipendono i tempi e gli spazi. Percezione multisensoriale.
In che misura un’immagine è il prodotto dell’obiettivo, dell’otturatore, del supporto? Quali caratteristiche di una fotografia determinano il modo in cui appare un’immagine? Come funziona la fotografia? Come viene trasformata la realtà davanti all’apparecchio fotografico in una fotografia?
Modello di riferimento della rappresentazione visuale
Modello di riferimento di ogni rappresentazione visuale occidentale e quindi anche dell’atto fotografico: VERA ICON, cioè l’immagine del vero Cristo. C’è un rapporto diretto tra corpo e immagine, come se il corpo del Cristo lasciasse l’impronta di sé su un immagine. Fondamento teologico dell’atto iconico = creazione di iconos, immagine.
Mandylion (o immagine di Edessa), trasportata a Costantinopoli nel 944. Una sorta di autofotografia, auto rappresentazione che si realizza direttamente per contatto. Cos’è il Mandylion? Lo vediamo nell’incisione del 1475-1480 di Martin Schongauer (Passione di Cristo). L’immagine del Cristo rimane impressa per contatto.
Tutto questo ha una fortuna pittorica enorme, al punto tale che Robert Campin nel 1430 realizza un dipinto “Santa Veronica”, in cui la Santa mostra il Mandylion. Come? Il lembo è trasparente quindi lo tiene in favore nostro, tenendolo davanti al suo vestito, in modo tale che l’immagine del Cristo possa vedersi, come se fosse un negativo che diventa positivo (per vedere qualcosa di trasparente, devo mettere dietro qualcosa di scuro).
Anche tecnicamente inizia a maturarsi l’idea che la realtà possa impressionarsi su un supporto, in questo caso un velo. Una certa realtà, quella divina, che quando incontra un supporto favorevole, si imprime eternamente su quel supporto.
Sacra Sindone di Torino: lenzuolo di Gesù. Una realtà esterna a contatto con una realtà supporto, lascia un segno. Questo però lascia anche delle conseguenze di tipo teorico, filosofico, estetico. Presuppone che in questo caso ci sia un referente, qualcosa che dev’essere impresso perché ci sia un’impressione. L’esistenza del referente ha priorità su tutto il resto. Quando io scatto una fotografia, è quella realtà che si imprime con forza sul mio supporto.
Edwin Lands presenta autoritratto polaroid, 21 febbraio 1947. Macchina Polaroid che permette di sviluppare immediatamente l’immagine. Edwin Lands mostra se stesso nell’atto di svelare qual è il risultato della sua creazione (Mr. Polaroid). C’è l’immagine in negativo: copia della realtà. La fotografia è così in grado di cogliere la realtà in modo preciso, che fa dimenticare che è finzione.
Talbot (era anche un botanico) - Pencil of nature: suo libro di fotografie accompagnate da parole. Quando nasce un nuovo medium, c’è un carico di immaginario che si incrosta in quel medium e rimane persistente per molto tempo.
- By Nature’s hand (natura).
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