CEMENTI
Un cemento è un legante idraulico, ossia un materiale inorganico finemente macinato che, se
mescolato con acqua, forma una pasta che fa presa e indurisce a seguito di reazione processi di
idratazione.
CEMENTO PORTLAND
Il cemento Portland rappresenta la base per la realizzazione della maggior parte dei cementi oggi
utilizzati. Il cemento Portland è caratterizzato da una miscela di gesso e clinker che ha origine
per macinazione del prodotto di cottura (argilla, calcare e sabbia) con piccole aggiunte di gesso.
Il clinker si ottiene partendo da materie prime costituite da una miscela di calcari costituiti
principalmente da carbonato di calcio e argille ovvero silicati idratati di alluminio come ad
esempio l’ossido di ferro. Le materie prime dopo essere state macinate (la macinazione
importante in quanto influisce sulla reattività e sulla velocità di indurimento della pasta
cementizia) vengono successivamente essiccate intorno ad una temperatura di 110° in modo da
ridurre la quantità di acqua. Successivamente alla temperatura di 400° si cominciano a rompere i
vari legami in quanto abbiamo azione demolitrice (non abbiamo prodotti di reazione), superati
900° i vari ossidi reagiscono tra di loro a causa dell’elevata criticità dunque la silicea reagisce
con la calce mentre l’allumina reagisce con la calce. Questo prodotto ha bisogno di una fase
liquida (dovuta per la fusione degli alluminati) tanto che entra all’interno di un forno alla
temperatura di 1450° leggermente inclinato.
Il materiale in uscita viene raffreddato in genere con aria in maniera tale da ottenere dei granuli
dell’ordine del millimetro questi granuli sono principalmente costituiti da silicato tricalcico,
silicato di calcico, alluminato tricalcico egli altri componenti in genere indicate con fase ferrica.
Questi composti sono importanti per la reattività idraulica. Vengono chiamati costituenti
mineralogici del cemento Portland altamente reattivi con H O E in grado di dare prodotti di
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reazione.
La diminuzione della massa totale del cemento all’aumentare della temperatura è dovuta la
formazione di alcuni gas prodotti dalla decomposizione del calcare e dalla liberazione dell’acqua
dell’argilla. Oltre ai silicati e agli alluminati nel clinker sono presenti anche piccole quantità di
ossidi di potassio di sodio di magnesio tra questi quelli più importanti sono quelli di potassio e di
sodio in quanto caratterizzano il pH della pasta cementizia. In questa fase è necessario
aggiungere circa il 5% di massa di gesso per consentire una corretta presa del cemento E per
bloccare il processo di idratazione degli alluminati. Si possono anche miscelare materiali con
proprietà idrauliche come le ceneri volanti o la storia d’altoforno.
I silicati hanno la maggior parte di resistenza meccanica mentre gli alluminati contribuiscono ben
poco alla resistenza. Questi componenti hanno diversa velocità, diverso calore ma soprattutto
diretta capacità di mettere in opera la pasta cementizia. Le specie più reattive sono C A e C AF.
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Maggiore è la presenza degli alluminati e maggiore sarà la velocità di reazione tra acqua e
impasto di partenza.
CEMENTO PORTLAND E PRODUZIONE DEL CLINKER
Per la produzione del cemento Portland si parte delle miscele naturali come d’esempio le marmi
o artificiali come d’esempio calcare e argilla che durante la cottura si decompongono e
forniscono gli ossidi opportuni. Per regolare il contenuto di ossidi è possibile aggiungere
materiali silicei, bauxite ossidi di ferro. Tra questi è necessario anche il gesso. I materiali
vengono frantumati macinati e omogeneizzati fino ad ottenere una miscela di composizione con
la granulometria fine. Alla frantumazione del calcare avviene nella cava mentre la macinazione
può avvenire o umido o a secco. Nella macinazione secca le materie prime vengono dosate,
mescolate, essiccate e macinate i mulini a sfere. La polvere così ottenuta detta farina viene
inumidita portando così alla formazione di alcuni grandi che alimentano il forno per evitare la
dispersione delle parti fini nei gas di combustione. Questa miscela viene caricato nella parte alta
del forno rotante avente una leggera incrinatura la quale consente l’avanzamento del materiale in
seguito ad una lenta rotazione. All’estremità opposta a quella dell’ingresso delle materie prime
abbiamo un bruciatore che porta la temperatura attorno ai 1450°. Man mano che la miscela
avanza all’interno del forno e la temperatura aumenta avvengono le varie reazioni e
trasformazioni chimico-fisiche mentre il gas escono nella parte superiore del camino. A 100°
viene perso l’acqua libera a 500° l’argilla si libera dell’acqua a partire dai 600° il calcare si
dissocia in calce e anidride carbonica al di sopra di 900° il materiale secco comincia a diverse
reazioni formando silicato tricalcico, silicato bicalcico, alluminato tricalcico E quella di prendere
il nome di fase ferrica. Questa cosa molto importante in quanto È ricca di alluminio e ossido di
ferro ed è in grado di avvolgere le particelle solide E quindi di aumentare la velocità di reazione.
Oltre ai silicati e agli alluminati nel clinker sono presenti anche piccole quantità di ossidi di
potassio di sodio di magnesio tra questi quelli più importanti sono quelli di potassio e di sodio in
quanto caratterizzano il pH della pasta cementizia. In questa fase è necessario aggiungere circa il
5% di massa di gesso per consentire una corretta presa del cemento E per bloccare il processo di
idratazione degli alluminati. Si possono anche miscelare materiali con proprietà idrauliche come
le ceneri volanti o la storia d’altoforno.
I silicati hanno la maggior parte di resistenza meccanica mentre gli alluminati contribuiscono ben
poco alla resistenza. Questi componenti hanno diversa velocità, diverso calore ma soprattutto
diretta capacità di mettere in opera la pasta cementizia. Le specie più reattive sono C A e C AF.
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Maggiore è la presenza degli alluminati e maggiore sarà la velocità di reazione tra acqua e
impasto di partenza.
AGGIUNTE MINERALI
I materiali pozzolanici sono prevalentemente materiali di silicee in cui la silice è amorfa. Questi
materiali possono contenere allumina ma hanno un tenore di calcio è molto elevato non
possiedono dunque proprietà leganti ma le acquisiscono in presenza della calce dando luogo così
a delle reazioni di idratazione simili a quelle dell’idratazione del clinker. I materiali possono
essere sia naturali come la pozzolana o artificiali come le ceneri volanti e il fumo di silice.
-Le pozzolane naturali sono materiali sedimentarie di solito di origine piroclastica cioè derivanti
dalla sedimentazione del materiale prodotto.
-Le ceneri volanti si attengono dalla combustione del carbone una struttura prevalentemente
vetrosa e quindi reattiva una loro caratteristica importante il contenuto di residui incombusti che
devi essere molto basso.
-Il fumo di silice è caratterizzato da particelle 100 volte inferiore a quello delle particelle del
Portland E quindi hanno un’elevata capacità di riempimento della pasta cementizia.
Un’aggiunta mineralogica che eventualmente si può effettuare la giunta della loppa d’altoforno
granulata. Questa nota ha origine Dalle scorie che vengono rilasciate dall’alto forno. Queste
scorie vengono raffreddate bruscamente non appena fuoriescono generando così una
trasformazione delle particelle in particelle vetrose altamente porose con un elevato grado di
idratazione. Quest’idratazione però avviene solo in presenza di alcuni attivatori come ad esempio
l’idrossido di sodio, di potassio.
La norma UNI EN 197-1 è la norma che classifica i cementi:
- cemento portland (CEM I) costituito principalmente dal 95% di clinker e restante 5% di
gesso.
- Cemento portland composito (CEM II) con aggiunta di materiali in quantità minore come
la loppa ad altoforno, pozzolana, calcare.
- Cemento d’altoforno (CEM III) con contenuto di loppa dal 36 al 95%
- Cemento pozzolanico (CEM IV) con pozzolana dall’11 al 55%
- Cemento composito (CEM V) cemento definito come miscela con doppia aggiunta
minerale.
La norma UNI EN 197-1 stabilisce dunque ogni tipo di cemento caratterizzato da CEM un
numero romano delle lettere che individuano il sottolivello e infine un numero che rappresenta la
classe di resistenza. Le classi sono tre: 32.5/42.5/52.5: ciascuna suddivisa in tre sottoclassi per
distinguere:
- Cementi con resistenza lenta L, definita solo per il CEM III
- Cementi con resistenza normale N
- Cementi con resistenza rapida R.
Il numero che si individua la resistenza si riferisce alla resistenza a compressione per un tempo
di stagionatura pari a 28 g (secondo la norma UNI EN 196-1) su un provino di malta con a/c pari
a 0,5 e sabbia/cemento pari a 3. Questo valore ci permette di capire la rapidità di idratazione del
cemento. Se è presente la sigla LH si intende a basso calore di idratazione.
IDRATAZIONE
Mescolando acqua e cemento otteniamo una miscela che è la pasta cementizia che con il passare
del tempo subisce un processo d’idratazione dei vari costituenti che porta alla formazione di una
pasta con elasticità bassa. Inizialmente la pasta è elastica e lavorabile grazie all’azione di
lubrificazione dell’acqua, questa successivamente viene assorbita facendo perdere la plasticità
(inizio presa) finché non solidifica completamente (termine presa). Il processo di idratazione
continua in maniera decrescente a verificarsi fino ad arrivare al periodo di stagionatura o
maturazione.
Gli alluminati si idratano velocemente e prendono parte alla presa della pasta cementizia.
L’idratazione del C S è così veloce che deve essere rallentata altrimenti la plasticità del composto
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viene a mancare. Per farlo viene aggiunto del gesso (in quantità proporzionale al costituente) che
in presenza di acqua libera ioni solfato e calcio che reagiscono con gli ioni alluminati andando a
formare un tri-solfato che prende il nome di ettringite (3CaOAl O 3CaSO 12H O) che ricopre i
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granuli che stanno reagendo e ne rallenta la velocità.
L’idratazione dei silicati invece, ricopre un ruolo fondamentale nella fase dell’indurimento: essa
porta alla formazione di alcuni silicati di calcio idrati che vengono indicati con C-S-H o anche
gel di cemento. Questo prodotto è responsabile della resistenza meccanica della pasta di cemento
e avviene con velocità elevate se è presente un quantità di C S maggiore rispetto al C S. Oltre a
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questo C-S-H, questa idratazione produce cristalli esagonali di idrossido di calcio che prendono
il nome di portlandite che da un contributo trascurabile alla resistenza della pasta cementizia, ma
contribuisce a mantenere alcalino il calcestruzzo (l’idratazione del C S e del C S avviene con
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rapporti di massa e velocità diversi).
Dunque dopo la mescolazione dell’acqua e del cemento si forma sulle particelle una pellicola di
ettringite che rallenta l’idratazione per qualche ora e successivamente questa pellicola diventa
permeabile e consente la formazione del gel C-S-H. I volumi dei prodotti di idratazione hanno un
volume maggiore che al procedere della reazione porta ad occupare gli spazi occupati
inizialmente dall’acqua. L’idratazione prosegue nel tempo con velocità decrescente perché i
granuli idratati ostacolano il flusso dell’acqua verso il nucleo.
La resistenza meccanica della pasta indurita è dovuta dalla presenza di legami deboli (di van der
Waals) dei prodotti di idratazione. La resistenza meccanica della pasta cementizia dipende anche
dalla quantità di vuoti presenti nel suo interno che diminuiscono man mano che i processi di
idratazione vengono effettuati. Inizio presa abbiamo una porosità massima che con la fine della
presa diminuisce bruscamente in quanto il volume aumenta e vengono occupati tutti gli spazi
precedentemente occupati dall’acqua e allo stesso tempo aumenta la resistenza meccanica.
Ogni singolo costituente mineralogico contribuisce in maniera differente alla resistenza
meccanica mentre per gli alluminati possiamo pensare che il loro contributo sia nullo per i
silicati il discorso è ben differente in quanto essendo il C S molto reattivo sviluppa la sua
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resistenza prima del C S che dopo 28 giorni (periodo normale assunto come riferimento per la
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valutazione della resistenza dei conglomerati cementizi) con la presenza del C-S-H è poco
inferiore al C S. La velocità di indurimento dunque può essere modificata agendo sul rapporto
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fra C S e C S.
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La reazione di idratazione dei silicati e degli illuminati sono isotermiche. Il calore di idratazione
del cemento Portland varia a seconda della composizione e si può ottenere sommando il calore di
ogni costituente moltiplicato per la percentuale in peso. Il calore può provocare problemi negli
elementi in quanto si possono creare differenze di temperatura tra la superficie e il nucleo
portando alla formazione di fessurazioni del calcestruzzo. Il fenomeno dipende dalla quantità di
calore di idratazione prodotto e dalla velocità con cui il calore viene prodotto: maggiore è la
velocità e maggiore sarà la differenza del gradiente mentre minore è la velocità di produzione di
calore e minore sarà il gradiente.
POROSITÀ DELLA PASTA CEMENTIZIA
Un ruolo importante sulla resistenza e sulla permeabilità è dato dai pori capillari: pori presenti
fra i prodotti di idratazione. I pori hanno una dimensione che va dai 10 ai 50 nm se a/c è basso
mentre 3-5 μm se a/c è alto. La porosità capillare del cemento è influenzata dalla stagionatura,
cioè dal tempo in cui l’impasto viene mantenuto umido dopo la presa e da rapporto a/c.
Maggiore è il rapporto e maggiore sarà il volume dei pori, dunque per ridurre la porosità
capillare è necessario ridurre il rapporto a/c e aumentare il tempo di stagionatura.
Per studiare il volume dei pori possiamo considerare la formula di Powers:
α
−
a / c 0, 361
=
Vpc +
0, 317 a / c
I pori della pasta cementizia possono contenere acqua sotto forma di una soluzione alcalina
dovuta dalla presenza di NaOH e KOH. Il contenuto di acqua all’interno dei pori dipende dalle
condizioni ambientali in cui ci troviamo; se ci troviamo ad esempio in condizioni di equilibrio
l’acqua può essere correlata all’umidità. Se l’acqua si trova in pori dell’ordine maggiore di 50
nm è da considerarsi libera alle forze che la legano alla superficie solida ed essa evapora solo se
RH scende al di sotto del 95% mentre se ci sono pori dell’ordine di 50 nm e meno, l’acqua
risulta essere collegata alle forze di tensione superficiale. Le variazioni di acqua all’interno della
pasta cementizia influiscono anche nella sua stabilità dimensionale perché mentre evaporazione
dell’acqua dei pori con diametro maggior non si ripercuote sulla stabilità solida, l’evaporazione
dell’acqua dei pori più piccoli fa venir meno l’interazione capillare fra liquido e superficie più
interna del poro.
GLI AGGREGATI
Gli aggregati sono sostanze minerali con particelle di dimensioni e forme adatte alla produzione
del calcestruzzo. Possono essere naturali, artificiali o riciclati da materiali ottenuti da
demolizioni. L’aumento del contenuto di aggregati fa diminuire la quantità di pasta cementizia da
impiegare dunque hanno un vantaggio economico, ma non solo perché contribuiscono anche alla
stabilità del calcestruzzo. Le caratteristiche degli aggregati possono dipendere dalla
composizione chimica e mineralogica del materiale, dalla porosità oppure dall’esposizione
all’azione ambientale. La norma UNI EN 12620 [30] definisce requisiti chimici, fisici e
geometrici degli aggregati per il calcestruzzo e fissa i valori limite ammessi per le diverse
grandezze misurate. Abbiamo diverse proprietà:
1) DIMENSIONI: gli aggregati possono essere suddivisi in fini come d’esempio le sabbie, o
grossi. Gli aggregati fini devono passare da un setaccio con maglie di apertura di 4 mm.
2) La FORMA delle particelle può essere definita in vari modi: arrotondata, piatta, allungata. La
forma delle particelle dipende dal modo in cui si è formato l’aggregato, la distinzione che
viene effettuata È tra aggregati naturali di origine alluvionale come la ghiaia caratterizzato da
particelle tondeggianti oppure da aggregati di frantumazione come il pietrisco. La forma
influenza sia il volume (particelle sferiche occupano maggior volume di particelle angolari) e
il comportamento reologico del calcestruzzo.
3) La tessitura della superficie può essere vetrosa, liscia, cristallina ma avente rugosità
maggiore cresce la quantità gli acqua necessaria per avere la stessa parità di lavorabilità.
4) La porosità degli aggregati di bella la roccia da cui derivano E essa determina l’assorbimento
dell’aggregato.
5) Caratteristiche meccaniche: proprietà meccaniche degli aggregati come la resistenza a
compressione, la resistenza all’urto, la durezza dipendono principalmente dalla porosità del
materiale. In genere queste caratteristiche influenzano poco il comportamento del
calcestruzzo in quanto la resistenza meccanica dell’aggregato È maggiore anche nella fase di
transizione rispetta la resistenza della pasta cementizia, dal momento in cui la pasta
cementizia ha una resistenza maggiore rispetto a quella dell’aggregato che rimane comunque
costante È necessario studiare la natura dell’aggregato stesso.
6) Umidità e assorbimento: l’aggregato può assorbire acqua all’interno dei suoi pori della sua
superficie. L&r