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Crescita economica, produttività e tenore di vita

Miglioramento degli standard di vita

Il PIL reale: è la stima del PIL realizzata utilizzando i prezzi di un anno base (e non quelli correnti),

viene utilizzato per misurare il volume di produzione fisica attuale. Il PIL reale rappresenta il valore

del pil corretto per tenere conto dell’inflazione. Indica il volume fisico di beni e servizi prodotti

all’interno di un paese in un periodo specifico, quale un trimestre o un anno (tenendo conto

dell’inflazione.

Il PIL reale pro-capite misura la quantità di beni e servizi disponibili al cittadino “tipo”! di un paese

in un preciso momento; pur non essendo un indicatore perfetto del benessere economico, questo

parametro è positivamente correlato a numerose variabili pertinenti, come la speranza di vita, le

condizioni di salute dei bambini e il livello di analfabetismo. È una misura fondamentale del tenore

di vita e della fase di sviluppo economico di una nazione.

Nel corso del XIX, XX secolo la varietà, quantità e la qualità di beni e servizi disponibili sono

aumentate enormemente nei paesi industrializzati

Perché piccole differenze nei tassi di crescita contano

Il potere dell’interesse composto: è un meccanismo per cui l’interesse viene pagato non solo

sulla somma iniziale (deposito), ma sull’intero ammontare degli interessi accumulati in precedenza.

Interesse semplice: prevede il pagamento dell’interesse solo sul deposito di partenza. Il potere

dell’interesse composto sta nel fatto che, anche in presenza di tassi d’interesse abbastanza bassi,

il valore di una somma modesta viene applicato un interesse composto nell’arco di un periodo

sufficientemente lungo può crescere in misura significativa.

Ruolo cruciale della produttività media del lavoro

PIL reale pro-capite = (produttività media del lavoro) x (quota della popolazione occupata).

La quantità di beni e servizi che ogni persona può consumare dipende da:

- Quanto ciascun lavoratore può lavorare

- Quanti individui in % rispetto alla popolazione totale possono lavorare

Nel lungo periodo, l’aumento del prodotto pro-capite è dovuto principalmente all’incremento della

produttività media del lavoro. Negli usa la % di cittadini con un occupazione è cresciuta in modo

significativo a partire dal 1960, ma è probabile che registri una contrazione dei prossimi decenni,

mentre il discorso è completamente l’opposto per l’Italia.

Le determinanti della produttività media del lavoro

Tra i fattori essenziali da cui dipende la produttività media del lavoro in un paese figurano:

1) Capitale umano = dati naturali, all’istruzione, all’addestramento e alle capacità dei lavoratori.

L’acquisizione di capitale umano richiede innanzitutto l’investimento di tempo, energie e denaro.

È logico attendersi che gli individui decidano di investire per migliorare la propria formazione

quando il divario delle retribuzioni tra lavoratori qualificati e lavoratori non qualificati +è

significativo.

2) Il capitale fisico è costituito da macchine, attrezzature (computer, macchinari, catene di

montaggio) ed edifici (stabilimenti, strutture, edifici). Conseguenze sul volume di produzione

legate ad un incremento della quantità di capitale utilizzato.

- Dato un certo numero di lavoratori, l’aumento del capitale impiegato fa crescere in generale sia

il prodotto totale sia la produttività media del lavoro.

- All’aumentare del capitale già in uso i benefici legati all’aggiunta di ulteriore capitale

diminuiscono. Questo meccanismo illustra il principio economico generale dei rendimenti

decrescenti del capitale: se la quantità di lavoro e di altri input utilizzati rimane costante,

all’aumentare della quantità di capitale già in uso l’incremento della produzione legato all’unità

aggiuntiva di capitale diminuisce. Principio del costo opportunità crescente: quando sono

disponibili molte macchine, tutte le possibilità d’uso più produttive saranno già state sfruttate, di

conseguenza, aggiungere un ulteriore unità di capitale non farò crescere di molto il volume del

prodotto o la produttività

3) La terra e le altre risorse naturali. In linea generale, un’ampia disponibilità di risorse naturali

incrementa la produttività dei lavoratori che ne fanno uso. (Terra, energia materie prime

garantite dallo scambio commerciale internazionale).

4) La tecnologia è senza dubbio il progresso tecnologico è stato una forza trainante della

produzione nel settore dei trasporti. Progresso tecnologico uno sviluppo nella tecnologia che,

date le risorse, permette di aumentare la produzione. Quasi tutti gli economisti concorderebbero

sul fatto che le nuove tecnologie rappresentano il singolo fattore di gran lunga più rilevante alla

base dei miglioramenti della produttività e di conseguenza della crescita economica.

5) L’imprenditorialità e il management. La produttività dei lavoratori dipende in parte dai soggetti

che contribuiscono alle decisioni su che cosa produrre e in che modo effettuare la produzione,

ovvero gli imprenditori e i manager.

6) Il contesto politico e giuridico è la funzione dello stato ne creare un contesto politico e

giuridico adatto a incentivare gli individui a seguire un comportamento economicamente

produttivo, ovvero a impegnarsi nel lavoro, risparmiare e investire in modo oculato, acquisire

informazioni e competenze utili, nonché immettere nel mercato beni e servizi richiesti dalla

collettività.

Costi della crescita economica

Durante i primi anni ‘70 si registrò un rallentamento della crescita della produttività del lavoro in

tutto il mondo industrializzato. Una tesi spiega il fenomeno sostenendo che sono aumentate le

difficoltà nel misurare la crescita della produttività, un'altra fa riferimento all’ipotesi

dell’impoverimento tecnologico, in base alla quale le opportunità di sviluppo nell’ambito delle

tecnologie al giorno d’oggi sono meno frequenti che nell’immediato dopo guerra. Alcuni dati

empirici sembrano indicare una recente ripresa della crescita della produttività negli U.S.A.

Promuovere la crescita economica

La crescita economica comporta costi elevati, in particolare la necessità di sacrificare parte dei

consumi correnti per poter disporre di risorse da designare alla crescita di nuovo capitale e di

nuove tecnologie. Conviene perseguire tassi di crescita più elevati solo se i benefici superano i

costi associati. Tra le politiche atte a promuovere la crescita economica vanno ricordate quelle che

portano a incrementare il capitale umano (istruzione e formazione professionale):

- Le politiche che promuovono il risparmio e l’investimento

- Le politiche che sostengono la ricerca e lo sviluppo

- Non che la creazione di una cornice giuridica e politica all’interno della quale il settore privato

possa operare in modo produttivo.

I punti deboli riguardo quest’ultimo aspetto (per esempio il problema della corruzione

nell’amministrazione pubblica oppure la mancanza di una chiara definizione dei diritti di proprietà)

rappresentano un problema particolarmente grave per molti paesi in via di sviluppo.

Vi sono limiti alla crescita?

Secondo alcuni osservatori dal momento che le risorse naturali sono finite, in ultima analisi vi sono

limiti alla crescita economica. Questa tesi tuttavia non tiene conto di una serie di elementi: la

possibilità che la crescita si traduca in un miglioramento della qualità dei beni e dei servizi piuttosto

che in un aumento della loro quantità; il fatto che il livello di ricchezza più alto consente di avere a

disposizione risorse da destinare alla salvaguardia dell’ambiente; infine il fatto che esistano

meccanismi politici ed economici con cui è possibile affrontare molti dei problemi legati alla

crescita. Tali strumenti potrebbero rivelarsi non molto efficaci quando i problemi ambientali o di

altro tipo connessi alla crescita economica hanno portata mondiale.

Risparmi, investimenti e formazione di capitale (lungo periodo) 21

Un economia sana non solo risparmia in misura appropriata, ma investe anche i propri risparmi in

maniera produttiva.

Il risparmio e la ricchezza

Risparmio: il reddito corrente al netto della spesa destinata ai bisogni correnti.

Tasso di risparmio: il risparmio diviso il reddito (la quota del reddito destinata al risparmio). Il

risparmio di una unità economica è strettamente correlata alla ricchezza detenuta, ovvero il valore

delle attività al netto delle passività.

Attività: qualsiasi bene con valore, di natura sia finanziaria, sia reale economico, posseduto da un

soggetto.

Passività: rappresentano l’insieme dei debiti dovuti da un soggetto (addebiti sulla carta di credito,

prestiti agli studenti, mutui ipotecari).

Ai fini della contabilità le attività e le passività di una famiglia, impresa, ente o di qualsiasi altra

unità economica vengano elencate in un prospetto che costituisce il bilancio.

Patrimonio netto = attività – passività

Flusso: risparmio valore che viene definito nell’unità di tempo

Stock: ricchezza è un valore che viene definito in un determinato momento nel tempo (es.

ricchezza).

Il flusso di risparmio rappresenta il tasso al quale lo stock di ricchezza cambia.

Guadagni in conto capitale: l’aumento del valore di attività esistenti

Perdite in conto capitale: la riduzione del valore di attività esistenti:

Variazione della ricchezza = risparmio + guadagni in conto capitale – perdite in conto capitale

Perché gli individui risparmiano?

Tra le ragioni alla base della scelta di risparmiare vi è la volontà di raggiungere un obiettivo a lungo

termine.

Sostituzione intertemporale: un trasferimento del consumo nel tempo. 3 ordini di motivi generali

per risparmiare:

1) Ciclo vitale del risparmio: risparmiare per raggiungere obiettivi a lungo termine, come un

tenore di vita confortevole nel periodo di pensionamento, l’accesso alle istruzioni per i figli o

l’acquisto di una casa.

2) Risparmio precauzionale: risparmiare per premunirsi contro possibili imprevisti, come la

perdita del lavoro o un’emergenza legata a problemi di salute

3) Risparmio a scopo di eredità: risparmiare per lasciare un’eredità (principalmente individui

appartenenti alle fasce di reddito più elevate)

In generale le persone, quando decidono di risparmiare, non tengono il denaro sotto il materasso,

bensì effettuano investimenti finanziari nella speranza di ottenere un buon rendimento. Il tasso di

interesse reale è importante per i risparmiatori perché rappresenta il premio ottenuto grazie alla

scelta di risparmiare. (Le decisioni relative al risparmio dipendono dal rendimento ne dipende dal

tasso di interesse reale).

Un tasso di interesse reale più elevato ha effetti sia positivi sia negativi: da un lato fa sì che la

scelta di risparmiare “ripaghi” più generosamente chi la compie, il che è positivo, dall’altro riduce

l’ammontare da raccontare ogni anno per realizzare un determinato obiettivo, il che è negativo.

L’evidenza empirica suggerisce nella pratica che, l’esistenza di tassi di interesse reali più alti

comporta un incremento modesto del risparmio.

Il risparmio nazionale e le sue componenti

Risparmio nazionale: il valore aggregato del risparmio realizzato dall’intero sistema economico. Il

risparmio nazionale è formato, oltre che dal risparmio delle famiglie, da quello delle imprese e del

settore pubblico. Il risparmio realizzato dall’intera economia pari al pil al netto della spesa in

consumi e degli acquisti pubblici di beni e servizi.

Espresso in formula:

S = Y – C – G

Y = PIL C = Spesa per consumi G = acquisti pubblici di beni e servizi.

Il risparmio nazionale corrisponde alla somma del risparmio pubblico e del risparmio privato:

S = S privato + S pubblico

Trasferimenti (derivano dalle T imposte nette, pagate dai privati allo stato): Somme erogate dallo

stato ai cittadini che non rappresentano compensi per attività produttive correnti. (Es. pagamenti

della provvidenza sociale, sussidi statali)

Risparmio privato (reddito al netto delle imposte meno i consumi): il risparmio realizzato dal

settore privato dell’economia equivale al reddito che rimane al settore privato dopo aver pagato le

imposte e sottratto le spese in consumi (Y – T – C); è possibile suddividere ulteriormente il

risparmio privato in risparmio delle famiglie e risparmio delle imprese

Risparmio pubblico: il risparmio realizzato dal settore pubblico equivale alla differenza tra le

imposte nette e la spesa pubblica (T-G)

Disavanzo del bilancio pubblico: l’eccedenza della spesa pubblica sul gettito fiscale

(G-T) = spesa pubblica – entrate nette al fisco

Per portare in conti in pareggio: il governo deve contrarre presti dal settore privato mediante

l’emissione di obbligazioni:

S = (Y-T-C) + (T- G)

Avanzo del bilancio pubblico: l’eccedenza del gettito fiscale sulla spesa pubblica (T-G); l’avanzo

del bilancio pubblico equivale al risparmio pubblico.

Gli investimenti e la formazione di capitale

Dal punto di vista dell’economia nel suo complesso, il risparmio nazionale è importante perché

consente di avere a disposizione i fondi necessari per effettuare investimenti, che sono un fattore

essenziale alla base dell’aumento della produttività media del lavoro e del miglioramento del

tenore di vita.

Tasso di rendimento di un investimento: equivale al valore del prodotto marginale espresso come

percentuale sul prezzo d’acquisto.

(Valore del prodotto marginale) VMP / PK (prezzo d’acquisto)

Dal lato dei costi, (rPk) due elementi importanti sono:

- Il prezzo dei beni capitali (Pk)

- Il tasso di interesse reale (r)

Dal lato dei benefici il fattore chiave nelle decisioni di investimento delle imprese è il valore del

prodotto marginale del nuovo capitale, che dovrebbe essere calcolato al netto sia dei costi

operativi di manutenzione sia dalle imposte applicate sui ricavi generati dal capitale.

Se: beneficio > costi = investimento

Il sistema finanziario e l’allocazione del risparmio a usi produttivi

Per ottenere buoni risultati; un economia non può limitarsi a risparmiare: deve utilizzare in modo

oculato i fondi limitati così accantonati, destinandoli a progetti di investimento che con buona

probabilità si dimostreranno i più produttivi.

In un economia di mercato come quella europea e quella statunitense, il risparmio viene

distribuito tramite un sistema finanziario orientato al mercato (e non centralizzato: vedi Russia),

formato sia da istituzioni finanziarie, quali le banche, sia da mercati finanziari, come quelli

obbligazionari e azionari.

L’obbligazione permette una migliore allocazione del risparmio in 2 modi distinti:

1) Fornisce informazioni ai risparmiatori per sapere quali tra le molte possibilità di impiego dei

loro fondi risultano probabilmente più produttive, e di conseguenza garantiscono il rendimento

più elevato

2) I mercati finanziari aiutano i risparmiatori a condividere i rischi dei progetti di investimento

individuali. (Coinvolgere il risparmio verso progetti, quali lo sviluppo di nuove tecnologie,

rischiosi, ma potenzialmente produttivi).

Sistema Finanziario

1) Sistema bancario: è formato dalle banche commerciali, le banche sono l’esempio più

importante della categoria di istituzioni chiamate intermediari finanziari, ovvero imprese che,

attingendo ai fondi depositati dai risparmiatori, concedono credito a chi ne fa richiesta. Gli

istituti di credito, grazie all’esperienza acquisita nel raccogliere informazioni sulle diverse

opportunità di utilizzo del risparmio, consentono di far incontrare i piccoli risparmiatori,

interessati a impiegare le proprie risorse finanziare in modo redditizio, e i piccoli imprenditori di

fondi che presentano progetti di investimento valiti.

Depositi bancari: non solo al fine di ottenere un rendimento dai propri risparmi, ma anche per

poter effettuare pagamenti con maggiore facilità (carta di credito, bancomat, assegni).

2) Le obbligazioni e le azioni: per ottenere fondi da destinare agli investimenti, le aziende di

grandi dimensioni e affermate sul mercato, talvolta si rivolgono alle banche; tuttavia,

diversamente dal piccolo imprenditore di prestiti, una grande impresa ha a disposizione altri

canali di finanziamento in particolare il mercato delle obbligazioni societarie e il mercato

azionario.

Obbligazione: è una promessa avente valore legale di rimborsare un debito che di solito

comprende sia la somma capitale, ovvero l’ammontare prestato in partenza sia il pagamento

periodico degli interessi.

Tasso della cedola: il tasso d’interesse promesso all’atto di emissione di un obbligazione

Pagamento della cedola: il versamento, a scadenze regolare degli interessi al sottoscrittore

dell’obbligazione.

Le grandi agenzie e lo stato ricorrono frequentemente all’emissione e alla vendita di obbligazioni ai

risparmiatori per ottenere i fondi di cui hanno bisogno.

Il tasso della cedola che un titolo deve offrire per potere essere appetibile dipende da una serie di

fattori:

- La durata: indica il periodo di tempo previsto prima che il debito da esso rappresentato sia

completamente rimborsabile (30 gg- 30 anni).

- Rischio di credito: grado di probabilità ce il debitore fallisca e quindi non sia in grado di

rimborsare la somma ricevuta in prestito.

- Trattamento fiscale del titolo: le obbligazioni di altri paesi differiscono tra loro.

Azioni: un’azione rappresenta un diritto a una quota di partecipazione al capitale sociale di

un’impresa.

Dividendo: regolare pagamento ricevuto dagli azionisti per ogni azione posseduta.

I prezzi dei titolari azionari vengono determinati dalle transazioni che si svolgono in borsa.

Premio al rischio: la differenza tra il tasso di rendimento richiesto dagli investitori finanziari per

determinare attività rischiose e il tasso di rendimento offerto da attività sicure.

I mercati obbligazionari, i mercati azionari e l’allocazione del risparmio

Come le banche, i mercati obbligazionari e azionari rappresentano uno strumento che consente di

trasferire fondi dai risparmiatori a coloro che necessitano di fondi per realizzare investimenti

produttivi. Il ruolo informativo dei mercati azionari e obbligazionari e la condizione del rischio.

Diversificazione: la pratica consiste nel ripartire la propria ricchezza tra un’ampia gamma di

investimenti finanziari diversi in modo da abbassare il livello di rischio complessivo

Fondo comune di investimento: un intermediario finanziario che raccoglie fondi presso il pubblico

vendendo proprie quote e li utilizza per acquistare attività finanziarie

Il risparmi, l’investimento e il tasso di interesse reale

Fattori che incidono sugli investimenti

• Una riduzione del prezzo di nuovi beni capitali

• Una riduzione del tasso di interesse reale

• Un miglioramento tecnologico che fa aumentare il prodotto marginale del capitale

• Una riduzione delle imposte gravanti più ricavi generati dal capitale

• Un incremento del prezzo relativo del prodotto di una impresa

Fattori che incrementano la disponibilità delle imprese a investire di nuovo capitale

Fattori che incidono sui prezzi delle azioni:

• Un aumento dei dividendi futuri attesi dal prezzo di mercato futuro atteso fa crescere il prezzo

corrente dell’azione

• Un incremento dei tassi d’interesse fa scendere il prezzo corrente delle azioni, in quanto implica

un aumento del tasso di rendimento richiesto per detenerle

• Un aumento della rischiosità percepita, che si traduce in un premio al rischio più elevato, fa

scendere il prezzo corrente delle azioni.

Fluttuazioni economiche di breve periodo 22

Le recessioni e le espansioni

Recessione: un periodo nel quale l’economia cresce a un tasso significativamente inferiore alla

media. Una recessione estremamente grave prende il nome di depressione. Definizione più

informale: è un periodo durante il quale il PIL reale diminuisce per almeno 2 trimestri consecutivi.

Gli eventi che colpiscono l’economia statunitense finiscono con il ripercuotersi sull’economia di

molti altri paesi, tra cui anche quella italiana.

L’inizio di una recessione prende il nome di massimo perché rappresenta il punto più alto di

attività economica prima di una contrazione. La fine di una recessione, che segna il punto più

basso di attività economia prima di una ripresa, prende il nome di minimo.

Le recenti recessioni ci mettono in guardia dall’eccesso di fiducia. Non è mai possibile garantire la

prosperità e la stabilità economica.

Espansione: un periodo in cui l’economia cresce ad un tasso significativamente superiore della

media.

Boom: un espansione particolarmente forte e prolungata

Alcuni dati sulle fluttuazioni economiche di breve periodo

Le fluttuazioni economiche di breve periodo (recessioni ed espansioni) presentano diversa

durata e gravità e risultano per tanto di difficile previsione. Le espansioni e le recessioni hanno

un impatto molto esteso (e talvolta globale), che colpisce quasi tutte le regioni e i settori (percepite

da tutto il sistema economico).

• La disoccupazione è un indicatore fondamentale delle fluttuazioni di breve termine. In genere, il

tasso di disoccupazione cresce significativamente durante le recessioni e recupera anche se più

lentamente durante le espansioni (disoccupazione ciclica).

• Generale peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro: i salari reali crescono più

lentamente, i lavoratori hanno una probabilità inferiore di ottenere promozioni o gratifiche e i

neolaureati incontrano molte più difficoltà nel trovare lavori attraenti.

• Le industrie che producono beni durevoli sono più colpite dalle espansioni e dalle recessioni

rispetto agli altri settori (beni non durevoli)

• Le recessioni tendono ad essere seguite da una diminuzione dell’inflazione e sono spesso

precedute da un aumento dell’inflazione.

I gap di produzione e la disoccupazione

Gap di produzione, che misura quanto la produzione (output) (output gap) in un dato momento si

scosti rispetto al suo normale livello (produzione effettiva – produzione percentuale).

Produzione potenziale o PIL potenziale o produzione di piena occupazione: è la quantità di

produzione normale (PIL reale) che un economia può produrre quando utilizza le sue risorse, per

esempio il capitale e il lavoro ai livelli normali. La produzione potenziale (Y*) non è un dato fisso

ma cresce nel tempo, in base agli aumenti sia delle quantità di capitale e lavoro disponibili, sia

della loro produttività.

Y* indica la produzione potenziale dell’economia in un dato momento

Perché la produzione di uno stato cresce a volte rapidamente e a volte lentamente

Queste variazioni possono riflettere:

1) Cambiamenti nel tasso di crescita potenziale del paese (condizioni meteorologiche sfavorevoli,

nuove tecnologia)

2) La produzione effettiva non è sempre pari alla produzione potenziale

Gap di produzione recessivo o espansivo: la differenza tra la produzione potenziale (Y*) di

un’economia e la sua produzione effettiva di un dato istante temporale (Y*-Y) (Y = produzione

effettiva = PIL reale)

Gap recessivo: un gap di produzione positivo che si verifica quando la produzione effettiva è

inferiore a quella potenziale (Y<Y*)

Gap espansivo: un gap di produzione che si verifica quando la produzione effettiva supera quella

potenziale (Y>Y*).

Un gap recessivo riflette uno spreco di risorse, mentre uno espansivo minaccia di innescare

l’inflazione (la domanda sale più della capacità d’impresa), quindi i responsabili politici sono

incentivati a tentare di eliminare entrambi i tipi di gap.

Il tasso di disoccupazione naturale: è la somma dei tassi di disoccupazione frizionale e strutturale

U*. È il tasso di disoccupazione che si osserva quando l’economia sta funzionando ad un ritmo

normale in assenza di gap di produzione.

La disoccupazione ciclica (U>U*) (U-U*), è la differenza tra il tasso di disoccupazione reale U e

quello naturale U*. La disoccupazione ciclica è positiva il presenza di un gap recessivo, negativa in

caso di gap espansivo e apri a zero in assenza di gap di produzione.

Spesa e produzione nel breve periodo: il modello reddito-spesa 23

John Maynard Keynes e la rivoluzione keynesiana

L’idea che una diminuzione della spesa aggregata possa far scendere la produzione (output) al di

sotto del suo livello potenziale fu una delle principali intuizione di J.M Keynes, un economista molto

influente della prima metà del XX sec.

Ipotesi fondamentale del modello keynesiano

Ipotesi di immediato aggiustamento dei prezzi non è realistica

Nel breve periodo, le imprese soddisfano la domanda del loro produttori ai prezzi dati o

prestabiliti. “Soddisfare la domanda”: le imprese producono quanto basta per soddisfare la

domanda dei propri clienti al prezzo stabilito. Normalmente, le imprese non modificano

frequentemente i prezzi, perché ciò comporterebbe dei costi, che gli economisti chiamano costi di

aggiustamento dei prezzi.

Nel lungo periodo (menu costs) i prezzi si adattano all’equilibrio di mercato. La decisione di

modificare i prezzi è il risultato di un confronto tra i costi e i benefici: i prezzi vanno modificati se il

beneficio derivante è superiore ai costi di aggiustamento degli stessi.

La spesa aggregata programmata p

C+ I NX

+G+

La spesa aggregata programmata (PAE = ) è la spesa totale programmata

relativa ai beni e servizi finali. Le quattro componenti della spesa relativa ai beni e servizi finali

sono:

- La spesa per i consumi (C) -> delle famiglie

p

I

- La spesa per gli investimenti ( ) -> delle imprese

- La spesa pubblica (G) -> del governo

- Esportazioni nette (NX) -> del resto del mondo

Gli investimenti programmati si differenziano degli investimenti effettivi quando le vendite delle

imprese non corrispondono alle aspettative, in modo tale che l’aumento delle scorte (una

componente degli investimenti) si discosta dalle imprese.

La componente principale della spesa aggregata è rappresentata dalla spesa per i consumi, o

semplicemente dal “consumo”. Il consumo dipende dal reddito disponibile, cioè al netto delle

imposte, secondo una relazione nota come la funzione del consumo, rappresentata

algebricamente come:

́

C+ c(Y −T )

C=

- C = consumo

́

C

- = consumo autonomo

- c = propensione marginale al consumo ́

C

Il termine costante della funzione del consumo, , è costituito da fattori diversi dal reddito

disponibile che influenzano la spesa per consumi. Per esempio, un incremento delle quotazioni

immobiliari o azionarie che arricchisce le famiglie, aumentando così la loro disponibilità a spendere

(effetto ricchezza) potrebbe venir indicato tramite un aumento di C.

La pendenza della funzione del consumo è pari alla propensione marginale al consumo (MPC)

(variazione dei consumi al variare del reddito), c, dove 0<c<1 (1= MPC aumenta ma meno del

reddito). Questo valore indica quanto cresce il consumo quando il reddito aumenta di 1€.

́

C

Se c è =0 C = .

La spesa aggregata programmata può essere suddivisa in due parti, una dipendente dalla

produzione (Y) e l’altra indipendente da questa. Quest’ultima parte di spesa aggregata

programmata, indipendente dalla produzione, prende il nome di spesa autonoma. Per contro, la

parte di spesa aggregata programmata che dipende dalla produzione(Y) prende il nome di spesa

indotta.

Produzione di equilibrio di breve periodo: il livello di produzione in corrispondenza del quale la

produzione Y è pari alla spesa aggregata programmata (PAE); è il livello di equilibrio di breve

periodo che prevale durante il periodo caratterizzato da prezzi dati. La produzione dipende dalla

domanda Y=PAE.

Ai fini della determinazione della produzione di breve periodo è possibile utilizzare:

- Metodo numerico/intuitivo

- Metodo geografico/intuitivo

- Metodo algebrico

- Metodo grafico

La soluzione grafica si basa su un diagramma che prende il nome di croce keynesiana. È un

diagramma costituito da due linee una retta a 45° che rappresenta la condizione Y=PAE e la linea

o retta di spesa che mostra la relazione tra la spesa aggregata programmata e la produzione. La

produzione di equilibrio di breve periodo si ha all’intersezione tra le due linee o rette. Se la

produzione di equilibrio di breve periodo non corrisponde alla produzione potenziale esiste un gap

di produzione.

Gli incrementi della spesa autonoma spostano la linea di spesa verso l’alto, facendo aumentare la

produzione di equilibrio di breve pericolo; le riduzioni della spesa autonoma spostano invece tale

linea verso il basso, facendo diminuire la produzione di equilibrio di breve periodo. Le riduzioni

della spesa autonoma che spingono la produzione effettiva al di sotto della produzione potenziale

sono fonte di recessioni

Il moltiplicatore del reddito

Moltiplicatore del reddito: l’effetto di una variazione pari a u1 unità della spesa autonoma sulla

produzione di equilibrio di breve periodo; per esempio un moltiplicatore pari a 5 significa che una

riduzione di 10 unità della spesa autonoma riduce la produzione di equilibrio di breve periodo di 50

unità

L’idea che un cambiamento della spesa sia in grado di provocare un cambiamento

significativamente maggior della produzione di equilibrio di breve periodo è una caratteristica

fondamentale del modello keynesiano di base

Moltiplicatore fiscale

Moltiplicatore fiscale: l’effetto di una variazione nelle imposte nette sulla produzione di equilibrio

di breve periodo; poiché la propensione marginale al consumo è inferiore a 1, il moltiplicatore

fiscale sarà inferiore al moltiplicatore del reddito. La produzione cresce perché un dato incremento

iniziale della spesa fa aumentare i redditi dei produttori, e ciò li spinge a spendere di più, facendo

crescere i redditi e la spesa di altri produttori e via dicendo. Poiché le importazioni devono essere

considerate come una spesa rivolta alla produzione estera, il valore del moltiplicatore sarà inferiore

se l’economia è aperta al commercio internazionale.

Moneta, tassi d’interesse banche e banca centrale 24

La moneta e le sue funzioni

Moneta: è qualsiasi attività che possa essere utilizzata per effettuare acquisti (Es. monete o

banconote cartacee, monete metalliche, assegno).

Ciprea: moneta in uso, prima di quelle metalliche, un tipo di conchiglia originaria del pacifico

meridionale.

Moneta:

1) Mezzo di scambio (diversa dal baratto) un’attività utilizzata per acquistare beni e servizi

2) Unità di conto: unità fondamentale di misure del valore economico dei beni e servizi

3) Riserva di valore: un’attività che funge da mezzo per detenere ricchezza.

Definizioni alternative e diverse di moneta:

M1) Somma della moneta in circolazione e delle disponibilità esistenti sui conti correnti

M2) Somma di M1 più alcune attività aggiuntive che possono essere utilizzate per effettuare

pagamenti, ma a un costo maggiore rispetto alla moneta cartacea o agli assegni

M3) Somma di M2 più altre attività aggiuntive che hanno la caratteristica di essere meno liquide

rispetto a M2 cioè convertire in moneta corrente a costi più alti.

La domanda di moneta

Decisione di allocazione del portafoglio: la scelta delle forme in cui detenere la propria

ricchezza. In generale, gli individui preferiscono detenere attività che si prevede frutteranno un

rendimento elevato e non comporteranno un rischio eccessivo.

Ridurre il rischi: ricorrendo alla diversificazione, ovvero detenendo un’ampia gamma di attività

diverse.

Domanda di moneta: l’ammontare di ricchezza che un individuo sceglie di detenere sotto forma di

moneta.

Il costo opportunità insito nel detenere moneta è misurato dal tasso di interesse nominale i, che

costituisce il rendimento attendibile da attività alternative quali le obbligazioni; il corrispondente

beneficio consiste nell’utilità della moneta a fini delle transazioni.

3 fattori macroeconomici determinano la domanda di moneta: il tasso di interesse nominale, il

prodotto reale, livello dei prezzi

1) All’aumentare del tasso d’interesse nominale prevalente nel mercato, il costo opportuni di

detenere moneta sarà maggiore e per tanto, la domanda di moneta diminuirà il tasso di

interesse nominale è un fattore macroeconomico che incide sul costo insito di detenere moneta

2) Il reddito o prodotto reale Y: un incremento del reddito fa aumentare la quantità di beni e

servizi che gli individui e le imprese desiderano acquistare e vendere. Espansione prodotto

reale accresce la domanda di moneta

3) Il livello dei prezzi: un incremento del livello dei prezzi comporta un aumento della domanda di

moneta.

La curva di domanda di moneta: esprime la relazione tra la quantità aggregata di moneta

domandata Me il tasso di interesse nominale i; poiché un aumento del tasso d’interesse fa salire il

costo opportunità di detenere moneta provocando così una riduzione della quantità di moneta

domandata, la curva di domanda di moneta ha pendenza negativa.

Offerta di moneta

La determinazione dell’offerta di moneta nell’economia moderna dipende in parte dal

comportamento delle banche commerciali e dei loro depositanti.

Riserve bancarie: contanti o attività analoghe detenute da banche commerciali allo scopo di

provvedere ai prelievi e ai pagamenti dei depositanti.

Riserve bancarie pari al 100%: una situazione nella quale le riserve bancarie equivalgono al

100% dei depositi presenti.

Rapporto riserve-depositi: le riserve bancarie divise per i depositi

Nelle economie moderne, le riserve bancarie sono inferiori ai depositi, vige cioè un sistema

bancario a riserve frazionali.

Base monetaria o moneta ad alto potenziale: la somma delle riserve bancarie e del circolante

detenuto dalle famiglie e dalle imprese.

Offerta di moneta: è tutta la moneta circolante in un determinato momento nell’economia.

M

Moltiplicatore della moneta: il rapporto tra l’offerta di moneta e la base monetaria :

H

M = CUR + D (D= depositi bancari)

H = CUR + RES (riserve bancarie

Le banche centrali sono istituzioni creati dagli stati per regolare il sistema bancario e gestire la

politica monetaria (quantità adeguata di moneta offerta)

Operazioni di aperto mercato (OMOS): acquisti e vendite di titoli di stato e altre attività finanziarie

nel mercato aperto.

Operazioni di acquisto nel mercato aperto: l’acquisto dal pubblico di titoli di stato effettuato dalla

banca centrale allo scopo di aumentare le riserve bancarie e l’offerta di moneta.

Operazioni di vendita nel mercato aperto: la vendita al pubblico di titoli di stato effettuata dalla

banca centrale allo scopo di ridurre le riserve bancarie e l’offerta di moneta

La banca centrale europea (BCE)

Euro sistema: i membri dell’UE che hanno adottato l’euro come moneta e per cui la banca

centrale è la BCE.

(Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, paesi bassi,

portogallo, Spagna Grecia; mentre il regno unito e la Svezia, Danimarca hanno preferito non

adottare l’euro e conservare le proprie valute)

BCE: è la banca centrale dell’euro sistema.

È responsabile della formulazione e dell’attuazione della politica monetaria in tutto l’euro sistema.

Comitato esecutivo: il più alto organo decisionale della BCE, prende decisioni nell’interesse

dell’euro sistema.

In base alle disposizioni del trattato di Maastricht (1993) la BCE è una banca centrale altamente

indipendente e libera da influenze politiche da parte di istituzioni dell’UE e di autorità governative

nazionali.

Federal Reserve System (FED): i due compiti principali della FED sono stabilire la politica

monetaria (il che significa determinare quanta moneta deve circolare nel sistema economico) e

sorvegliare e regolare i mercati finanziari in particolar modo il sistema bancario. Fondata nel 1914.

Modello IS-LM 25

Usa le condizioni di equilibrio in ciascun distinto mercato per determinare contemporaneamente i

valori di equilibrio del prodotto e del tasso di interesse.

La curva IS

La curva IS: definisce le combinazioni del tasso di interesse e della produzione aggregata per cui il

mercato dei beni e dei servizi si trova in equilibrio. La pendenza della curva IS dipende dalla

sensibilità del consumo e degli investimenti alle variazioni nel tasso d’interesse: più questi sono

sensibili, minore risulta la pendenza della curva.

Spostamenti:

- Ad un determinato tasso d’interesse, un incremento nella spesa autonoma fa spostare la curva IS

a destra

- Una contrazione della spesa autonoma provoca uno spostamento della curva a sinistra

La curva LM

La curva LM: definisce le combinazioni di tasso d’interesse e produzione aggregata che

determinano l’equilibrio nel mercato della moneta. La curva LM ha pendenza positiva perché, una

crescita di Y aumenta la domanda di moneta, il che data l’offerta di moneta, provoca uno

spostamento verso destra della curva di domanda di moneta, conducendo ad un aumento del

tasso d’interesse. Ciò equivale a dire che per mantenere in equilibrio il mercato della moneta, i e Y

devono variare nella stessa direzione.


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DETTAGLI
Esame: Macroeconomia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stearbitrio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Resmini Laura.

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