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Decomposizione e deformazione: la fantasia è stato l’apporto più importante che Baudelaire ha dato alla

lirica moderna. È per lui, come per il sogno, la capacità creativa per eccellenza. Baudelaire sottolinea come

la fantasia sia in grado di decomporre tutta la creazione, producendo un mondo nuovo. Aggiunge poi al

decomporre il termine scindere, che insieme deformano il reale, producendo nuovamente un nuovo mondo,

di rango superiore e non ordinato dalle leggi reali. Ma tutta questa dialettica rimane solo teorica in

Baudelaire, ritrovando pochi riscontri nel suo lavoro. si ritrova solo in quelle opere che rimarcano

l’allontanamento dell’angusta realtà. Di cui la sua polemica contro la fotografia nascente, colpevole di

riprodurre la realtà e anche contro le scienze naturali. Baudelaire preferirà il surnaturalismo, un’arte di

soggettiva e scaturita dalla semplice fantasia creativa, da cui deriverà il surrealismo di Apolinnaire.

Astrazione e Arabesco: nella poesia di Baudelaire troviamo il nuovo concetto di astratto che per lui

significa intellettuale, cioè non naturale. Dall’astrazione derivano nuovi spunti per la poesia e l’arte astratta,

ricavati da concetto di una fantasia illimitata, il cui equivalente sono le linee e i movimenti liberi dall’oggetto.

Questi saranno definiti da lui arabeschi. Grottesco, arabesco e fantasia sono per lui interconnessi: la terza

è la capacità dei movimenti astratti, cioè liberi dalle cose; i primi due sono il prodotto di queste capacità.

Rimbaud: inizia a scrivere nella fanciullezza poi si interrompe per intraprendere molti viaggi soprattutto in

oriente e africa. Muore a 37 anni. Le opere di Rimbaud possono definirsi esplosione. Passa da una forma

letteraria all’altra. La poesia di Rimbaud può dividersi in due periodo: il primo verso la metà del 1871 con

una poesia ermetica e il seguente con una poesia oscura ed esoterica. Le sue poesie sono sviluppo delle

teorie di Budelaire e non hanno quasi più un carattere tematico. Quelle del secondo periodo sono solo

frammenti immagini acute ma irreali.

Disorientamento: la poesia di Rimbaud porta ad un disorientamento. Il suo caos irreale era redenzione

dalla realtà opprimente. Può essere considerato ancora meno cristiano di Baudelaire anche se la sua

poesia è imparentata con il fenomeno dell’estasi religiosa.

Le lettere di un veggente: nel 1871 Rimbaud scrisse due lettere in cui abbozzò il programma della poesia

del futuro. Il programma coincide con la seconda periodizzazione della sua poesia. Le lettere sono

impregnate del concetto di veggente, per questo vengono chiamate così. L’idea di veggente giunge a

Rimbaud dai greci, riprendendola dal platonismo rinascimentale di Montaigne. Ma Rimbaud applica una

novità a questa visione, prettamente moderna. La meta della poesia è giungere nell’ignoto, quindi scrutare

l’invisibile e udire l’inaudito. Questi concetti derivano da Buadelaire. Questo ignoto non ha una

connotazione negativa, Rimbaud si rifiuta di riempirlo di contenuto, lo definisce solo l’altro puro e semplice

o il non usuale o non reale. Il soggetto di questo sguardo è l’io empirico. Si riconoscono certi elementi

mistici con l’autoabbandono dell’Io, ma l’io va verso il basso, non verso l’alto. Ecco perché i surrealisti del

XX secolo considerano Rimbaud loro antenato. L’autoabbandono dell’io deve essere fatto attraverso un

atto operativo, diretto dalla volontà e dall’intelligenza. Così il poeta diventa un grande malato, ma lo diventa

per principio suo. La poesia che nasce da questa operazione si chiama nuova lingua, lingua universale ed

è indifferente se abbia o no una forma e desta eccitazione e musica. In tutte le poesie Rimbaud parla di

questa musica che fa risuonare cose o esseri.

Rottura con la tradizione: il programma di Rimbaud si discosta dalla tradizione, anche se ha letto e

approfondito gli autori tradizionali. Questi però non hanno fatto a lui da modelli, li ha infatti rimodellato in

una sostanza completamente diversa. Egli odia la tradizione, incita anche al rogo della Biblioteca

nazionale. Nelle sue ultime opere l’autore si distacca completamente dal suo pubblico, conseguenza di un

suo distacco completo dal passato, rigettando lo storicismo dei musei ad esempio. Questa sarà una

caratteristica permanente dell’arte e della poesia moderna. Esempi di opere in cui si sfoga contro il passato

sono Venus Anadyomene e Ce qu’on dit au poete a propos des fluers in cui schernisce la bellezza e la

tradizionale poesia dei fiori etc.

Modernità e poesia della città: anche Rimbaud come Baudelaire ha un rapporto duplice con la modernità:

da una parte prima avversione per il progresso tecnico e scientifico, dall’altra la ama in quanto portatrice di

nuove esperienze, sempre più difficili, che danno luogo ad una poesia dura e nera. In questa categoria

rientrano le poesia della città che si trovano nelle illuminations. I componimenti migliori sono Ville o Villes.

Vengono cantate città della fantasia o del futuro, superando tutti i tempi, sconvolgendo ogno ordine

spaziale. Il reale e l’irreale si incrociano. Ci sono chalets di cristallo e palme di rame sopra gole e abissi;

giardini artificiali, mare artificiale una cupola di una chiesa di 15 mila piedi. Nessun uomo conosce gli altri

milioni di uomini che popolano questa città, ma ognuno soggiasce alla stessa costrizione uniforme di quella

degli altri. Questi uomini sono fantasmi. Questo nuovo mondo creato da Rimbaud sono il contrassegno del

caos che determina la modernità.

Rivolta contro la necessità dell’eredità cristiana: une saison en enfer : Rimbaud comincia con una

rivolta contro il cristianesimo ma alla fine le sue opere terminano col martirio di non poter sfuggire alla

necessità dell’eredità cristiana. La sua opposizione è una di quelle opposizioni che restano sempre sotto il

dominio di ciò contro cui si levano. Egli stesso ne ha coscienza e ne scrive una poesia une saison en enfer.

I componimenti della prima fase contengono gli attacchi più aperti contro l’anima cristiana. Nella poesia les

premiers communions un adolescente reprime i suoi istinti per colpa del cristianesimo. Ma Rimbaud va

oltre. Nel 1872 scrive Bethsaida, la piscine des cinq galeries, un brano in prosa. Alla base di questo c’è il

passo del vangelo di giovanni che narra la miracolosa guarigione di un malato da parte di cristo sul lago

bethsaisa. Ma Rimbaud lo trasforma e stravolge completamente: nessun angelo guarisce gli infermi che

entrano nell’acqua gialla, cristi guarda impassibile i bagnanti. Uno di questi si alza e va verso la città. Cristo

non lo ha guarito, neanche satana, quindi forse una forza che nessuno vede. In une saison en enfer si

trova l’ultima parola di Rimbaud sul cristianesimo. Il testo è formato da 7 passi in prosa. Il linguaggio è

frammentato, quasi come una scossa, agitato con domande senza risposta e grandi e lunghi periodi. È

pieno di andirivieni: prima afferma di amare una cosa, poi la odia, poi la ama ecc. anche nella parte

dedicata al cristianesimo troviamo questa indecisione. La domanda che solleva Rombaud è se la

condizione di smarrimento del mondo moderno sia dovuto al perverso destino cristiano. Pone la domanda,

ma non la risolve. Alla fine, il silenzio dopo tutto questo caos. Rimbaud accetta la morte interiore.

L’io artificiale; la disumanizzazione: l’io di Rimbaus è il prodotto di un’autometamorfosi volontaria.

Questo io può assumere ogni forma ed essere presente in ogni luogo e in ogni tempo. Anche la sua poesia

è disumanizzata. Non parla a nessuno e con nessuna parola cerca di attrarre chi ascolta. Non si

distinguono i sentimenti, è tutto una vertigine dell’indeterminato. Quando Rimbaud fa degli uomini i suoi

soggetti nella poesia, questi sono sempre stranieri senza patria, sono maschere.

Rottura dei confini: Rimbaud, come Baudelaire sente la necessità di gettarsi nell’ignoto, l’abisso

dell’azzurro. Popolano questa altezza angeli, che sono punti di luce, lampeggianti, poi dileguantisi. Sono

angeli senza un dio e senza un messaggio. Rimbaud ha la tendenza ad innalzare tutto ciò che è vicino

mediante la lontananza, e si ritrova in tutta la sua opera. Ma alla fine la distanza non innalza più, distrugge.

Nella sua poesia più tarda e oscura, come per tutta la lirica moderna, bisognerà fare affidamento per

interpretare le poesie il procedere del movimento, non le immagini mosse. Fame e sete sono le parole più

frequenti nella lingua di Rimbaud. Nel 1872 scrive le Fetes de la faim ma queste feste della fame sono però

mangiare pietre, carbone ferro, poiché è impossibile raggiungere l’azzurro.

Le Bateau ivre: famosa poesia di Rimbaud del 1871. La scrisse senza conoscere quei mari e paesaggi

descritti, forse li ha visti sui giornali. Ma gran parte del merito va alla sua fervida fantasia. Protagonista è un

battello, anche se sono evidenti degli accostamenti simbolici con l’uomo (una metafora assoluta). Nella

poesia sono inserite occasionalmente digressioni, ma la dilatazione riprende fino a condurre in certi punti

ad una caotica esplosione. La prima rappresentazione del battello è quella di lasciarsi andare secondo

corrente. Ma questa calma era stata preceduta da un urto: l’equipaggio ucciso sulla riva. Poi tutto si

sfascia. Arrivano tempeste e il battello si infrange contro i mari, passando davanti tutte le terre, in mezzo a

tanti pericoli, in notti verdi, tra segni di morte. Viene sospinto in alto fino all’etere senza uccelli, aprendo

brecce nel cielo rosseggiante come un muro finchè non arriva una svolta: la nostalgia per l’Europa. Ma la

nostalgia non conduce più in nessuna patria. Poi viene ricordato dal battello un breve idillio di un bambino

che gioca, ma questo racconto non gli gioverà. Alla fine tutto tornerà tranuillo grazie al non-poterne-più, sia

del naufragio nello sconfinato, come l’inettitudine per ciò che è limitato. La poesia ha una struttura periodica

estremamente semplice. L’esplosione non avviene nella sintassi, ma nella rappresentazione. Le immagini

prodotte non solo legate l’un l’altra, sono incoerenti tra loro, così sarebbe possibile intercambiare intere

strofe tra loro. Tutto questo fermenta il caos, ma anche questo caos ha una sua articolazione. Anche qui le

direzioni de movimento sono più importanti delle immagini mosse. La trama del movimento in questa

poesia è suddivisa in tre atti: repulsione e rivolta, fuga dal sovradimensionale, sprofondamento nella quiete

dell’annientamento.

Realtà distrutta: Rimbaud distrugge la realtà, partendo da elementi primordiali, come acqua e vento, che

poi si sviluppano in fragore e tempeste nelle poesie più tarde.

Intensità del brutto: con Rimbaud si assiste ad una intensificazione del carattere brutto della realtà,

aspira alla più violenta deformazione del reale sensibile, come nella poesia les Assis, dove all’inizio si parla

di bibliotecari, poi si parla di vecchi abbruttiti, malati e altri particolari macabri. La bruttezza di Rimbaud non

è copia della realtà, ma è creata ex novo. Spesso inserisce anche residui di “bello” che creano ancora più

maggiormente la dissonanza, grazie anche all’accostamento di potenze liriche banali come fiori di

inchiostro ecc.

Irrealtà sensibile: con Rimbaud assistiamo al fenomeno di mutare l’ordinamento reale, restando sempre

nel sensibile, procedimento già noto nella vecchia poesia. Es: una bandiera rossa Rimbaud la chiama

bandiera di carne sanguinante. Rimbaud riprende elementi del reale sensibile, ma li innalza mediante

contrazione, preterizione, spostamento e ricombinazione in una surrealtà. Così la nuova immagine creata

non rinvia più alla realtà, ma costringe lo sguardo a fissare l’atto stesso che l’ha prodotta. È un atto di

fantasia dittatoriale.

Fantasia dittatoriale: questa fantasia procede non osservando e descrivendo, ma con una libertà creativa.

Il soggetto vuole creare da solo i contenuti, non accetta quelli proposti dalla realtà stessa. Questa

caratteristica la si ritroverà anche nell’arte come con Picasso. Questa fantasia dittatoriale in Rimbaud

sconvolge l’ordine spaziale come carrozze corrono per il cielo ecc. ma questa fantasia sconvolge anche il

normale rapporto tra uomo e cosa, combinando cose più distanti tra loro. Si tinge di colori irreali (lune

nere). Vengono pluralizzati cose che in natura esistono solo al singolare (gli etna); a cui corrisponde la

tecnica di inserire “tutti” ovunque dando un’idea di vastità (tutte le nevi).

Les Illiminations: titolo significa miniature o rischiaramenti. Non possibile una ripartizione contenutistica

dell’opera. Il linguaggio è duro, con ripetizioni insistenti e catene di parole senza sostegno. È raro che il

titolo giovi alla comprensione del componimento. La tematica oscilla tra un guardare indietro e un guardare

avanti. Lo spazio in cui avvengono gli eventi sono ampi e sono sparsi dalle stelle alle tombe e questo

spazio è popolato da figure senza nome, assassini e angelo. L’epiro, il giappone, l’arabia, cartagine e

Brooklyn in incontrano in un’unica scena. Mentre le cose che nella realtà erano unite si scostano le une

dalle altre per perdere ogni contatto. Il mondo viene sbriciolato e il disordine fa da padrone. Ogni testo

comincia già in modo distanziato dalla cosa o dall’idea che ne ha fornito lo spunto. Les illuminations sono

un testo che non pensano a un lettore e non vogliono essere comprese. Sono una tempesta di sfoghi

allucinanti, sono senza un Io, emerge solo quello artificiale. Sono il primo monumento alla fantasia

moderna divenuta assoluta.

Tecnica della fusione: la poesia Marine appartiene a les Illiminations. È del 1872 ed è il primo esempio di

verso libero francese. Ci sono dieci versi di lunghezza diversa, senza rima, senza regolari sequenze.

Rimbaud applica alla sua fantasia disarticolata il linguaggio formale. Produce immagini versificate assi

metriche, a cui accosta anche la sua prosa lirica. A partire da questa poesia si diffonderà il verso libero in

tutta la poesia francese moderna. Marine presenta un duplice contrasto: verso libero e modo di parlare

formale. Sono figure completamente sconnesse tra loro e solo nei versi 6 e 10 troviamo forme di

congiunzione (et e dont). Questi versi sciolti danno maggiore intensità al componimento. Ci sono pochi

verbi. La poesia comincia con un verso che non ha niente a che fare con il titolo. Solo il secondo verso

(prue) avrà a che fare. Nella poesia si toccano due sfere: quella marina e quella terrestre che si


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in culture e letterature del mondo moderno
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simosuxyeah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Bruera Franca.

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