La struttura della lirica contemporanea
18 secolo: Rousseau e Diderot
Le opere di Rousseau sono attraversate da due poli: la tensione tra l’acume intellettuale e l’eccitazione affettiva, tra la disposizione al procedere logico del pensiero e la sottomissione alle utopie del sentimento. Rousseau è l'erede di più tradizioni, ma a lui non interessavano, se ne discosta. Impersona così la prima rottura moderna con la tradizione. Preferiva essere odiato, piuttosto che essere normale, uguale agli altri. Diciamo che ha anticipato i poeti maledetti, termine coniato da Verlaine. Nella sua opera tardiva Les Rêveries du promeneur solitaire l’autore scandisce il tempo meccanico dal tempo interiore. Con questa opera Rousseau ha aperto la strada alla poesia futura. Così il tempo meccanico diventerà simbolo della civiltà tecnica moderna, mentre il tempo interiore il rifugio all'opprimente realtà.
La fantasia diventa così assoluta e accompagnerà altri autori nel secolo successivo, come Diderot, ma le sue riflessioni saranno diverse da quelle di Rousseau. È il concetto di fantasia che guida il Genio di Diderot, ossia un movimento autonomo di forze spirituali la cui qualità viene misurata secondo l'efficacia delle idee. Con Diderot comincia anche un ampliamento del concetto di bellezza: tenta di spiegare come disordine e caos siano risultati artistici.
Novalis sulla poesia del futuro
Le idee di Rousseau e Diderot prendono poi vita nel romanticismo tedesco, francese e inglese. Con Novalis si apre la strada per l'interpretazione della poesia romantica. Per lui la poesia è distante da tutte le altre forme di letteratura e nell’atto poetico è la fredda giudiziosità a guidare; il poeta è puro come l’acciaio e duro come la selce. La poesia è un’arma di difesa contro la vita consueta e la sua fantasia permette di mischiare tutte le immagini, al contrario della realtà che è composta da un mondo di abitudini nel quale gli uomini poetici non possono vivere.
La poesia è accostata alla magia per Novalis per mezzo della parola incantesimo. Ogni parola lo è e il mago è il poeta. Viene accostato anche il concetto di algebra alla poesia: come le formule matematiche che elaborano un mondo a sé, anche la poesia lo fa, elaborando così un linguaggio tutto suo, autonomo. È un rigettare la vecchia poesia che poneva le cose in un ordine facile e afferrabile.
Il romanticismo francese
Il romanticismo francese si spense verso la metà del 18 secolo. Ma restò spiritualmente nelle generazioni successive, anche se in molti lo rigettavano. La poesia moderna è un romanticismo sromanticizzato, poiché amarezza, gusto di cenere e oscuramento sono esperienze ricercate sia dai moderni che dai romantici. I primi romantici furono Chateaubriand, che scoprì la malinconia, e Musset, portavoce nella letteratura del Nulla. Anche i poeti romantici francesi rivedono, come i tedeschi, nella figura del poeta il veggente incompreso e la poesia era la lingua originaria dell’umanità e la parola diventa essenziale per scrittori come Victor Hugo.
Teoria del grottesco e del frammentario
La teoria del grottesco, già accennata con Diderot, viene ripresa da Hugo che la inserisce nel suo Cromwell. Ma le radici della teoria affondano nel romanticismo tedesco di Schlegel. Originariamente il termine grottesco apparteneva alla pittura e indicava l’intreccio ornamentale di un quadro. Ma nel 18 secolo il termine cominciò a prendere connotati di bizzarro e giocoso. Da qui Hugo che si rifarà alle espressioni di Schlegel.
Ma Hugo introdurrà anche il Brutto, introducendo nella letteratura tutto ciò che fino a quel momento era stato escluso, o relegato ad un settore specifico. Per Hugo il brutto non è solo l’opposto del bello, ma un valore a sé. Il grottesco ha la funzione di liberarci dalla bellezza, mettendo da parte la monotonia. Così il grottesco scomporrà i fenomeni in frammenti, e sarà solo così in grado di esprimere il Grande tutto, così afferrabile. Ma Hugo non definirà mai che cos’è il Tutto, forse concepito cristianamente. Le sue teorie verranno riprese poi da Gautier.
Baudelaire
Con Baudelaire la lirica francese diventa di fatto europea. Comincia infatti ad esercitare una certa influenza su Germania, Inghilterra, Italia e Spagna. Baudelaire è un poeta della modernità, capace di vedere nel deserto della metropoli non solo la decadenza dell’uomo, ma anche di avvertire una misteriosa bellezza fino allora non scoperta. Baudelaire riunisce in sé genio poetico e intelligenza critica. Nel 1857 scrive Les Fleurs du Mal, raccolta di poesie del poeta, ma senza datazione, quindi non è un diario o cose del genere. Nelle sue poesie non si ritrovano fatti riconducibili alla sua vita biografica. Comincia così la spersonalizzazione della lirica moderna: la parola lirica non unisce più la poesia con la persona empirica. È un processo tra l’altro già iniziato da Edgar Allan Poe, maestro nel separare la lirica dal cuore. Così anche Baudelaire afferma che la capacità di sentire del cuore non è propizia al lavoro poetico. Quasi tutte le poesie di Les Fleurs du Mal parlano muovendo dall’io, ma guardando appena l’Io empirico.
Concentrazione e consapevolezza della forma; lirica e matematica
Les Fleurs du Mal hanno un tema principale. Prima si rifaceva a più temi, poi completamente scomparsi con la nascita dell’opera. Per l’autore l’opera non era un semplice album, ma tutta un organico con un principio, uno svolgimento articolato e una conclusione. Contenutisticamente l’opera presenta perplessità, paralisi, febbrile slancio nell’irreale, desiderio di morte ed eccitanti giochi morbosi. Baudelaire aggiungerà alla prima edizione del 1845 sempre nuove composizioni, ma si rifarà sempre al primo abbozzo con poesie numerate. Comprendeva cento poesie distinte in cinque gruppi. Nelle successive edizioni Baudelaire abbandona l’ordine numerico, rafforzando l’ordine interno.
Il primo gruppo di poesie (Spleen et Idéal) rappresenta il contrasto tra lo slancio e la caduta; il secondo (Tableaux Parisiens) è un tentativo di evasione nel mondo esterno della metropoli; il terzo (Le Vin) la tentata evasione del paradiso dell’arte. Poi il quarto gruppo: Les Fleurs du Mal, in cui è descritto l’abbandonarsi alla fascinazione del distruttivo. Infine il quinto (Révolte), una sarcastica rivolta contro Dio. Poi non resta altro che cercare la pace nella morte, da qui il sesto gruppo La Mort. È una costruzione architettonica quella che Baudelaire ha dato alla sua opera, indice di un distacco dal Romanticismo, coi suoi libri lirici sempre ordinati.
In molte considerazioni di Baudelaire si inserisce anche il concetto di matematica. L’autore paragona lo stile ai prodigi della matematica. La metafora acquista il valore di esattezza matematica. Tutto ciò è grazie a Poe che aveva parlato della parentela dei compiti poetici con la rigorosa logica di un problema matematico.
Tempo finale e modernità
La svolta di Baudelaire con cui si allontana dal Romanticismo si può avvertire anche nella tematica, facendo apparire i poeti romantici quasi frivoli. Essi avevano perfezionato l’interpretazione escatologica della storia che dal tardo Illuminismo andava di nuovo a prender piede, secondo cui la propria epoca rappresentava il tempo finale. Anche Baudelaire riprende questo concetto, ma entra con lui in una nuova fase. Nel 1862 nasce la poesia Le Coucher du soleil romantique che contiene una serie di grandi discendenti di luce e gioia, che conduce alla fredda notte e al brivido di fronte a paludi e mostri spaventosi. Con ciò Baudelaire allude alla fine totale, anche dell’anima stessa. Solo affermando il notturno e l’anormale il poeta può sfuggire alla trivialità del progresso della sua epoca. Rispetto ai romantici, infatti, Baudelaire afferma un’idea di modernità molto diversa. Per lui, sotto l’aspetto negativo, la modernità è rappresentata dalle metropoli, con il loro asfalto, la luce artificiale, la loro bruttezza, e anche con la tecnologia del vapore e dell’elettricità. Il progresso.
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