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dicendo che non voleva avere figli con una famiglia maledetta. Megacle non gradì e si rialleò con

Licurgo e essi ricacciarono Pisistrato. Nel 545 egli compì l'ultimo tentativo, si dotò di un esercito,

scese in armi in Attica e arrivò in Atene. Nessuno lo combatté in quanto egli possedeva un buon

consenso. Egli restò al potere fino al 528 come tiranno. Prese molti provvedimenti a favore degli

strati sociali bassi. È colui che fece costruire il primo Partenone in legno e diede il via a delle

costruzioni edilizie in modo da aiutare chi non deteneva molte terre. Egli inviò giudici itineranti per

sedare le contese nelle terre più lontane dal centro di Atene stesso e diede inizio alle feste Dionisie

che raccoglievano tutto il popolo e anche gli stranieri. Si trattò di decenni molto felici per Atene e di

fioritura. Quando egli morì lasciò il potere ai figli Ippia e Ipparco, non in grado di detenerlo in

maniera adeguata. Ipparco venne ucciso, mentre Ippia divenne un vero e proprio tiranno,

paranoico e violento. Egli mandò in esilio delle famiglie, tra le quali quella degli Acleonidi. La Pizia

convinse gli spartani a salvare Atene dalla tirannide, così re Cleomene, nel 510, cacciò Ippia.

Gli Alcaloidi sfruttarono il favore di cui godevano per prendere il potere. Clistene vinse contro

Isagora, appoggiato dagli spartani che volevano un governo oligarchico. Ottenne quindi il favore

del popolo, fece, nel 508/7 una riforma che incorporava i nuovi cittadini stranieri e una che

risuddivideva la popolazione. Il principio era quello di mescolare la popolazione, in modo che

venissero rotte le alleanze già esistenti e i pregiudizi e si creasse una società più coesa. Egli partì

dalla convinzione che in Atene ci fossero circa quaranta demi, o villaggi, con numero di

popolazione differente. Questi demi vengono raggruppati in 30 trilite con popolazione più o meno

simile. Queste trilite sono 10 in montagna, mesogeia, 10 in città, asty, e 10 lungo la costa, paralia.

Egli le mescolo politicamente unendo una trittia di città, una di montagna e una di costa, creando

così 10 tribù. In questo modo ogni tribù vede cittadini di tutte le aree e non fa gli interessi di

nessuno. I nomi delle tribù vennero dati dalla pizia. Le trittie unite, inoltre, erano spesso distanti tra

loro, evitando così parentele e clientele. Per far sì che tutte le tribù fossero rappresentate, venne

aggiunto un nuovo arconte: il segretario. Egli si occupava di organizzare e trascrivere le

assemblee. Ogni tribù eleggeva quindi un arconte. Venne costituito, poi, il boulè, un consiglio di

500 uomini, estratti a sorte 50 per ogni tribù. Non potevano ottenere l’incarico più di due volte

consecutive. L’anno viene diviso in 10 tritanie, da 36 giorni l’una, in modo che ogni mese una sola

parte della boulè andasse in città a svolgere il suo ruolo (pritania). Le trilite che dovevano avere la

pritania ogni mese venivano estratte. Un membro delle altre tribù veniva estratto sovrintendente,

chiamato epistate, e custodiva, per ventiquattr’ore, le chiavi del tesoro depositato nei templi, gli

archivi e il sigillo della città. Per poter entrare a far parte della boulè, però, bisognava avere degli

adeguati requisiti, accertati tramite un esame preliminare, e candidarsi presso il proprio demo.

Ogni demo presentava poi la lista alla tribù e questa estraeva a sorte i bouleti. Nell’ekklesia,

assemblea del popolo, ogni cittadino poteva proporre mozioni che poi venivano visionate dalla

boulè. Se approvate da essa, le proposte tornavano, poi, in mano all’ekklesia che le approverà

attraverso un voto e le trasformerà in leggi (nomos) o decreti (dogma). Le votazioni avvenivano per

lo più per alzata di mano, ma, quando era necessario il voto fosse segreto e che si raggiungesse

un quorum, allora si utilizzavano anche dei sassolini. Era questo il caso dell’ostracismo.

L’ostracismo era un particolare tipo di voto, richiesto dall’assemblea della sesta pritania in caso

sentisse il pericolo di una possibile tirannide. Sarà poi l’ottava pritania a votare il nome di colui che

sta tentando di ottenere troppo potere o la tirannide. Tale nome era scritto su un coccio, ostrakon.

Alla conta sarà il nome che avrà ottenuto la maggior parte degli ostraka a venir ostracizzato, cioè

esiliato dalla città per dieci anni, potendo però mantenere la cittadinanza e i propri beni.

Viene inoltre creato un consiglio di strateghi, uno per ogni tribù, che era a capo dell’esercito. Essi

venivano eletti, avevano carica annuale, ma potevano esser rieletti un numero infinito di volte. In

questo modo potevano controllare e gestire i propri soldati come nessun altro era in grado, avendo

la loro piena fiducia. Un buon stratega era anche un buon politico ed era ben voluto in città.

Esisteva, infine, l’eliea, cioè il tribunale popolare, costituito da cittadini con più di trenta anni,

sorteggiati annualmente. 8

Il ruolo della donna

In Grecia si parla di una vera e propria misoginia, cioè dell’odio verso le donne. Esse sono viste

come esseri inferiori e come se fossero delle minorenni.

Quando in una polis nascevano più figlie femmine che maschi in un anno, esse venivano esposte,

cioè portate in un bosco e lasciate in balia della natura.

Le donne avevano un’istruzione diversa da quella degli uomini. Venivano istruite al canto corale e

a fare i conti, questo perché erano loro che si occupavano del patrimonio di famiglia, mentre a

Sparta veniva anche sottoposte a esercizio fisico, in modo da avere, in età avanzata, figli forti e

belli. L’eta media delle donne spartane era quindi più elevata, mentre quella delle altre donne era

di 25 anni, in quanto molte morivano di parto.

Le donne cittadine non potevano uscire di casa se non per partecipare alle feste religiose o ai

funerali e, anche in casa, il loro posto era nel gineceo. Potevano uscire di casa solo le schiave, le

pallache e le etere, rispettivamente le concubine e le donne colte che partecipavano ai banchetti.

Un uomo poteva avere rapporti con una sola cittadina, sua moglie, però poteva poi averne con le

schiave e le metece, cioè donne straniere libere, abitanti in città.

Esistevano inoltre le -:, che erano prostitute.

La donna, quando si sposava lo faceva attraverso un vero e proprio contratto e la sua famiglia

doveva una dote al marito. Questa dote però restava, in realtà, alla donna, in quanto essa non

poteva, invece, ottenere l’eredità di famiglia. Era inoltre ammesso il divorzia, sia su richiesta di

moglie che di marito, ma la prima doveva avere il consenso del padre o del fratello.

Quando un uomo anziano non riusciva ad avere figli, poteva invitare in casa propria un uomo più

giovane, il quale avrebbe messo incinta la moglie e il foglio sarebbe rimasto all’uomo anziano.

Quando invece, un uomo giovane non riusciva ad avere figli, allora poteva andare nella casa di un

altro uomo e chiedergli se poteva avere un figlio con sua moglie, ed egli rimaneva al padre

legittimo.

La religione

Il phanteon greco si compone di 12 divinità principali dette Olimpi, che risiedevano sulla cima del

Monte Olimpo sotto la guida di Zeus. Oltre agli Olimpi, i Greci venerarono diverse divinità agresti

come il dio-capra Pan, le Ninfe, le Naiadi (che abitavano le sorgenti), le Driadi (che dimoravano

negli alberi), le Nereidi (abitatrici dei mari), gli dei fluviali, i Satiri ed altre. Oltre a queste esistevano

le oscure forze del mondo sotterraneo come le Erinni (o Furie), che si credeva perseguitassero chi

avesse commesso crimini contro i propri consanguinei.

Tutto comincia con il Caos, un enorme ed indistinto nulla. Dal vuoto del caos apparve Gea (la

Terra) con alcune altre divinità primordiali: Eros (l'Amore), l'Abisso (il Tartaro) e l'Erebo (l'oscurità).

Gea generò Urano (il cielo), che una volta nato la fecondò. Dalla loro unione per primi nacquero i

Titani, sei maschi e sei femmine: Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto, Teia, Rea, Temi,

Mnemosine, Febe, Teti e Crono. Poi nacquero i monocoli Ciclopi (Bronte, Sterope e Arge) e gli

Ecatonchiri (Briareo, Gige e Cotto) dalle cento mani. Urano getta i figli nel Tartaro per paura di

perdere per causa loro il posto di re del creato.

Crono venne salvato dalla madre Gea e poté così vendicare i suoi fratelli. Evirò il padre e divenne

il sovrano dei titani prendendo come moglie la sorella Rea, mentre gli altri Titani andarono a

comporre la sua corte. Da Rea ebbe diversi figli che, per paura che lo spodestassero, mangiò uno

ad uno. Ma non il più piccolo, Zeus, che Rea riuscì a nascondere affidandolo alle cure della capra

Amaltea e che sostituì con una pietra ravvolta in fasce e in panni. Crono, ignaro della sostituzione,

ingoiò quello che credeva l'ultimo dei suoi figli. Una volta adulto Zeus affrontò suo padre e lo

costrinse a bere un farmaco che gli fece vomitare tutti i figli che aveva divorato, infine lo sfidò

scatenando una guerra per il trono degli dei. Alla fine, con l'aiuto dei Ciclopi (che aveva liberato dal

Tartaro) e di Campe, Zeus e i suoi fratelli e sorelle riuscirono ad avere la meglio, mentre Crono ed i

Titani furono gettati a loro volta nel Tartaro e lì imprigionati.

Dopo la cacciata dei Titani, emerse un nuovo pantheon di esseri immortali composto da Dei e Dee.

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Vi sono poi gli eroi, figli di un dio e un essere umano, semidei, i quali sono mediatori tra essi e gli

uomini e spesso rivestono ruoli quali fondatori o grandi guerrieri.

Importante il mito di Prometeo, il quale aveva condannato gli uomini alla necessitò del consumo

alimentare e quindi alla materialità e alla morte. Questo perchè gli dèi, invece, godono

dell’immortalità e si accontentano di aromi, nettare e ambrosia. Per tale motivo gli uomini sono

costretti a propiziarsi gli dèi.

La religione greca è una religione naturale, cioè non possiede delle verità rivelate dagli dèi

all’uomo e alcun testo sacro. E’ inoltre una religione per essenza collettiva: riti, sacrifici, preghiere,

pasti, canti e danze sono effettuati in comune. Si tratta anche di un modo per rendere più coeso il

popolo.

Vi erano due tipi di sacrifici, quelli rivolti alle divinità sotterranee, che quindi prevedevano che il

sangue fosse riversato a terra e le vittime interamente bruciate (olocausto), e quelli destinati a

cielo, in cui i tributi del sacrificio, effettuato per sgozzamento o cattura, venivano distribuite come

alimento. Tutto ciò serviva ad allontanare la collera della divinità e a ringraziarla.

Le offerte individuali agli dèi consistevano, invece, in primizie del raccolto o oggetti legati al culto.

Durante l’anno vi erano numerose festività, le quali scandivano anche le tappe della vita: vi era una

festa per celebrare i nati dell’anno, dei riti per compiangere il morto e banchetti offerti dal novello

sposo. I funerali dei caduti di guerra erano responsabilità della città, la quale organizzava la

cerimonia e poi deponeva il corpo nel sepolcro pubblico all’esterno delle mura, il demosion sema.

Le Panatenee erano celebrazioni in onore di Atena Poliade e si tenevano ogni anno il 28 del mese

delle Ecatombeone, circa a luglio. Si trattava della celebrazione del giorno della nascita della dea

stessa e i festeggiamenti consistevano in una processione dal quartiere ceramico, fino all’Acropoli,

dove si consegnava ad Atena il peplos, un abito di lana tessuto dalle giovane delle migliori famiglie

di Atene. I festeggiamenti duravano generalmente uno o due giorni, mentre ogni quattro anni si

tenevano le Grandi Panatenee, che si prolungavano per una settimana e prevedevano anche

giochi ginnici, gare musicali e ippiche. Durante tale festa poi si compiva un’ecatombe, sacrificio di

cento buoi le cui carni venivano distribuite alla popolazione.

Le Lenee erano invece celebrate in inverno in onore del dio Dionisio, dio degli eccessi e

dell’ebbrezza liberatrice. Durante di esse vi erano concorsi drammatici, anche se i più importanti

erano organizzati per Grandi Dionisie.

Le Tesmoforie erano feste di fecondità che celebravano le donne sposate in onore di Demetra e

Persefone. si tenevano all’incirca ad ottobre.

In onore delle feste principali celebrate nei santuari internazionali, come Olimpia (Zeus), Delfi

(Apollo), l’Istmo di Corinto (Poseidone), in tutto il mondo greco veniva proclamata una tregua

sacra. Delegazioni ufficiali e singoli individui affluivano alla festa, che consisteva, in genere, in

sacrifici e altre manifestazioni religiose, e poi gare ginniche, ippiche e musicali e fiere. Il

programma cambiava a seconda delle feste.

Le Olimpiadi si tenevano ogni quattro anni a Olimpia e Delfi e ogni due a Corinto e Nemea. Le

prime ad esser state documentate sono quelle del 776 a.C.. Durante queste feste religiose si

tenevano gare ginniche ed ippiche e riti religiosi. Tutti i Greci vi erano invitati a partecipare e

potevano peregrinare fino al luogo dei festeggiamenti. Il primo giorno venivano effettuati i sacrifici e

i rituali: gli animali venivano cotti, in quanto il fumo della carne che saliva al cielo avrebbe onorato

gli dèi, e poi la carne distribuita ai partecipanti e mangiata. Essi e gli arbitri giuravano poi agli dèi. Il

secondo giorno si svolgevano le gare ippiche, il terzo giorno le gare dei ragazzi più giovani e il

quarto quelle degli adulti. Tali gare consistevano in corsa su diverse distanze, lotta, salto in lungo,

lancio del disco e del giavellotto. Il quinto giorno vi erano le premiazioni e i rituali finali. Il premio

consisteva in una corona di ulivo e in grandissimo prestigio per l’atleta e per la sua città.

Tra i vari santuari dell’antica Grecia, il più importante era quello di Delfi, considerato il centro del

mondo. Questo santuario possedeva, inoltre, un oracolo, chiamato pizia, che città e singoli

individui potevano consultare diatro pagamento di una tassa. Apollo si esprimeva attraverso ella,

talvolta con responsi ambigui, altre volte più precisi.

A Delphi vi era uno stadio, costruito per le gare olimpiche, non solo ginniche, ma anche culturali. 10

Le guerre persiane

I Persiani, prima sotto il controllo di Ciro il Grande e poi di Dario I, estesero il proprio controllo su

un vasto territorio, incluse le coste ioniche sull’Egeo. Qui la grecità aveva avuto un particolare

sviluppo nel VI secolo. I Persiani instaurarono nella regione dei governi tirannici che fai erano da

mediatori con il re stesso. E’ proprio a causa di queste aree che iniziò lo scontro tra Greci e

Persiani.

Aristagora, tiranno provvisorio di Mileto al posto del suocero Istieo, tramò con il satrapo di Sardi

Artaferne convincendolo ad aiutare degli aristocratici a cui era legato sull’isola di Nasso, dove era

esploso un movimenti popolare, con la promessa della conquista dell’isola. L’impresa, però, fallì, in

quanto il popolo era stato informato, e Aristagora non era in grado di tener fede alle proprie

promesse. Per tale motivo egli si rivoltò e proclamò l’isonomia a Mileto e in altre città, le quali si

sbarazzarono dei propri tiranni ed elessero degli strateghi. Aristagora chiese quindi aiuto a Sparta,

ma re Cleomene glielo rifiutò, così si rivolse ad Atene, la quale, invece, fu felice di impegnarsi

contro i Persiani, sia perché videro l’opportunità di proporsi come campioni degli Ioni, sia perché

Ippia era rifugiato in esilio presso Artaferne. Atene e Eretria inviarono, quindi, venti navi, Sardi fu

incendiata nel 498 e poi gli uomini si imbarcarono nuovamente. Nel 496 Aristagora morì. I Persiani,

nel 494 riportarono, però, una importante vittoria a Lade, contro i Greci d’Asia, riconquistando i

territori persi, saccheggiarono Mileto, deportandole la popolazione, e Mardonio e Artaferne

riorganizzarono la Ionia tenendo conto dei nuovi governi instauratisi e con la soddisfazione della

popolazione. Dario non era soddisfatto però, perciò inviò , nel 492, suo genero Mardonio a

sottomettere la Tracia e a confermare l’alleanza con la macedonia, poi mandò un ultimatum ai

Greci, chiedendo la terra e l’acqua. Ateniesi e Spartani rifiutarono. I Persiani incontrarono, però,

una tempesta vicino al monte Athos, e la flotta venne distrutta, così Mardonio decise di rientrare in

Persia.

La guerra vera e propria scoppiò, così, nel 490 a.C.. L’uomo forte ad Atene era Milziade il

Giovane, il quale venne eletto stratego dopo essersi ritirato dalla Tracia, dove aveva dei

possedimenti. Egli si sentiva minacciato dalla Persia nell’Egeo, inoltre conservava rancore verso

Ippia, il quale aveva fatto assassinare suo padre. Dati conquista Samo e sottomette le isole

dell’Egeo, incendiando Nasso, mentre l’Eretria, che era resistita per sei giorni, venne duramente

punita. Atene chiese aiuto a Sparta, la quale però era impegnata con le feste in onore di Apollo.

Intanto, su consiglio di Ippia, poi, Dati sbarcò nella baia di Maratona e Milziade convinse lo stato

maggiore a passare all’azione. I Persiani sfondarono l’esercito greco nel centro, ma questo si

richiuse in una morsa a tenaglia che impossibilitò i Persiani a proseguire l’azione. I Greci vinsero

con 192 morti contro i 6000 Persiani. Dati ritornò in Asia e i Greci ad Atene. In realtà ai Persiano

non importò molto di tale sconfitta, in quanto il loro scopo era la sottomissione dell’Egeo e la

punizione dell’Eretria. Dario morì nel 486 e lasciò al figlio Serse il compito di recuperare l’impero.

Milziade venne screditato a causa di una spedizione andata male e perciò venne processato.

Ruolo importante ad Atene lo prende, quindi, Temistocle. Egli era figlio di un padre di genos

secondaria e di madre barbara. La sua era una politica navale che puntava a far avere alla Grecia

una flotta potente. Già nel 493/2 egli aveva fatto costruire il porto di Pireo, dando per la prima volta

ad Atene la possibilità di avere una infrastruttura di questo tipo. Egli fece poi passare la propria

legge navale, nonostante l’opposizione di Aristide, che venne poi ostracizzato per questa politica

tradizionalista, con la quale venivano stanziati i ricavi ottenuti da un nuovo giacimento di piombo

argentifero nel massiccio del Laurio alla costruzione di triremi. Ciò permise ad Atene di possedere

200 triremi al momento dell’invasione di Serse.

Serse riprende quindi i progetti di conquista del padre, con un esercito e una flotta considerevoli.

Nel 480 le sue truppe attraversarono l’Ellesponto con due ponti di navi costruiti precedentemente e

la flotta evitò di circumnavigare l’Athos grazie a un canale scavato alla base dell’istmo. I Greci

possedevano un esercito di 40000 opliti e una flotta di 300 triremi. ll primo scontro avvenne presso

le Termopili, passo strategico che sbarre l’accesso per il sud. 7000 Greci, sotto il comando del re

spartano Leonida, aspettavano l’esercito persiano, il quale, però, era stato informato dal greco

Efialte e aveva aggirato il passo. Leonida mandò a casa buona parte dei suoi uomini e, con 300

spartiti, attaccò i Persiani, suscitando grande stupore. Nel frattempo Temistocle riuscì a far

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posizionare la flotta davanti a Capo Artemisio, a nord dell’Eubea. Le triremi greche si

posizionarono a circolo, sulla difensiva, condussero una battaglia incerta, ma riuscirono a ritirarsi

senza problemi. La flotta persiana era invece già stata decimata da una tempesta, ma ne incontrò

un’altra sulla costa orientale dell’Eubea. I Greci decisero di difendere l’Istmo di Corinto, anche se

questo voleva dire lasciare la strada aperta per i Persiani su tutta la Grecia centrale. Qui

Temistocle si rese conto che era impensabile riuscire a fronteggiare un attacco della Serbia contro

Atene, imbarcò tutti gli uomini sulle navi, e mandò donne e bambini a Trezene, nel Peloponneso, al

riparo. Atene venne abbandonata e i persiani entrarono in Grecia e ad Atene, bruciando il

Partenone in legno. Temistocle decise di acquartierare la flotta all’isola di Salamina. Aveva navi

piccole e agili, mentre, la flotta persiana, navi grandi e pesanti, di difficile manovrabilità. Per questo

Temistocle scelse un luogo di scontro dove la sua flotta sarebbe stata avvantaggiata. Il re serbo

venne avvisato che i greci dovevano essere attaccati subito perché pensavano ad una ritirata, ma

era una trappola, le navi persiane non riuscirono ad attaccare nella zona della battaglia a causa

del territorio, lo scontro fu confuso e gli alleati presero il sopravvento. I persiani si ritirano per

l’inverno, tornando a Sardi.

L’inverno trascorse con i negoziati, mentre gli Ateniesi cercavano di far tornare Spartani e

Peloponnesiaci all’attacco, i quali erano rientrati nelle proprie terre. Infine essi accettarono e

decisero di marciare contro i Persiani. L’esercito greco decise di non aspettare i persiani all’Istmo,

ma di andargli incontro in Beozia, regione sopra Atene, in particolare a Platea, dove vi fu uno

scontro campale, nel 491. Pausania, re spartano, riuscì a portare i greci, in inferiorità numerica,

alla vittoria. Mardonio venne ucciso e la falange mostrò la sua superiorità. Intanto la flotta greca,

forte della vittoria precedente, decise di inseguire la flotta persiana per darle il colpo di grazia, a

Capo Micale. A questo punto i greci avevano vinto su tutti i fronti e i persiani si erano ritirati. Siamo

nel 479. 12

La pentecontentia

La guerra è finita, ma i barbari occupano ancora alcune zone della Ionia. Atene decide di portare a

fine la liberazione dei Greci d’Asia e comincia una sorta di costeggiamento dell’Asia minore,

liberando le città dal controllo straniero. Nel 478 viene liberata l’ultima città: Sesto. Con la presa di

Sesto si considera conclusa la liberazione di tutti i greci d’Asia. Il mare Egeo diventa di nuovo un

mare greco. L’esercito persiano torna in Persia.

Si apre per Atene una fase molto importante, il Secolo d’Oro (478-431), che indica quel periodo

che va dalla fine delle guerra persiane allo scoppio di quella peloponnesiaca. Si parla di

pentecontetia (penta=50, etia= anni). In questo periodo ad Atene si susseguono tre figure di

spicco: Temistocle negli anni 70;

1. Cimone negli anni 60;

2. Pericle in due periodi: 462-446 Imperialismo aggressivo, 446-431 imperialismo moderato.

3.

Le città greche d’Asia temono un nuovo intervento persiano, così chiedono ai Greci un aiuto

militare per riuscire a restare indipendenti. Pausania, che aveva iniziato a fraternizzare con i

persiani, viene quindi richiamato a Sparta e considerato un traditore. Egli si rifugia in un tempio,

ma vi viene murato dentro dai suoi concittadini e muore di fame. Sparta resta chiusa nel

Peloponneso, rifiutando la richiesta ionica, mentre Atene si interessa delle coste asiatiche e resta

ad aiutare i Greci d’Asia.

Atene decide quindi di organizzare una Lega, invitando tutte le città greche e tutte le città ioniche a

farvi parte. Si tratta della Lega Delio-Attica. Delio perché prende il nome della città di Delo, isola

piccolissima e sacra, situata al centro dell’Egeo, dove vi è il tempio ad Apollo e non vi abita

nessuno. Delo viene scelta come il cuore della Lega. Attica perché Atene ha comunque un ruolo

importante in questa.

Tutti possono partecipare, infatti chiedono di essere inserite tutte le città costiere dell’Asia minore e

pian piano anche quelle dell’Egeo. Si parla di 400 poleis aderenti. Chi entra nella lega si impegna

ad avere gli stessi amici e nemici della lega e a contribuire fisicamente o in denaro alla guerra. La

scelta è libera e il tributo (phoros) viene introdotto da Aristide e fissato in base alla grandezza della

città. Il tesoro era conservato a Delo.

In questo modo le città restano senza esercito e flotta, mettendosi nelle mani di Atene.

Una volta creato la Lega Delio-Attica, Temistocle si rende conto che un’amicizia Atene-Sparta è

impossibile, ma che serve avvicinarsi alla Persia in funzione anti spartana. Comincia, quindi, a

cercare di cambiare la politica ateniese, tentando, pian piano, di avvicinarsi alla Persia. Dota Atene

di un forte apparato di mura, dette Lunghe Mura. Sparta non vede positivamente tale costruzione,

così Temistocle va in città a spiegare loro le sue motivazioni, in realtà, si tratta solo di un diversivo,

in quanto ordinò di costruire le mura durante la sua assenza. Le mura difendono tutta la città e la

uniscono al porto, il porto del Pireo. Atene diventa come un’isola.

Temistocle si impegna poi nell’espansione della Lega Delio-Attica. Nel 476/475 Atene inizia a

sfruttare la lega per i propri interessi. In questo anno Cimone, figlio di Milziade, che stava

emergendo ancor giovane, scaccia i persiani da Eione e s’impadronisce di Sciro, una base di

pirati. Tale colpo ha sì l’obbiettivo di proteggere i membri della Lega dalle loro incursioni, ma è

anche il primo passo per Atene verso la via degli Stretti. Le successive operazioni in Tracia

rispondono ai bisogni della Lega di legname da costruzione per i triremi della flotta, ma anche a

quelli ateniesi di minerali. Le adesioni alla Lega divengono sempre meno spontanee, in quanto, nel

475/470, si fa ricorso alla costrizione contro Caristo e, in seguito, lo stesso avviene con Nasso ed

Egina.

Intanto Cimone inizia a divenire una delle personalità di spicco ad Atene, avendo la carica di

stratego e combattendo contro i persiani e per la Lega, facendosi conoscere. Cimone, insieme ad

Aristide, è ostile alla politica di Temistocle, sostiene la doppia egemonia, cioè che si poteva

dividere la Grecia sotto il controllo di due sfere: egemonia via terra di Sparta e egemonia via mare

di Atene. Il popolo preferiva una politica più tradizionale, nemica di Persia e amica di Sparta, quindi

smette di seguire Temistocle e all’ostracismo del 471 egli viene dichiarato colpevole di medismo.

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Tutto passa nelle mani di Cimone. Temistocle viene allontanato dalla città e processato in

contumacia, venendo condannato a morte. Fu proprio Sparta a denunciarlo, in quanto egli si era

recato in Peloponneso, ad Argo, fomentando movimenti democratici anti spartani. Egli può quindi

essere ucciso da chiunque, ovunque. Perciò scappa in Persia, dove chiede asilo e viene accolto.

Cimone intanto continua la sua opera di espansionismo della Lega. La fine degli anni 70 implica ,

però, anche l’inizio delle rivolte contro la Lega Delio-Attica. Nel 471 abbiamo la Dal 465 a 463 Taso

prova a ribellarsi. Si tratta di un'isola molto importante in quando possiede delle miniere d’oro.

Avere il controllo di Taso è avere il controllo di un’area fondamentale e gli ateniesi non possono

perderla. Viene quindi inviato Cimone a recuperarla. Egli ci mette molto tempo ad assediarla, ma

infine ci riesce (464-462) e ritorna, poi, in patria. Quando torna viene messo sotto processo dal

giovane Pericle, accusato di esser stato corrotto dal re di Macedonia che gli avrebbe dato del

denaro per non passare dalla Macedonia dopo la conquista di Taso. Cimone viene assolto, ma è

significativo l’atteggiamento di Pericle, della famiglia importante degli Alcmeonidi. Egli, cerca di

portare una nuova politica. Cimone perde l’appoggio del popolo da lì a poco, quando, a seguito del

grosso terremoto a Sparta del 464, gli iloti della Messenia approfittano del disagio, ribellandosi.

Sparta chiede aiuto ad Atene e Cimone spinge il popolo ateniese ad inviare un contingente da lui

stesso comandato. Quando il contingente arriva in Laconia viene rimandato indietro con l’accusa

agli Ateniesi di essere infidi, di esser andati per fare del doppio gioco (le fonti sono confuse sulle

motivazioni). E’ una forte umiliazione per gli Ateniesi, che accusano Cimone di tale offesa. Cimone

perde del tutto il consenso del popolo e alla domanda dell’ostracismo vi è il voto contro di egli,

quindi, nel 462/1, Cimone viene ostracizzato.

Intanto Efialte, appoggiato dal suo delfino Pericle, nipote di Clistene, riesce a far passare una

riforma che toglie potere all’areopago, lasciandogli l’unica competenza di tribunale per gli omicidi.

Togliere il potere ad esso e darlo all’Assemblea significa dare molto più potere al popolo, a

chiunque. E’ una riforma molto importante, ma Efialte viene ammazzato subito dopo

l’approvazione di essa.

Pericle ha in mano, ora, la città, e non c’è nessun altro grande protagonista della scena politica

ateniese. Egli emerge in questi anni e gli resta aperta la strada al potere, grazie anche ad una

grande capacità di convincere il popolo. Restò stratego per 15 anni.

All’interno della Lega Delio-Attica egli porta alla rivolta di Eubea e Samo, sposta il tesoro di Delo

nell’acropoli del 454, impone la democrazia a città quali Eritre, Mileto e Calcide e costringe molte

città ad accogliere una guarnigione, oltre ad imporre i cleruchi, dei coloni militari che ottengono il

kleros, lotto di terra, oltremare. Tale terreno è prelevato da certe città e sostituito al pagamento di

una parte del phoros.

Ad Atene, sotto di lui, viene istituita la remunerazione della boulè e dell’eliea di 2-4 oboli a carica.

In questo modo egli sperava di incentivare i cittadini delle classi sociali più basse a partecipare alla

vita politica. Nel 457 Pericle permette l’accesso all’arcontato anche agli zeugiti e nel 451 fa

approvare una legge sulla cittadinanza, per la quale solo chi discendeva da entrambi i genitori

ateniesi poteva avere la cittadinanza ateniese e i diritti che le conseguivano. Si adoperò, poi, per

far costruire importanti edifici pubblici, quale, ad esempio, il Partenone.

Tale slancio di potere viene compiuto alle spese di Sparta. Intorno al 458/7 inizia uno stato di

guerra esplicito tra Sparta ed Atene, che prosegue con scontri e rivincite, finché, nel 451 torna ad

Atene Cimone e la città rivolge nuovamente i suoi interessi verso la Persia, che aveva occupato

Cipro. Inizia così una tregua quinquiennale con Sparta, che termina nel 446, quando, logorate dai

continui scontri, le due città decidono di stipulare una pace duratura, Pace dei Trent’anni, basata

sullo status quo, cioè cristallizzando la situazione così com’era: da un lato la lega Peloponnesiaca

e dall’altro quella Delio-Attica. Possiamo dire che così si conclude una prima guerra del

Peloponneso.

Intanto Atene invia, nel 450, una spedizione a Cipro, guidata da Cimone, che muore durante essa,

e la libera dai persiani. Si ha così, nel 449 la pace di Callia con la Persia, anche se gli storici sono

incerti della veridicità di tale avvenimento. In ogni caso la Persia non attaccò più la Grecia, quindi

non sussisteva più alcun motivo per cui esistesse ancora la lega Delio-Attica, ma Atene non lasciò

comunque libere le città ormai assoggettate e questo portò a numerose rivolte e problemi interni.

Nel 437 diede il via alla fondazione di una nuova città, Anfipoli, in una zona importante per l’oro.

Durante questo periodo di potere di Pericle vi è un suo avversario, moderato, il quale ci lascia

molte documentazione sull’epoca e descrizioni degli avvenimeti: Tucidide di Melesia. 14

La guerra del Peloponneso

La cause che portarono allo scoppio dello scontro tra la Lega Delio-Attica e quella Peloponnesiaca

vanno ricercate sia nella pròphasis, causa vera, cioè nei precedenti periodi di tensione dovuti

all’auxesis (espansione) di Atene, sia in tre avvenimenti immediati, definiti aìtiai:

Nel 435 ad Epidamno, una colonia mista di Corcira e Corinto, era iniziata una guerra civile

1. e, al contempo, questa città si trovava a dover affrontare le ostilità dei barbari. Epidamno

espulse una parte di popolazione, la quale chiese aiuto alla Corcira, a sua volta colonia di

Corinto. Essa si rifiutò di intervenire, così i cittadini espulsi chiesero a Corinto, la quale

decise di portare aiuto alla colonia. I rapporti tesi tra Corinto e Corcira, spinsero quest’ultima

ad intervenire a favore della parte di popolazione rimasta in città. Il primo scontro viene vinto

dalla Corcira, ma in seguito Corinto, spinta da sentimenti di vendetta, programma una

grande spedizione. I corciresi conclusero con Atene un’alleanza difensiva, la quale se

l’avesse aiutata avrebbe rotto il trattato della pace dei Trent’anni, ma se non lo avesse fatto

avrebbe perso un’importante isola con lo sbocco sulle coste occidentali. Quando si arrivò ad

uno scontro navale tra Corcira e Corinto, fu quest’ultima a vincere, ma i corciresi, forti

dell’alleanza con Atene, non vennero sottomessi.

Nel 433 Potidea, colonia di Corinto molto legata alla madrepatria, era entrata nella Lega

2. Delio-Attico. Dati i rapporti di ostilità con Corinto, Atene inviò un ultimatum alla colonia per

chiudere i rapporti con la città amica, inoltre essa doveva abbattere le mura e consgnare

degli ostaggi. Potidea rifiutò tale ordine ed entrò in ribellione contro Atene. Questa pose

sotto assedio la città per tre anni, al termine dei quali i cittadini vennero espulsi e la colonia

occupata dagli ateniesi. Corinto si lamentò per l’ennesima violazione, ma, dato che Potidea

faceva parte della Lega Delio-Attica, non intervenne.

Nel 432 Pericle vietò a Megara l’accesso ai porti del Pireo, della Lega e dell’Attica, in

3. quanto essi accoglievano schiavi fuggiaschi e coltivavano terre di confine indivise o

consacrate. Si trattava di un vero e proprio embargo.

Corinto e Megara si lamentarono quindi con Sparta, la quale tenne, nel 432, l’Assemblea che vide

scontrarsi il re Archidamo, favorevole alla pace, e l’eforo Stenelaida, promotore della guerra.

L’Assemblea votò infine per la guerra, preoccupata di vedersi sgretolare la Lega Peloponnesiaca.

Viene inviato ad Atene un ultimatum, con il quale gli Spartani chiedevano il ritiro da Potidea,

abrogazione del decreto contro Megara e il rispetto dell’autonomia dei Greci. Pericle rifiutò,

convincendo il popolo che Atene si sarebbe chiusa nelle sue mura, divenendo come un isola, e

avrebbe sfruttato la sua potenza via mare, comprensiva di 300 triremi, senza eguali nel

Mediterraneo. Pericle perse consensi ad Atene, ma non potendolo attaccare direttamente i suoi

nemici lo fecero attraverso le persone a lui care, come la sua amata, Aspasia, processandola con

l’accusa di detenere un bordello. Pericle con un discorso molto importante la fece assolvere.

Una prima fase della guerra è definita guerra archidamica, o decennale, e va dal 431 al 421,

concludendosi con la pace di Nicia. Prende il nome dal re di Sparta Archidamo.

La guerra iniziò con l’attacco tebano a Platea, vecchia alleata di Atene in Beozia. L’attaccò fallì e i

Tebani dovettero attendere l’aiuto dei Peloponnesiaci e un assedio di due anni per poter finalmente

entrare in città e raderla al suolo, nel 427. Gli Ateniesi intanto occuparono Egina, scacciandone gli

abitanti, mentre l’esercito peloponnesiaco invase il territorio dell’Attica, distruggendo vigne e

raccolti.

Pericle non aveva però pensato al rischio sanitario di detenere tutta la popolazione ateniese

all’interno asty: nel 430 un’epidemia definita peste, ma più verosimilmente una febbre tifoidea,

invase la città, annientandola. Lo stesso Pericle morì per tale causa nel 429. Senza egli Atene

entra in un periodo di crisi politica, in cui prendono il potere i demagoghi (capi popolo), definiti così

15

dallo storico Tucidide. Si tratta di personaggi che cercavano di prendere il posto di Pericle

seducendo l’assemblea popolare ateniese con false promesse e istigazione contro il nemico.

Tra tutti prevalse il demagogo Cleone, di ceto sociale basso. Nel 425 Demostene stabilì una

piazzaforte a Pilo, in Messenia, da dove poteva facilmente far sovvertire gli iloti. Sparta inviò quindi

una flotta, che chiuse gli Ateniesi in una morsa. Essi chiesero aiuto alla madrepatria, la quale inviò

una spedizione di salvataggio con a capo Cleone stesso. Tale flotta prese in trappola gli Spartani e

li obbligò alla resa, tenendoli poi in ostaggio. Pesante è la perdita militare e demografica spartana,

tale che la città perde il suo prestigio in battaglia. Altra conquista importante è quella di Citera nel

424.

Nonostante il vantaggio ottenuto Atene venne presto sconfitta in Beozia, a Delio, dai Tebani.

Intanto lo spartano Brasida propose di aprire un fronte anche a nord, così attraversò la Grecia con

mille mercenari peloponnesiaci e settecendo iloti, ottenendo la resa di Anfipoli. Non era una perdita

che Atene poteva accettare. Nel 422 Cleone e Tucidide andarono ad Anfipoli e furono coinvolti in

una battaglia che vide la morte di entrambi. Si tratta dell’evento che spinse le due fazioni a

chiedere una pace. Atene non aveva più riserve di denaro, perciò introdusse la eisphora,

un’imposta eccezionale, inoltre irrigidì le regole per la riscossione del phoros e ne triplicò

l’ammontare. I cittadini erano stanchi, dilaniati dall’epidemia e dalla battaglia, dai propri campi

andati distrutti. Sparta, a sua volta, necessitava di recuperare gli uomini catturati e doveva sedare

la sollevazioni ilote. Fu così che nel 421 venne stipulata la pace di Nicia, dal nome del principare

negoziante ateniese che si era opposto al demagogo Cleone. Tale pace prevedeva la restituzione

dei prigionieri e delle piazze e un scambio Pilo-Anfipoli. Atene garantiva agli alleati un ritorno al

tributo di Aristide e l’autonomia. La durata della pace era prevista per cinquant’anni, con rinnovi

annuali. Tale idea di pace aveva, però, due importanti falle: gli alleati spartano non volevano

fermarsi e Atene consegno Citera e Pilo, ma Anfipoli si era resa indipendente. Inizia quindi uno

stato di guerra latente, che altro non è se non un pausa tattica per riprendere le forze.

Inizia così la seconda fase della guerra chiamata fase della pace e della spedizione in Sicilia,

che va dal 421 al 413.

Alcibiade, nipote di Pericle, prese il sopravvento ad Atene e spinse gli Ateniesi verso la battaglia di

Mantinea, nel 418. Questa venne vinta dagli spartani, che riacquistarono l’antico splendore. Atene

intanto impose, nel 416, un ultimatum all’isola di Melo, la quale faceva parte della Lega Delio-Attica

ma era rimasta neutrale all’inizio della guerra. Melo si rifiutò, Atene la considerò una nemica e

Nicia stesso prese parte alla spedizione e la conquistò e annientò.

Alcibiade, però, nel 415, si oppose al moderato Nicia e persuase gli Ateniesi ad impegnarsi in

Sicilia, progetto contrario anche alle raccomandazioni di Pericle. Questo perchè la colonia si

Egesta era entrata in conflitto con Selinunte e aveva chiesto aiuto ad Atene. Alcibiade puntava

quindi a sottrarre i Peloponnesiaci di tutto l’aiuto possibile che sarebbe arrivato dalla Sicilia. Venne

così inviata una spedizione. Scoppiarono però due scandali: le Erme, statue di Hermes poste ai

crocevia, in una notte vennero mutilare, e i Misteri di Eleusi divennero oggetto di parodia..

Alcibiade venne quindi richiamato ad Atene, ma scappò trovando rifugio a Sparta. Furono Nicia e

Lamaco a condurre l’assedio davanti a Siracusa, ma le truppe si rivelarono insufficienti e gli alleati

sicelioti non portarono l’aiuto previsto. Siracusa si rivelò un avversario temibile. Nonostante l’arrivo

di aiuti comandati da Demostene, questi non riescono nel tentativo di accerchiamento della collina

siracusana e, a seguito di indugi da parte di Nicia che era timoroso a causa dell’eclissi di quella

notte, gli Ateniesi si trovarono in trappola nel Porto Grande. Demostene e Nicia vennero giustiziati

e gli Ateniesi imprigionati, messi a lavorare nelle cave o come schiavi.

Si ebbe quindi una svolta nel conflitto, che segnò il passaggio alla fase definita guerra di Decelea

o ionica. Questo perchè nel 413 Sparta, seguendo i consigli di Alcibiade, invase l’Attica,

occupando la base fortificata di Decelea e poi il resto. Distrusse i campi e gli allevamenti, 20000

schiavi scapparono e il rifornimento del Lauro venne fortemente compromesso. La lega sembra sul

punto di disgregarsi e le città della Ionia venivano corrotte dai satrapi per ordine di Alcibiade che er

rifugiato presso loro avendo perso credibilità a Sparta con l’accusa di essere l’amante della regina.

Atene decide di togliere il tributo e inviare spedizioni nelle aree rivoltose per sedarle, ma ormai era

isolata all’interno dell’asty. Gli Ateniesi ressero così per sei anni. Nella città il potere venne assunto

da degli oligarchi, nel 411 con un colpo di stato, che rovesciarono la democrazia per ottenere la

16

pace e crearono un nuovo Consiglio di 400 membri che lasciò i pieni diritti di cittadinanza solo ai

5000 capaci di sostenere i costi dell’equipaggiamento oplitico. Intanto a Samo i marinai si

ammutinarono, giurando di restare fedeli alla democrazia e proseguire la guerra. Nacque quindi un

periodo di stasis, che si concluse, dopo un periodo di cambi graduali, con il ritorno a una

democrazia più moderata. Sparta non seppe approfittare della situazione e fece poi delle offerte di

pace, che vennero però rifiutate.

Alcibiade rientrò ad Atene, nel 407, vedendo le accuse contro di lui decadute, e assunse il titolo di

stratego. Gli Ateniesi sembravano esser tornati in vantaggio, ma la situazione venne ribaltata

nuovamente. Dario II desiderava riprendere il controllo delle coste dell’Asia minore, perciò inviò il

figlio Ciro il Giovane a Sparta, con la quale conclude un’alleanza. Sparta intanto rafforza la flotta

fornitale da Ciro grazie al navarco Lisandro. Nel 407 le due flotte si affrontarono nella battaglia di

Notion, in Ionia, e gli Ateniesi vennero sconfitti. Alcibiade, che non era presente all’accaduto, venne

cacciato e si recò in Tracia. Nel 406 le due flotte di scontrano nuovamente, hanno la meglio gli

Ateniesi. I generali, al loro ritorno, vengono però accusati di non aver soccorso i naufraghi, cosa

che non avevano potuto fare a causa di una tempesta. Gli strateghi vennero quindi giustiziati.

Gli spartani chiesero nuovamente la pace, ma Atene la respinse. Sparta lasciò il controllo della

flotta a Lisandro, nonostante egli fosse ormai comandante i seconda, il quale sorprese la flotta

ateniese agli ormeggi a Egospotami e la affrontò uscendone vittorioso. Era il 405. Dopo di che si

reca ad Atene e la mette sotto assedio. Gli Ateniesi chiedono trattative di pace con Lisandro. Le

trattative durarono per tutto l’inverso e, nonostante la volontà di Corinto e Tebe di distruggere

Atene, Sparta decise, infine, di accettare un’alleanza, la consegna di tutte le navi tranne dodici,

l’abbattimento delle Lunghe Mura e il ritorno alla costituzione degli antenati. Lisandro lasciò perciò

ad Atene un governatore con una guarnigione, il quale stabilisce una oligarchia di trenta.

Il governo dei trenta tiranni

Questi trenta oligarchi vennero scelti dagli spartani tra i cittadini ateniesi. Si tratta di un governo

duro che però inizia co delle riforme soddisfacenti, a detta di Senofonte: vengono annullate le leggi

di Efialte e ripristinato il potere dell’Areopago.

In seguito, però, gli estremisti guidati da Crizia, un grande aristocratico ed intellettuale, si opposero

ai più moderati guidati da Teramene e presero il controllo della città. Iniziò così un periodo di

tirannide, violenze e regolamenti di conti. I democratici ricchi vengono cacciati e i loro beni sottratti,

così come i meteci. Teramene cerca di moderare questa tendenza violenta, ma viene anch’egli

condannato a morte. La situazione proseguì finché un gruppo di democratici guidati da Trasibulo

prese l’iniziativa impadronendosi della fortezza di File, a nord-est dell’attica. Il numero dei rivoltosi

aumentò, appoggiati anche da Sparta stessa, che aveva deposto Lisandro in quanto accusato di

tirannide. I democratici rientrarono ad Atene e, in uno scontro, Crizia morì. I tiranni si lasciarono

quindi deporre e Trasibulo restaurò la vera democrazia. Venne votata l’amnistia, in modo che la

città venisse pacificata e solo i tiranni stessi perseguiti, non anche coloro che li avevano

appoggiati. 17

L’egemonia spartana

Con la vittoria del 404 Sparta ha davanti una decisione molto importante: assumere l’egemonia in

Grecia o ritirarsi. Lisandro spinse in modo tale che fosse la prima tendenza quella vincitrice.

Venne imposta ovunque un’oligarchia spesso formata da dieci membri devoti a Sparta, con

l’appoggio di governatori militari detti armosti. Sparta si rivelò, però, una potenza egemone

peggiore di Atene, i regolamenti di conti furono cruenti e numerosi, tanto che si parla di un numero

di vittime veramente alto.

La popolarità e la ricchezza acquisite da Lisandro insospettirono gli Spartani, che lo allontanarono

dal governo nel 403. A titolo di re venne posto Agesilao, protetto di Lisandro, sul quale egli poteva

esercitare la sua influenza.

Intanto in Persia emergono problemi riguardo la successione a Dario II, morto ne 404. Ciro era il

figlio giovane de re di Persia, il quale aveva appoggiato Sparta durante la guerra. Quando il padre

morì egli avrebbe dovuto cedere il trono ad Altaserse, il figlio primogenito, ma, non volendo

passare il potere, chiese aiuto agli spartani. Sparta non poteva rischiare di mettersi contro la

Persia, ma neanche effettuare un colpo di stato, che in caso non fosse andato a buon fine le

avrebbe creato dei problemi. Aprì, quindi, un bando per diventare mercenari per Ciro e spodestare

Artaserse dal trono. Uno di coloro che partì fu Senofonte, del quale abbiamo gli scritti sotto falso

nome. L’esercito era composto da 10 000 uomini ed essi si radunarono a Sardi, per poi partire e

arrivare nel cuore dell’impero persiano, in Mesopotamia. Nel 402 si scontrano con l’esercito di

Artaserse ad Acunassa, vinsero, ma Ciro comandò in prima linea e venne colpito a morte. Si

trattava quindi di una vittoria inutile che, anzi, aprì per i Greci un momento molto difficile, in quanto

essi si trovavano nel cuore dell’impero persiano, senza nessuno che potesse aiutarli ad uscirne.

Artaserse invitò tutti gli strateghi ateniesi a parlamentare per trovare un accordo, ma ingannandoli

li uccise. L’esercito greco era, quindi, in una situazione di grandissima difficoltà. Si decise di

accorciare l’itinerario, passando dal mare, e vennero nominati nuovi strateghi, tra i quali anche

Senofonte. Intanto la Persia riprese sotto il proprio controllo le città della Ionia, ottenendo un

fortissimo potere, e ruppe i rapporti con la Grecia, che, invece, iniziava crisi.

Sparta decise di intervenire in aiuto delle città greche d’Asia, inviando una nuova spedizione alla

quale si aggiunsero i superstiti dei Diecimila. La spedizione vedeva al comando Agiselao in

persona. Per sbarazzarsi dei Greci, il Gran Re decise di appoggiare la nascita di una coalizione

antispartana, contribuendo con oro e rifornimenti. Inviò quindi denaro alle città maggiormente in

difficoltà e che provavano risentimenti verso Sparta: Atene, Tebe e Corinto. Quest’ultime

provavano risentimenti verso Sparta per non aver distrutto Atene quando richiesto, ma alla

coalizione si aggiunse anche Argo, da sempre in ostilità con Sparta.

Nel 395 iniziò così una guerra contro Sparta, definita guerra di Corinto in quanto lì si trovava il

quartier generale degli alleati. La guerra iniziò in Beozia, la regione di Tebe. Sparta subì, presso

Cnido, una grande sconfitta via mare dalla flotta persiana, guidata dall’ateniese Conone, grande

stratego rifugiato in Persia da tempo. Conone ottenne un grandissimo prestigio personale e molto

denaro dal re di Persia come ricompensa. Egli tornò così ad Atene e venne accolto come salvatore

della città. Con quel denaro ricostruì le Lunghe Mura ateniesi e riprese il controllo di Delo e delle

isole indispensabili all’approvvigionamento della città. Atene inizia quindi a tornare ad avere il

prestigio di un tempo e a ottenere vittorie su più fronti. Inoltre le posizioni precedentemente

ateniesi nel mar Egeo vedono il ritorno in auge dei democratici, pronti ad appoggiare la vecchia

alleata. I progressi di Atene preoccupano la Persia, che si rende conto, a questo punto, di aver

fronte un nuovo pericolo. Ella puntava ad indebolire i Greci facendoli scontrare tra di loro. Nel 392

Sparta si recò in Persia per parlamentare un accordo, una pace, che comportava la cessione dei

Greci d’Asia alla Persia. I Greci in patria, però, erano contrari, perciò Sparta ottenne l’aiuto di

Persia contro la coalizione. Sparta ottiene quindi la flotta persiana, al cui comande venne posto

Antalcida. Con questa bloccò gli stretti, il che significava bloccare l’accesso delle navi granaie ad

Atene. Nel 386 Atene si arrende, la guerra finì e venne stipulato un trattato di pace a Sardi. Questa

pace fu chiamata Pace del Re, in quanto arrivava direttamente dal re di Persia, e prevedeva che le

città di Asia e Cipro tornassero ad Artaserse, mentre Atene consegnava Sciro, Lemno e Imbro. 18

Ciò che mancava ora ad Atene era una flotta, cosa che ottenne nel 378, grazie alle riforme

finanziarie di Callisto, che introdusse una nuova eisphora. La città intraprese anche una serie di

alleanze bilaterali e nel 378/377 un alleanza con Tebe, Bisanzio, Rosi, Mitilene e Metimna di

Lesbo, ponendo la basi per una seconda Confederazione marittima.

Tutto era scritto in un decreto trascritto su una stele conservata sull’agorà. Gli scopi della lega

erano di liberare i Greci e renderli autonomi dal controllo lacedemone. L’alleanza era aperta a tutti

e Atene si impegnava non cercare più un imperialismo, a non utilizzarla a scopi personali e a non

richiede un phoros. Al posto del phoros venne però istituita la syntaxis, cioè una contribuzione

finanziaria che poteva anche essere sosituita con una partecipazione armata. La lega possedeva

un consiglio, formato da un delegato per ogni città partecipante, tranne Atene, la quale forniva la

buolé e l’ekklesia.

La nuova lega ebbe grande successo, tanto che ne entrarono a far parte più di una sessantina di

membri, tutti elencati sulla stele.

Nel 376, al largo di Nasso, la lega ebbe una vittoria decisiva contro la flotta lacedemone, grazie a

Timoteo, figlio Conone, ottenendo così nuove adesioni nel Mal Ionio. Atene era in posizione di

forza, perciò voleva concludere con Sparta una pace vantaggiosa. Ormai era tornata ad essere la

prima potenza navale dell’Egeo e la lega aveva funzionato. O almeno fino al 371, quando Tebe

ruppe l’equilibrio con Atene con la battaglia di Leuttra. Atene riprese quindi a sfruttare la lega a

proprio vantaggio.

L’egemonia tebana

Nel 382 a Tebe era stato posto un governo di oligarchi filospartani. Nonostante ciò, già nell’inverno

379/378 essa tornò ad essere una democrazia, grazie a un gruppo di democratici rifugiatisi ad

Atene, che, cogliendo di sorpresa la città, la liberarono. Tebe ricreò quindi la Confederazione

beotica, sciolta sotto ordine spartano, ma stavolta ad essa spettavano quattro distretti su sette e

quindi quattro beotarchi, cioè comandanti dell’esercito federale. I più importante beotarchi che

Tebe poté vantare furono Pelopida ed Epaminanda. Al primo si deve l’organizzazione

dell’esercito, incluso il battaglione sacro, cioè un insieme di 300 uomini d’élite. Con egli al

comando Tebe vinse i primi scontri contro Sparta e nel 373 distrusse Platea, fedele alleata di

Atene, dove la popolazione si rifugia. Inizia in questo momento lo scontro con Atene, che viene

spinta verso Sparta. Qui si tiene nel 371 un congresso volto a rinnovare la pace, ma Atene e

Sparta non consentono a Tebe di far rappresentare l’intera Beozia solo dagli ambasciatori tebani,

perciò Tebe resta esclusa dal trattato e presto l’Assemblea spartana vota per la guerra. Viene

inviato re Cleombroto con un esercito di 700 spartiati e lo scontro ebbe luogo a Leuttra. L’esercito

tebano, guidato da Epaminonda, possedeva una cavalleria superiore e utilizzò una tattica

intelligente che gli permise di sfondare le truppe lacedoni d’élite. Morirono 400 spartiati e Tebe

ebbe la meglio.

La sconfitta di Sparta aveva messo in allarme le altre regioni del Peloponneso, come gli arcadiani,

che vedevano nascere scontri tra fazioni democratiche e movimenti d’indipendenza e chiesero,

perciò, aiuto ad Atene. Ella glielo rifiutò, mentre Tebe accettò la richiesta inviando, nel 370,

Epaminonda e Pelopida. Essi saccheggiarono la Laconia, sostennero la nascita di uno stato

federale arcade con capitale Megalopoli, rifondarono Messene e ricostruirono Mantidea. Sparta

perse così il suo dominio, ma, nonostante ciò, la città, non fortificata da mura, non venne

minacciata grazie all’organizzazione di Agesilao. Tuttavia alcune comunità di perieci disertarono,

mentre gli iloti rimasero fedeli, incentivati dalla promessa della libertà in cambio di aiuto in

battaglia. Sparta chiese l’intervento di Atene, la quale inviò delle truppe, le quali arrivarono però

troppo tardi. Tornati a Tebe, Pelopida ed Epaminonda vengono accusati di aver oltrepassato i

termini del loro mandato da beotarchi, ma la loro popolarità fece decadere le accuse.

Nel 366 ambasciatori Greci vanno a Susa e stipulano una pace con il Gran Re, con la quale si

decide il riconoscimento della Messenia e lo smantellamento della flotta ateniese. Al Congresso di

Tebe nessuna città sottoscrive tale pace,

Nel 365 scoppiò nel Peloponneso uno scontro tra Arcadi ed Elei per il possesso della Trifilia e per

utilizzo del tesoro sacro d’Olimpia per pagare la truppe d’èlite arcadi. Gli abitanti di Mantidea

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protestarono davanti ai Diecimila. Inizialmente vi fu una pace, ma in eguito scoppiò una guerra.

Mantidea era appoggiata da Atene e Sparta, mentre Tegea era alleata di Tebe. Lo scontro avvenne

a Mantidea nel 362, dove Epaminonda morì. L’esito fu incerto e i Greci vennero convocati per

stipulare una nuova pace comune. Nè Sparta nè il Gran Re sono inclusi in essa. La pace prevede

l’indipendenza della Messenia e la nascita di due leghe arcadiche, l’una di Mantidea, l’altra

antispartana di Tegea e Megalopoli.

Alla metà degli anni 370, intanto, il tiranno di Fere Giasone riuscì a metter sotto controllo la

Tessaglia, disponendo di forze notevoli, e puntava ad espandersi. Quando egli venne assassinato,

nel 370, gli succede il figlio Alessandro. I Tesalli chiedono aiuto a Tebe contro la sua tirannia ed

essa interviene con la battaglia di Cinoscefale, nella quale perde la vita Pelopida.

Filippo II e l’egomonia macedone

La Macedonia era una terra piuttosto arretrata, dove il popolo viveva di pastorizia, sfruttamento

delle foreste e agricoltura. Aminta III, della dinastia degli Argeadi, fu re dal 393 al 370 e fu lui a

spostare la capitale a Pella. Accanto al re vi era l’assemblea del popolo in armi e un centinaio di

nobili. Alla morte di Aminta gli succedette il figlio Perdicca III, che però morì prematuramente,

sconfitto e ucciso, cinque anni dopo aver preso in mano il potere. Ad egli succedette il fratello

Filippo II, nel 359, all’età di soli vent’anni, acclamato dall’esercito. Era un giovane brillante e per

nulla inesperto. Egli era stato per molto tempo a Tebe, per tale motivo cercò di riorganizzare la

Macedonia secondo le proprie conoscenze.

Uno dei suoi primi atti fu quello di riorganizzare l’esercito: ricostituì e addestrò con durezza la

falange, insegnandole a combattere con formazione obliqua, inoltre sostituì la classica lancia con

una sarissa, lunga 5/6 metri, e lo scudo con uno più piccolo. Vengono inoltre perfezionate le armi

da getto e le tecniche d’assedio.

Egli poi si assicura il controllo dell’interno facendo piazza pulita dei propri rivali e dell’esterno

trattando con Peoni e Traci e riconoscendo la sovranità di Bardylis degli Illiri sposandone la figlia.

Mentre Atene è alle prese con una riorganizzazione dell’amministrazione ad opera Eubulo, a

seguito della guerra degli alleati a causa del suo rinnovato imperialismo, Filippo ne approfitta per

conquistare Anfipoli, Pidena, Potidea, Metone, Abdera e Maronea. Gli Ateniesi avevano quindi

perso gran parte delle loro posizioni in quella regione a causa della nuova politica di Eubulo: era

previsto che le spedizioni lontane avvenissero solo per interessi vitali. In parte questa posizione di

Eubulo era dovuta anche al fatto che non vedeva nei macedoni un vero e proprio pericolo, in

quanto questi erano sempre stati un popolo di alti e bassi, in cui il trono veniva spesso rovesciato

da rivoluzioni di palazzo.

Alla metà degli anni 60 gli Anfizioni ricostruirono il tempio di Apollo a Delfi, distrutto in un terremoto

nel 373. Per trovare i fondi necessari a terminare la costruzioni essi si legarono ad antichi conti

lasciati in sospeso e nel 357 rivendicarono a Sparta l’aver occupato sacrilegamente la Cadmea e

ai Focidesi di aver messo a coltura i territori della città di Cirra, terra sacra dedicata ad Apollo. I

condannati si rifiutarono però di pagare, inoltre i Focidesi rivendicavano il proprio diritto sul

santuario. Inizia così la terza guerra sacra, che vedeva proprio i Focidesi, aiutati segretamente da

Atene, scontrarsi con gli altri Anfizioni. I Focidesi, sotto la guida di Filomelo, occuparono il

santuario e ne saccheggiarono il tesoro per pagare i propri mercenari. Questo fece intervenire

anche i Tebani, che però erano già occupati in Asia. Venne così lasciato il tempo alla Focide di

ricostruire il proprio esercito e attaccare i Tessali con l’aiuto dei titani di Fere. La Tessaglia chiese

quindi l’intervento di Filippo, che inizialmente subì due duri colpi dai Focidesi, ma l’anno seguente,

352, ottenne una clamorosa vittoria ai Campi di Croco, nei pressi del Golfo di Pegase. Filippo

riuscì così a sottomettere Fere e a farsi eleggere capo dei Tessali. Attaccò poi Olinto, della Lega

Calcidica. Olinto chiese aiuto ad Atene, la quale se la deveva però vedere anche con una rivolta in

Eubea. Le truppe venneo quindi inviate quando era troppo tardi e Atene perse sia il prezioso

alleato in Tracia sia l’Eubea. Filippo è quindi in condizione vantaggiosa per avanzare dei trattati di

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DETTAGLI
Esame: Storia greca
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali, archeologici e storico-artistici
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nontiscordardimepm2096 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Bianco Elisabetta.

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